mercoledì 4 febbraio 2026

Soul Shakedown Party on Hitz 92 FM Jamaica January 22

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-04T10_33_42-08_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-02-04T10_33_42-08_00.mp3

Cimarons – The Word (Maka album, Polydor)

Misty In Roots – On The Road (Roots Controller album, Real World)

Steel Pulse – Island Unite (Vex album, MCA)

Aswad/Shabba Ranks – Fire (Too Wicked album, Mango)

Lee Perry – On The Wire (On The Wire album, Trojan)

Lee Perry – Babylon Thief Dub (Upsetter Shop Vol.1 compilation, Heartbeat)

Mighty Diamonds – Heads Of Government (Heads Of Government album, Penthouse)

Aza Lineage – Victory (Na Lef Yah single)

Aza Lineage – Victory Dub (Chazbo Mix) (Na Lef Yah single)

Protoje/Damian Marley – At We Feet (Ineffable single)

Torch/Turbulence – False Pretense (Path To Success album, Bad Hasai)

Papa Leu/Lone Ranger – Raggiu De Sule (South Rockers single)

Little Hero – God Is Amazing (Reggae Virus First Dose compilation, Tad's)

Downbeat Syndicate/Lion D – Humble (Downbeat Syndicate single)

Groundation/Mutabaruka – The Light (Candle Burning album, Young Tree)

Piantedosi incendia la Camera: «Chi sfila coi violenti è complice»

https://ilmanifesto.it/piantedosi-incendia-la-camera-chi-sfila-coi-violenti-e-compliceAndrea Carugati

Scontri a Torino Le opposizioni contro il ministro degli Interni: «Un comizio per criminalizzare il dissenso». Oggi bis in Senato: voto sulle mozioni


Askatasuna? «Trent’anni di illegalità e violenze troppo a lungo tollerate». I 20mila manifestanti di sabato a Torino? «Hanno fatto scudo fisico ai facinorosi». Avs e le altre forze politiche che hanno manifestato pacificamente? «Sfilare insieme ai violenti offre loro una prospettiva di impunità». I violenti che hanno partecipato agli scontri? «Una strategia terrorista e squadrista di eversione dell’ordine democratico».


IL MINISTRO DEGLI INTERNI Matteo Piantedosi arriva alla Camera con una metaforica accetta, per tagliare ogni possibile riflessione sugli sconti di sabato a Torino e indicare tutti quelli che non concordano con la stretta securitaria e repressiva del governo Meloni come complici morali dei violenti. E per indicare negli scontri una sorta di germoglio di una nuova notte della Repubblica.


UN DISCORSO INCENDIARIO, che cancella ipso facto qualsiasi tentativo di dialogo con le opposizioni che vada oltre la comune solidarietà agli agenti feriti. Un discorso che è quasi un manifesto programmatico di come Meloni e soci intendono gestire l’ultima fase della legislatura. Lo si capisce dalle ultime parole del ministro, quando invoca una «convergenza» di tutte le forze politiche per respingere senza ipocrisie ogni tentativo di giustificare queste espressioni eversive, sostenendo le forze di polizia attraverso l’individuazione di nuove misure di tutela da ogni forma di aggressione». In sostanza: chi non approva le nuove norme che il governo vuole varare è un amico e dei terroristi.


PAROLE CHE SCATENANO la dura reazione delle opposizioni, nell’aula della Camera ma anche in Senato, dove le minoranze dicono no (durante la conferenza dei capigruppo) alla trasformazione dell’informativa di Piantedosi prevista per oggi in «comunicazioni» con un voto dell’aula. La destra impone a maggioranza la modifica del calendario, e così oggi a palazzo Madama ci saranno su due testi diversi e contrapposti, quello delle destre e quello di Pd, M5S, Avs e Iv.


«La destra strumentalizza quanto avvenuto a Torino per avallare scorciatoie autoritarie sulla sicurezza», dicono in coro i capigruppo in Senato del centrosinistra. «Usano la clava contro le opposizioni», attacca il capogruppo Pd Francesco Boccia. In serata Elly Schlein affonda: «Da Piantedosi una dimostrazione dell’irresponsabilità di chi fa passare migliaia di manifestanti tutti come violenti, la sinistra come violenta».


