sabato 25 aprile 2026
Soul Shakedown Party on Riddim 1 Jamaica April 22
https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-04-25T05_11_45-07_00
https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-04-25T05_11_45-07_00.mp3
Gaudi – Tokyo Subterfuge (Jazz Gone Dub album, VP)
Dub Inc./Kabaka Pyramid – Break The Silence (Atlas album, Diversitè)
SunDub/Hirie – Don't Let Me Down (Easy Star single)
Jalen Ngonda – All About Me (Daptone single)
Akina Heman – Gravity (Out Deh single)
Kelissa McDonald – I Don't Even Know (Kelissa Music single)
Runkus – Life Over Death (Easy Star single)
Tarrus Riley – Burning Desire (XTM single)
Toots & Maytals – Sweet & Dandy (acoustic) (Unplugged In Strawberry Hill album, Isis)
Toots & Maytals/Ken Boothe/Marcia Griffiths – Reggae Got Soul (True Love album, V2)
Devon Russell – Move On Up (Disco Reggae Rockers compilation, Soul Jazz)
Joe Higgs – Come On Home (Life Of Contraddition album, Micron)
Ernie Smith – Rebel Music (After 30 Years Life Is Just For Living album, ESM)
Ernie Smith – Duppy Or Gunman (After 30 Years Life Is Just For Living album, ESM)
Boris Gardiner – Every Nigger Is A Star (Every Nigger Is A Star album, Jazzman)
Jesse Royal/Yohan Marley – Blessings (No Place Like Home album, Easy Star)
Protoje/Damian Marley – At We Feet (The Art Of Acceptance album, Ineffable)
Jah9 – Open Heart (Open Heart Project EP, VP)
Chronixx – Love Is On The Mountain (Exile album, Chronixx Music)
venerdì 24 aprile 2026
L’ironia di Travaglio sulla “modica quantità di tangenti” di Nordio: “Allora perché non ‘modica quantità’ di omicidio o di furto? Avanti così…”
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/23/travaglio-nordio-tangenti-giustizia-oggi/8364667/
“Mi mancava tantissimo”. A margine di un incontro organizzato dagli studenti della lista Unisì alla Statale di Milano, il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta il ritorno in Aula del ministro Nordio: “È tornato con il pezzo forte del suo repertorio la modica quantità di tangenti che si potrebbe applicare a qualsiasi tipo di reato. Se svaligi una casa, ma porti via poca roba ti lasciano in pace. Io la trovo fantastica – aggiunge ironicamente Travaglio – è veramente il ministro della giustizia che ci serviva. Mi sembra che abbia capito la lezione del referendum, dunque avanti così per un altro anno fino allo schianto finale”.
La guerra di Israele ai testimoni. L’omicidio mirato della giornalista libanese Amal Khalil
di RICCARDO STOPPA
Quando il corpo senza vita di Amal Khalil è tornato ad Al-Bissariya, nel sud del Libano, i suoi concittadini lanciavano rose all’ambulanza. “Aveva sempre un sorriso per tutti”, ricordano i suoi colleghi. È stata uccisa da un raid israeliano il 22 aprile, durante il cessate il fuoco, mentre era in servizio. Khalil e la fotografa Zeinab Faraj erano di ritorno da Bint Jbeil, quando alle tre meno un quarto del pomeriggio la macchina davanti a loro è stata colpita da un drone israeliano. Le giornaliste sono scappate sotto il fuoco nemico e si sono nascoste in una casa per proteggersi dal raid. Da lì, Khalil ha chiesto aiuto, rimanendo in contatto con i colleghi e con l’esercito, raccontando tutto. Dalle 4, di lei non si sono avute più notizie. Il corpo è stato recuperato sette ore dopo, sotto le macerie.
