giovedì 12 febbraio 2026

Meloni e il blocco navale “compatibile con le regole Ue”. Perché non è vero e perché la sua legge non può bloccare le Ong

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/12/blocco-navale-meloni-illegittimo-convenzione-onu-news/8289625/

DI

FRANZ BARAGGINO


Ecco cos'ha detto la presidente del Consiglio sui social. E cosa non torna nel suo annuncio ai follower: la pretesa di interdire alle navi delle Ong l'ingresso nelle acque territoriali è illegittima e incompatibile con la Costituzione - L'analisi


“Abbiamo finalmente potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo: per tutti quelli che dicevano che era impossibile voglio ricordare che niente è davvero impossibile per chi è determinato”. Giorgia Meloni annuncia così, con un video sui social network, il disegno di legge licenziato ieri dal Consiglio dei ministri che contiene, tra l’altro, quello che tutti chiamano “blocco navale“. Per dirla col video della premier, si tratta “della possibilità, nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale come il rischio di terrorismo, ma anche una pressione migratoria eccezionale, di impedire l’attraversamento delle acque territoriali italiane e di condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazioni sottoposte all’interdizione anche in paesi terzi”.

Ma arriviamo al punto: “Una opzione che cammina ed è compatibile con le nuove regole europee che tra l’altro l’Italia ha contribuito a definire”, aggiunge Meloni. Quali regole europee? Il passaggio in acque territoriali è materia regolata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), ratificata anche dall’Italia e quindi legge nazionale in virtù dell’articolo 117 della Costituzione, che impone il rispetto “dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Nemmeno le regole europee possono sostituire queste norme, che infatti rendono il “blocco navale” di Meloni inutile, ad andar bene, o peggio illegittimo. Perché? La Convenzione Onu già prevede i casi in cui il passaggio di navi nelle acque territoriali – un diritto di tutte le imbarcazioni finché inoffensivo –, può rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Ed elenca già tassativamente i casi in cui uno Stato può interdire l’ingresso: uso della forza, spionaggio, esercitazioni militari, traffici illegali di persone o merci, pesca o ricerca non autorizzate. Ipotesi che vanno applicate in modo stringente, con proporzionalità e senza poter discriminare le navi.

Questo il recinto in cui può agire uno Stato. Che al contrario, “non può aggiungere arbitrariamente nuove eccezioni, specialmente se violano l’obbligo di soccorso e la tutela dei diritti fondamentali“, ha spiegato al Fatto Giuseppe Cataldi, ordinario di Diritto internazionale all’Università L’Orientale di Napoli e presidente dell’Associazione internazionale del diritto del mare. Invece è proprio quello che fa il ddl del governo, che oltre al rischio terrorismo, aggiunge a piacere anche la “pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie internazionali ed eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza”. Ipotesi che esulano dal recinto della Convenzione Onu, col rischio che la loro applicazione, oltre che illegittima, sia pure anticostituzionale. Tutto per la solita lotta alle navi delle Ong, che sbarcano appena il 12% di tutte le persone soccorse, oggi come ieri, quando al Viminale c’era Salvini. Non solo: le navi che hanno a bordo persone soccorse in mare sotto il coordinamento dagli Stati costieri, possano sempre entrare in acque territoriali perché l’obbligo di salvataggio prevale sempre, come impongono altre convenzioni internazionali alle quali aderiamo.

