mercoledì 18 febbraio 2026

“Board of Peace? Natura inaccettabile, indignati dal discorso vuoto di Tajani”: l’affondo di Fratoianni in Aula

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/17/board-of-peace-natura-inaccettabile-indignati-dal-discorso-vuoto-di-tajani-laffondo-di-fratoianni-in-aula/8294990/

“Ci indigna l’incredibile superficialità di un discorso completamente vuoto: non ha detto nulla sul ruolo del nostro Paese in quel Board of Peace. Il collega Faraone ha trovato una definizione insuperabile: facciamo i guardoni? Ma il punto è che la natura del Board of Peace è inaccettabile. Siamo di fronte a un’accolita di speculatori che in modo dichiarato annunciano la loro speculazione”. Così Nicola Fratoianni in aula alla Camera nelle dichiarazioni di voto di Avs sulle comunicazioni di Antonio Tajani sulla partecipazione dell’Italia da ‘osservatore’ al Board of Peace.

“Il nostro Paese avrebbe dovuto dire ‘noi non ci stiamo’”, aggiunge Fratoianni, sottolineando che è ancora più “immorale davanti al genocidio e alla pulizia etnica che continua” a Gaza. “Ci chiedete come fare la pace? Qualche idea ce l’abbiamo – prosegue ancora – Serve il protagonismo dei palestinesi, cancellati da Trump. Serve lo Stato di Palestina. Servono sanzioni verso il governo di Israele. Così si prova a costruire la pace non sedendo a quel tavolo. Si dice: se non siedi al tavolo, sei nel menù. Ma c’è tavolo e tavolo. Se il tavolo è quello di chi si mangia tutti gli altri, io quel tavolo preferisco rovesciarlo”.

 


Nel Sud Sudan senza pace vengono bombardati anche gli ospedali

https://www.avvenire.it/mondo/nel-sud-sudan-senza-pace-vengono-bombardati-anche-gli-ospedali_104751

di Paolo Lambruschi


La denuncia di Medici senza frontiere: «Qui le cure dipendono per l’80% dalle Ong». Oltre 400mila pazienti privati dei farmaci salvavita


Una crisi umanitaria dimenticata, una violenza che ha raggiunto picchi mai visti dal 2018, anno dell’accordo di pace che aveva fermato la guerra civile in Sud Sudan. Medici Senza Frontiere ha denunciato ieri la situazione drammatica del più giovane paese del mondo a 15 anni dall’indipendenza. Con la tensione politica alle stelle, gli attacchi delle forze armate alle strutture mediche e il collasso del sistema sanitario che ha lasciato oltre 400.000 persone senza accesso alle cure salvavita mentre la malnutrizione sta mettendo a rischio più di 800 mila bambini. Il Sud Sudan è alle prese con crisi multiple e da quasi tre anni ormai, la guerra nel vicino Sudan ha scatenato un'altra emergenza, costringendo un milione di persone a fuggire oltre confine in un Paese impreparato ad accoglierli. E dove l’assistenza sanitaria già precaria viene distrutta dalle bombe. «Solo 10 giorni fa – spiega Zakaria Mwatia, capomissione di Msf in Sud Sudan – siamo finiti nel mirino delle forze armate governative del presidente Salva Kiir. A Lankien, nello stato di Jonglei, hanno bombardato le nostre strutture mettendo a rischio l’assistenza sanitaria per 250mila persone».


Un attacco che ha messo in fuga 300mila persone, stima l’Unicef, per la maggior parte donne e bambini che rappresentano il 53% degli sfollati. Dal campo il team di Medici senza frontiere conferma l’escalation tra forze governative e di opposizione in questo inizio d’anno. E la chiusura del governo che vieta gli accessi agli operatori umanitari nelle aree controllate dall’opposizione. «I bombardamenti sui centri sanitari non sono eventi isolati – aggiunge Vittorio Oppizzi, direttore delle operazioni in Sud Sudan –, ma lo specchio di una situazione deteriorata. Solo nell’ultimo anno, Msf ha subito 11 attacchi mirati alle proprie strutture mediche e ha dovuto sospendere l’assistenza primaria e comunitaria . Ma il quadro è più complesso e vede violenze, sfollamenti, un ritorno delle epidemie e infine le inondazioni provocate dai mutamenti climatici stanno mettendo a dura prova intere comunità». 

