Dopo l'invasione dell'Ucraina, nel 2022, si era deciso di cancellare la dipendenza dell'Europa dalle fonti fossili. Si doveva fare applicando il Green Deal, spendendo soldi europei (il PNRR e RePowerEU) per passare da gas e petrolio all'elettricità da fonti rinnovabili. Poi però tanti europei hanno pensato che era un bidone, e che si rovinava il paesaggio (invece ingentilito dalle centrali elettriche...). Tante aziende europee hanno pensato che era meglio continuare a guadagnare con le vecchie tecnologie "sporche" che investire, rischiando, in quelle nuove. E tanti Stati europei son stati sommersi dall'onda sovranista. Il risultato è che adesso, con il blocco dei flussi di oil&gas, il mondo ci crolla addosso.
Per l'Italia è anche peggio. Dopo anni di crescita costante, nel 2025 le nuove installazioni di rinnovabili in Italia sono scese da 7,5 a 7,2 GW (-4%), dice uno studio di Italy for Climate. Grande mossa, ottima scelta di tempo, proprio mentre i prezzi dell’energia schizzano in alto. Tra il 2008 e il 2014 la potenza installata da rinnovabili in Italia è passata da 24 a 51 GW, e secondo i conti del rapporto in quella fase l’Italia è riuscita a ridurre la quota di fabbisogno energetico coperta da importazioni dall’83% al 76%. Meno acquisti dall’estero, meno esposizione ai mercati e un risparmio annuo valutato in circa 3,5 miliardi di euro l'anno.
Sempre nel 2025, oltre a buttare soldi, anche le emissioni di gas serra sono cresciute, dice l'Ispra, dello 0,2%. L’Italia peraltro è ancora fanalino di coda in Ue: sempre nel 2025 la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11, la Francia 8. Il tasso di dipendenza energetica (importazioni di energia da fossili) dell'Italia è al 74%.




