martedì 17 febbraio 2026

Woloe Riddim


lunedì 16 febbraio 2026

"Francesca Albanese è una donna straordinaria, di una competenza e di una onestà intellettuale come io rarissimamente ho incontrato nella mia vita. E affronta tutte queste aggressioni a testa alta, giustamente, perché quelle accuse sono solo squallidi pretesti. Francesca Albanese fa i suoi rapporti sulla base della conoscenza e del diritto internazionale e però questo non piace a coloro che del diritto internazionale hanno fatto carne di porco. E quindi la attaccano perché temono il confronto, dove verrebbe fuori tutta la verità che lei in anni di lavoro a cui ha dedicato se stessa ha fatto emergere, stanando l'infamia dell'Occidente. 


Se la prendono con Francesca Albanese, perché lei ha rivelato semplicemente la verità e la verità è diventata davvero pericolosa. Ma la verità rende liberi. Francesca ci dona libertà perché ci dà verità, il suo coraggio è straordinario, È un'infamia questo attacco, si vergogneranno tutti, ma questi sono uomini che non sanno più cos'è la vergogna, né l'onore".

Moni Ovadia

 


Brics - Colpa dei giudici


 

Israele vuole registrare i territori della Cisgiordania come “proprietà statale”

https://www.ilpost.it/2026/02/16/israele-territori-cisgiordania-proprieta-statale/

Ha approvato un piano che, di fatto, è un'annessione illegale


Il governo israeliano ha approvato un piano per autorizzare, per la prima volta dal 1967, l’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania e dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di dimostrarne la loro, di proprietà. Il piano è stato proposto dal ministro delle Finanze, di estrema destra, Bezalel Smotrich, dal ministro della Giustizia Yariv Levin e dal ministro della Difesa Israel Katz, ed è stato già molto criticato perché è un’annessione illegale di zone della Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che Israele di fatto controlla e governa.


Il nuovo processo di registrazione, che potrebbe iniziare già da quest’anno, riguarderà la cosiddetta Area C della Cisgiordania, una delle tre aree in cui il territorio venne suddiviso quando furono firmati gli Accordi di Oslo negli anni Novanta. Dell’Area C fanno parte le zone della Cisgiordania che gli accordi di Oslo assegnavano a un futuro stato palestinese, ma la cui gestione civile e militare è rimasta nelle mani di Israele. L’Area C costituisce circa il 60 per cento dell’intero territorio su cui Israele esercita un controllo e ci vivono più di 300mila palestinesi.

Concretamente significa che quando Israele avvierà la procedura di registrazione per una determinata area, chiunque avrà diritto di proprietà su quella terra dovrà presentare dei documenti che la dimostrino. Ma dopo decenni di guerra e occupazione, molti dei documenti potrebbero essere andati persi o distrutti e questo potrebbe portare a un’espropriazione di massa dei territori palestinesi.


La scorsa settimana il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva già approvato una serie di misure per espandere il controllo della Cisgiordania, tra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali del territorio, che finora erano documenti riservati, per rendere più facili le vendite. Il divieto di vendita di terreni a persone non musulmane risaliva al periodo in cui la zona era amministrata dalla Giordania (fra il 1948 e il 1967): finora chi non era musulmano non poteva acquistare la terra a titolo personale, ma solo tramite società private.


Il movimento non governativo israeliano Peace Now ha paragonato il processo di registrazione approvato domenica a un’enorme e drastica appropriazione indebita ai danni dei palestinesi per i quali, nelle condizioni in cui si trovano attualmente, sarà difficile dimostrare e rivendicare la loro proprietà. E questo, ha avvertito il movimento, probabilmente porterà alla dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terra demaniale, consentendo a Israele di sviluppare nuovi insediamenti, infrastrutture e trasporti.

Diversi esperti hanno a loro volta reagito alla notizia dicendo che si tratta di una decisione in palese violazione con il diritto internazionale, secondo il quale una potenza occupante non può confiscare o colonizzare terreni nei territori occupati. Anche la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) ha condannato l’annuncio dicendo che «costituisce una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità» e che è «l’inizio dell’attuazione dei piani volti a consolidare l’occupazione attraverso l’espansione illegale degli insediamenti». Ha aggiunto che decisioni unilaterali di questo tipo non garantiranno a Israele «alcuna legittimità sul territorio dello Stato di Palestina» e «non altereranno lo status giuridico e storico secondo cui la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza sono territori palestinesi occupati». L’ANP ha infine esortato la comunità internazionale, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a intervenire immediatamente «per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale».


Anche Hamas ha denunciato il piano israeliano definendolo «nullo e privo di valore», e una decisione presa «da una potenza occupante illegittima».