Pesa ovviamente la crisi nel confinante Sudan, che ha superato i mille giorni. «Hanno attraversato in tre anni i l confine – conferma Oppizzi – un milione di profughi sudanesi e returnees, migranti nati in Sud Sudan, e in tutto costituiscono il 10% della popolazione. La malaria per carenza di farmaci è tornata a essere è il primo killer. Altro problema è il ritorno del colera». Il quadro generale che vede l’aumento dei bisogni in Sud Sudan è peggiorato dai tagli agli aiuti internazionali. «Tutto ciò accade – commenta Helen Richards, resposabile aiuti umanitari di Msf – in un Paese dove l'80% dei servizi sanitari essenziali dipende dal sostegno umanitario e dai donatori. In particolare aumentano i rischi per le donne e le ragazze a causa della riduzione dei servizi medici e di protezione».:

Ma perché le strutture di Msf sono nel mirino del governo? «In certe zone siamo gli unici presenti – risponde Sabrina Sharmin, viceresponsabile dei programmi in Sud Sudan –, il governo di Juba ci ha colpito perché stiamo fornendo assistenza sanitaria in tutte le aree del paese. Attacchi inaccettabili. Da dicembre il governo sta impedendo l’accesso agli operatori sanitari in aree controllate dall’opposizione e questa è una violazione del diritto internazionale. La popolazione sta morendo per malattie curabili come malaria e colera. Dobbiamo avere libero accesso a tutta la popolazione e poter fare il nostro lavoro ovunque ci sia bisogno. Chiediamo rispetto e protezione per gli operatori umanitari». Medici senza frontiere chiede anzitutto che si parli finalmente sui media della crisi sud sudanese e che la comunità internazionale si mobiliti con pressioni bilaterali e collettive con il governo di Juba per consentire gli accessi. E che infine cessino gli attacchi alle strutture sanitarie e agli operatori umanitari che aiutano donne, anziani e bambini.

Cimitero Mediterraneo: così il mare sta restituendo i cadaveri di decine di migranti

https://www.avvenire.it/attualita/cimitero-mediterraneo-cosi-il-mare-sta-restituendo-i-cadaveri-di-decine-di-migranti_104730?fbclid=IwY2xjawQCUE9leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR5yKBDyQXWl4F8JN9PZAuDdeyCtUn9_-y-EdbCBApWGikMZBLhtfq9a-DmJvw_aem_oEnTtwo3f1X3zar_-IS-sA


Sono in tutto 13, per il momento, i corpi senza nome ritrovati a riva o sulle spiagge di Calabria e Sicilia, sferzate dalle mareggiate. Il drammatico racconto del comandante della Guardia Costiera Giuseppe Durante: ho riconosciuto un salvagente tra le onde


Nove cadaveri recuperati in Sicilia, tra Pantelleria e Trapani e altri quattro sulla costa tirrenica calabrese. Il mare arrabbiato restituisce i corpi dei migranti vittime di naufragi, quelle delle tragedie “fantasma” forse del ciclone Harry o ancora più indietro nel tempo. Le mareggiate che hanno colpito il Sud negli ultimi giorni confermano l’orrore di un Mediterraneo che è sempre più cimitero. L’ultimo corpo è stato recuperato, ieri, a Tropea. Sono stati alcuni studenti ad avvistare due corpi galleggiare tra le onde e poi ad allertare la macchina dei soccorsi, la Capitaneria di porto. «Inizialmente si pensava a due corpi distinti. In realtà è uno solo. O meglio quel che resta di un uomo» racconta il comandante della Guardia costiera di Tropea, Giuseppe Durante. «Era spiaggiato, con il salvagente ancora attorno alla parte bassa del corpo, poi il mare l’ha ripreso e riportato tra le onde. E quando i ragazzi lo hanno visto di nuovo in mare, con quel salvagente arancione, hanno pensato a un secondo corpo». Il comandante Giuseppe Durante, di salvagenti come quelli ne ha visti tanti e non ha dubbi. «È un uomo, sicuramente un migrante vittima dei tanti naufragi fantasma del Mediterraneo. Ho riconosciuto quel salvagente, arancione, sono gli stessi che vengono usati dai migranti. Ho partecipato a tanti soccorsi negli anni scorsi e li riconosco». Giuseppe ieri ha fatto il suo primo bagno in mare. Il primo della stagione. Certo, ammette, avrebbe voluto farlo in un’altra occasione. Di spensieratezza e divertimento. Invece gli è capitato di doversi buttare tra le onde del mare agitato per recuperare quel “resto”. «C’è un corpo senza vita sulla spiaggia venite»: è l’allarme, arrivato al centralino della capitaneria di Tropea. Ed è stato lui, il comandante Durante, a gettarsi fra le onde e a recuperare quel che resta di quell’uomo. Ma non è l’unico orrore restituito dal mare.


