domenica 22 marzo 2026

Cisgiordania, bruciano i villaggi palestinesi attaccati dai coloni israeliani

https://tg.la7.it/esteri/cisgiordania-coloni-israeliani-villaggi-palestinesi-22-03-2026-254450

Segnalati oltre 20 attacchi e 11 palestinesi feriti, secondo il quotidiano israeliano Haaretz

di Alessandra Livi

22.03.2026 11:45


Mentre i riflettori internazionali sono puntati soprattutto sugli attacchi in Iran e in Libano, con le risposte dei Paesi del Golfo e la crisi energetica dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz, non si fermano e anzi sono decisamente aumentate le violenze dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania. 

Queste immagini vengono da lì e risalgono alla notte appena trascorsa, tra il 21 e il 22 marzo 2026.

Cosa è successo

Sono le immagini degli incendi su diversi villaggi - tra questi Qaryout e al-Fandaqumiya - e le città palestinesi, tra cui Betlemme e Seilat al-Dahr, a sud di Jenin.

La modalità sembra essere stata sempre la stessa: i coloni israeliani hanno incendiato case e auto. Secondo le accuse dei palestinesi hanno tentato anche di bruciare vive le famiglie. 

La notizia è stata confermata anche dal quotidiano israeliano Haaretz che parla di 20 attacchi da parte dei coloni, e 11 palestinesi feriti.

La famiglia uccisa

Una settimana fa fece impressione la notizia di una famiglia palestinese uccisa sotto il fuoco dell'esercito israeliano. Padre, madre e due figli piccoli morti mentre altri due feriti sono riusciti a sopravvivere. 

Secondo le Nazioni Unite, gran parte della Cisgiordania occupata è rimasta soggetta a severe restrizioni alla circolazione sin dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il 28 febbraio. Più in generale, la violenza nella regione è aumentata drasticamente a partire dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, che hanno dato inizio alla guerra a Gaza.

Tra il 7 ottobre 2023 e l'8 marzo 2026, l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha affermato che 1.064 palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata, tra cui almeno 231 bambini.

Israele sta distruggendo un ponte dopo l'altro, in modo cruciale, nel Libano meridionale

Israele sta distruggendo un ponte dopo l'altro, in modo cruciale, nel Libano meridionale. I civili non possono fuggire. Le ambulanze non possono raggiungere i feriti. Intere comunità sono isolate, private di cibo, medicine e beni di prima necessità. Questo è intenzionale. Questo è un crimine contro l'umanità.       


https://x.com/sahouraxo/status/2035717784261247051?s=20

R&D Vibes 20 marzo 2026 - Don’t Know Who To Trust

https://radiosonar.net/podcast/rd-vibes-9-23-dont-know-who-to-trust/

Nel rispetto del silenzio elettorale, R&D Vibes va in onda eccezionalmente venerdì 20 marzo dalle 20 alle 21.30 con lo speciale sul referendum del 22-23 marzo 2026. Insieme a Bruno Mola – membro del Comitato per il NO – analizziamo i rischi della riforma, dalla politicizzazione della magistratura alla deriva dei “pieni poteri”. Non mancheranno tante freschissime uscite reggae, l’Almanacco di Laganà che celebra il compleanno di Natty King e il grande ritorno di “Piccoli Libri” con la recensione de “Le Avventure di Peter Pan” curata da Junior Green. Un mix necessario di informazione e vibrazioni per arrivare alle urne in modo consapevole.


Theme tune – LINEA DI MASSA LDM Sound System – Reasoning (unreleased)

01 – Natty King – Evil Surround Me (House Of Riddim)

02 – Singing Gold & Natty King – Rise Up (Country Yard)

03 – Earl Sixteen – Staying On Jah Mission (Indica Dubs’ new release)

04 – Indica Dubs & Forward Fever – Dub Mission (Indica Dubs’ new release)

05 – Earl Sixteen & Heptones – The World Has Begun (Cha Cha – Partial Records RE)

06 – King Tubbys – Rising Dub (Cha Cha – Partial Records RE)

07 – Johnny Clarke – Dont Know Who to Trust (Patate Records RE)

08 – Johnny Clarke & King Tubby – Dont Know Who to Trust (Dub version) (Patate Records RE)

