mercoledì 1 aprile 2026

ECOCIDIO A GAZA: ISRAELE AVVELENA L’ULTIMA FONTE D’ACQUA DI UN POPOLO Assetato

ECOCIDIO A GAZA: ISRAELE AVVELENA L’ULTIMA FONTE D’ACQUA DI UN POPOLO Assetato.

C’è un modo per annientare un popolo senza sparare un solo colpo: togliergli l’acqua.      


https://x.com/Fabio65C/status/2039056333970788651?s=20


Strage nel Mediterraneo, doppio naufragio tra Egeo e Lampedusa

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/migranti-mediterraneo-diritti-umani-rifugiati-morti.html

Due naufragi in poche ore: 36 vittime accertate, tra cui un bambino. Decine i superstiti, alcuni in condizioni gravissime. Proseguono le ricerche dei dispersi


Una nuova, drammatica giornata nel Mediterraneo segna l’ennesima tragedia delle rotte migratorie. Diciotto migranti sono morti nel Mar Egeo, al largo di Bodrum, in Turchia, mentre altre diciotto vittime sono state recuperate a Lampedusa. Scene di dolore e disperazione che riportano al centro dell’attenzione una crisi umanitaria senza tregua.

Il naufragio nell'Egeo

Secondo quanto riferito dalla Guardia costiera turca, il primo naufragio è avvenuto nelle prime ore del mattino. Un gommone carico di migranti è stato intercettato intorno alle 6, ma avrebbe ignorato l’alt imposto dalle autorità, proseguendo la corsa ad alta velocità. Poco dopo, l’imbarcazione ha iniziato a imbarcare acqua fino ad affondare. Le operazioni di ricerca e soccorso hanno permesso di salvare 21 persone, mentre sono stati recuperati i corpi di 18 migranti. Non è stata ancora resa nota la loro nazionalità. “Le attività per individuare eventuali dispersi proseguono senza sosta”, hanno fatto sapere le autorità turche.

Diciotto cadaveri a Lampedusa

Intanto, un secondo dramma si è consumato nel Canale di Sicilia. A Lampedusa, le motovedette della Guardia costiera italiana hanno soccorso un barcone alla deriva, trovandosi di fronte a una scena definita “infernale”. Diciotto cadaveri sono stati sbarcati al molo Favarolo insieme a cinque migranti in condizioni critiche, tra cui un bambino. I feriti più gravi sono stati trasferiti d’urgenza al poliambulatorio dell’isola, mentre continuano le operazioni di sbarco delle salme. Le condizioni di viaggio, già precarie, e il sovraffollamento delle imbarcazioni continuano a trasformare queste traversate in viaggi senza ritorno.

Il Mediterraneo sempre più pericoloso

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno almeno 831 migranti sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo. Numeri che raccontano solo in parte l’entità di una tragedia quotidiana, consumata lontano dai riflettori ma sotto gli occhi di tutti. Le rotte tra la Turchia e le isole greche, così come quelle verso l’Italia, restano tra le più pericolose al mondo. E mentre le operazioni di soccorso continuano, il bilancio delle vittime rischia ancora di aggravarsi. Il Mediterraneo, ancora una volta, si conferma un confine segnato dal dolore.

Parliamo dell’ultimo rapporto di Francesca Albanese presentato il 23 marzo all’ONU: un’indagine basata su oltre 300 testimonianze, tra sopravvissuti alla tortura e informatori israeliani.

Parliamo dell’ultimo rapporto di Francesca Albanese presentato il 23 marzo all’ONU: un’indagine basata su oltre 300 testimonianze, tra sopravvissuti alla tortura e informatori israeliani.


 La conclusione è durissima: la tortura non è episodica, ma una vera e propria “caratteristica strutturale” del sistema di dominio israeliano sulla Palestina. Una tortura definita strategica.


