Duemilacinquecentonovantasei spedizioni fra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025. È il registro che Amnesty International ha pubblicato il 30 luglio nel rapporto "Made in India": almeno 390.516 parti per armi leggere e 564.970 parti di ordigni esplosivi partite da aziende indiane verso i fornitori diretti dell'esercito israeliano. Fra le forniture, testate per i droni SkyStriker simili a quelle trovate fra le macerie di Khan Younis.
Nelle stesse ore Donald Trump ha annunciato l'accordo per il disarmo completo di Hamas. Il conteggio delle armi arrivate all'altra parte è uscito insieme all'annuncio.
Il criterio con cui Amnesty misura la responsabilità va letto con calma. La Convenzione sul genocidio obbliga a prevenire, e l'obbligo scatta quando uno Stato sa. Dopo le misure cautelari della Corte internazionale di giustizia, scrive la segretaria generale Agnès Callamard, le autorità indiane "non possono credibilmente affermare di ignorare" il rischio di contribuire a quello che Amnesty definisce genocidio.
Il registro italiano dice la stessa cosa con altri numeri. Nel 2025 Israele resta fuori dalle nuove autorizzazioni individuali, perché l'Uama le ha sospese. Intanto, secondo la Relazione dell'Agenzia delle Dogane letta dalla Rete italiana pace e disarmo, verso Israele sono partiti 228 trasferimenti definitivi e 296 riesportazioni. Oltre 22,6 milioni di euro di materiale militare, tutto su licenze rilasciate prima dello stop.
Il 30 luglio, question time al Senato, Antonio Tajani ha risposto al senatore Peppe De Cristofaro che la sospensione anche parziale dell'accordo di associazione Ue-Israele «non sia per il momento la scelta giusta». Nella stessa seduta il ministro ha esibito l'altro registro: 95 civili evacuati da Gaza dal 28 febbraio, 89 dei quali studenti. Dopo fine febbraio, nessuna evacuazione sanitaria. I due registri li tiene lo stesso ministero.
Crisi di Ceuta: a pensar male si fa peccato ma Trump e Netanyahu…
Colpisce la coincidenza temporale tra la crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici.
“A pensar male si fa peccato ma certe volte ci si azzecca”, così si esprimeva alcuni decenni anni fa colui che veniva considerato un Vecchio Saggio o un Grande Vecchio (la seconda definizione aveva finalità negative) della politica italiana, ovvero Giulio Andreotti. La vicenda dell’invasione massiccia dell’enclave spagnola di Ceuta all’interno del Marocco da parte di decine di migliaia di migranti marocchini, algerini, e di chissà quanti altri Paesi africani, sembra proprio una di quelle vicende che richiama il vecchio adagio andreottiano, delineando una possibile azione ibrida USA-Israele con bassa manovalanza marocchina contro una Spagna troppo riottosa e indipendente.
Questa propensione complottista trova una comprensibile spiegazione nei soggetti potenzialmente implicati nella vicenda: Donald Trump e i suoi più zelanti collaboratori, Benjamin Netanyahu, la Monarchia marocchina, il contesto internazionale di questi ultimi anni e soprattutto il venir meno di qualsiasi freno inibitorio negli Stati Uniti e in Israele quanto all’osservanza delle regole minime del diritto e della coesistenza pacifica internazionali che renderebbero tale operazione ibrida/complotto – Venezuela peraltro docet – plausibile. Il bilancio delle vittime è salito a diverse decine di morti e dispersi. Il governo di Pedro Sánchez ha mobilitato l’esercito a supporto della Guardia Civil e lo stesso premier ha parlato apertamente di un «attacco» e di una «violazione della sovranità territoriale» del Paese.
Sul piano strettamente fattuale, due elementi tecnici aiutano a spiegare (ma parzialmente) la tempistica della crisi. Il primo è una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che ha stabilito come i migranti intercettati in mare mentre tentano di raggiungere Ceuta, o l’altra enclave di Melilla, non possano essere respinti immediatamente, restando quindi a carico delle autorità spagnole: una decisione che, secondo i sindacati di polizia, avrebbe involontariamente incentivato nuovi tentativi di attraversamento. Il secondo è la denuncia, sempre da parte dei sindacati della Polizia nazionale, di una scarsa cooperazione delle autorità marocchine nel presidiare il proprio lato del confine — un’accusa che sembrerebbe confermata da diversi video in circolazione nelle ultime ore e che richiama da vicino quanto già avvenuto nel maggio 2021, quando Rabat allentò deliberatamente i controlli per punire Madrid dopo l’accoglienza sanitaria concessa al leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, che si opponeva al riconoscimento della sovranità marocchina sull’ex Sahara spagnolo.