Funzionari libanesi contattati da Al-Jazeera hanno riferito che si è trattato di un attacco “double tap”, ovvero un doppio bombardamento nel giro di pochi minuti. Questo genere di attacchi è considerato un crimine di guerra, perché prende di mira soprattutto civili e soccorritori. E per questo motivo, ha spiegato il ministro della salute pubblica libanese Rakan Nasserendine, il recupero è stato difficoltoso. Dopo aver avuto l’autorizzazione israeliana a procedere, le ambulanze sarebbero state poi prese di mira da proiettili e granate dell’Idf. I soccorsi hanno raggiunto quel che rimaneva della casa a notte inoltrata. Faraj è stata salvata nonostante le gravi ferite riportate alla testa, ma per Khalil non c’era già più niente da fare.
Nata e cresciuta nel sud del Libano, Khalil lavorava per il quotidiano di Beirut Al-Akhbar dal 2006. Come ha raccontato in un’intervista a The Public source rilasciata a gennaio, la guerra di quell’anno le ha fatto capire che tipo di giornalista voleva diventare. Ha fatto il suo debutto il giorno della tregua, mentre riaccompagnava i profughi ai loro villaggi. Nell’intervista ha detto: “La causa del giornale è sempre stata anche la mia causa, ovvero il comunismo e la resistenza. Quest’ultima in particolare vuol dire tutto per me. Per questo col mio lavoro ho sempre cercato dalla parte delle persone e degli abitanti di questi luoghi”.
Inviata speciale dal 2011, ha sempre sostenuto che fossero i fatti a parlare per lei. Per il suo lavoro, molti la consideravano una paladina. Diceva: “Smentisco soltanto la narrativa secondo cui il nemico colpisce solo obiettivi militari, mostrando il loro attacchi continui sui civili, anche bambini”. Nel 2024 ha ricevuto le prime minacce di morte. Come ha raccontato, “la prima volta mossad mi ha contattato sul telefono. Mi ha detto che mi avrebbero staccato la testa dal collo se non me ne fossi andata dal paese”. Nello stesso anno, lei e la sua squadra sono stati presa di mira da un drone. Secondo il comitato internazionale per la protezione dei giornalisti, sono già 9 i giornalisti uccisi in Libano nel 2026. Dal 2023, includendo Gaza e gli altri territori occupati, se ne contano 260. L’Idf ha ammesso di averne uccisi tre soltanto a marzo, sempre con un attacco double tap.
Per il corteo funebre di Khalil sono accorsi da diverse città del sud del Libano. In oltre 17 anni sul campo, ha coltivato contatti e amicizie. “Non c’era paesino dove non avesse una fonte o un appoggio”, raccontano i suoi colleghi. Chi poteva è venuto a renderle omaggio, unendosi alla folla commossa e arrabbiata.
L’Italia ha speso 11,8 miliardi (il triplo del previsto) per comprare gli F-35 americani
Un monitoraggio della Corte dei Conti ha rivelato che l’Italia ha destinato al programma degli aerei da combattimento F-35 ben 11 miliardi e 840 milioni di euro dal 1998 al 2025, una cifra pari al triplo delle stime iniziali. La deliberazione della sezione di controllo sugli affari europei e internazionali, inviata al Parlamento e all’esecutivo, ha certificato come «i ritardi registrati in talune fasi di sviluppo del progetto, specie in quella iniziale, abbiano comportato «per oltre 11 anni» un «aumento significativo degli oneri economici anche a carico dell’Italia». I test, inizialmente previsti entro il 2012, si sono conclusi solo nel settembre 2023, mentre la produzione a pieno regime è slittata al 2024 anziché al 2015.
Il caccia di quinta generazione prodotto da Lockheed Martin, celebre per le sue caratteristiche stealth e per essere sfuggito ai radar durante gli attacchi israelo-americani in Iran, si sta rivelando un pozzo senza fondo per le finanze pubbliche. La Corte ha evidenziato che «un ulteriore incremento è dovuto alla necessità d’introdurre nuove tecnologie, conseguenza della situazione di contesto internazionale e della veloce evoluzione di tale ambito». Una parte importante dell’aumento deriva dagli oneri comuni del programma, c he l’Italia ha dovuto sostenere come partner del progetto. Alla fine degli anni Duemila, questi impegni erano stati fissati intorno ai 903 milioni di dollari, ma revisioni successive li hanno portati prima a circa 2,2 miliardi e poi a 3,3 miliardi di dollari nel periodo 2007-2051. La Corte dei conti sottolinea che il balzo è legato sia alla necessità di introdurre nuove tecnologie, sia all’andamento inflattivo, sia a una gestione del programma fortemente centrata sugli Stati Uniti. Ad avere un peso è stata anche l’espulsione della Turchia dal consorzio nel 2019, dopo che Ankara ha acquistato missili russi S-400: i costi fissi si sono così riversati sui partner rimasti, facendo schizzare la contribuzione italiana per le spese condivise.