I numeri sono impressionanti: oltre 18.500 palestinesi arrestati dall’ottobre 2023, tra cui almeno 1.500 minori. Migliaia in custodia cautelare o detenzione amministrativa senza processo, e più di 4.000 casi di sparizione forzata.


Il sistema detentivo si articola tra campi militari (come Sde Teiman, Anatot, Ofer) e carceri ufficiali. Viene citata anche la riapertura della struttura sotterranea di Rakefet, già chiusa in passato per condizioni disumane.


Le pratiche documentate sono scioccanti: pestaggi, stupri, scosse elettriche, waterboarding, ustioni di sigaretta, uso di allucinogeni anche sui bambini, spray urticanti.


Esistono persino le cosiddette “stanze da discoteca”: detenuti incatenati, esposti a musica assordante continua fino al collasso fisico e psichico.


I bersagli non sono casuali: attivisti, medici, giornalisti, difensori dei diritti umani, figure politiche e operatori sanitari. Colpire queste categorie significa indebolire la sopravvivenza stessa di una comunità.


 Il rapporto inserisce queste pratiche in una cornice più ampia, parlando apertamente di genocidio e di un sistema volto a distruggere le capacità sociali, politiche e sanitarie del popolo palestinese.


 Nel frattempo, il parlamento israeliano discute misure sempre più estreme, come l’introduzione della pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo.

martedì 31 marzo 2026

Soul Shakedown Party 31 marzo 2026

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-03-31T14_57_08-07_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-03-31T14_57_08-07_00.mp3

Steel Pulse – Mass Manipulation (Mass Manipulation album, Wise Man Doctrine)

Steel Pulse – Handsworth Revolution (Handsworth Revolution album, Island)

Steel Pulse – Kibudu-Mansatta-Abudu (Midlands Roots Explosion Vol.1 compilation, RAR)

Steel Pulse – Nyah Luv (Tempus single)

Steel Pulse – Ku Klux Klan (Island single)

Steel Pulse – Prodigal Son (Island single)

Steel Pulse – Macka Splaff (One Big Happy Family compilation, Island)

Steel Pulse – Sound System (Island single)

Steel Pulse – Babylon Makes The Rules (Island single)

Steel Pulse – Reggae Fever (Island single)

Steel Pulse – Caught You Dancing (Island single)

Steel Pulse – Chant A Psalm (True Democracy album, Elektra)

Steel Pulse – Rally Round (Rastafari Centennial Live album, MCA)

Steel Pulse – Steppin' Out (Elektra single)

Steel Pulse – Body Guard (Wise Man Doctrine single)

Steel Pulse – No King James Version (Babylon The Bandit album, Elektra)

Steel Pulse - State Of Emergency (Rastafari Centennial Live album, MCA)

Steel Pulse – Taxi Driver (Victims album, MCA)

Steel Pulse/Tony Rebel - Bootstraps (MCA single)

Steel Pulse – Back To My Roots (Vex album, MCA)

Steel Pulse – Island Unite (live) (Living Legacy album, Tuff Gong)

Steel Pulse – Emotional Prisoner (Rage & Fury album, Mesa)

Steel Pulse/Prezident Brown – Black & Proud (Rage & Fury album, Mesa)

Steel Pulse/Damian Marley – No More Weapons (African Holocaust album, RAS)

Steel Pulse/Tiken Jah Fakoli – African Holocaust (African Holocaust album, RAS)

Steel Pulse – Black & White Oppressors (Mass Manipulation album, Wise Man Doctrine)

Steel Pulse/Gaudi – Black & White Dubpressors (Gaudi advance track)

Emergência Riddim


 

lunedì 30 marzo 2026

L'Onu: il traffico di esseri umani va avanti impunito. Nuovo naufragio: 19 morti e 21 dispersi

https://www.avvenire.it/attualita/lonu-il-traffico-di-esseri-umani-va-avanti-impunito-nuovo-naufragio-19-morti-e-21-dispersi_106525

di Daniela Fassini e Nello Scavo


La denuncia dell'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla Libia: un intero Paese è in mano ai gruppi armati, il ritorno di Almasri dall'Italia dice che la giustizia è irrilevante. Tragedia al largo della Tunisia


Mentre dal Mediterraneo arriva l’ennesima drammatica notizia che parla di un naufragio con almeno 19 morti e 21 dispersi, in Libia, secondo l’ultimo rapporto del “Panel of experts” dell’Onu, il traffico di esseri umani continua ad operare “impunito” sotto la luce del sole.


