mercoledì 25 febbraio 2026

Cutro, in aula ricostruite le ore prima del naufragio

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Cutro, in aula ricostruite le ore prima del naufragio


MIGRANTI Crotone, quarta udienza del processo ai sei militari




La quarta udienza del processo per il tragico naufragio di Steccato di Cutro si è tenuta nei giorni del terzo anniversario della strage. Fuori dal tribunale di Crotone ieri presidio dei movimenti. “Rompere il silenzio” è lo slogan del partecipato sit-in. Tra i presenti anche l’europarlamentare Mimmo Lucano (The Left). Hanno aderito Amnesty International, Emergency, il Prc, l’Arci e la Carovana migranti per una Calabria aperta e solidale che sta attraversando la regione insieme ai testimoni di quella tragica notte. Tra loro le sorelle Maliki che hanno letto un testo in tedesco (vivono in Germania), tradotto in italiano. Un atto di accusa contro i sei militari imputati e contro il governo Meloni, reo anche di non aver mantenuto le promesse di concedere i visti e di favorire i ricongiungimenti.

«Le parole di Fatima e Farzaneh Maliki non sono semplici testimonianze di dolore. Quella di Cutro non è stata una fatalità né un “errore tecnico”, è stata una strage che poteva e doveva essere evitata – sottolinea Filippo Sestito dell’Arci Crotone -. Quando il soccorso in mare viene trattato come un problema di ordine pubblico, quando gli interventi vengono ritardati e la difesa dei confini prevale sulla tutela della vita umana, si compiono scelte politiche precise. Il prezzo è stato altissimo, 94 vite spezzate. Il governo Meloni, con Piantedosi al Viminale, non può rifugiarsi nella retorica dell’emergenza o nella sola criminalizzazione degli “scafisti”. Il Mediterraneo è una rotta di morte, le imbarcazioni sono fragili e sovraccariche, ogni minuto può segnare la differenza tra la vita e la fine». Quella notte di 3 anni fa il maggiore dei carabinieri Roberto Cara li ha ripercorsi per la terza udienza consecutiva, ieri, ricostruendo le 6 ore tra l’avvistamento del battello a opera di Frontex e il suo affondamento.

Soprattutto, si è concentrato sui 26 minuti trascorsi dalle chiamate dei pescherecci, testimoni del ribaltamento del caicco, alla Capitaneria di Porto. Messaggi che si scontravano con la burocrazia della guardia costiera che solo alle 4.56 decideva di far mollare gli ormeggi al pattugliatore Barbarisi, senza successo per le peggiorate condizioni meteomarine. Il maggiore ha confermato che nelle settimane successive gli ufficiali imputati cominciarono a pensare a una exit strategy, un vero e proprio brainstorming per concordare una linea comune per giustificare i ritardi nei soccorsi al caicco. Messaggi contenuti in una nota di sintesi del 16 novembre 2023 fatta dai carabinieri e messa agli atti. Al centro del colloquio la necessità di giustificare il lungo lasso di tempo intercorso tra l’allarme dato da Frontex e l’intervento italiano, e perché non fosse stato mandato un mezzo a monitorare dal cielo. Giustificazioni che non hanno convinto i magistrati che hanno disposto il rinvio a giudizio per i sei militari.

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