giovedì 19 febbraio 2026

Torino: Ancora repressione sulle lotte per la Palestina

https://www.osservatoriorepressione.info/torino-ancora-repressione-sulle-lotte-per-la-palestina/

Torino: Ancora repressione sulle lotte per la Palestina                                      di Network Antagonista Torinerse


Questa mattina (19 febbraio), con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.


Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro le ogr fino al blitz a città metropolitana e la Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte.


Fra i tanti reati imputati ci sono i blocchi stradali e ferroviari, indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura.


A Torino da mesi si stanno susseguendo operazioni di polizia quasi settimanali contro le lotte, in un attacco che non accenna a fermarsi, ma anche le lotte non si fermano, saremo già da questo weekend a Livorno per il convegno “per realizzare un sogno comune” organizzato dalla rete infoaut. Sarà un momento di condivisione e di analisi di come organizzarci insieme all’altezza della fase e del periodo che stiamo attraversando.


Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!  

Quei corpi riconsegnati dal mare ci ricordano che le vite vanno salvate

https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/quei-corpi-riconsegnati-dal-mare-ci-ricordano-che-le-vite-vanno-salvate_104785

di Antonio Maria Mira

Il Mediterraneo ridotto a un cimitero di migranti: basteranno quei mille morti, quei cadaveri o pezzi di cadaveri spiaggiati, per scegliere altre strade?


Mille vite, mille volti, mille sorrisi, mille speranze, mille paure. Sono quelle naufragate nel Mediterraneo sotto i colpi del ciclone Harry. Presto dimenticate. Ma ora il mare ci restituisce quei volti non più volti, quelle speranze spezzate, quelle paure vissute stretti in un guscio di metallo, le “bare di latta”. Per ora ce ne ha restituite 15, delicatamente, quasi con rispetto, lungo le coste calabresi e siciliane. Corpi di uomini, donne, bambini. Senza un nome. Chissà se lo avranno mai? Ma persone, come tutti noi. Eppure sui social c’è chi commenta crudelmente «mille nullafacenti in meno», o «gente che non sa che d’inverno non si fa il bagno». Ben altre le parole di Papa Leone che non finiremo mai di citare, perché non possiamo, non dobbiamo dimenticarle e non possiamo, non dobbiamo dimenticare quelle persone. «Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori».

Ora da quelle profondità quelle persone riemergono perché almeno non siano dimenticate, per ferire i nostri cuori induriti, per obbligarci ad aprire gli occhi davanti a un dramma che non è un’emergenza. Il piccolo corpo del bimbo siriano Alan Kurdi, tre anni, la sua maglietta rossa i pantaloncini azzurri, la tenerezza del poliziotto che lo aveva raccolto sulla spiaggia, nel 2015 commossero e indignarono il mondo. “Mai più” si è ripetuto. Ma non basta commuoversi, bisogna muoversi. E l’indignazione è sterile se non porta a fatti concreti.

Invece il Mediterraneo continua ad essere quel “mare mortuum” denunciato da papa Francesco. E allora il mare prova a ricordarcelo, riconsegnando uno al giorno quelle persone che non siamo stati capaci di salvare, che non abbiamo voluto salvare. Persone che gridano che non saranno i blocchi navali annunciati, “decreti sicurezza”, campi in Albania, Cpr, permessi di soggiorno sempre più difficili da ottenere, a fermarli, a fermare i loro viaggi della speranza e della disperazione. Quante volte ce lo hanno ripetuto “meglio i rischi del mare che la certezza di morire di violenze, torture, fame, degrado”. Condizioni e convinzioni su cui speculano trafficanti di uomini. Basteranno quei mille morti, quei cadaveri o pezzi di cadaveri spiaggiati, scegliere altre strade? La nostra Guardia costiera non ha mai smesso di salvare, diversamente da quella libica. Anche le Ong non hanno mai smesso di salvare, e lo faranno ancora, malgrado ostacoli e assurde penalizzazioni. Vanno aiutati e sostenuti. È la legge del mare, legge di vita. Assurdo e crudele che a ricordarcelo debbano essere quei corpi che proprio il mare ci sta riconsegnando.