I ministri Israel Katz, Bezalel Smotrich e Yariv Levin hanno invece elogiato l’approvazione della risoluzione dicendo che il processo di registrazione dei terreni creerà una «certezza giuridica» e preserverà gli interessi nazionali di Israele. Il testo della risoluzione esplicita che il processo di registrazione sarà lungo e richiederà almeno un anno e mezzo per ogni appezzamento di terreno, ma ha comunque fissato l’obiettivo di registrare il 15 per cento dei terreni entro cinque anni.




domenica 15 febbraio 2026

Urla 'free Palestine' a israeliani in store Milano Cortina, polemiche

https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/speciali/milano_cortina_2026/2026/02/15/urla-free-palestine-a-israeliani-in-store-milano-cortina-polemiche_deabebf7-30b8-40bd-8f16-0e460eeb949e.html

La Fondazione, 'commesso sostituito in turno e sensibilizzato'


Un diverbio, senza insulti o minacce, tra un addetto alle vendite e un gruppo di tifosi israeliani che si è verificato nello store olimpico di Milano Cortina a Cortina d'Ampezzo (Belluno) ha suscitato denunce social per "antisemitismo" e la sostituzione nel turno dell'addetto, generando ulteriori polemiche tra chi sostiene le ragioni del commesso e chi quelle dei fan della squadra israeliana.

Secondo quel che si vede in un video pubblicato su Instagram dagli stessi tifosi israeliani, che poi è stato rilanciato su 'Stop antisemitism', i tifosi, ieri o l'altro ieri, erano entrati nel negozio esponendo bandiere nazionali quando il commesso - che non è dipendente di Milano Cortina - ha ripetuto più volte "Palestina libera", scandendolo quando una delle donne del gruppo lo ha ripreso in video chiedendogli di ripetere.


Sempre quella che dalle immagini sembra l'autrice del breve filmato ha replicato che "Israele può partecipare alle Olimpiadi come qualsiasi altro Paese". Un battibecco svoltosi nell'arco di un paio di minuti. Le tensioni invece si sono rinfocolate sui social. "Tutta la nostra solidarietà va ad Ali Mohamed H. dipendente ufficiale dello store Milano Cortina 26 che sarebbe stato licenziato in seguito alla diffusione di questo video". A dirlo, in un post su Facebook, è Potere al Popolo, dopo un post su Facebook di 'Stop Antisemitism'. L'organizzazione, una non profit Usa che combatte l'antisemitismo, ha scritto che il diverbio è avvenuto ieri, e in un 'aggiornamento' affermava che "Ali Mohamed H. è stato terminato" (licenziato), e che è stata "chiamata la Polizia ed è stata avviata un'indagine per molestie con possibili accuse in arrivo".

L'uomo però non è stato licenziato. In serata infatti sono arrivate le conferme del luogo dell'episodio, Cortina, e la precisazione della Fondazione Milano Cortina 2026: "Siamo a conoscenza di quanto avvenuto al Cortina Sliding Centre tra un dipendente di una società esterna e un visitatore. Non è appropriato che il personale dei Giochi o quello delle società con cui collaboriamo esprima opinioni politiche personali mentre svolgono le loro mansioni o rivolga tali osservazioni ai visitatori. Le persone coinvolte sono state rassicurate e il lavoratore è stato sostituito sul turno e sensibilizzato a mantenere un comportamento pienamente in linea con i valori e lo spirito dei Giochi".

Reggae Radio Station 15 febbraio 2026

https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_15_02_2026_23_45

https://downloader.radiopopolare.it/download?url=https%3A%2F%2Fdts.podtrac.com%2Fredirect.mp3%2Fpod.radiopopolare.it%2Freggaeradiostation_15_02_2026_23_45.mp3

Sexual Healing Riddim


 

sabato 14 febbraio 2026

R&D Vibes 14 febbraio 2026 - Loving radio

https://radiosonar.net/podcast/rd-vibes-9-18-loving-radio/


Nel giorno di San Valentino dedicato tradizionalmente agli innamorati, noi dichiariamo il nostro amore per questo mezzo di libertà espressiva: la RADIO, che proprio ieri veniva festeggiata nel mondo grazie al #WorldRadioDay voluto dall’UNESCO.

Tante tunes da ascoltare, qualcuna da ballare, molte novità e qualche prelibata anticipazione senza dimenticare l’Almanacco di Laganà che ci farà festeggiare il compleanno di Cutty Ranks… Nah Miss It !! Stay Tuned !!