Naufragio al largo della Tunisia: 19 morti e 21 dispersi. Recuperato un morto a Lampedusa

A denunciare l’ennesima tragedia del mare è ancora una volta la Ong Mediterranea Saving Humans che conferma gli allarmi e i timori allertati solo due giorni fa da Alarm Phone: un naufragio al largo della Tunisia con 19 corpi recuperati e almeno 21 dispersi. «Si trattava di una imbarcazione partita dal porto tunisino di Sfax la mattina del 28 marzo con 56 persone a bordo e che si è imbattuta nel mare in tempesta non appena allontanatasi dalla costa» spiega la Ong. «Sul posto è intervenuta la Guardia nazionale tunisina che ha soccorso e riportato a terra solo 16 sopravvissuti – aggiunge la Ong - Mentre la barca Safira continua la sua missione di monitoraggio in mare proprio nelle acque tra la Tunisia e Lampedusa, dall’isola pelagica arriva un’altra brutta notizia: durante la sua ordinaria attività di pattugliamento una motovedetta della Guardia Costiera italiana ha recuperato oggi pomeriggio (lunedì pomeriggio, ndr) un corpo senza vita, probabilmente in mare da diversi giorni». Grande preoccupazione viene infine espressa dall’equipaggio di Mediterranea Saving Humans dal momento che una nuova forte perturbazione investirà da lunedì il mar Mediterraneo centrale.

Il rapporto degli esperti Onu: le milizie attori protagonisti in Libia

Un intero Paese in mano ai gruppi armati. Sono i miliziani a comandare l’economia e la politica della Libia: non fa sconti l’ennesimo rapporto del “Panel of experts” dell’Onu che, ancora una volta, punta il dito contro il Paese nordafricano da cui transitano migliaia e migliaia di migranti in fuga dalla guerra e in cerca di un rifugio in Europa. Il rapporto finale del “Panel” consegna una tesi netta: in Libia i gruppi armati non si limitano a condizionare lo Stato, ma ne hanno progressivamente occupato le funzioni, trasformando la governance in un sistema di coercizione e rendita. La formula usata è eloquente: le milizie sono divenute “the main actor” (l’attore protagonista, ndr) che determina gli esiti della governance attraverso tattiche “coercitive e da cartello”. Il documento insiste sul fatto che ministeri, apparati di sicurezza, imprese pubbliche e snodi finanziari operano in un ambiente costruito per proteggere le milizie, garantire impunità ai loro uomini e produrre entrate. Dopo gli scontri del maggio 2025 a Tripoli, i gruppi armati hanno approfittato della crisi per prendere controllo di sedi statali, usare le istituzioni come luoghi di intermediazione e ricatto, e trasformare il possesso fisico di uffici pubblici in fonte di reddito e potere. Il Panel scrive che il controllo delle sedi consentiva sia di estrarre denaro con schemi estorsivi, sia di agire da “gatekeepers”, regolando accesso, nomine, contratti e favori.