È proprio questo precedente che alimenta oggi, in alcuni ambienti analitici e sui social media, l’ipotesi che la crisi attuale non sia soltanto il prodotto di dinamiche migratorie spontanee, ma rientri in una più ampia strategia di pressione nei confronti della Spagna. La tesi, per essere compresa, va quindi collocata nel contesto delle frizioni reali che negli ultimi mesi hanno opposto il governo spagnolo a Washington e a Israele: Madrid è stato tra i governi europei più netti nel condannare la condotta israeliana a Gaza e nel sostenere iniziative di riconoscimento della Palestina; Sánchez ha espresso forti riserve sull’escalation militare contro l’Iran; e la Spagna è il Paese NATO che più apertamente ha resistito alla richiesta statunitense di portare la spesa militare al 5% del PIL, negoziando un’esenzione esplicita al recente vertice dell’Alleanza svoltosi all’Aja. Tutto questo avrebbe reso Madrid un bersaglio da “disciplinare” agli occhi di Washington e Gerusalemme, in un momento in cui altri governi europei restano più prudenti, per non dire pavidi.
Non è un mistero come il Marocco intrattenga rapporti privilegiati sia con Washington — che nel 2020 ne ha riconosciuto la sovranità sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione con Israele — sia con Gerusalemme stessa, con cui ha relazioni diplomatiche consolidate dagli Accordi di Abramo. In quest’ottica, un allentamento dei controlli alla frontiera di Ceuta rappresenterebbe per Rabat un segnale a basso costo e ad alta visibilità, capace di mettere in difficoltà un governo europeo scomodo senza che nessun effettivo “beneficiario finale” debba rivendicarne la paternità.
Coincidenza e convenienze
Al momento questa è un’interpretazione, ma tutta una serie di indiscrezioni qualche mese fa, e prese di posizione qualche sospetto lo ingenerano, a partire dall’Homeland Security statunitense ai meme hollywoodiani di Musk fino alla menzognera dichiarazione dell’ambasciatore israeliano all’ONU. Nessuna fonte ufficiale, spagnola e marocchina ha fornito elementi che colleghino esplicitamente la crisi migratoria a una rappresaglia coordinata sui tre dossier citati.
Ciò che è invece osservabile empiricamente è la coincidenza temporale tra l’aggravarsi della crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici, oltre alla già citata plausibilità strategica che Rabat possa usare la leva migratoria contro la Spagna per compiacere Washington e Gerusalemme.
La tesi non richiederebbe una regia esplicita e coordinata a tavolino, ma un allineamento di convenienze reciproche:
• Gli Stati Uniti, secondo questa lettura, non dovrebbero fare altro che segnalare – anche informalmente, per via diplomatica riservata – il proprio disappunto verso Madrid, lasciando che sia un partner terzo a tradurlo in pressione concreta, in modo da preservare la deniability; naturalmente di “ascari” in Europa e altrove gli USA ne trovano sempre con ampia facilità.
• Israele trarrebbe un beneficio indiretto da qualunque indebolimento politico di un governo (quello spagnolo) che lo ha criticato con particolare durezza, senza dover intervenire in prima persona; anche se, ad onor del vero, il Governo Netanyahu non si è mai fatto scrupoli nel maltrattare anche quei Governi europei che con il loro silenzio si sono i resi complici di quanto accaduto a Gaza, figurarsi quelli che lo hanno contestato.
• L’effetto politico interno in Spagna sarebbe coerente con questa lettura: la crisi ha già riacceso le richieste dell’opposizione e di alleati europei come l’Italia, con l’ipotesi di sospensione di Schengen nei confronti della Spagna (ammesso che sia possibile e applicabile al caso di Ceuta) per un pugno più duro sull’immigrazione, mettendo Sánchez sulla difensiva proprio mentre gestisce coraggiosamente le tensioni con Washington sulla NATO e con Gerusalemme su Iran e questione palestinese.
In un quadro più generale, la vicenda è pertanto un’occasione irripetibile per forzare ulteriormente la pressione sulle questioni migratorie, all’insegna di quel Governo ormai basato unicamente sulla “gestione della paura” che sempre più contraddistingue le democrazie occidentali, con il precipuo intento – peraltro ampiamente rivendicato pubblicamente dall’Amministrazione Trump e dai suoi inquietanti sostenitori della galassia tecno-feudale (Musk, Thiel, etc.) – di propiziare il successo di quelle forze di destra in Europa più allineate agli aspetti più beceri dell’ideologia MAGA.