Ma non è finita. Nel suo video Meloni scivola ancora e proprio quando parla di “condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazioni sottoposte all’interdizione anche in paesi terzi“. Perché quelle sulle navi umanitarie, come quelle a bordo di una motovedetta della Guardia costiera, sono persone soccorse e restano tali finché l’operazione di soccorso (SAR – search and rescue) non si conclude in un luogo sicuro dove le persone non siano a rischio e possano chiedere protezione. Lo Stato che coordina le operazioni può assegnare il porto di sbarco, eventualmente anche straniero se offre le necessarie garanzie. Ma non può mai impedire l’ingresso di persone soccorse in acque territoriali. Figurarsi dichiarare preventivamente e indiscriminatamente “pericolosa” ogni nave umanitaria per un mese intero, come pretende il nuovo ddl, magari perché ci sono le Olimpiadi o perché ospitiamo un summit internazionale. Insomma, una legge che fa acqua da tutte le parti. E allora? E allora intanto la applichi e la imponi, poi aspetti che un magistrato, lui sì tenuto ad applicare le norme internazionali, ne evidenzi la possibile illegittimità per dire che è politicizzato, che non ti fanno lavorare mentre tu volevi “difendere i confini”, come naturalmente ricorda Meloni nel suo video. “Noi – dice – ce la stiamo mettendo tutta, speriamo solo che tutti facciano la loro parte senza creare ostacoli fantasiosi e dal chiaro sapore ideologico”.

Stretta migranti, SeaWatch: “Disobbediremo. Alla minaccia di blocco rispondiamo con una terza nave”

 di Alessia Candito


Per Giorgia Linardi, portavoce italiana dell’ong tedesca, il nuovo provvedimento è “liberticida e perverso”. E annuncia: “Non porteremo naufraghi in Albania o Tunisia”

Violenze in Questura Verona: 12 poliziotti a giudizio, 4 per tortura

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/12/violenze-in-questura-verona-12-poliziotti-a-giudizio-4-per-tortura_019f7177-52b8-42c2-a73f-7de22cb9fb1b.html

Conclusa l'udienza preliminare, altri due sono già sotto processo


Quattro poliziotti della Questura di Verona sono stati rinviati a giudizio per il reato di tortura nell'ambito del procedimento sulle violenze negli uffici scaligeri, avvenute nel corso del 2022, che ha visto in tutto 12 rinvii a giudizio, tre condanne in abbreviato e un'assoluzione.


I quattro - scrivono L'Arena e il Corriere del Veneto - avrebbero "cagionato acute sofferenze" a due uomini che erano stati fermati, in due episodi tra l'estate e l'autunno 2022. Per entrambi è imputato un solo agente, per il secondo gli altri tre. 

Davanti al Tribunale scaligero è già in corso un processo nei confronti di due agenti, considerati i maggiori responsabili delle violenze. Per questo secondo stralcio il processo si aprirà l'11 febbraio 2027. Oltre al reato di tortura, le altre ipotesi di reato sono di omissione di atti d'ufficio, omessa denuncia di reato e falso, per l'interruzione di una perquisizione per la ricerca di armi da sparo, una volta appreso che si trattava dell'abitazione di un loro conoscente.

Altre accuse riguardano il peculato, per la sottrazione di 40 euro e due pacchetti di sigarette a una donna fermata per un controllo, e omessa denuncia per un collega. Tre agenti sono stati rinviati a giudizio per lesioni, mentre un quarto è stato condannato per lo stesso reato a quattro mesi in abbreviato. Stesso rito per altri due agenti, con una pena pecuniaria per omissione e una a 5 mesi e 10 giorni per falso. Da quest'ultima accusa una poliziotta è stata invece assolta, perché il fatto non costituisce reato.

Paesi sicuri e blocco navale, il Governo attacca le ONG e i diritti delle persone in movimento

https://sea-watch.org/it/paesi-sicuri-e-blocco-navale-il-governo-attacca-le-ong-e-i-diritti-delle-persone-in-movimento/


Dopo la Legge Piantedosi e il Decreto Flussi arriva un’altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del Governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare.


Il disegno di legge che approderà in Parlamento rischia di fare dell’Italia la prima nel recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali. Le nuove norme accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri” — in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia — e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi anche senza legami reali. Il risultato è una compressione del diritto d’asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani.


La strategia del Governo per estromettere le Ong del soccorso in mare dal Mediterraneo si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le limitazioni operative, i rientri obbligatori dopo un solo salvataggio, l’assegnazione sistematica di porti lontani e le sanzioni contro chi presta assistenza, arriva l’interdizione fino a sei mesi dall’ingresso nelle acque territoriali. Una misura che viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane. Il blocco navale è previsto per casi definiti in modo vago e quindi soggetti ad ampia discrezionalità: se applicato, produrrà meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire in mare.