Theme tune – LINEA DI MASSA LDM Sound System – Reasoning (unreleased)
01 – Cutty Ranks – Limb By Limb (Fashion Records)
02 – Cutty Ranks – Blood Red (Tropic house music’s new release)
03 – Chezidek & Irie Ites – Wasp Nest (Irie Ites Records)
04 – Peter Spence & Friendly Fire Band – Soldier In Jah Army (Friendly Fire Music’s pre-release)
05 – Myki Tuff & Friendly Fire Band – Mr Devil Boy (Friendly Fire Music’s pre-release)
06 – Marky Lyrical – Jah Law (Jah Portal’s new release)
07 – Marky Lyrical – Dub Law (Jah Portal’s new release)
08 – Zion Head – Fight For Our Rights (Z2diZ Music Production’s new release)
09 – Rootical Foundation – The Game (Gatto Pirata Records’ new release)
10 – Fido Guido – Antifa (Zuingo Communication’s new release)
11 – I Neurologici – Radio Gap (Real Rock Records)
12 – Mountain Tops – Reggae Don’t Stop (Tops Records’ new release)
13 – Mountain Tops – Chant Down Babylon (Tops Records’ new release)
14 – Mountain Tops – Chant Dub (Tops Records’ new release)
15 – Lutan Fyah – Every Man and Woman (Silver Diamond Productions’ new release)
16 – Mykal Rose – Sweeter (Love Injection Production’s new release)
17 – Sista Mary – Out a Babylon (Mellow Vibes)
18 – Di Namic – Better than No Man (Mellow Vibes)
19 – Lasai & Little Lion Sound – Walk With Love (Evidence Music’s new release)
20 – Lasai & Strawdogz – Sound System Ah We Life (Holistique Music – Evidence Music’s new release)
21 – Dubmatix – Tribal Dub (Renegade Rockers’ new release)
22 – Vibronics meets Bungalo Dub – Damascus (Vibronics mix) (Scoops Records’ new release)
23 – Vibronics meets Bungalo Dub – Damascus (Bungalo Dub Iztapalapa Mix)(Scoops Records’ new release)
24 – Gary Clunk ft. Zion Irie – Tension (new release)
25 – Gary Clunk – Zion Dub (new release)
26 – Cos Tafari – Naughty Illuminaty (INRI)
27 – G Vibes – Talking Done (ITAL POWER’s new release)
28 – M- ITAL – Talking Done Dub (ITAL POWER’s new release)

 

Scuola di Crotone nega ricordo su naufragio Cutro, gli studenti: vicini alle vittime

https://www.ilcrotonese.it/2026/02/14/scuola-di-crotone-nega-ricordo-su-naufragio-cutro-gli-studenti-vicini-alle-vittime/1725233/

La rappresentante di istituto del Barlacchi-Lucifero: 'non ci è possibile intervenire autonomamente'


CROTONE – Non parlare più del naufragio di Cutro del 26 febbraio 2023. Dopo tre anni da quella strage sembra che ci sia un piano preciso affinché di quell’evento non si discuta. Accade al processo sui presunti ritardi in Tribunale, dove sono state vietate le telecamere e disposto che l’audio sia disponibile solo dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Accade anche a scuola dove, in applicazione della cosiddetta circolare Valditara, che prevede un contraddittorio nelle manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche, è stata impedita una iniziativa della Cgil per ricordare le vittime del naufragio di Cutro che era prevista per il 25 febbraio prossimo.
La manifestazione, dal titolo ‘Steccato di Cutro, una ferita aperta – il valore dell’umanità’, si sarebbe dovuta tenere il 25 febbraio con la presenza di studenti, educatori e dei vertici sindacali, tra cui la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, e il segretario generale Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, il segretario della Flc Cgil Calabria, Alfonso Marcuzzo. In questa occasione la Cgil avrebbe voluto annunciare l’istituzione di una borsa di studio, a partire dall’anno prossimo, per gli studenti che avessero preparato il migliore elaborato – in base ai vari indirizzi di studio dell’istituto – sul tema del naufragio di Cutro.

Le parole della rappresentante di istituto

“Pur sentendo molto vicina questa iniziativa e condividendone pienamente il valore commemorativo – dice Adriana Podella, rappresentante degli studenti dell’Istituto Polo Tecnico Professionale “A.M. Barlacchi – A. Lucifero” di Crotone – non potremo essere presenti poiché l’organizzazione e l’adesione ad attività di questo tipo non dipendono direttamente da noi studenti, ma sono decisioni di competenza della dirigenza; per questo motivo non ci è possibile intervenire autonomamente. Ci teniamo comunque a sottolineare la nostra sincera vicinanza a tutte le persone colpite da una tragedia così recente e dolorosa, che ha segnato profondamente la nostra comunità”.

Marcuzzo: era prevista la presenza di superstiti, nessun politico

L’accaduto è spiegata anche da Alfonso Marcuzzo, segretario regionale Flc Cgil Calabria che era tra i relatori della manifestazione: “Avevano fatto una iniziativa per ricordare quei drammatici eventi, non c’era nulla di politico per il quale necessitasse un contraddittorio. Volevamo far conoscere agli studenti i motivi per i quali tante persone sono costrette a scappare dai loro paesi ed erano previste delle testimonianze di alcuni dei superstiti del naufragio ed era intenzione di annunciare l’istituzione di una borsa di studio per il prossimo anno scolastico per gli studenti dell’istituto che riguardasse proprio il tema”.