Le reazioni italiane alla vicenda naturalmente sono state lontanissime da quella solidarietà europea che ci si aspetterebbe in casi del genere (e che abbiamo invocato in passato) a prescindere dalla connotazione ideologica della maggioranza di governo italiana rispetto a quella spagnola; quello che possiamo aspettarci dall’opposizione spagnola o in Gran Bretagna, Francia e Germania non dovrebbe discostarsi di molto.
In sintesi, come dimostra amaramente anche la vicenda della contesa FIFA-UEFA, l’Europa riesce ormai a mantenere la sua unità solo sul calcio!!! Quindi si merita tutto quello che le sta accadendo a causa dei suoi apparenti nemici (Russia), ma soprattutto dei suoi presunti amici.
Non occorrerebbe mai dimenticare, infatti, che sono state le grossolane omissioni diplomatiche e, soprattutto, le guerre senza fine americane in Medio Oriente a partire dall’inizio del XXI secolo a far esplodere oltre misura i fenomeni migratori verso il Vecchio Continente, con il tragicomico risultato che quest’ultimo ora si trova addirittura sbertucciato (è un understatement ovviamente!) dall’attuale Presidente USA per la scarsa energia nel contrasto alle migrazioni. Con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?
Belly of the Beast non ha trovato alcuna prova dell'esistenza di una base di intelligence russa attiva, tanto meno del tipo di equipaggiamento esteso descritto dal New York Times.
Questa torre di guardia abbandonata è una delle poche strutture rimaste della base di spionaggio di Lourdes a Cuba. Foto: Reed Lindsay.
Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Belly of the Beast , un media indipendente che si occupa di Cuba e delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba. Potete sostenere il loro lavoro su Patreon .
Da quando, a gennaio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto un ordine esecutivo che minaccia dazi doganali su qualsiasi paese che spedisca carburante a Cuba, le principali testate giornalistiche si sono riversate sull'isola per documentare i prolungati blackout , il collasso degli ospedali e le montagne di rifiuti non raccolti .
Molta meno attenzione è stata dedicata alle motivazioni addotte dall'amministrazione per giustificare l'imposizione del blocco.
Il decreto esecutivo afferma che Cuba rappresenta un'“emergenza nazionale” e costituisce una “minaccia insolita e straordinaria” per gli Stati Uniti, elencando una serie di accuse già note, tra cui quella di sponsorizzare il terrorismo e di allearsi con “avversari pericolosi” degli Stati Uniti, come Iran, Hamas, Russia e Cina.
Più nello specifico, l'ordinanza afferma che "Cuba ospita la più grande struttura russa di intelligence per le comunicazioni all'estero, che tenta di rubare informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti".
Per due mesi, l'accusa secondo cui Cuba ospitava un'importante base di spionaggio russa è stata in gran parte ignorata dai media statunitensi. Poi, il 24 marzo, il New York Times ha pubblicato un articolo di Michael Crowley in cui si affermava non solo che la base di spionaggio russa esisteva, ma anche che era "piena di antenne e altre apparecchiature di intercettazione" in grado di spiare il Comando Centrale degli Stati Uniti, le piattaforme di lancio satellitare di Cape Canaveral e la residenza di Trump a Mar-a-Lago.
Crowley ha individuato il luogo: un'ex base sovietica alla periferia dell'Avana chiamata Lourdes, che era stata "temporaneamente chiusa" da Vladimir Putin nel 2001, ma riaperta nel 2014, secondo il Times.
C'è solo un problema con questa storia: la base non esiste.
Il Dipartimento di Stato non ha risposto alla richiesta di commento. Belly of the Beast ha inviato richieste anche al New York Times e a Michael Crowley, ma non ha ricevuto risposta.
Oggi, Lourdes (nota anche come Torrens) ospita l'Università di Scienze Informatiche (UCI) di Cuba. Il team di giornalisti di Belly of the Beast ha trascorso gran parte di due giorni a percorrere il campus, a perlustrare il terreno e a parlare con studenti, docenti e personale. Non abbiamo trovato alcuna prova di una base di intelligence russa attiva, tanto meno del tipo di equipaggiamento esteso descritto dal Times.