Dentro al Cpr di Torino tra violenze e solitudine

https://ilmanifesto.it/dentro-al-cpr-di-torino-tra-violenze-e-solitudine

L'ISPEZIONE DELLE CONSIGLIERE REGIONALI Alice Ravinale (Avs): «Abbiamo visto tantissimi atti di autolesionismo, persone ingoiano oggetti, come pile o accendini, a volte bevono i detersivi»


«Tantissimi atti di autolesionismo, persone che si fanno male agli arti, contusioni ai piedi, ingoiano oggetti, come pile o accendini, a volte bevono i detersivi», racconta Alice Ravinale, consigliera regionale Piemonte Avs, alla sua quarta ispezione da quando ha riaperto il Cpr di Torino a marzo scorso, dopo che era stato chiuso per due anni, danneggiato dopo le proteste di chi era rinchiuso.

Insieme a lei c’erano Valentina Cera e Giulia Marro, anche loro consigliere, e hanno potuto constatare una situazione critica proprio per la fragilità di chi è dentro: «Abbiamo trovato parecchi ragazzi molto giovani, tutti con la stessa storia, minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia, seguiti da comunità e poi spesso passano per il carcere e finiscono lì dentro», racconta Ravinale, «L’assurdità è che dal carcere non ti rinnovano i documenti, è impossibile avviare le procedure, poi escono e vengono trasferiti in Cpr». Poi ci sono anche coloro che vivono in Italia e hanno famiglia.

Al momento sono rinchiuse 69 persone, mentre la capienza è di circa 70 persone, molte aree sono ancora inagibili dopo gli incendi. Nove di queste sono marocchine, «quando non è possibile procedere ai rimpatri verso quel paese, molta gente rimane dentro inutilmente, trattenuti per sport», aggiunge Ravinale. «Un trattamento inumano e un alto costo». A confermarlo c’è un dato: da quando ha riaperto il cpr di corso Brunelleschi ha visto transitare 680 persone, solo 84 sono state rimpatriate. «Rimettiamo in strada persone completamente traumatizzate».

Uscire da un Cpr vuol dire aver addosso i traumi di una detenzione che chi è dentro vive con incredulità e ingiustizia. «Ma perché siamo qua e siamo trattati come animali?», chiedono dentro: un sistema di detenzione amministrativa che vive nel limbo, con pochissime regole chiare e tempi che è difficile stabilire, anche per gli avvocati che seguono questi casi dall’esterno.

La maggior parte degli “ospiti”, come vengono chiamati nel gergo dei centri, sono lì da un mese o due, una persona è invece presente da agosto. Hanno per lo più origini nordafricane, ma ci sono anche sudamericani, in particolare peruviani, il più giovane privato di libertà ha 18 anni.

Secondo le consigliere la gestione del Cpr, che da quando ha riaperto è passata a Sanitalia, sembra essere migliore di quella precedente, anche se per chi è rinchiuso non esiste altra quotidianità se non quella di stare nella propria cella, senza nessun tipo di attività. «Certo, il problema rimane lo stesso, cioè che non dovrebbero esistere queste strutture», continua Ravinale.

Soprattutto è nell’area medica che diventa tutto più critico: gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno, ma sono percepiti come atti per essere liberati, ed è costante l’utilizzo di farmaci per calmare le persone all’interno, anche se non sono stati forniti dati sui quantitativi utilizzati. «Ho visto alcune persone molto rallentate – conclude Ravinale – per certo ci hanno confermato che quasi tutti utilizzano farmaci».

mercoledì 18 febbraio 2026

Rootikal Riddim


 

“Board of Peace? Natura inaccettabile, indignati dal discorso vuoto di Tajani”: l’affondo di Fratoianni in Aula

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/17/board-of-peace-natura-inaccettabile-indignati-dal-discorso-vuoto-di-tajani-laffondo-di-fratoianni-in-aula/8294990/