Non solo contrabbando di esseri umani: il carburante e quel sistema permeato da impunità

Il rapporto mostra inoltre come il crimine non resti confinato al traffico di migranti. Le stesse logiche governano il contrabbando di carburante, i traffici transfrontalieri e i mercati di guerra. Nel sud, il Laaf (Libyan arab armed forces – le Forze armate arabe libiche, ndr) ha ristrutturato la propria presenza per controllare le rotte del contrabbando; Subul al-Salam ha consolidato corridoi logistici verso Sudan, Niger e Ciad; gruppi terroristici e reti criminali hanno trovato nella tratta e nel contrabbando una fonte stabile di ricavi. Persino il settore petrolifero viene descritto come permeato da un “sistema di impunità”, con esportazioni illecite e coperture politiche. Anche qui la tratta di esseri umani è parte di un ecosistema più vasto: non fenomeno isolato, ma segmento di una economia criminale integrata.


Il ritorno di Almasri e la giustizia internazionale “irrilevante”

Il rapporto dedica un capitolo anche ad Almasri, Osama Najim: il suo ritorno dalla custodia italiana alla Libia ha rafforzato, tra vittime e legali, la convinzione che i meccanismi internazionali di giustizia siano irrilevanti o inefficaci. Non è solo una nota sul fallimento giudiziario: è la misura di quanto le milizie e i loro referenti istituzionali possano contare su una sostanziale resilienza dell’impunità, anche quando l’azione giudiziaria arriva fino all’Europa.

La Rappresentante speciale dell’Onu: la crisi investe l’intera struttura dello Stato

Il messaggio di fondo è che la Libia sta peggiorando “su molti fronti” e che la crisi non è solo militare o economica, ma investe ormai la struttura stessa dello Stato, secondo la Rappresentante speciale dell’Onu, Hanna Tetteh. Le reti criminali prosperano perché trovano istituzioni frammentate, controlli deboli, confini porosi e scarsa responsabilità. Tetteh afferma che le reti criminali transnazionali sono fiorite in Libia e che il paese è diventato un hub importante non solo per il narcotraffico, ma anche per il traffico di armi e di persone. Il punto rilevante è il nesso tra queste economie illecite e la corrosione dell’autorità statale: i proventi del crimine si intrecciano con corruzione, flussi finanziari informali e rendite opache, fino a distorcere l’economia e alimentare l’instabilità. È un quadro politicamente molto chiaro: il traffico di esseri umani non è periferico, è uno dei motori che consuma sovranità e legittimità.

La denuncia al Consiglio di sicurezza: il traffico di persone continua ad operare alla luce del sole

Il briefing richiama poi il rapporto congiunto UNSMIL-OHCHR appena pubblicato e aggiunge due dati drammatici: tra dicembre 2025 e gennaio 2026 sono stati trovati 21 corpi in una fossa comune ad Ajdabiya e sono stati liberati oltre 400 migranti da siti di traffico e detenzione ad Ajdabiya, Tobruk e Kufra, molti con segni di tortura. Tetteh sottolinea che non si tratta di episodi eccezionali, ma di eventi che confermano una pratica diffusa “in tutto il paese”. Il valore del documento sta proprio qui: porta al Consiglio di Sicurezza la trasformazione della Libia in uno spazio dove il traffico di persone, protetto dalla frammentazione istituzionale, continua a operare quasi alla luce del sole.

Una legge che non esiste ancora. Ma che ha già fatto il suo lavoro

https://www.tag24.it/1388113-una-legge-che-non-esiste-ancora-ma-che-ha-gia-fatto-il-suo-lavoro


La proposta di legge non è ancora depositata alla Camera. Eppure ha già raggiunto il suo scopo.


Eugenio Zoffili (Lega) ha annunciato il 22 marzo 2026 l'intenzione di presentare un disegno di legge che inserirebbe nel codice penale, subito dopo l'articolo 268, una nuova fattispecie sui «Gruppi anarchici militanti con finalità di terrorismo anche internazionale». La reclusione prevista va da 7 a 15 anni per «chiunque organizza, recluta, addestra, radicalizza o dirige associazioni o gruppi anarchici militanti denominati Antifa o simili o assimilabili». Al 25 marzo, il testo risulta privo di numero di protocollo. Solo che l'assenza del testo, in questo caso, amplifica la portata politica dell'annuncio piuttosto che ridurla.