«Sembro forse una spia russa?» ha scherzato Malcolm Jarrozai, un professore d'arte di 40 anni che insegna all'UCI e vive in una residenza universitaria dal 2006. «È davvero ridicolo che vengano fatte affermazioni di questo tipo e che testate importanti come il New York Times diano loro spazio e permettano che vengano usate per giustificare politiche contro Cuba».
Malcolm Jarrozai, professore di arte presso l'Università di Informatica, conversa con Liz Oliva Fernández, giornalista di Belly of the Beast. Foto: Alfredo Lazcano Valera
L'ascesa e la caduta di Lourdes
La costruzione di una struttura sovietica per l'intelligence dei segnali (SIGINT) a Cuba iniziò già nel 1962, ancor prima della crisi dei missili di Cuba. Negli anni '80, l'intelligence statunitense affermò che Lourdes era "la base più grande e importante dell'URSS al di fuori dell'Unione Sovietica per la raccolta di informazioni contro gli Stati Uniti".
In un discorso televisivo del 1983, il presidente Ronald Reagan citò Lourdes come prova della minaccia sovietica per opporsi ai tagli al bilancio della difesa proposti dal Congresso. Reagan affermò che la base, estesa su 28 miglia quadrate, era presidiata da 1.500 tecnici sovietici e che il suo numero era aumentato del 60% nel decennio precedente. Due anni dopo, i Dipartimenti di Stato e della Difesa stimarono la presenza a Cuba di ben 14.700 militari sovietici, di cui 2.100 a Lourdes.
Una foto del muro della base russa nota come Lourdes, con le antenne paraboliche sullo sfondo, prima dello smantellamento della base. Foto: Rafael Torrabas.
Anche dopo la caduta dell'Unione Sovietica, la base di Lourdes rimase operativa, con grande costernazione dei neoconservatori e degli intransigenti cubano-americani. Nel 1998, Jane's Intelligence Review scrisse che Lourdes rappresentava ancora "la più grande risorsa all'estero del GRU [servizio di intelligence militare russo]" e forniva il 60-70% dei dati di intelligence elettronica russi sugli Stati Uniti. Due anni dopo, un rapporto del Congresso rilevò la presenza di oltre 1.500 ingegneri, tecnici e militari russi nella base.
Nel gennaio del 2001, la deputata repubblicana Ileana Ros-Lehtinen (FL), nota per le sue posizioni intransigenti anti-Castro, presentò un disegno di legge che avrebbe vietato la cancellazione del debito pubblico russo fino alla chiusura di Lourdes. Dieci mesi dopo, Ros-Lehtinen, per la quale Marco Rubio aveva svolto un tirocinio nei primi anni '90, vide esaudito il suo desiderio.
Il 17 ottobre 2001, il presidente russo Vladimir Putin annunciò l'abbandono di Lourdes da parte della Russia. Il presidente statunitense George W. Bush si congratulò con Putin per aver smantellato una "reliquia della Guerra Fredda" e salutò la notizia come "un'ulteriore conferma della fine della Guerra Fredda".
Ma altri politici statunitensi hanno avuto più difficoltà a lasciarsi alle spalle la Guerra Fredda.
Il centro di intelligence di Lourdes era dotato di enormi antenne paraboliche, che la Russia ha smantellato quando ha chiuso la base tra il 2001 e il 2002. Foto: Rafael Torrabas.
Dalla Russia alla Cina
La chiusura di Lourdes non pose fine alle voci su basi di spionaggio straniere a Cuba. Ancor prima che i russi consegnassero definitivamente la base alle autorità cubane nell'agosto del 2002, El Nuevo Herald pubblicò un articolo in cui si affermava che Lourdes era stata sostituita da una base cinese a Bejucal, una cittadina a circa sette miglia di distanza.
Le accuse secondo cui la Cina stesse usando Cuba per spiare gli Stati Uniti non sono diventate una notizia di rilevanza nazionale fino al 2023, quando il Wall Street Journal ha riportato che i due Paesi avevano raggiunto un "accordo segreto" per la creazione di una base di spionaggio cinese a Cuba. Il Journal, citando funzionari anonimi "a conoscenza di informazioni altamente classificate", ha affermato che la Cina aveva accettato "in linea di principio" di pagare a Cuba "diversi miliardi di dollari per consentirle di costruire una stazione di intercettazione" e ha descritto l'accordo come una "nuova e sfacciata sfida geopolitica" che ha "destato allarme" nell'amministrazione Biden.
Un anno dopo, il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) ha pubblicato un rapporto che, utilizzando immagini satellitari commerciali, ha identificato quattro località a Cuba, tra cui Bejucal, "dove è più probabile che la Cina gestisca" le sue presunte basi di spionaggio.