“Ci indigna l’incredibile superficialità di un discorso completamente vuoto: non ha detto nulla sul ruolo del nostro Paese in quel Board of Peace. Il collega Faraone ha trovato una definizione insuperabile: facciamo i guardoni? Ma il punto è che la natura del Board of Peace è inaccettabile. Siamo di fronte a un’accolita di speculatori che in modo dichiarato annunciano la loro speculazione”. Così Nicola Fratoianni in aula alla Camera nelle dichiarazioni di voto di Avs sulle comunicazioni di Antonio Tajani sulla partecipazione dell’Italia da ‘osservatore’ al Board of Peace.

“Il nostro Paese avrebbe dovuto dire ‘noi non ci stiamo’”, aggiunge Fratoianni, sottolineando che è ancora più “immorale davanti al genocidio e alla pulizia etnica che continua” a Gaza. “Ci chiedete come fare la pace? Qualche idea ce l’abbiamo – prosegue ancora – Serve il protagonismo dei palestinesi, cancellati da Trump. Serve lo Stato di Palestina. Servono sanzioni verso il governo di Israele. Così si prova a costruire la pace non sedendo a quel tavolo. Si dice: se non siedi al tavolo, sei nel menù. Ma c’è tavolo e tavolo. Se il tavolo è quello di chi si mangia tutti gli altri, io quel tavolo preferisco rovesciarlo”.

 


Nel Sud Sudan senza pace vengono bombardati anche gli ospedali

https://www.avvenire.it/mondo/nel-sud-sudan-senza-pace-vengono-bombardati-anche-gli-ospedali_104751

di Paolo Lambruschi


La denuncia di Medici senza frontiere: «Qui le cure dipendono per l’80% dalle Ong». Oltre 400mila pazienti privati dei farmaci salvavita


Una crisi umanitaria dimenticata, una violenza che ha raggiunto picchi mai visti dal 2018, anno dell’accordo di pace che aveva fermato la guerra civile in Sud Sudan. Medici Senza Frontiere ha denunciato ieri la situazione drammatica del più giovane paese del mondo a 15 anni dall’indipendenza. Con la tensione politica alle stelle, gli attacchi delle forze armate alle strutture mediche e il collasso del sistema sanitario che ha lasciato oltre 400.000 persone senza accesso alle cure salvavita mentre la malnutrizione sta mettendo a rischio più di 800 mila bambini. Il Sud Sudan è alle prese con crisi multiple e da quasi tre anni ormai, la guerra nel vicino Sudan ha scatenato un'altra emergenza, costringendo un milione di persone a fuggire oltre confine in un Paese impreparato ad accoglierli. E dove l’assistenza sanitaria già precaria viene distrutta dalle bombe. «Solo 10 giorni fa – spiega Zakaria Mwatia, capomissione di Msf in Sud Sudan – siamo finiti nel mirino delle forze armate governative del presidente Salva Kiir. A Lankien, nello stato di Jonglei, hanno bombardato le nostre strutture mettendo a rischio l’assistenza sanitaria per 250mila persone».


Un attacco che ha messo in fuga 300mila persone, stima l’Unicef, per la maggior parte donne e bambini che rappresentano il 53% degli sfollati. Dal campo il team di Medici senza frontiere conferma l’escalation tra forze governative e di opposizione in questo inizio d’anno. E la chiusura del governo che vieta gli accessi agli operatori umanitari nelle aree controllate dall’opposizione. «I bombardamenti sui centri sanitari non sono eventi isolati – aggiunge Vittorio Oppizzi, direttore delle operazioni in Sud Sudan –, ma lo specchio di una situazione deteriorata. Solo nell’ultimo anno, Msf ha subito 11 attacchi mirati alle proprie strutture mediche e ha dovuto sospendere l’assistenza primaria e comunitaria . Ma il quadro è più complesso e vede violenze, sfollamenti, un ritorno delle epidemie e infine le inondazioni provocate dai mutamenti climatici stanno mettendo a dura prova intere comunità». 