Negli ultimi 10 giorni, lungo il Tirreno cosentino, si sono verificati 3 ritrovamenti. Il primo, l’8 febbraio a Scalea. Poi ad Amantea, quattro giorni dopo. E ieri infine a Paola e a Tropea, nel Vibonese. Sul posto, Polizia locale, Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia Costiera. La Procura di Paola è stata informata e ha avviato le indagini sul caso. L’ipotesi più probabile è che si tratti di migranti caduti in mare da qualche imbarcazione, forse naufragata senza che nessuno ne fosse a conoscenza, per poi essere trascinati a riva dalle forti mareggiate di questi giorni. È l’ipotesi su cui sta lavorando la Procura della Repubblica di Paola e da ieri anche quella di Vibo Valentia che ha disposto l’autopsia sulle salme rinvenute sulle spiagge del Tirreno cosentino. Si indaga sulla causa dei decessi e su eventuali segni di violenza sui corpi. Altri nove cadaveri sono stati recuperati nelle acque Siciliane nei giorni scorsi. Cinque corpi in totale sono stati rinvenuti a Pantelleria (due in mare e tre sulle scogliere dell’isola), uno a Marsala, uno a Petrosino, uno a San Vito Lo Capo e uno nel tratto di mare davanti l’isolotto della Colombaia a Trapani, in operazioni coordinate dalle Autorità marittime con i Vigili del fuoco e le Forze dell’ordine.


La rotta del Mediterraneo centrale continua ad essere la più letale per chi fugge dal Nord Africa per raggiungere l’Europa. Secondo le stime dell’Oim, l’Oganizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel solo mese di gennaio appena trascorso più di 450 persone hanno perso la vita: tre volte il dato di gennaio 2025. Secondo Refugees in Lybya, i migranti scomparsi in mare sarebbero circa mille, stima fatta in base agli allarmi di amici e conoscenti che non hanno più notizie dei loro cari. Solo pochi giorni fa il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, aveva celebrato una Messa in cattedrale in memoria delle vittime dei naufragi e della tratta. «Hanno trasformato il Mediterraneo in un enorme cimitero – dichiara Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans –. Da dieci giorni i nostri gruppi locali in Sicilia e Calabria stanno monitorando lo stillicidio di ritrovamenti di corpi lungo le coste: è la tragica conferma dell’ecatombe di persone migranti che si è consumata tra il 15 e il 22 gennaio in mare. Ma ci chiediamo: nelle istituzioni del nostro Paese di questa strage e delle centinaia di vittime interessa a qualcuno?».

martedì 17 febbraio 2026

Soul Shakedown Party 17 febbraio 2026

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-17T14_47_51-08_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-02-17T14_47_51-08_00.mp3

Smooth Beans – Amor (Liquidator single)
Roy/Ellis/Big Boss Sound – Rudy No Deya (Liquidator single)
Roy Ellis – Skinhead Moonstomp (live) (Mr. Symarip Live In Prague album, Liquidator)
The Oldians/Mami Sillah – Sentint-Me Bè! (Som Uns Soulful Fucking Lovers! Album, Liquidator)
The Oldians/Mami Sillah – Les Esperances S'Han Esvait (Som Uns Soulful Fucking Lovers! Album, Liquidator)
Keith & Tex – Do For Love (Kebar Music single)
Gaudi – Am I The Same Man (Brixton Heights single)
Jalen Ngonda – All About Me (Daptone single)
IZN Ambessas – Addis Ababa (Addis Ababa album, Soulove)
IZN Ambessas – Hosanna (Addis Ababa album, Soulove)
IZN Ambessas – H.I.M. (Addis Ababa album, Soulove)
Milton Henry – Let Go The Ego (Branches & Leaves album, A-Lone)
Xana Romeo – The Righteous Call (The Divine Blueprint album, Charmax)
Xana Romeo/Jallanzo – The Righteous Dub (The Divine Dub album, Charmax)
Hollie Cook – Rockaway (Shy Girl album, Mr. Bongo)
Hollie Cook – Rockaway Dub (Mr. Bongo promo)
Runkus – A Believer (Easy Star single)
More Relation – Fascinating Yourself (More Relation album, MR/Roots Vibration)
Jah Malla – Too Bad (Jah Malla album, Modern Rec.)
Ishan People – Mighty Warrior (Ishan People album, GRT)
Soul Syndicate – Rootsman Connection (Famne Downtown Harvest Uptown albu, Epiphany)
Paragons – I'll Be Back (The Paragons album, Mango)
Maytones – Boat To Zion (Boat To Zion album, Burning Sounds)
Lambert Douglas – Injustice (Living Man album, King Rocky)
Prince Hammer – Sister Bella (Frontline II compilation, Frontline)
Tapper Zukie – Money Skank (Black Man album, Tappa)
Jah Lloyd – I.M.F. (Black Moses album, Virgin)
Ranking Dread – Kilburn Lane (Girls Fiesta album, Burning Sounds)
Ranking Dread – Give Them Dub (Ranking Dread In Dub album, Real Rock)
Revolutionaries – General Dub (Channel One single)
Steel Pulse – Bun Dem (Reggae On Tempus compilation, Tempus)
Natural Ites – Jah Works Mamma (CSA single)