Il rapporto, che faceva parte del programma "Hidden Reach" del CSIS volto a smascherare l'influenza cinese nel mondo, non ha fornito alcuna prova che le presunte basi di spionaggio a Cuba, anche se reali, fossero gestite dalla Cina. Il CSIS ha recentemente riconosciuto che non vi erano "prove chiare e pubblicamente disponibili" che dimostrassero la presenza cinese a Bejucal.
"Il rapporto orienta le voci e le speculazioni in un'unica direzione: avvalorare la sua conclusione preconcetta secondo cui le capacità di intelligence cinesi si stanno espandendo in modi che minacciano gli interessi statunitensi, con il pieno appoggio di Cuba", ha affermato Fulton Armstrong, ex analista della CIA ed ex responsabile dell'intelligence statunitense per l'America Latina. "Si tratta di un'analisi errata."
Belly of the Beast ha tentato di visitare tre delle quattro località identificate nel rapporto del CSIS. Sembrava trattarsi di installazioni militari cubane, ma non abbiamo trovato alcuna prova di misure di sicurezza rafforzate o della presenza di personale cinese.
In un punto, i posti di guardia apparivano abbandonati. Parte del perimetro della struttura era delimitato da una recinzione arrugginita. Un'altra sezione era fiancheggiata da alberi. L'ingresso principale era sorvegliato da un'anziana donna cubana, una civile disarmata impiegata dal Corpo di Vigilanza e Protezione di Cuba (CVP), un'agenzia statale che fornisce servizi di sicurezza presso scuole, ospedali, negozi e hotel.
In un altro punto, dalla strada si potevano scorgere antenne ricoperte di edera e una parabola satellitare ricoperta di terra.
"Si tratta di una tecnologia ridicolmente vecchia", ha affermato Armstrong dopo aver visionato i filmati provenienti da due delle strutture. "È quasi un insulto alla Cina affermare che questo rappresenti il futuro della loro raccolta di informazioni contro gli Stati Uniti".
Il CSIS ha affermato che la quarta località, vicino a Santiago de Cuba, veniva utilizzata per la costruzione di un sistema di antenne a disposizione circolare (CDAA), una tecnologia dell'era della Guerra Fredda ormai in gran parte obsoleta . Lo stesso rapporto riconosce che Russia e Stati Uniti hanno abbandonato la maggior parte dei loro sistemi CDAA.
Un aggiornamento del CSIS al rapporto pubblicato il mese scorso affermava che i lavori di costruzione erano "in gran parte cessati" e che non vi erano indicazioni che il sito fosse operativo.
Il rapporto del CSIS non menzionava una base di spionaggio russa, limitandosi a notare che Lourdes era stata operativa durante la Guerra Fredda.
Tuttavia, Lourdes era tornata alla ribalta nel 2014, in un periodo di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Russia, quando il New York Times riportò che la Russia aveva in programma di riaprire la base, citando un quotidiano russo e parlamentari russi che "sembravano confermare la notizia". Il giorno successivo, Putin dichiarò che la Russia non aveva tali piani.
Non si è parlato molto della presunta base di spionaggio fino a quando l'ordine esecutivo di Trump non ha riacceso la narrazione del ritorno dei russi a Cuba, sebbene Rubio avesse menzionato Lourdes durante un dibattito delle primarie repubblicane del 2016 contro Trump a Miami: "Ecco un buon accordo... Cuba caccia i russi da Lourdes e caccia la stazione di ascolto cinese a Bejucal".
Nel corso della sua testimonianza di giugno davanti alla Commissione per le relazioni estere del Senato, a Rubio è stato chiesto di fornire prove a sostegno della designazione di Cuba come stato sponsor del terrorismo.
"Cuba continua a ospitare un numero piuttosto consistente di siti di intelligence per conto dei cinesi e dei russi", ha affermato.
Dalla base di spionaggio alla Silicon Valley cubana.
L'ingegnere cubano Rafael Torralbas mise piede per la prima volta nella base russa nell'aprile del 2002. A Torralbas e ad altri due colleghi fu affidato il compito di creare un'università nel giro di pochi mesi.
«Abbiamo dovuto affrontare la sfida di ricevere le installazioni lasciate dai funzionari russi», ha affermato Torralbas. «C'erano enormi antenne [parabole] e ho assistito al processo di smantellamento. C'erano apparecchiature tecnologiche collegate alle antenne, che non avevamo mai visto. Sapevamo che erano lì, ma i funzionari russi le avevano smantellate tutte e ci hanno consegnato gli edifici completamente vuoti».