 

Troviamo inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterrano e le persone che tentano di salvarle.


Queste norme non rendono lo Stato più sicuro. A mettere in pericolo lo Stato di diritto è invece il Governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d’asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite.


La stessa Europa, con la lista dei Paesi cosiddetti sicuri e con le novità introdotte dal Patto migrazione e asilo che entrerà in vigore a giugno, cambia natura: non più luogo di pace e di diritti, ma “continente fortezza”, che punta su esternalizzazione delle frontiere e forti restrizioni a tutele e diritti dei migranti, compreso quello all’asilo per le persone in movimento.


Le ONG continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall’altra parte. La stessa ambizione che dovrebbero avere anche l’Europa e gli Stati membri, senza eccezioni.



Alarm Phone – EMERGENCY – Medici Senza Frontiere – Mediterranea Saving Humans – Open Arms – ResQ People Saving People – Sea-Watch – SOS Humanity – SOS Mediterranee

Casapound, 12 condanne a Bari per riorganizzazione del partito fascista. Le opposizioni: “Ora sciogliere movimento”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/12/casapound-condanna-bari-riorganizzazione-fascista-notizie/8289164/

Inflitte pene fino due anni e sei mesi di reclusione. Il processo riguardava l’aggressione del 21 settembre 2018 ai danni di alcuni manifestanti


Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista con la privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi di reclusione, due anni e sei mesi agli altri sette. Altri cinque imputati, invece, sono stati assolti. È la prima volta che il reato di riorganizzazione del partito fascista, previsto dalla legge Scelba del 1952, viene contestato e riconosciuto nei confronti di CasaPound.

 

mercoledì 11 febbraio 2026

 


Cutro, il processo inizia in sordina: la strage entra in aula con i sei imputati, le telecamere restano fuori

https://www.lanotiziagiornale.it/cutro-il-processo-inizia-nel-silenzio-a-tre-anni-dalla-strage-laula-resta-al-buio/

Via al processo per il naufragio di Steccato di Cutro: sei imputati, telecamere vietate e la politica sullo sfondo

Il processo per la strage di Cutro si apre a tre anni dal naufragio con un’aula piena e un vuoto tutto intorno. Le udienze cominciano, dinanzi al Tribunale di Crotone, le responsabilità vengono formalmente chiamate in causa, ma tutto avviene a telecamere spente. La morte di 94 persone, 35 delle quali minori, entra finalmente in dibattimento mentre il racconto pubblico viene ridotto al minimo indispensabile.

Il procedimento riguarda il naufragio del caicco Summer Love, distrutto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro. Sei imputati, quattro militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, rispondono di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Tutti erano in servizio nelle sale operative quella notte. Tutti hanno scelto di testimoniare. L’accusa ruota attorno a una sequenza di omissioni, ritardi, valutazioni che hanno trasformato un avvistamento in una strage annunciata.


La scelta che pesa più dei ritardi


Il cuore del processo è la distinzione tra controllo delle frontiere e soccorso in mare. Frontex individua il caicco la sera precedente al naufragio. I segnali arrivano ai centri di coordinamento italiani. Il natante viene trattato come un’operazione di polizia marittima, non come un evento di ricerca e soccorso. Le motovedette della Guardia di finanza escono e rientrano per il mare mosso. Le unità della Guardia costiera, progettate per operare in condizioni peggiori, restano fuori dalla catena decisionale perché l’allarme Sar non viene mai dichiarato. Il risultato è noto: l’imbarcazione si spezza contro una secca, i soccorsi arrivano da terra, quando il mare ha già restituito i corpi.


Dentro il quadro tecnico si inserisce la decisione di spegnere le telecamere. Il collegio giudicante ha vietato riprese audio e video per tutta la durata del dibattimento, consentendo solo materiali prodotti dal personale del Tribunale e previa autorizzazione. Una misura motivata con l’ordine dell’istruttoria, contestata da giornalisti, avvocati e parti civili. Trentasette cronisti hanno firmato una protesta formale. Le organizzazioni costituite parte civile parlano di un processo che nasce sotto traccia, mentre altri procedimenti di grande rilevanza, celebrati nello stesso tribunale, hanno goduto di piena visibilità.