IN AULA A MONTECITORIO il primo a reagire è Matteo Mauri, del Pd, ex viceministro degli Interni. «Da lei ministro mi aspettavo l’equilibrio di un uomo di Stato, ma mi ha deluso, è venuto in aula a dipingere 20mila persone come delinquenti, a criminalizzare intere forze politiche e addiruttura milioni di persone di sinistra. Usate gli uomini delle forze dell’ordine solo per la vostra propaganda».


Angelo Bonelli di Avs è durissimo: «Con il suo comizio lei ministro ha alzato il livello scontro politico, noi i teppisti li condanniamo, ma sono amici vostri. Lei ha tirato in ballo gli anni di piombo: o è in malafede o non ha memoria. E attacca una forza pacifista e non violenta come è Avs». Il leader dei Verdi ha ricordato una manifestazione non autorizzate dell’Msi del 1973 a Milano, cui parteciparono Ignazio La Russa e il fratello Romano, in cui morì un agente di polizia colpito da una bomba. «Non potete dare lezioni a nessuno, non avete fatto i conti con i vostri scheletri nell’armadio».


Chiara Appendino del M5S ha accusato le destre di voler «usare il caos per varare leggi liberiticide» e «nascondere il vistro fallimento sulla sicurezza». «Dove volete arrivare?», ha chiesto Conte in una diretta social in cui ha contestato alcune norme al varo del governo. «La cauzione? Solo i miliardari potranno organizzare una manifestazione. E’ una follia, è anticostituzionale. Vi contrasteremo e vi impediremo di prendere in giro la polizia e i cittadini».


«Respingiamo con forza ogni equiparazione tra la violenza e la sinistra», tuona Maria Elena Boschi di Iv. E Riccardo Magi di +Europa: «Non solo il ministro non ha spiegato cosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico, ma ha usato parole incendiarie, accomunando i manifestanti pacifici ai violenti e annunciando leggi speciali».


NELLA RISOLUZIONE CHE le destre oggi approveranno in Senato (si legge nelle bozze) ci sarà la richiesta al governo di iniziative normative per tutelare le forze dell’ordine «da azioni svolte nell’esercizio delle loro funzioni» e a «consentire di effettuare con maggiore efficacia l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di manifestazioni». Dunque scudo penale per gli agenti, daspo per i manifestanti e una ulteriore stretta sulle occupazioni. Conte insiste per inserire nel testo delle opposizioni le proposte 5S: più fondi per gli organici di polizia e una norma per rendere perseguibili d’ufficio reati come furti e scippi. Ma le altre forze del centrosinistra vogliono un testo snello contro le mosse del governo.

 

Midas Riddim


Soul Shakedown Party 3 febbraio 2026 - Sly Dunbar Tribute

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Sly & Robbie/Monty Alexander/Ernest Ranglin – Drum Song (Jamaican Legends Live In Tokyo album, Tabou One)

Bitty McLean – The Best Part (Forward album, Taxi/Silent River)

The Upsetters – Night Doctor (Strictly Drum & Bass compilation, Trojan)

Dave & Ansel Collins – Double Barrel (Double Barrel album, Ras)

Justin Hinds – Say Me Say (Treasure Isle single)

Al Brown/Skin, Flesh & Bones – Here I Am Baby (Strictly Drum & Bass compilation, Trojan)

The Mighty Diamonds – Right Time (Right Time album, Shanachie)

Peter Tosh/Word, Sound & Power – Don't Look Back Dub Version (Rolling Stones/EMI)

Sly & Revolutionaries – Dreadie (Go Deh Wid Riddim album, Crystal)

The Untouchables – Help Us Jah (Phase 1 Collectors Edition compilation, Phase 1)

Serge Gainsbourg – Aux Armes Et Caetera (Aux Armes Et Caetera album, Philips)

Sly Dunbar – Nigger Whitie (Simple Sly Man album, Virgin)

Sly Dunbar – Senegal Market Place (Sly, Wicked & Slick album, Virgin)