Torralbas ha affermato che i russi hanno rimosso "assolutamente tutte le antenne" insieme a tutto il resto, compresi mobili e tende. Secondo Torralbas, i russi hanno riportato a casa le attrezzature della base con sei voli di aerei cargo Antonov An-124 Ruslan.
Il 23 settembre 2002, un mese dopo la partenza dell'ultimo russo da Lourdes, l'Università di Scienze Informatiche ha tenuto le sue prime lezioni nei locali della vecchia base, situata a soli due chilometri dall'aeroporto internazionale José Martí dell'Avana.
Negli anni successivi, alcuni degli edifici russi furono demoliti, mentre altri furono riutilizzati. I palazzi che ospitavano il personale russo e le loro famiglie furono trasformati in residenze per studenti e professori. Un asilo nido divenne un centro di tecnologia medica. Un supermercato fu trasformato in una biblioteca.
Attualmente Torralbas ricopre la carica di presidente dell'Havana Science and Technology Park , un polo dell'innovazione situato nel campus dell'UCI, che a suo dire si ispira alla Silicon Valley. Fondato nel 2020, il Parco Tecnologico funge da incubatore per startup tecnologiche cubane, la maggior parte delle quali private (nonostante le affermazioni contrarie dei politici intransigenti della Florida, il settore privato cubano ha prosperato negli ultimi anni). Il parco fornisce inoltre supporto tecnologico ad aziende straniere e statali.
Torralbas afferma che l'idea che Lourdes sia stata riaperta "potrebbe esistere solo nella mente di chi si è inventato quella notizia".
"In questa università non è mai esistito nulla che non fossero edifici scolastici, studenti, centri di sviluppo di informatica, programmi post-laurea, ovvero le normali attività di un'università", ha affermato. "Trovo sconvolgente che qualcuno della comunità dell'intelligence statunitense, con accesso alle immagini satellitari, possa affermare che qui esista una [base di spionaggio]".
L'Università di Scienze Informatiche, che occupa i terreni dell'ex base russa nota come Lourdes, ha laureato migliaia di studenti dalla sua fondazione nel 2002. Foto: Alfredo Lazcano Valera
A caccia di spie russe
Abbiamo trascorso ore a passeggiare per l'ampio campus alberato dell'UCI e a percorrere in auto il perimetro, alla ricerca di eventuali segni di attività di intelligence o installazioni militari. La presenza della sicurezza era minima. Ci muovevamo liberamente e a nessuno sembrava importare chi fossimo o cosa stessimo facendo. C'era una guardia all'ingresso e altre due in un angolo remoto del campus, a sorvegliare quello che sembrava essere un ingresso laterale: una porta di lamiera ondulata parzialmente chiusa. Le guardie, disarmate, hanno affermato di lavorare per una società di sicurezza statale. Non c'erano posti di blocco militari.
Secondo Torralbas, oltre l'80% degli edifici del campus è stato costruito dopo la partenza dei russi, avvenuta 24 anni fa. Nuovi edifici adibiti ad aule, laboratori informatici e centri di ricerca occupano ora i terreni dove un tempo sorgevano le antenne sovietiche.
L'unico resto della vecchia base che abbiamo trovato era una torre di guardia fatiscente vicino al perimetro del campus. Era impossibile salirci perché la scala di metallo era arrugginita da tempo, lasciando visibile solo un piccolo pezzo in cima.
Quanto all'affermazione del New York Times secondo cui il parco divertimenti Lourdes, riaperto di recente, "è pieno di antenne", abbiamo infine trovato due antenne per telefoni cellulari appartenenti a ETECSA, la compagnia di telecomunicazioni statale.
Una delle poche antenne visibili all'interno dell'università. Il personale universitario afferma che si tratta di un'antenna per telefoni cellulari di proprietà della compagnia di telecomunicazioni statale cubana. Foto: Reed Lindsa
«Ci troviamo in una zona rurale, quindi questo è l'unico modo in cui possiamo avere copertura per telefonate, messaggi, internet e tutto il resto», ha spiegato Héctor González, laureato all'UCI che ora lavora nel dipartimento di comunicazione dell'università. «Le antenne che c'erano qui [sotto il dominio russo] e che sono state smantellate erano diverse. Erano enormi parabole satellitari, come quelle che si vedono in alcune vecchie foto, radar giganti alti diversi metri. Queste sono semplici antenne per la rete mobile».
