https://www.repubblica.it/cronaca/2026/02/09/news/naufragio_migranti_libia_dispersi-425149027/amp/
Migranti, nuovo naufragio al largo della Libia: 53 dispersi, tra loro anche due bambini
di Alessia Candito
Solo due donne sono sopravvissute, una è la madre dei due piccoli spariti fra le onde. Oim: “Dall’inizio dell’anno 484 morti nel Mediterraneo”. Ma avverte: “centinaia di altre che si ritiene non siano state registrate”
Di cinquantacinque persone partite da Al Zawiya in Libia solo due sono sopravvissute. E sono state loro a raccontare come il mare abbia inghiottito quel canotto e chi ci stava sopra, incluso due bambini. A poco più di due settimane dalla catena di naufragi che durante il ciclone Harry hanno portato alla scomparsa di almeno 400 persone secondo le autorità, circa mille secondo Refugees in Libya, una nuova strage in mare obbliga ad aggiornare la macabra contabilità dei morti nel Mediterraneo.
Attorno alle 23 del 5 febbraio, conferma oggi l’agenzia Onu Oim – un barchino partito da Al Zawiya, una delle centrali della detenzione arbitraria di migranti, sede dei lager più temuti dell’intera Libia per gli abusi che all’interno vengono commessi – si è rovesciato a circa sei ore dalla partenza. Nessuno è arrivato in soccorso, una dopo l’altra cinquantatré persone sono sparite fra le onde, che le hanno portate giù o trascinate via.
Fra loro c’erano anche i due bimbi di una delle due donne, riuscite a rimanere per ore aggrappate al relitto o alle camere d’aria che chi fugge dalla Libia spesso usa come salvagente. L’altra ha perso il marito. Quando una motovedetta libica le ha avvistate, le due uniche sopravvissute stavano in acqua da ore, nessuna delle due pensava di poter resistere ancora a lungo.
“L’ennesima tragedia che ricorda come il Mediterraneo sia diventato una fossa comune per le persone a cui vengono negati canali sicuri”, tuona Refugees in Libya. “Queste morti sono il prodotto di confini chiusi, di scelte politiche che oggi determinano chi può vivere e chi può morire”, sottolineano da Mediterranea Saving Humans. Altrettanto netto è Marco Grimaldi, deputato di Avs: “Questa è una strage politica. È il risultato diretto di accordi criminali, respingimenti mascherati, porti chiusi e propaganda disumana. È la conseguenza di governi che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero e la vita umana in un fastidio da rimuovere. Ogni volta che un gommone affonda – sottolinea – affonda anche un pezzo della nostra democrazia. Ogni volta che un neonato muore in mare, muore la retorica ipocrita di chi parla di ‘valori occidentali’ mentre finanzia milizie e chiude gli occhi davanti alla tortura.
Solo a gennaio - ricorda l’Oim – almeno 375 migranti sono stati dichiarati morti o dispersi, con cifra che sale già a 484 se si considera la prima settimana di febbraio. Numeri necessariamente approssimati per difetto, ammette anche l’agenzia Onu che parla di “centinaia di morti che si ritiene non siano state registrate”. Non c’è registro che possa tener conto delle barche che il mare inghiotte senza che nessuno ne sappia nulla, se non familiari e amici che a terra aspettano una telefonata che non arriva più. Li chiamano naufragi fantasma, ma a bordo di quelle carrette del mare c’erano persone.
Secondo il Missing Migrants Project dell'Oim, nel 2025 sono scomparsi più di 1.300 migranti nel Mediterraneo centrale. E la strategia dei muri – sembra trasparire dalla nota diffusa dall’Oim – non funziona. È necessaria, si legge, “una cooperazione internazionale più forte e risposte incentrate sulla protezione per contrastare le reti di contrabbando, oltre a percorsi migratori sicuri e regolari per ridurre i rischi e salvare vite”.
Nessun commento:
Posta un commento