L’avvocato dei familiari delle vittime

“La memoria del naufragio non è tema sul quale ci si possa dividere” commenta l’avvocato Francesco Verri, che rappresenta i familiari delle vittime al rpcesso in corso sui ritardi nei soccorsi: “Credo che ci sia stato un fraintendimento – dice Verri -: non mi pare si trattasse di un convegno in cui discutere del processo (anzi: dei processi) per il naufragio di Cutro in cui in effetti ci sono posizioni inevitabilmente contrapposte fra accusa e difesa. L’incontro intendeva ricordare 94 persone morte tragicamente davanti alle cui salme si è raccolto in preghiera anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che rappresenta tutti. Delle responsabilità, giustamente, si parla nelle aule di giustizia e non in quelle scolastiche. Confido che l’equivoco possa chiarirsi perché la memoria del naufragio non è tema sul quale ci si possa dividere”.


 



Una Flotilla partirà verso Cuba per rompere l’embargo statunitense

https://www.lindipendente.online/2026/02/13/una-flotilla-partira-verso-cuba-per-rompere-lembargo-statunitense/

Si chiama “Nuestra América Flotilla” la coalizione di navi che tra un mese salperà verso Cuba per rompere l’assedio statunitense. «L’amministrazione Trump — si legge nel primo comunicato ufficiale dell’iniziativa umanitaria — sta strangolando l’isola, interrompendo il rifornimento di carburante, i voli e le forniture di beni di prima necessità». Seguendo l’esempio della Global Sumud Flotilla, che proprio in questi giorni sta preparando una nuova spedizione a Gaza, una rete internazionale di associazioni e movimenti ha deciso di «navigare verso Cuba per portare aiuti umanitari vitali al suo popolo». Si tratta della risposta dal basso della società civile all’embargo statunitense e alle strette disposte dall’amministrazione Trump, che minaccia pesanti ritorsioni verso gli Stati intenzionati a violare commercialmente l’assedio.

Da settimane il carburante non entra a Cuba, su decisione di Donald Trump. Il presidente USA, dopo aver fatto catturare l’omologo venezuelano Nicolás Maduro, principale alleato commerciale dell’Avana, ha rafforzato le sanzioni verso l’isola con l’obiettivo di causare un’implosione senza intervento militare. Il governo cubano ha risposto con un piano emergenziale — di razionamento energetico, sviluppo delle rinnovabili e decentralizzazione — facendo appello anche alla solidarietà internazionale. Quella messa in moto dagli Stati appare ancora timida, influenzata dalle minacce americane. Il Messico ha inviato delle scorte umanitarie e si è proposto come mediatore ai tavoli diplomatici tra le parti, ma a quanto pare ha fermato le spedizioni di carburante; Russia e Cina non si sbilanciano e oltre a condannare Washington dicono di star facendo “tutto il possibile” per aiutare Cuba. 

Nel frattempo la risposta popolare alza il tiro, schierandosi in prima linea. Così è nata la Nuestra América Flotilla, pronta a salpare da più punti del Mar dei Caraibi per portare aiuti umanitari a Cuba e forzare l’embargo USA, implementando quella revoca che le Nazioni Unite invocano da anni (l’ultima richiesta dell’Assemblea Generale risale ad ottobre 2025). Diversi esperti dell’ONU hanno denunciato le nuove sanzioni statunitensi, definendole una «violazione del diritto internazionale nonché una grave minaccia per un ordine internazionale basato sull’uguaglianza e sulla democrazia».

A lanciare la Nuestra América Flotilla sono associazioni, movimenti sociali, organizzazioni sindacali e ong provenienti da tutto il mondo, che ora chiedono sostegno e partecipazione: «insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite e difendere il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano». L’inasprimento delle sanzioni americane ha peggiorato notevolmente la crisi economica che attraversa Cuba. Oltre la metà dell’approvvigionamento energetico proviene dalle importazioni e con le riserve di carburante quasi esaurite anche i diritti basilari risultano in pericolo. «Ci prepariamo a navigare verso Cuba per lo stesso motivo con cui abbiamo viaggiato nella Sumud Global Flotilla a Gaza: rompere l’assedio, portare cibo e medicine e dimostrare che la solidarietà può attraversare qualsiasi confine o mare»ha detto lo statunitense David Adler, dell’Internazionale Progressista, tra i promotori dell’iniziativa umanitaria per Gaza e ora della Nuestra América Flotilla.