Il campus era quasi deserto. Attualmente all'UCI sono iscritti oltre 2.500 studenti universitari, ma solo una manciata era presente nel campus.
Il blocco petrolifero ha paralizzato il trasporto pubblico a Cuba. A febbraio, con studenti e professori impossibilitati a raggiungere le aule, le università cubane sono passate alla didattica a distanza e ibrida, sospendendo la maggior parte delle lezioni in presenza.
"È un peccato che i nostri studenti non siano qui oggi", ha detto Aylín Estrada, laureata all'UCI e ora preside dell'università, che ci ha accompagnato in una visita guidata di uno dei nuovi edifici scolastici, che ospita decine di aule. "Normalmente questi corridoi sono pieni di studenti, sorridenti, intenti a imparare."
"Quegli edifici laggiù una volta erano destinati a chi lavorava [nella base]", ha detto Franklin Quintana, uno sviluppatore di software di 37 anni, indicando i palazzi di cinque piani di un verde sbiadito che ora ospitano il personale universitario.
Quintana, che di recente è tornato all'università per lavorare come sviluppatore di software, ha scosso la testa quando gli è stato chiesto della base di spionaggio.
«È una giustificazione falsa. Non c'è altro modo di interpretarla», ha affermato.
«Rubio dovrebbe venire a cercarlo di persona, allora. Che lo cerchi e dimostri che è qui», ha detto Estrella Luque, 68 anni, amministratrice scolastica, i cui figli si sono laureati all'UCI e ora sono professori. «Cuba non rappresenta una minaccia per nessuno. Non credo che chiunque abbia un minimo di buon senso possa crederlo».
Dopo aver visto i suoi figli studiare e poi insegnare all'università, Luque ha affermato di essere rimasta rattristata nel vedere il campus senza studenti.
«Possono pure dire che siamo uno stato fallito, se vogliono… ma nessuno può ignorare o negare l'impatto del blocco», ha affermato Luque. «Un paese come questa piccola isola, che non ha praticamente risorse naturali – non siamo un'isola produttrice di petrolio né un paese con risorse abbondanti – se non si permette l'ingresso del petrolio, naturalmente tutto comincia a crollare. Questo è ciò che sta accadendo a noi. Ma eccoci qui. Andiamo avanti».
Dalla base aerea di Nevatim, senza orario annunciato e senza giornalisti a bordo, il 27 luglio è decollato il Wing of Zion con Benjamin Netanyahu diretto a Washington. Poche ore dopo l'aereo era sopra l'Italia. Ynet, con la firma di Itamar Eichner, aggiunge la riga che sposta la vicenda: la rotta era stata concordata con Roma e Parigi, e i due governi avevano assicurato a Israele il passaggio sicuro.
Sul primo ministro israeliano pende dal 21 novembre 2024 un mandato d'arresto della Corte penale internazionale che gli attribuisce anche il crimine di "affamamento come metodo di guerra", e nel dicembre 2025 la Camera d'appello ha respinto il ricorso con cui Israele chiedeva di cancellarlo. L'Italia è Stato parte dello Statuto di Roma. Quando un gruppo di legali chiese gli atti dei sorvoli precedenti, nell'ottobre 2025, la presidenza del Consiglio rispose per iscritto di "non avere agli atti la documentazione richiesta".
Nelle stesse ore alla Farnesina si aprivano le sessioni tecniche dell'Alleanza globale per la soluzione a due Stati, con una trentina di delegazioni. Per il 29 luglio è previsto il segmento di alto livello copresieduto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal saudita Faisal bin Farhan. A Rainews, il 28 luglio, Tajani ha chiesto che «il governo israeliano dopo la campagna elettorale abbia il coraggio di dire basta e fermare queste persone», i coloni. Il voto israeliano è il 27 ottobre, con tre mesi di attesa.
L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nel rapporto del 23 luglio, conta 59 palestinesi uccisi e oltre centonovanta feriti fra il 15 e il 22 luglio. Dall'annuncio del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, i morti sono 1.180.
«Roma è capitale di pace», ha detto Tajani nella stessa intervista, «siamo stati scelti perché siamo in grado di interloquire con tutti». Il 27 luglio l'interlocuzione con Gerusalemme c'è stata, e ha riguardato un corridoio aereo.Dalla base aerea di Nevatim, senza orario annunciato e senza giornalisti a bordo, il 27 luglio è decollato il Wing of Zion con Benjamin Netanyahu diretto a Washington. Poche ore dopo l'aereo era sopra l'Italia. Ynet, con la firma di Itamar Eichner, aggiunge la riga che sposta la vicenda: la rotta era stata concordata con Roma e Parigi, e i due governi avevano assicurato a Israele il passaggio sicuro.