Sly & Robbie – Sidewalk Doctor (Disco Dub album, Gorgon)

Gregory Isaacs – Soon Forward (Taxi single)

Black Uhuru – Guess Who's Coming To Dinner (Showcase album, Taxi)

Black Uhuru – Mondays (Chill Out album, Island)

Grace Jones – Private Life (Private Life compilation, Chronicles)

Sly Dunbar – Unmetered Taxi (Sly-Go-Ville album, Island)

Ini Kamoze – Trouble You A Trouble Me (Taxi 12”)

Sly & Robbie – Bass & Trouble (Language Barrier album, Island)

Sly & Robbie – When You're Hot You're Hot (Taxi Connection Live In London album, Island)

Sly & Robbie – Yes We Can Can (Rhythm Killers album, Island)

Half Pint – Greetings (Taxi Connection Live In London album, Island)

Sly & Robbie – My Turf (The Summit album, Ras)

Sly & Robbie/KRS One – Party Together (Silent Assassin album, Island)

Sly & Robbie – Back To Base (A Dub Experience album, Island)

Dennis Brown – Revolution (Taxi single)

Viceroys – Heart Made Of Stone (Taxi single)

Sly & Robbie – The Dub Of Gold (Riders Of The Lost Dub album, Island)

Chaka Demus & Pliers – Murder She Wrote (Taxi single)

Taxi Gang – Viva Terranno (Hail Up Taxi 2 compilation, Tabou One)

The Fugees/Sly & Robbie – Fu-Gee-La (Sly & Robbie Mix) (The Score album, Columbia)

Sly & Robbie/Ansel Collins – El Bang Bang (Red Hills Road album, Tabou One)

Sly & Robbie – Drone Snipers (Dubrising album, Tabou One)

martedì 3 febbraio 2026

 


Disertare l’agenda violenta delle destre

https://ilmanifesto.it/disertare-lagenda-violenta-delle-destre

Dopo aver gonfiato quel che è accaduto a Torino oltre ogni limite, il governo si blocca. E la destra esce da un assurdo vertice politico con nulla in mano


Dopo aver gonfiato quel che è accaduto a Torino oltre ogni limite («terrorismo») e dopo aver per questo annunciato un nuovo, urgentissimo «pacchetto sicurezza» (il quinto o il sesto, abbiamo perso il conto), il governo si blocca. E la destra, disorientata dalle opposte propagande – a questo e a nient’altro servono i «pacchetti» -, spinta dalla Lega in un vicolo cieco dove nulla è mai abbastanza, esce da un assurdo vertice politico nel quale ha coinvolto anche i capi delle forze di polizia (perché non i generali?) con nulla in mano.

Se non la richiesta alle opposizioni di votare insieme una risoluzione, in un clima di unità nazionale fuori dal tempo – e malissimo farebbero le opposizioni a votarla. Dunque il governo dà istruzioni al parlamento e Meloni non smette di recitare parti non sue, dopo aver ordinato ai magistrati il capo d’accusa con cui perseguire i violenti. «Tentato omicidio», ha deciso, eppure per farsi fotografare al capezzale degli agenti contusi ha dovuto sbrigarsi visto che quelli, per fortuna, sono stati presto dimessi.

Non sanno governare ma si impegnano assai a comunicare. Il deprecabilissimo pestaggio di un poliziotto è diventato l’unica notizia della giornata di Torino, più di decine di violenze di segno opposto – e molti video testimoniano di uomini in divisa alla caccia solitaria di qualcuno da colpire, atteggiamento come si è visto pericoloso anche per loro stessi -, più di un’intera manifestazione partecipatissima – il che era senz’altro una notizia vista la piattaforma di convocazione assai radicale. Stavolta i propagandisti al governo devono ringraziare non solo i media compiacenti ma anche chi in piazza ci era arrivato con l’unica intenzione di menare, o di mandare a menare. Minneapolis non c’entra niente, lì i cittadini si difendono da un’aggressione e cercano anzi di evitare lo scontro fisico manifestando con fischietti e telefoni. Sono ovviamente esasperati e provocati, assai più di noi, ma hanno capito che non puoi far scegliere al tuo avversario il terreno della sfida quando ha tutto dalla sua parte, forza e armi comprese, se non vuoi perdere in partenza. Se vuoi evitare lo stato d’assedio.