L’Italia ha però fatto una scelta strategica: si è candidata con il polo di Cameri (Novara) come centro europeo di assemblaggio finale e manutenzione. Vi operano Leonardo e una rete di fornitori. Secondo la Corte, i ritorni industriali diretti ammontano a 7,4 miliardi di dollari, al di sotto delle previsioni. E l’occupazione si attesta a 3.800 lavoratori, lontana dai 6.400 preventivati. Il governo Monti nel 2012 aveva ridotto l’ordine da 131 a 90 velivoli per ragioni di bilancio; oggi l’esecutivo Meloni ha riportato il numero a 115 (95 per l’Aeronautica e 20 per la Marina). Questa oscillazione ha contribuito a indebolire i benefici industriali senza cancellare gli esborsi già effettuati. Al gennaio 2026, risultano consegnati 40 velivoli tra le versioni A (atterraggio convenzionale) e B (atterraggio verticale). «Allo stato – conclude la delibera – è prevista una triplicazione dei costi rispetto alla stima iniziale del progetto». E mentre la spesa pubblica per la difesa continua a salire, l’Italia resta «mero partner» del programma, senza possibilità di incidere sulle decisioni né di condividere realmente le tecnologie più avanzate, che restano saldamente in mano agli USA.
Eppure, sono molti i Paesi europei che sembrano muoversi in maniera diversa. Il Portogallo ha rinunciato a prendere parte al programma, dichiarando apertamente che i caccia lo avrebbero reso troppo dipendente da Washington. La Svizzera, dopo il referendum che nel 2020 ha approvato l’acquisto di 36 F-35, si trova a fronteggiare un imprevisto aumento dei costi fino a 1,3 miliardi di dollari in più: il governo difende l’impegno preso, ma parallelamente investe nello sviluppo di un’industria bellica europea, consapevole che legarsi a un solo fornitore extraeuropeo rappresenti un rischio strategico. La Spagna ha scelto una via ancora più netta, cancellando un programma da circa 6,25 miliardi di euro. Il motivo ufficiale riguarda la necessità di contenere le spese, ma il dibattito interno ha evidenziato anche la volontà di non subordinare le proprie capacità militari a un sistema interamente americano.
Uscendo dai confini europei, anche il Canada, inizialmente tra i partner più entusiasti, ha cominciato a rivalutare la propria posizione. L’acquisto di 88 aerei ha visto i costi crescere dai 19 miliardi di dollari previsti a oltre 28 miliardi, con un’aggiunta di 5,5 miliardi destinati a infrastrutture e armamenti. Le tensioni politiche con gli Stati Uniti durante l’era Trump hanno accentuato la percezione di vulnerabilità: pur non essendosi formalmente ritirato, Ottawa discute apertamente se sia ancora sostenibile legarsi a un programma che rischia di divorare il bilancio della difesa per decenni.
Afascisti di Mauro Biani
Il fascismo dei nostri tempi è riuscito a nascondersi dietro la rimozione e la normalizzazione dei suoi orrori, fino a insinuarsi nelle maglie della Repubblica. L’afasia dell’afascismo, si potrebbe dire, ha due colpe: l’indifferenza verso ciò che è stato, e il sospetto (quando non il dileggio) verso chi a quel passato tenta di ribellarsi con tutte le proprie forze. Mauro Biani, con la ultima raccolta, fa proprio questo, e invita tutte e tutti noi a radunarci attorno alle sue vignette, in un mai stanco segno di resistenza, contro questa marea nera che minaccia di travolgerci ogni giorno.