Sul primo ministro israeliano pende dal 21 novembre 2024 un mandato d'arresto della Corte penale internazionale che gli attribuisce anche il crimine di "affamamento come metodo di guerra", e nel dicembre 2025 la Camera d'appello ha respinto il ricorso con cui Israele chiedeva di cancellarlo. L'Italia è Stato parte dello Statuto di Roma. Quando un gruppo di legali chiese gli atti dei sorvoli precedenti, nell'ottobre 2025, la presidenza del Consiglio rispose per iscritto di "non avere agli atti la documentazione richiesta".
Nelle stesse ore alla Farnesina si aprivano le sessioni tecniche dell'Alleanza globale per la soluzione a due Stati, con una trentina di delegazioni. Per il 29 luglio è previsto il segmento di alto livello copresieduto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal saudita Faisal bin Farhan. A Rainews, il 28 luglio, Tajani ha chiesto che «il governo israeliano dopo la campagna elettorale abbia il coraggio di dire basta e fermare queste persone», i coloni. Il voto israeliano è il 27 ottobre, con tre mesi di attesa.
L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nel rapporto del 23 luglio, conta 59 palestinesi uccisi e oltre centonovanta feriti fra il 15 e il 22 luglio. Dall'annuncio del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, i morti sono 1.180.
«Roma è capitale di pace», ha detto Tajani nella stessa intervista, «siamo stati scelti perché siamo in grado di interloquire con tutti». Il 27 luglio l'interlocuzione con Gerusalemme c'è stata, e ha riguardato un corridoio aereo.
Rita Marley – The Beauty Of God's Plan (Who Feels It Knows It album, Tuff Gong) Amarra/Joe Ariwa – One Draw (Ariwa single) Alaine – Love Again (Ghetto Youths International single) Shuga – Man I Need (Kevo Gitz single) Queen Ifrica – Mom Like Me (Nuh Rush single) Mad Elaine/Queen Ifrica – Selfishness (From My Heart To Your Heart album, Jah Wheel) Rafeelya – Danger In Your Eyes (Thompson Sound single) Jah 9 – Match (The Open Heart Project EP, VP) Kelissa – Trying (The Good Side Of Things album, Kelissa Music) Aleighcia Scott – Gwreiddiau (Recordiau Cosh single) Rowsi/Soul Adventurers – Ser (La Panchita single) Xana Romeo – Mother (The Divine Blueprint album, Charmax) Xana Romeo/Jallanzo – Mother Earth Dub (The Divine Dub album, Charmax) Aza Lineage – Fight Fe Me Love (Rebel Daawta album, VP) Da Fuchaman/Joe Ariwa – We Get High (Ariwa single) Blvck H3ro – Liberate (Oneness single) Kabaka Pyramid – Rotation (Bebble Rock/Ghetto Youths International) T.O.K.- Rub A Dub Style (Nah Lef Ya single) Freddie McGregor – Calling Mr. Speaker (Rick single) Hard Rubbish Horns – Calling All Horns (Rick single) Lloyd Parks – Police & Thieves (DubShot single) The Wailers – Lively Up Yourself (African Herbsman album, Trojan) Impact All Stars – End Dust (Randy's 50 Anniversary Chapter One compilation, 17 North Parade) Herman - Ho How Happy (Aquarius single) Dandy Livingstone – Trouble In Town (Skank & Groove single) George Philip – One One (Studio One single) Carlton & The Shoes – I Got Soul (Studio One single) The Tennors – I've Got To Get You Out Of My Mind (Island single) Lord Creator – Kingston Town (Nice & Ruff compilation, Music Club) Joe Nolan – Cool It With Reggae (Caltone single) Bobby Ellis & Crystalites – Shuntin' (Song Bird single) Val Bennett -. Wonder Music (BA/DKR single) Rudy Mills – Place Called Happiness (Move & Groove single) Hemsley Morris – Little Things (Solid Gold From The Vaults Vol.3 compilation, Trojan) Errol Dunkley – A Little Way Different (Creation Rockers Vol. 1 compilation, Trojan) Dave Barker/Glen Brown – Festive Spirit (Harry J single) Tommy McCook/Rad Wilson – More Music (Creation Rockers Vol. 2 compilation, Trojan) Natural Youth – The Jungle Skank (Treasure Isle single)