Ma per favore non diciamo che sono stati i manifestanti cattivi a dare al governo l’occasione per la stretta repressiva, perché questo fa torto non solo alla logica ma anche al calendario. Sono tre anni e mezzo che Meloni governa agitando l’emergenza sicurezza (e alla fine pare aver convinto anche le opposizioni, malgrado le statistiche dicano il contrario). «Impresa di polizia» abbiamo titolato la nostra prima pagina tre settimane fa quando circolavano le bozze dei nuovi provvedimenti repressivi e Torino era di là da venire.

Prima o poi approveranno anche questo ennesimo decreto, quando si metteranno d’accordo e riusciranno a spartirsene i «meriti». Non avrà alcun effetto sulla «sicurezza» reale delle masse impoverite e minacciate dalle guerre ma restringerà ulteriormente il diritto di dissentire e di manifestarlo. Provocando, almeno in chi non intende accettarlo, ulteriore rabbia e bisogno di manifestarla, secondo il copione che la destra ha scritto per noi. Faremmo bene a disertarlo.

Olimpiadi, la cabinovia “imprescindibile” non sarà pronta in tempo: è costata 35 milioni

https://www.lindipendente.online/2026/02/03/olimpiadi-la-cabinovia-imprescindibile-non-sara-pronta-in-tempo-e-costata-35-milioni/

Olimpiadi, la cabinovia “imprescindibile” non sarà pronta in tempo: è costata 35 milioni

Mentre i media nazionali si concentrano sul primo caso di doping delle Olimpiadi Milano-Cortina, quelli internazionali puntano il dito contro i ritardi delle opere: secondo carte visionate da agenzie di stampa internazionali, la cabinovia Apollonio Socrepes non verrà ultimata entro l’inizio dell’evento, tanto che le autorità starebbero operandosi per sostituire l’opera con delle navette. L’impianto, giudicato «imprescindibile», era finito sotto i riflettori mesi fa, quando a causa dei lavori il terreno attorno all’opera era ceduto, provocando un cratere di 15 metri di lunghezza. L’opera doveva rappresentare il pilastro della mobilità olimpica, ma lascia ora in eredità alla comunità disagi, polemiche e un conto salato, costringendo a soluzioni tampone che rischiano di mettere a dura prova un sistema viario già al limite.

La gravità della situazione è emersa chiaramente da una lettera inviata dal responsabile operativo dei Giochi, Andrea Francisi, alle autorità locali. Il documento, motivato dalla «mancata messa in funzione della cabinovia», avverte che «il venir meno, a ridosso dell’avvio delle operazioni olimpiche, di tale infrastruttura strategica genera rilevantissime criticità organizzative, con impatti significativi sulla gestione dei flussi, sulla sicurezza e sulla capacità complessiva del sistema». Per cercare di evitare il collasso della viabilità, già fragile in una valle sprovvista di ferrovia, Francisi ha chiesto formalmente la «temporanea chiusura delle scuole secondarie di primo e secondo grado» di Cortina per i giorni 10, 11 e 12 febbraio, date delle gare femminili di sci alpino.

Tale richiesta emergenziale costituisce la prova definitiva di un fallimento annunciato. La società Simico, stazione appaltante incaricata della realizzazione delle opere fisse, aveva più volte rassicurato sulle tempistiche; fino a pochi giorni fa, il commissario straordinario Fabio Massimo Saldini dichiarava che «i lavori della cabinovia Apollonio‑Socrepes di Cortina stanno proseguendo secondo cronoprogramma». Tuttavia, una comunicazione della Simico del 28 gennaio ha costretto la Fondazione Milano Cortina 2026, organizzatore dei Giochi, a prendere atto del ritardo e a correre ai ripari attivando un costoso “Piano B”, basato su navette e una grande area di parcheggio. Il ritardo ha esacerbato le tensioni latenti tra i due enti, portando a uno scontro a viso aperto. La Simico, in una replica piccata, ha cercato di rimpallare le responsabilità, affermando che «la chiarezza dei ruoli e dei compiti è condizione fondamentale per lavorare al meglio», afermando che «Simico è concentrata su dossier specifici (cabinovia Socrepes inclusa) e non è deputata alla programmazione e alla gestione della logistica». All’interno del medesimo comunicato, l’ente ha anche cercato di deviare l’attenzione, osservando che «sono dossier di altri soggetti la scelta dei tedofori, la gestione dei volontari o l’eventuale chiusura delle scuole».