09 – Marcus I meets aDUBta & The Black Oak Roots Allstars – Upful  (F-Spot Records’ new release)

10 – Marcus I meets aDUBta & the Black Oak Roots Allstars – Youthman  (F-Spot Records’ new release)

11 – Marcus I meets aDUBta & the Black Oak Roots Allstars – Game Over (F-Spot Records’ new release)

12 – 12 Tribes Of Mars – Push On (Dubophonic Records’ pre-release)

13 – SunDub feat. Mike Love and Earl “Chinna” Smith – Sent Us Away (Easy Star Records-Jackson Yard Records’ new release)

14 – Blac – This Too Shall Pass (Jah Catalyst’s new release)

15 – Jah Wind and Don Fe – Passing Dreams (Jah Catalyst’s new release)

16 – FAB I&I – I Try  (FAB I&I prod. new release)

17 – Delroy Wilson – Changing for you (Patate Record RE)

18 – Fido Guido & Don Ciccio – Nu Mare Come Quiste (Love University Records’ new release)

19 – Blackout Ja – Unu Betta Move (South Rockers Records’ new release)

20 – Dawn Penn – No, No, NO (Big Beat – Studio 1)

 

Discorso di Pericle agli Ateniesi - Paolo Rossi a Ballarò


 

Soul Shakedown Party on Hitz 92 FM Jamaica March 19

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-03-21T03_12_38-07_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-03-21T03_12_38-07_00.mp3

Junior Kelly – Receive (A.Ta.Fa.An. single)
Sizzla – Show Some Love (A.Ta.Fa.An. Single)
Luciano/Bob Andy – Creating Our History (A.Ta.Fa.An. Single)
Jesse Royal – Set It Straight (A.Ta.Fa.An. Single)
Mark Wonder/Bob Andy – Can't Stand This (A.Ta.Fa.An. Single)
Mark Wonder/Sizzla – Guiding Light (Working Wonders album, Oneness/Al.Ta.Fa.An.)
Torch/Turbulence – False Pretense (Path To Success album, Bad-Hasai Muzik)
Iyatah Shai/Turbulence – Gideon Time (A.Ta.Fa.An. Single)
Laydee Vee/Sizzla – Style Of Your Stars (A.Ta.Fa.An. Single)
Althea Hewitt – My Black (A.Ta.Fa.An. Single)
Junior Kelly – Piece Of The Pie (A.Ta.Fa.An. Single)
Mark Wonder – Working Wonders (Working Wonders album, Oneness/Al.Ta.Fa.An.)
Mortimer – Round & Round (Zion I Kings single)
Keith Rowe – Love Gets Sweeter (All Fruits Ripe compilation, Fruits)
Keith & Tex – Do For Love (Rebel Sound single)
Keith & Tex – Do For Dub (Rebel Sound single)

sabato 21 marzo 2026

I Roots Riddim


venerdì 20 marzo 2026

 

African Sunshine Riddim



giovedì 19 marzo 2026

Coloni israeliani partecipano a un “tour safari” per osservare detenuti palestinesi mentre vengono umiliati

https://www.infopal.it/coloni-israeliani-partecipano-a-un-tour-safari-per-osservare-detenuti-palestinesi-mentre-vengono-umiliati/


Gerusalemme occupata – Quds News. Il capo del Servizio Penitenziario Israeliano (IPS) ha invitato un gruppo di coloni a un “tour safari” per osservare detenuti palestinesi mentre venivano umiliati, sdraiati a terra e ammanettati, in un aumento di attacchi contro i detenuti e di segnalazioni di torture.

Secondo un rapporto pubblicato dal sito di notizie israeliano Shomrim, coloni israeliani provenienti dall’insediamento illegale di Har Homa, a Gerusalemme occupata, hanno visitato una delle carceri più sicure di Israele.

Il Commissario capo Kobi Yaakobi stava ospitando i coloni. Il tour, osserva il rapporto, ha incluso una visita a diverse sezioni detentive, una lezione della Torah e persino il pranzo.

“È importante sottolineare: le strutture del Servizio Penitenziario Israeliano non sono aperte alle visite di cittadini che desiderano ‘restare impressionati’ e prevedono rigorose procedure di ingresso su chi è autorizzato ad entrare”, ha osservato l’articolo.