Il contesto è preciso: lo stesso 22 marzo, a Roma, una troupe della Tgr Rai viene aggredita in via degli Angeli, nelle vicinanze del casolare in cui sono morti due anarchici, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, intenti a costruire ordigni e ritenuti legati al gruppo di Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis. Zoffili aggancia la proposta all'episodio, ma il respiro del provvedimento va ben oltre. I reati contestabili per quelle condotte esistono già. Le aggravanti esistono già. Il codice penale copre già chiunque costruisca bombe o organizzi attentati. Ciò che la proposta aggiunge è una categoria: «Antifa». Un'etichetta che trasforma l'appartenenza, e non la condotta, in potenziale reato.


Il modello arriva dagli Stati Uniti

L'ispirazione è dichiarata. Donald Trump ha firmato, il 22 settembre 2025, un ordine esecutivo che designa Antifa «organizzazione terroristica domestica». L'ordine descrive il movimento come «un'iniziativa anarchica militarista che invita al rovesciamento del governo degli Stati Uniti, delle forze dell'ordine e del nostro sistema legale», e ordina alle agenzie federali di indagare, smantellare e perseguire chiunque operi per conto di Antifa o ne finanzi le attività.


Solo che quell'ordine esecutivo, sul piano giuridico, poggia su basi fragilissime. Il Brennan Center for Justice, il Cato Institute e il Congressional Research Service lo hanno documentato in modo convergente: Antifa è un movimento, un'ideologia, una forma di auto-identificazione politica. Una struttura, una leadership, un elenco di iscritti sono categorie semplicemente inapplicabili. Designarla come organizzazione in un sistema che tutela la libertà di associazione con il Primo Emendamento apre questioni che i tribunali americani non hanno ancora risolto, e che probabilmente non risolveranno in suo favore. L'ordine di Trump è, di fatto, un gesto politico. Un segnale verso una base elettorale, più che una norma applicabile, come ha osservato anche l'ICCT, il Centro internazionale per il contrasto al terrorismo con sede all'Aia, in un'analisi del settembre 2025.


È esattamente questo che la Lega ha importato in Italia. Il gesto, prima ancora della norma.


Una proposta non depositata sposta già il confine

La distinzione tra un annuncio parlamentare e una legge approvata è, nella storia italiana recente, meno netta di quanto la grammatica istituzionale suggerirebbe. Esistono precedenti che vale la pena ricordare, perché il meccanismo si ripete con precisione: prima si lancia un'idea, si costruisce un'emergenza, si legittima un nemico. La norma, poi, arriva quasi come conseguenza tecnica.


Il decreto sicurezza Salvini, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 ottobre 2018, nacque da mesi di campagna mediatica sull'immigrazione come emergenza criminale. Le critiche furono ampie. Tre presidenti di regione lo impugnarono davanti alla Corte Costituzionale, che dichiarò alcune disposizioni incostituzionali. Eppure il decreto entrò in vigore, fu convertito in legge con doppio voto di fiducia, trasformò strutturalmente il sistema di accoglienza e produsse effetti misurabili: secondo le stime dell'ISPI, nel biennio successivo, gli stranieri privi di permesso di soggiorno in Italia aumentarono di decine di migliaia, diretta conseguenza dell'abolizione della protezione umanitaria.


Il decreto Caivano, approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 settembre 2023 e convertito in legge il 13 novembre 2023con voto di fiducia, nasceva anch'esso da un episodio di cronaca: stupri nel Parco Verde di Caivano, due bambine vittime, la presenza televisiva di Giorgia Meloni in città. Dal fatto di cronaca alla norma penale, dieci settimane. Il decreto abbassò la soglia del carcere cautelare per i minorenni, introdusse il daspo urbano per gli under 18, trasformò in delitto l'inadempimento dell'obbligo scolastico. Il modello operativo è lo stesso: episodio reale o presunto, costruzione del nemico, annuncio politico, norma. E poi quella norma diventa il terreno per la successiva.