Woloe Riddim


lunedì 16 febbraio 2026

"Francesca Albanese è una donna straordinaria, di una competenza e di una onestà intellettuale come io rarissimamente ho incontrato nella mia vita. E affronta tutte queste aggressioni a testa alta, giustamente, perché quelle accuse sono solo squallidi pretesti. Francesca Albanese fa i suoi rapporti sulla base della conoscenza e del diritto internazionale e però questo non piace a coloro che del diritto internazionale hanno fatto carne di porco. E quindi la attaccano perché temono il confronto, dove verrebbe fuori tutta la verità che lei in anni di lavoro a cui ha dedicato se stessa ha fatto emergere, stanando l'infamia dell'Occidente. 


Se la prendono con Francesca Albanese, perché lei ha rivelato semplicemente la verità e la verità è diventata davvero pericolosa. Ma la verità rende liberi. Francesca ci dona libertà perché ci dà verità, il suo coraggio è straordinario, È un'infamia questo attacco, si vergogneranno tutti, ma questi sono uomini che non sanno più cos'è la vergogna, né l'onore".

Moni Ovadia

 


Brics - Colpa dei giudici


 

Israele vuole registrare i territori della Cisgiordania come “proprietà statale”

https://www.ilpost.it/2026/02/16/israele-territori-cisgiordania-proprieta-statale/

Ha approvato un piano che, di fatto, è un'annessione illegale


Il governo israeliano ha approvato un piano per autorizzare, per la prima volta dal 1967, l’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania e dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di dimostrarne la loro, di proprietà. Il piano è stato proposto dal ministro delle Finanze, di estrema destra, Bezalel Smotrich, dal ministro della Giustizia Yariv Levin e dal ministro della Difesa Israel Katz, ed è stato già molto criticato perché è un’annessione illegale di zone della Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che Israele di fatto controlla e governa.


Il nuovo processo di registrazione, che potrebbe iniziare già da quest’anno, riguarderà la cosiddetta Area C della Cisgiordania, una delle tre aree in cui il territorio venne suddiviso quando furono firmati gli Accordi di Oslo negli anni Novanta. Dell’Area C fanno parte le zone della Cisgiordania che gli accordi di Oslo assegnavano a un futuro stato palestinese, ma la cui gestione civile e militare è rimasta nelle mani di Israele. L’Area C costituisce circa il 60 per cento dell’intero territorio su cui Israele esercita un controllo e ci vivono più di 300mila palestinesi.

Concretamente significa che quando Israele avvierà la procedura di registrazione per una determinata area, chiunque avrà diritto di proprietà su quella terra dovrà presentare dei documenti che la dimostrino. Ma dopo decenni di guerra e occupazione, molti dei documenti potrebbero essere andati persi o distrutti e questo potrebbe portare a un’espropriazione di massa dei territori palestinesi.


La scorsa settimana il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva già approvato una serie di misure per espandere il controllo della Cisgiordania, tra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali del territorio, che finora erano documenti riservati, per rendere più facili le vendite. Il divieto di vendita di terreni a persone non musulmane risaliva al periodo in cui la zona era amministrata dalla Giordania (fra il 1948 e il 1967): finora chi non era musulmano non poteva acquistare la terra a titolo personale, ma solo tramite società private.


Il movimento non governativo israeliano Peace Now ha paragonato il processo di registrazione approvato domenica a un’enorme e drastica appropriazione indebita ai danni dei palestinesi per i quali, nelle condizioni in cui si trovano attualmente, sarà difficile dimostrare e rivendicare la loro proprietà. E questo, ha avvertito il movimento, probabilmente porterà alla dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terra demaniale, consentendo a Israele di sviluppare nuovi insediamenti, infrastrutture e trasporti.