L’IPS è da tempo selettivo riguardo a chi può entrare nelle sue strutture, comprese restrizioni alle visite di familiari e avvocati, nonché divieti per i gruppi per i diritti umani di condurre indagini.

A settembre, i funzionari del servizio penitenziario hanno ribadito il divieto generale alle visite della Croce Rossa ai detenuti palestinesi, insistendo sul fatto che il loro ingresso rappresenterebbe una “minaccia alla sicurezza nazionale”.

Shomrim riferisce che oltre 20 coloni sono stati prelevati da Har Homa e portati alla prigione di Nitzan, vicino a Ramla, dove l’autore ha descritto la visita come un tour “safari”. Ai detenuti è stato imposto di sdraiarsi a terra, ammanettati, hanno dichiarato i visitatori del carcere.



Una fonte dell’IPS ha indicato che questo è il modo in cui i detenuti vengono immobilizzati durante le attività operative.

Dopo una sessione di domande e risposte, ai coloni è stato servito un pranzo sontuoso appositamente preparato, osserva il rapporto.

Oltre 9.300 palestinesi, tra cui bambini, donne e giornalisti, sono detenuti nelle carceri israeliane. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso il 19 gennaio dai gruppi di difesa dei prigionieri palestinesi, da ottobre 2023, quando Israele ha lanciato la sua offensiva su Gaza, fino a oggi, il numero degli ostaggi palestinesi è raddoppiato.

Secondo la Commissione per i detenuti e il PPS, circa 87 detenuti noti sono morti nelle carceri israeliane dall’inizio del genocidio israeliano a Gaza, tra segnalazioni di torture e negligenza medica. Tra loro vi sono almeno 51 detenuti provenienti da Gaza e un bambino, il numero più alto nella storia.

Dal 1967, un totale di 324 prigionieri palestinesi è morto nelle carceri dell’occupazione israeliana. I gruppi hanno affermato che le identità di molti martiri tra i detenuti di Gaza restano non divulgate, poiché l’occupazione israeliana continua a occultarle, rendendo questa la “fase più sanguinosa nella storia del movimento dei prigionieri”.

Secondo un rapporto recentemente pubblicato da Physicians for Human Rights–Israel (PHRI), basato su dati ottenuti dall’esercito israeliano e dal Servizio Penitenziario Israeliano (IPS), 98 palestinesi sono morti nelle carceri israeliane e nei centri di detenzione militare da ottobre 2023, in molti casi apparentemente come risultato diretto di torture, negligenza medica e privazione di cibo da parte di soldati e agenti penitenziari. Tra i detenuti provenienti da Gaza, che costituiscono la maggioranza, meno di un terzo è stato classificato dallo stesso esercito israeliano come militante, il che significa che Israele è stato responsabile della morte di decine di civili palestinesi in custodia.

mercoledì 18 marzo 2026

 

Solution Riddim


 

Alarm phone: «Strage di migranti al largo della Libia»

https://ilmanifesto.it/alarm-phone-strage-di-migranti-nella-bufera

LA LEGGE DEL MALE Il governo manda la Sea Watch 5 a Marina Carrara, l’ong: «È tortura, disobbediamo»


Diciassette persone partite dalla Libia sono annegate, travolte dalle onde a nord est di Tripoli. Sul barcone erano in 62, i sopravvissuti sono stati riportati indietro dalla sedicente «guardia costiera». Che ha rifiutato di mettersi alla ricerca di una seconda imbarcazione in difficoltà, sostenendo di non avere abbastanza mezzi a disposizione. A bordo c’erano 38 persone. «È molto difficile che siano ancora vive», dicono da Alarm Phone, il centralino che diffonde le richieste di aiuto dei migranti in pericolo. Ap aveva ricevuto i due sos, insieme a quelli di altri casi ancora aperti mentre in mare è arrivata la tempesta, e chiesto l’intervento delle autorità competenti tra domenica e lunedì. Alla fine ieri ha dato notizia della nuova strage.