Un processo che interroga la politica


Le parti civili sono 86. Tra queste Emergency, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS Méditerranée. La Cgil Calabria denuncia un vulnus al principio di trasparenza: la giustizia, quando riguarda la morte di decine di persone, deve essere anche visibile. Il silenzio, in questo contesto, viene percepito come un secondo abbandono. Le vittime diventano numeri, le responsabilità rischiano di restare confinate agli atti.


Il processo, però, non si ferma. Nelle liste testimoniali compaiono anche i nomi dei ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini. Il Tribunale per ora si è riservato di decidere sulla loro audizione. Ma la sola richiesta chiarisce la posta in gioco: capire se quella notte le scelte operative siano state il prodotto di errori individuali o l’esecuzione coerente di un indirizzo politico che ha subordinato il soccorso alla deterrenza.


Intanto fuori dall’Aula…


Intanto fuori dall’aula, il Mediterraneo continua a produrre morti. Nel 2025 più di 1.300 persone hanno perso la vita sulla rotta centrale. Nel gennaio 2026, durante il cosiddetto ciclone Harry, oltre mille risultano disperse. Il processo di Cutro si svolge mentre la stessa dinamica si ripete: avvistamenti, rimbalzi di competenze, ritardi, silenzi. La giustizia arriva tardi ma soprattutto si preoccupa di parlare a bassa voce


Cutro entra in tribunale senza clamore, come se il tempo avesse consumato anche l’indignazione. Ma ciò che viene giudicato non riguarda soltanto una notte, sei ufficiali, una catena di comando. Riguarda la scelta di cosa vedere e cosa lasciare fuori campo. Durante il processo si discuterà delle omissioni ma il buio qui fuori è già una scelta. Per questo si insiste perché il collegio giudicante cambi idea.

 


Askatasuna, sgombero e manganelli: la sicurezza “bipartisan” che fa il gioco del governo

https://www.osservatoriorepressione.info/askatasuna-sgombero-e-manganelli-la-sicurezza-bipartisan-che-fa-il-gioco-del-governo/

di Turi Palidda*

Le polizie del governo neofascista fra brutalità, “gioco del disordine” e divisione fra “sovversivi” e pacifici grazie all’assist del sindaco PD

Per cercare di capire al meglio i fatti del 31 gennaio scorso a Torino è innanzitutto indispensabile osservare che il governo Meloni e il suo ministro dell’interno hanno agito lo sgombero brutale della sede dell’Askatasuna grazie all’assist del sindaco Lo Russo che ha scelto di assecondare l’obiettivo della criminalizzazione di questo centro sociale come atto esemplare per avviare la nuova fase del disegno neofascista. Senza questo tradimento del sindaco PD è probabile che tale azione avrebbe suscitato un’immediata reazione della maggioranza della città. Ma ecco che la destra PD, seguendo il noto orientamento reazionario dei Violante, Minniti ma anche Veltroni, Del Rio e altri, ha creduto di poter dimostrare di competere con il sicuritarismo reazionario del governo e con la criminalizzazione dei movimenti compresa quella dei Pro-Palestinesi, i NOTAV e in genere tutte le mobilitazioni contro le scelte di questo governo. La sicurezza di questa ex-sinistra, infatti, non si discosta gran che da quella reazionaria e inoltre reclama più polizia e la “chirurgia poliziesca” per la contrapposizione fra “sovversivi” e pacifici (una contrapposizione che ricorda quella fra “classi laboriose” e “classi pericolose” in voga già nel XIX secolo -vedi Chevalier et Foucault). Ed è emblematico che in questa concezione della sicurezza non ci sia menzione delle insicurezze ignorate di cui è vittima la maggioranza della popolazione (supersfruttamento violento dal caporalato grazie anche alla indifferenza o persino la complicità di buona parte delle polizie, morti sul lavoro e malattie oncologiche dovute a contaminazioni tossiche diffuse grazie alla “sacra” produttività a tutti i costi, secondo il credo liberista sposato anche dall’ex-sinistra).