Tornando a Zoffili: il testo non c'è ancora. Solo che il meccanismo si è già messo in moto. L'annuncio ha già prodotto copertura mediatica, ha già legittimato l'equivalenza Antifa-terrorismo, ha già reso accettabile la domanda «perché non punirli?». Il deposito formale diventa, a quel punto, quasi una formalità.


L'antifascismo come categoria giuridica da dissolvere

C'è un elemento specifico, in questa proposta, che la distingue dalle precedenti sul piano costituzionale. La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, confermata dalla Corte Costituzionale come norma permanente con pieno valore giuridico, vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». È una norma di rottura, scritta da chi aveva attraversato il ventennio e voleva costruire una barriera che reggesse nel tempo. L'antifascismo, in questo senso, è il presupposto storico e giuridico della Repubblica. È il fondamento della legalità democratica, prima ancora che una posizione ideologica di parte.


La proposta Zoffili percorre una strada laterale. Scrive «Antifa» nel codice penale accanto alle parole «eversivo», «anarchico militante», «terrorismo internazionale», e poi lascia che la vaghezza faccia il resto. Perché la vaghezza, in questo caso, è funzionale. Una norma che punisce «gruppi simili o assimilabili» ad Antifa è una norma applicabile con elasticità politica. La questione riguarda chi potrà rientrarvi domani, più che chi vi rientra oggi, a seconda di chi conduce le indagini e con quali priorità.


Del resto, i dati Europol sul 2024 documentano che solo il 6 per cento degli arrestati per terrorismo nell'Unione Europea riguardava il terrorismo di sinistra o anarchico. La minaccia reale, documentata, viene da altri. Il dibattito politico va in direzione contraria, e l'analisi dell'ICCT ha già segnalato il meccanismo a livello continentale: l'ordine esecutivo di Trump viene usato dai partiti di destra in tutta Europa come leva per spostare il dibattito dalla minaccia dell'estrema destra a quella della sinistra antagonista.


La legislazione antiterrorismo italiana copre già le condotte che Zoffili vuole colpire. Ardizzone e Mercogliano erano già dentro il perimetro penale prima dell'annuncio. Il disegno di legge aggiunge, di fatto, solo un'etichetta politica. E quella etichetta porta nel suo corpo morfologico la radice dell'opposizione al fascismo.


Quindi il problema riguarda la Costituzione, prima ancora che la sicurezza pubblica. Inscrivere il nome «Antifa» in una norma penale come sinonimo di eversione produce un effetto di scoraggiamento su chi si definisce antifascista, manifesta con quella parola, la porta in corteo o su uno striscione. E questo effetto si produce indipendentemente dall'approvazione della norma. Si produce con l'annuncio. È il chilling effect, il congelamento del discorso, che avviene prima ancora che il Parlamento voti.


La proposta di legge non è ancora depositata. Il lavoro, di fatto, è già cominciato.


 

domenica 29 marzo 2026

2026 03 27 David Rodigan @ Arci Bellezza Di Milano


 Reggae-radio-station – 2026-03-27-serious-thing

Irie Irie Da Vitowar , ecco la prima parte della serata si comincia alla grande con il Warm Up di Serious Thing con in finale qualche minuti di mia selezione ad introdurre DAVID RODIGAN


https://soundcloud.com/reggae-radio-station/2026-03-27-serious-thing

 

Reggae-radio-station – 2026-03-27-david-rodigan


Irie Irie Da Vitowar, quella che andrete ad ascoltare è la splendida selezione proposta da Davis Rodigan nella sua data Milanese a seguire il finale serata con Vitowar al Controllo del mixer e Fede Serious al Mic


https://soundcloud.com/reggae-radio-station/2026-03-27-david-rodigan

 

Glarus Riddim


Reggae Radio Station 29 marzo 2026

https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_29_03_2026_23_45

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