Oltre 100 persone che viaggiavano su due diverse barche sono invece divise tra la piattaforma Miskar, che estrae gas davanti alle coste tunisine di Gabés, e il mercantile Maridive. Anche loro avevano lanciato l’allarme attraverso Ap nei giorni scorsi. «Stiamo facendo pressioni sulle autorità affinché si muovano, ma ancora non abbiamo riscontri», aveva spiegato ieri Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch.

Ieri l’ong ha presentato un ricorso d’urgenza al tribunale di Palermo per lo sbarco dei minori a bordo della sua nave. Domenica ha salvato 93 persone in due interventi. Particolarmente complicato il secondo, con naufraghi in grave stato di ipotermia, alcuni affetti da disabilità e malattie croniche. Per nove di loro le autorità italiane hanno autorizzato lo sbarco d’emergenza a Lampedusa. Per tutte le altre hanno indicato il porto di Marina di Carrara, poco sotto La Spezia, a oltre 1.100 chilometri di navigazione. Con il mare in tempesta, ieri sera la decisione: «Basta così. Non sottoporremo le 57 persone ancora a bordo a un viaggio di altri 1.100 chilometri per raggiungere Marina di Carrara. È tortura di Stato. Disobbediamo a questo ordine assurdo e facciamo rotta verso Trapani».

L’ong si era appellata ai giudici siciliani, almeno per i naufraghi più giovani: il tribunale di Palermo aveva ordinato lo sbarco immediato di 20 minori non accompagnati e tre bambini con le famiglie. La Sea Watch 5 si era poi portata a ridosso delle coste siciliane per cercare riparo. Tutti avevano vissuto una notte difficile, tra vento e onde. Il capitano sarebbe voluto entrare in porto, invece dalla guardia costiera era giunto l’ok solo per il trasbordo al largo, davanti a Mazara del Vallo. «Con questa prassi si creano inutili pericoli – aveva spiegato Linardi – Sta accadendo qualcosa di gravissimo: il governo ignora la presenza di persone in pericolo in mare aperto e sulla Miskar, mentre costringe quelle salvate da Sea Watch a una traversata assimilabile a un trattamento disumano e degradante. Imporre altri quattro giorni di navigazione con questo tempo a persone così vulnerabili è pura disumanità». Alla fine la decisione di disobbedire.

Intanto ieri sono arrivati a Civitavecchia i 123 migranti soccorsi da Emergency con la Life support in tre diverse operazioni tra il 13 e 14 marzo. «Un ragazzo del Sud Sudan ci ha raccontato di aver dovuto interrompere gli studi a causa della guerra e di uccisioni di massa. Il suo desiderio più grande è riprendere gli studi, a lui e a tutti i naufraghi auguro di trovare la protezione che meritano e di riuscire a realizzare le loro aspirazioni», ha raccontato Annachiara Burgio, mediatrice culturale a bordo della nave. Oggi è attesa a Vibo Valentia la Aita Mari con 32 persone. Dall’inizio del 2026 sono sbarcate in Italia circa 5.500 persone. Un numero basso, mentre altissimo è quello dei morti nel Mediterraneo centrale nei primi due mesi e mezzo dell’anno: circa 600, contando solo quelli confermati.

Nel porto di Gioia Tauro cinque container di materiale bellico per Israele

https://contropiano.org/regionali/calabria/2026/03/16/nel-porto-di-gioia-tauro-cinque-container-di-materiale-bellico-per-israele-0193057

di Radio Onda D'Urto - Linda Maggiori- Usb


Ci sono cinque container carichi di materiale bellico che starebbero per partire verso Israele dal porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

A riferirlo è un articolo della giornalista Linda Maggiori pubblicato su Pressenza.com in cui la Maggiori cita “fonti della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG) che hanno rivelato che nel porto di Gioia Tauro sono attualmente presenti cinque container con molta probabilità contenenti materiale bellico, in partenza per Israele domenica 15 marzo. Il fondato sospetto è che si tratti di acciaio balistico o cartucce per proiettili (pezzi di ottone modellati in involucri per munizioni).

Il materiale secondo le bolle di carico e i tracciamenti dei container proviene dall’India, nello specifico dall’azienda di acciaio balistico R L Steels & Energy Ltd di Aurangabad. Azienda che fornisce anche il settore della difesa israeliano e che già nel dicembre 2025 aveva consegnato 125 tonnellate di proiettili da 155 mm alla fabbrica di armi IMI Systems”.