Il sindaco Lo Russo rimprovera al ministro Piantedosi di non seguire il paradigma sicuritario dell’ex-sinistra e quindi ignora totalmente le brutalità e la effettiva devastazione che le polizie hanno realizzato durante lo sgombero del centro sociale e la militarizzazione totale del quartiere Vanchiglia sino all’obbligo per i residenti di esibire i documenti per l’accesso a tutta l’area istituita come zona rossa con grate alte 3 metri (vedi Osservatorio Repressione). E non a caso questo esimio sindaco ignora totalmente le molte brutalità delle polizie durante la manifestazione di fine gennaio. La complementarietà di fatto fra l’ex-sinistra e il governo neofascista permette al ministro Piantedosi di affermare che i violenti hanno potuto provocare “devastazione” grazie alla copertura dei pacifici.

Decine di frammenti di video hanno mostrato lo svolgimento della manifestazione del 31 gennaio (vedi la diretta Live Torino): l’assetto del dispositivo poliziesco era imponente e abbastanza diffuso da permettere a tanti operatori delle polizie di massacrare di botte manifestanti isolati, assolutamente pacifici e persino fotoreporter (fra altri vedi qui e qui ;  e soprattutto il Dossier: il vero volto del governo nella gestione dell’ordine). Almeno 45 i manifestanti feriti dalle polizie.

Ma a ben guardare la sequenza della diretta Live Torino si può osservare che di fatto le polizie “giocano il disordine”, usando migliaia di lanci di lacrimogeni spesso sparati ad altezza dei manifestanti, idranti, barriere ecc. Ma non attaccano il corteo né i cosiddetti militanti “antagonisti” o “radicalizzati” che a loro volta non attaccano mai le polizie e si limitano a scagliare qualche pietra o delle sedie di plastica, razzetti da fuochi d’artificio per poi allontanarsi dallo schieramento delle polizie.

E’ peraltro alquanto ridicolo parlare di black bloc; quelli conosciuti da Seattle e solo per neanche mezza giornata a Genova e dopo in Germania e altrove non esistono più (sono passati oltre 25 anni, sono ultra cinquantenni o sessantenni!). E va ricordato che – come scrisse l’allora PM Enrico Zucca – dopo i primi gradi di giudizio, i venticinque” imputati per essere condannati in maniera esemplare per i disordini al G8 di Genova, diventarono solo 10.

“Il nucleo centrale della ricostruzione accusatoria fu, infatti, ribaltato dalle sentenze, in cui si accerta che l’elemento catalizzatore dei più gravi disordini avvenuti è l’attacco indiscriminato da parte delle forze dell’ordine a un corteo pacifico e autorizzato. Viene addirittura riconosciuta per circa la metà degli imputati la discriminante della reazione all’atto arbitrario del pubblico ufficiale. Si tratta, dicono i giudici, di una rivolta giustificata” (E. Zucca, “Genova: 14 anni dopo il luglio 2001”, in Il Ponte del 4-5/2015, a cura di Livio Pepino).

I cosiddetti antagonisti di oggi sono solo dei militanti che cercano di resistere alle brutalità poliziesche ma nulla più. Invece, a ben guardare la sequenza della diretta Live Torino si vede che le polizie abbiano appunto giocato al disordine: non hanno attaccato i manifestanti come avrebbero potuto, hanno lasciato incendiare un furgone della PS, e spesso stavano a guardare tranne quando alcuni agenti si sono passati il piacere di bastonare a sangue qualche manifestante pacifico.

Il tanto sbandierato caso del poliziotto “massacrato a martellate” si è rivelato una bufala.

Come racconta Rita Rapisardi che era a qualche metro dal fatto: ..

“le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli… vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in tenuta antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero … Uno dei poliziotti esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, “basta, basta, lasciamolo stare”. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno”.