Al netto delle polemiche, la vicenda ha un costo economico preciso. Il valore dell’appalto è infatti lievitato in modo drammatico: dai 22 milioni di euro iniziali, la stima è salita prima a 28 milioni, per poi alzarsi ulteriormente fino a 35 milioni. Si tratta di un aumento del 60%, direttamente collegato alle problematicità tecniche e ambientali del tracciato. Nel frattempo, a pochi giorni dalla prima gara, la cabinovia non ha ancora ottenuto l’omologazione necessaria. Le speranze sono ora ridotte alla possibilità di un via libera in extremis per il supergigante femminile del 12 febbraio, gara che vedrà la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre l’obiettivo più realistico sembra ormai essere il pieno utilizzo dell’impianto solo in occasione delle Paralimpiadi.

Più in generale, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi, i dati sulle opere non sono affatto confortanti. Secondo quanto riporta SIMICO, su 98 interventi complessivi 40 risultano formalmente conclusi, mentre 29 sono in esecuzione, 27 ancora in fase di progettazione e 2 in gara. L’Arena di Santa Giulia – uno dei simboli del caos in atto – è stata inaugurata in extremis a gennaio, ma resta circondata da gru; durante una partita di test si è aperto anche un buco nel ghiaccio, sollevando dubbi tecnici e riserve da parte di nazionali come USA e Canada. I trasporti rappresentano il vero tallone d’Achille: l’aumento di corse Trenord rischia di creare un effetto domino su linee già congestionate e lo stop alle ferie del personale ha innescato tensioni sindacali. Sul fronte stradale, svincoli strategici slittano al 2027; molte varianti e opere infrastrutturali registrano sforamenti di costi e ritardi che potrebbero lasciare eredità problematiche anche oltre i Giochi.

 


Askatasuna era un luogo di aggregazione, dove si svolgevano attività per bambini, progetti di cultura e di servizio alle persone

Askatasuna era un luogo di aggregazione, dove si svolgevano attività per bambini, progetti di cultura e di servizio alle persone. Aveva una funzione sociale. I centri sociali sono laboratori di libertà e creatività. È sbagliato criminalizzare un'esperienza.


Don Luigi Ciotti. 




 


 


 


Torino, il teorema repressivo e il vuoto della politica

 



Dalla propaganda dell’emergenza sicurezza alla criminalizzazione della piazza: cronaca e retroscena di una gestione autoritaria annunciata

Dopo aver gonfiato quanto accaduto a Torino oltre ogni limite – fino a evocare il “terrorismo” – il governo ha fatto ciò che gli riesce meglio: annunciare l’ennesimo, urgentissimo “pacchetto sicurezza”. Il quinto o il sesto, ormai il conto si è perso. Ma questa volta, dopo giorni di titoli roboanti e di allarmi a reti unificate, la macchina si è inceppata. Il governo si è fermato, la maggioranza ha mostrato tutte le sue crepe e la destra, trascinata dalla Lega in una spirale in cui nulla è mai abbastanza repressivo, è uscita da un surreale vertice politico senza risultati concreti. Un vertice nel quale, fatto non secondario, sono stati coinvolti anche i vertici delle forze di polizia: un dettaglio che racconta più di mille analisi sullo stato dei rapporti tra potere politico e apparati di sicurezza.

Sul piano dei fatti, la repressione non si è però fermata. Una dozzina di persone sono state fermate e portate in Questura, rilasciate nel corso delle ore, in alcuni casi con denunce a piede libero. Tre gli arresti: due immediati, con traduzione in carcere a Torino, e un terzo in differita, avvenuto domenica 1 febbraio. Prima ancora del corteo, la Questura aveva già messo in campo un imponente dispositivo preventivo: 747 persone identificate, 236 veicoli controllati, perfino quattro aerei, oltre a 24 fogli di via da uno a tre anni, dieci avvisi orali e sette Daspo urbani. Numeri che raccontano una città trattata come un teatro di operazioni.