Sempre la Maggiori aggiunge che “dalla Spagna e dal Portogallo i container dovrebbero essere diretti a Gioia Tauro per essere spediti (dopo transhipment) a Israele.  A Gioia Tauro intanto si sta preparando una mobilitazione popolare, per provare a  fermare non solo questi cinque container in partenza, ma anche tutti gli altri che arriveranno”.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista alla giornalista Linda Maggiori. Ascolta su radiondadurto.org 

Un comunicato di USB Porti e Calabria su quanto sta avvenendo nel porto di Gioia Tauro

L’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dalla giornalista Linda Maggiori ha portato all’attenzione pubblica un possibile traffico di componenti militari destinati a Israele che coinvolgerebbe anche il porto di Gioia Tauro.
Secondo questa ricostruzione, basata sul lavoro di monitoraggio dell’organizzazione internazionale No Harbour for Genocide, un gruppo di container partito dall’India e diretto verso i porti israeliani di Port of Ashdod e Port of Haifa conterrebbe acciaio balistico o componenti per munizionamento destinati all’industria militare.
In questo quadro il porto di Gioia Tauro risulterebbe uno dei nodi logistici utilizzati per il trasferimento dei container lungo la catena del trasporto marittimo internazionale.
I container segnalati nei giorni scorsi hanno lasciato ieri il porto a bordo della nave MSC Lucy. La partenza della nave è stata anticipata di circa dodici ore rispetto al programma previsto.
Una circostanza che pone interrogativi legittimi: si è trattato semplicemente di operazioni portuali concluse con particolare rapidità oppure della volontà di evitare possibili controlli dopo le richieste di ispezione presentate alle autorità competenti nell’ambito di un’azione internazionale promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) e dalle reti pro-Palestina di Italia, Spagna, Portogallo e Grecia?
Nel frattempo è attesa nel porto di Gioia Tauro la nave MSC Siena, proveniente dalla Spagna, che trasporterebbe altri tre container appartenenti alla stessa spedizione già segnalata.
Per questo chiediamo con forza che Dogana e Guardia di Finanza effettuino immediatamente le verifiche necessarie sui container in arrivo. Gli organi competenti sono già stati messi a conoscenza dei numeri identificativi dei container: effettuare i controlli richiederebbe poco tempo e permetterebbe di fare piena chiarezza su quanto sta accadendo.
In tutto il mondo i lavoratori della logistica e dei porti stanno sollevando il problema della propria responsabilità nella catena della guerra. Chiediamo ai lavoratori portuali di Gioia Tauro di non rendersi complici della filiera bellica e di rivendicare il diritto di non collaborare con operazioni che alimentano guerre, distruzione e massacri.
In molti porti del mondo lavoratrici e lavoratori hanno già scelto di non movimentare carichi destinati a conflitti armati quando esistono dubbi fondati sulla natura delle merci. Non si tratta di gesti simbolici, ma dell’affermazione concreta della dignità del lavoro e del rispetto dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione.
Per questo chiediamo che i container in arrivo con la MSC Siena non vengano movimentati fino a quando non saranno effettuati i controlli richiesti.
Allo stesso tempo è necessario dirlo con chiarezza: non si può scaricare tutta la responsabilità sui lavoratori. Non si può pretendere che siano solo i portuali a farsi carico di decisioni che riguardano scelte politiche, controlli istituzionali e responsabilità delle imprese.
Serve uno sforzo collettivo della società civile, delle associazioni, dei movimenti, delle realtà sociali e democratiche e soprattutto delle istituzioni del territorio per pretendere trasparenza e rispetto delle leggi.
Per discutere pubblicamente di questa situazione e coordinare le iniziative da intraprendere invitiamo tutte e tutti a partecipare a un’assemblea pubblica che si terrà lunedì 16 marzo alle ore 18.00 presso la Casa del Popolo “Giuseppe Valarioti” di Rosarno.
La questione riguarda il nostro territorio, il nostro porto, la sicurezza delle nostre comunità e il netto rifiuto di trasformare infrastrutture civili in ingranaggi delle guerre di saccheggio e di occupazione.

USB Calabria
Orsa Porti Gioia Tauro