Invece tutti i media di regime, imbeccati dal video mutilato postato dal ministro Crosetto, gridano “il poliziotto assaltato, circondato, preso a martellate”. Come è noto è seguita dopo la messa-in-scena della sig.ra Meloni che accorre al capezzale del poliziotto “massacrato” e del suo collega: una farsa tanto maldestra da suscitare l’ilarità pubblica: il collare sanitario non lo porta il poliziotto colpito ma l’altro, entrambi stanno sul lettino del pronto soccorso in divisa e con gli anfibi e poche ore dopo la visita della capa del governo sono dimessi e tornano a casa.

Fra le tante testimonianze eccone una che in parte spiega il “gioco del disordine” scelto dalle autorità di polizia:

“La polizia inspiegabilmente non aveva bloccato, o meglio sigillato, corso Regina Margherita come abbiamo visto fare nelle settimane precedenti. Si erano solo preoccupati di impedire che il corteo si dirigesse verso Porta Palazzo … ho deciso di seguire quel pezzo di corteo che, con lo striscione in testa, si dirigeva verso l’Aska (mentre la parte più consistente del corteo rimaneva fermo e interdetto se proseguire verso corso Regio Parco, come da percorso concordato, per quanto può valere). Lo scontro frontale e violento era purtroppo inevitabile, anzi favorito agevolato cercato invogliato coccolato e… È cominciata la sagra del lacrimogeno. Quel tratto di corso Regina fin dal giorno dello sgombero dell’Aska e per lunghe settimane dopo, è stato interdetto al traffico notte e giorno per evitare che loschi individui provassero ad avvicinarsi all’edificio occupato … E niente, proprio il giorno della manifestazione che chiamava a raccolta i centri sociali di tutta Italia (non è proprio così, sto sintetizzando perché “Torino è partigiana” è qualcosa di più) qualcuno si è scordato di sigillare quell’ importantissimo tratto di corso Regina Margherita”.

Dal punto di vista del governo il gioco del disordine ha funzionato, i media hanno sostenuto appieno l’allarme sino a gridare al pericolo di “ritorno agli anni di piombo” e purtroppo tanti democratici hanno accreditato la tesi che contrappone i violenti ai pacifici. I violenti sono accusati di aver fatto il gioco della stretta repressiva. Non ci si accorge che sono proprio l’ex-sinistra e chi sposa questo paradigma a favorire il governo neofascista che ha annunciato di presentare subito il nuovo decreto sicurezza con nuove norme fra le quali alcune che sono palesemente anticostituzionali (fra esse la “cauzione” da pagare per essere autorizzati ad andare a una manifestazione -vedi anche l’intervista di Rita Rapisardi a Zucca (Nuovi reati e pene iperboliche non risolvono i conflitti sociali).

Nelle grandi manifestazioni ci saranno sempre militanti che cercano di agire con modalità “radicali” e la maggioranza che manifesta pacificamente. Ma tutti hanno il diritto di manifestare e i “radicali” non hanno alcuna intenzione di arrecare danno alla manifestazione, ma pensano che sia giusto resistere con modalità non solo passive, soprattutto quando si subiscono brutalità (vedi anche Mamme in piazza per la libertà di dissenso e Doppiozero).

La coesistenza di pacifici e radicali è sempre stata una sorta di “dilemma” che di fatto è istigato dal potere repressivo; non è la presenza dei “radicali” che esaspera la repressione e l’autoritarismo. Il dispotismo di tipo hitleriano adottato da Trump e che il governo neofascista italiano come altri in Europa vogliono imitare non nasce come reazione a manifestazioni violente. Anzi negli ultimi due decenni in particolare si assiste a una evidente e generalizzata pacificazione delle proteste, mentre le brutalità poliziesche e ora delle milizie tipo l’ICE di Trump sono diventate più frequenti ed esasperate. Ed è normale che fra i giovani suscitino la volontà di reazione radicale, ma questo non autorizza nessuno a criminalizzarli come terroristi (si veda anche il libro di Benjamin S. Case, Rivolte di strada. Al di là della violenza e della nonviolenza, recensito qui: https://www.osservatoriorepressione.info/uscire-dal-ricatto-morale/).