Diversi esperti hanno a loro volta reagito alla notizia dicendo che si tratta di una decisione in palese violazione con il diritto internazionale, secondo il quale una potenza occupante non può confiscare o colonizzare terreni nei territori occupati. Anche la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) ha condannato l’annuncio dicendo che «costituisce una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità» e che è «l’inizio dell’attuazione dei piani volti a consolidare l’occupazione attraverso l’espansione illegale degli insediamenti». Ha aggiunto che decisioni unilaterali di questo tipo non garantiranno a Israele «alcuna legittimità sul territorio dello Stato di Palestina» e «non altereranno lo status giuridico e storico secondo cui la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza sono territori palestinesi occupati». L’ANP ha infine esortato la comunità internazionale, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a intervenire immediatamente «per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale».


Anche Hamas ha denunciato il piano israeliano definendolo «nullo e privo di valore», e una decisione presa «da una potenza occupante illegittima».

I ministri Israel Katz, Bezalel Smotrich e Yariv Levin hanno invece elogiato l’approvazione della risoluzione dicendo che il processo di registrazione dei terreni creerà una «certezza giuridica» e preserverà gli interessi nazionali di Israele. Il testo della risoluzione esplicita che il processo di registrazione sarà lungo e richiederà almeno un anno e mezzo per ogni appezzamento di terreno, ma ha comunque fissato l’obiettivo di registrare il 15 per cento dei terreni entro cinque anni.




domenica 15 febbraio 2026

Urla 'free Palestine' a israeliani in store Milano Cortina, polemiche

https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/speciali/milano_cortina_2026/2026/02/15/urla-free-palestine-a-israeliani-in-store-milano-cortina-polemiche_deabebf7-30b8-40bd-8f16-0e460eeb949e.html

La Fondazione, 'commesso sostituito in turno e sensibilizzato'


Un diverbio, senza insulti o minacce, tra un addetto alle vendite e un gruppo di tifosi israeliani che si è verificato nello store olimpico di Milano Cortina a Cortina d'Ampezzo (Belluno) ha suscitato denunce social per "antisemitismo" e la sostituzione nel turno dell'addetto, generando ulteriori polemiche tra chi sostiene le ragioni del commesso e chi quelle dei fan della squadra israeliana.

Secondo quel che si vede in un video pubblicato su Instagram dagli stessi tifosi israeliani, che poi è stato rilanciato su 'Stop antisemitism', i tifosi, ieri o l'altro ieri, erano entrati nel negozio esponendo bandiere nazionali quando il commesso - che non è dipendente di Milano Cortina - ha ripetuto più volte "Palestina libera", scandendolo quando una delle donne del gruppo lo ha ripreso in video chiedendogli di ripetere.


Sempre quella che dalle immagini sembra l'autrice del breve filmato ha replicato che "Israele può partecipare alle Olimpiadi come qualsiasi altro Paese". Un battibecco svoltosi nell'arco di un paio di minuti. Le tensioni invece si sono rinfocolate sui social. "Tutta la nostra solidarietà va ad Ali Mohamed H. dipendente ufficiale dello store Milano Cortina 26 che sarebbe stato licenziato in seguito alla diffusione di questo video". A dirlo, in un post su Facebook, è Potere al Popolo, dopo un post su Facebook di 'Stop Antisemitism'. L'organizzazione, una non profit Usa che combatte l'antisemitismo, ha scritto che il diverbio è avvenuto ieri, e in un 'aggiornamento' affermava che "Ali Mohamed H. è stato terminato" (licenziato), e che è stata "chiamata la Polizia ed è stata avviata un'indagine per molestie con possibili accuse in arrivo".

L'uomo però non è stato licenziato. In serata infatti sono arrivate le conferme del luogo dell'episodio, Cortina, e la precisazione della Fondazione Milano Cortina 2026: "Siamo a conoscenza di quanto avvenuto al Cortina Sliding Centre tra un dipendente di una società esterna e un visitatore. Non è appropriato che il personale dei Giochi o quello delle società con cui collaboriamo esprima opinioni politiche personali mentre svolgono le loro mansioni o rivolga tali osservazioni ai visitatori. Le persone coinvolte sono state rassicurate e il lavoratore è stato sostituito sul turno e sensibilizzato a mantenere un comportamento pienamente in linea con i valori e lo spirito dei Giochi".

Reggae Radio Station 15 febbraio 2026

https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_15_02_2026_23_45

https://downloader.radiopopolare.it/download?url=https%3A%2F%2Fdts.podtrac.com%2Fredirect.mp3%2Fpod.radiopopolare.it%2Freggaeradiostation_15_02_2026_23_45.mp3

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