Tra gli arrestati c’è il ventiduenne Angelo Francesco Simionato, accusato di lesioni personali e rapina in concorso: sarebbe stato nel gruppo che ha aggredito l’agente, avrebbe sottratto uno scudo e un manganello, ma senza colpire direttamente. Con lui il trentunenne Pietro Desideri e il trentacinquenne Matteo Campaner, accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. L’udienza di convalida si è svolta ieri, con il gip riservato sulla decisione.

Sul tavolo della Procura è arrivata anche una corposa informativa della Digos, consegnata al procuratore capo Giovanni Bombardieri e alla sostituta Chiara Molinari. Non solo la ricostruzione dei tafferugli attraverso video e immagini, ma anche il “contorno”: la ricerca di presunte regie occulte, l’ipotesi di un piano transnazionale – con presenze da Francia e Belgio – per “mettere a ferro e fuoco” la città, causando danni stimati in 164mila euro. È la vecchia e collaudata teoria dell’“eversione di piazza”, il cuore del teorema che da anni viene agitato contro Askatasuna e, più in generale, contro il mondo dei centri sociali.

Ma ridurre Torino al solo pestaggio dell’agente, diventato l’unica notizia degna di apertura, significa compiere un’operazione di rimozione deliberata. Decine di video e testimonianze raccontano infatti un’altra storia: quella delle violenze esercitate dalle forze dell’ordine sui manifestanti. Fotografɜ manganellatɜ, giovani inseguiti fino in ospedale, lacrimogeni sparati ad altezza uomo, cariche improvvise e cacce solitarie all’uomo. «Sembrava il G8 di Genova», dicono in molti.

Il volto insanguinato di Claudio Francavilla è diventato uno dei simboli di quella giornata. Scende in piazza pacificamente, finisce in mezzo a una carica, resta ferito e viene lasciato a lungo sul ciglio della strada. Federico Guarino, fotografo, viene buttato a terra e manganellato mentre urla “stampa”, nonostante la macchina fotografica e il flash. Cinque giorni di prognosi, nessun nome degli agenti. Francesco Anselmi, dell’agenzia Contrasto, racconta di aver ricevuto un lacrimogeno all’inguine: «Tutti lanci ad altezza uomo, una pratica ormai sdoganata».

Lacrimogeni finiscono sui balconi, contro le finestre dei residenti, uno colpisce persino un passeggino. Camionette lanciate a tutta velocità, manovre azzardate, scene che sembrano cercare l’incidente più che evitarlo. Nei video si vedono manifestanti colpiti mentre scappano, trascinati a terra, manganellati in gruppo. Sei persone fermate “a caso” raccontano di essere rimaste in Questura fino a notte fonda. Una turista francese con un braccio rotto viene allontanata in fretta: forse, così, non denuncerà.

Una quarantina di persone ricorre alle cure mediche, molte altre evitano il pronto soccorso per paura di denunce. Arianna, 19 anni, sviene per i lacrimogeni, ha convulsioni, finisce in ospedale. Anche lì arrivano i poliziotti, chiedono documenti, fotografano, allontanano un minorenne. Al Gradenigo agenti in borghese entrano nelle aree sanitarie, sequestrano di fatto un telefono, chiedono ai medici di ritardare le dimissioni. Pratiche che riportano alla memoria Genova 2001.

Eppure, per il governo, questa è solo l’occasione per un’altra stretta repressiva. Guai però a dire che sarebbero stati gli “antagonisti” a offrire l’alibi: la cronologia smentisce questa favola. Da tre anni e mezzo l’esecutivo Meloni governa agitando l’emergenza sicurezza, preparando pacchetti repressivi ben prima di Torino. Non sanno governare, ma comunicare sì. E mentre la politica si arena, la repressione avanza, lasciando dietro di sé una città ferita e una democrazia sempre più sottile.