Criminalizzare i militanti che a Torino hanno cercato di resistere alle violenze poliziesche con un po’ di radicalità sino a dire che hanno fatto il gioco del governo è alquanto inopportuno e di fatto conduce a legittimare l’uso strumentale che ne fanno il potere e i suoi media (è in tal senso molto discutibile l’articolo di Rocco Alessio Albenese su Volerelaluna).

Ricordiamoci che la radicalizzazione di una parte dei militanti negli anni ’70 sino a indurli alla lotta armata e alla tragica e paradossale illusione di “colpire il cuore dello stato” fu la reazione alle stragi di stato (da p.za Fontana sino alla stazione di Bologna) e il tragico rifiuto del PCI di cercare il dialogo con questi militanti, ma al contrario la sua solerzia nel reclamarne la criminalizzazione come terroristi per difendere uno stato infetto dalla deriva reazionaria. E per certi versi lo stesso si può dire a proposito dei 229 attentati che fece il gruppo dell’Affiche rouge contro i nazisti a Parigi così come quelli della Resistenza in Italia.

 


Incredibile:identificano i giornalisti che vogliono intervistarli e non gli occupanti di Casapound,mentre i C.sociali di Sx vengono chiusi. Forse intendeva questo gioggia quando diceva che polizia e governo devono marciare nella stessa direzione? Con la rif.anche la magistratura

https://x.com/Cavalodiritorno/status/2021474286696006086?s=20

martedì 10 febbraio 2026

 

Soul Shakedown Party 10 febbraio 2026

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-10T14_54_00-08_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-02-10T14_54_00-08_00.mp3

No Finger Nails/Michael Exodus/Galas – Free Up (Riddims & Friends For Life Vol.3 compilation, No Finger Nails)

No Finger Nails/Alienacao Futurista – Anikilah (Riddims & Friends For Life Vol.3 compilation, No Finger Nails)

No Finger Nails/Sud Sound System – Soffianu Sobbra Lu Fuecu (Riddims & Friends For Life Vol.3 compilation, No Finger Nails)

Alborosie – Kingston Legend (Nine Mile album, Greensleeves)

Gaudi – Alabaster Moon (Jazz Gone Dub album, Greensleeves)

Inner Circle – Stay Strong (DubShot/Sound Bwoy Ent.)

Dennis Bovell – Dub Delight (Wise Music In Dub album, Wise Rec.)

Groundation/Mutabaruka – The Light (Candle Burning album, Young Tree)

Keznamdi – Natty Dreadlocks (Blxxd & Fire album, Keznamdi Music)

Keznamdi/Mortimer – Bloodline (Bloodline album, Zeznamdi Music)

Mortimer/Kabaka Pyramid/Lila Ikè – Bruises (Overstand/Easy Star single)

Rik Jam – Journey (The Genesis album, Irie Yute)

Torch/Gentleman – I Will Be There (Path To Success album, Bad-Hasai Muzik/Evaburningflame)

Protoje/Damian Marley – At We Feet (In.Digg.Nation/Ineffable single)

Ras-I/Kabaka Pyramid – These Are The Days (Ineffable single)

Micah Shemaiah – Natural Is The Mystic (Natural Is The Mystic album, Jahsolidrock)

Peter Spence/Friendly Fire – Soldier In Jah Army (Friendly Fire single)

Roof Bandits – On my Way (La Panchita single)

Payoh Soul Rebel – Nowadays (Cool Up single)

Mountain Tops – Perseverance (Global Warning album, Tops Rec.)

Dub Inc. Motivè Comme Personne (Atlas album, Diversitè)

Fatbabs/Naaman/Marcus Gad/Pressure Busspipe – I Feel Your Love (This Love Is Forever album, Big Scoop)

IZN Anbessas – Rockers (Addis Ababa album, Soulove)

Papa Leu/Lone Ranger – Raggiu De Sole (South Rockers single)

Ranking Lele – Mena (Big S single)

Big Simon – Ghetto Pickney (Big S single)

Skarra Mucci/Manudigital – Natty (Ragga Blasta EP, X-Ray)

Wicked Dub Division/Francesco Bearzatti - Perseverance (Jazz My Dub album, Roble)