Pesa ovviamente la crisi nel confinante Sudan, che ha superato i mille giorni. «Hanno attraversato in tre anni i l confine – conferma Oppizzi – un milione di profughi sudanesi e returnees, migranti nati in Sud Sudan, e in tutto costituiscono il 10% della popolazione. La malaria per carenza di farmaci è tornata a essere è il primo killer. Altro problema è il ritorno del colera». Il quadro generale che vede l’aumento dei bisogni in Sud Sudan è peggiorato dai tagli agli aiuti internazionali. «Tutto ciò accade – commenta Helen Richards, resposabile aiuti umanitari di Msf – in un Paese dove l'80% dei servizi sanitari essenziali dipende dal sostegno umanitario e dai donatori. In particolare aumentano i rischi per le donne e le ragazze a causa della riduzione dei servizi medici e di protezione».:

Ma perché le strutture di Msf sono nel mirino del governo? «In certe zone siamo gli unici presenti – risponde Sabrina Sharmin, viceresponsabile dei programmi in Sud Sudan –, il governo di Juba ci ha colpito perché stiamo fornendo assistenza sanitaria in tutte le aree del paese. Attacchi inaccettabili. Da dicembre il governo sta impedendo l’accesso agli operatori sanitari in aree controllate dall’opposizione e questa è una violazione del diritto internazionale. La popolazione sta morendo per malattie curabili come malaria e colera. Dobbiamo avere libero accesso a tutta la popolazione e poter fare il nostro lavoro ovunque ci sia bisogno. Chiediamo rispetto e protezione per gli operatori umanitari». Medici senza frontiere chiede anzitutto che si parli finalmente sui media della crisi sud sudanese e che la comunità internazionale si mobiliti con pressioni bilaterali e collettive con il governo di Juba per consentire gli accessi. E che infine cessino gli attacchi alle strutture sanitarie e agli operatori umanitari che aiutano donne, anziani e bambini.

Cimitero Mediterraneo: così il mare sta restituendo i cadaveri di decine di migranti

https://www.avvenire.it/attualita/cimitero-mediterraneo-cosi-il-mare-sta-restituendo-i-cadaveri-di-decine-di-migranti_104730?fbclid=IwY2xjawQCUE9leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR5yKBDyQXWl4F8JN9PZAuDdeyCtUn9_-y-EdbCBApWGikMZBLhtfq9a-DmJvw_aem_oEnTtwo3f1X3zar_-IS-sA


Sono in tutto 13, per il momento, i corpi senza nome ritrovati a riva o sulle spiagge di Calabria e Sicilia, sferzate dalle mareggiate. Il drammatico racconto del comandante della Guardia Costiera Giuseppe Durante: ho riconosciuto un salvagente tra le onde


Nove cadaveri recuperati in Sicilia, tra Pantelleria e Trapani e altri quattro sulla costa tirrenica calabrese. Il mare arrabbiato restituisce i corpi dei migranti vittime di naufragi, quelle delle tragedie “fantasma” forse del ciclone Harry o ancora più indietro nel tempo. Le mareggiate che hanno colpito il Sud negli ultimi giorni confermano l’orrore di un Mediterraneo che è sempre più cimitero. L’ultimo corpo è stato recuperato, ieri, a Tropea. Sono stati alcuni studenti ad avvistare due corpi galleggiare tra le onde e poi ad allertare la macchina dei soccorsi, la Capitaneria di porto. «Inizialmente si pensava a due corpi distinti. In realtà è uno solo. O meglio quel che resta di un uomo» racconta il comandante della Guardia costiera di Tropea, Giuseppe Durante. «Era spiaggiato, con il salvagente ancora attorno alla parte bassa del corpo, poi il mare l’ha ripreso e riportato tra le onde. E quando i ragazzi lo hanno visto di nuovo in mare, con quel salvagente arancione, hanno pensato a un secondo corpo». Il comandante Giuseppe Durante, di salvagenti come quelli ne ha visti tanti e non ha dubbi. «È un uomo, sicuramente un migrante vittima dei tanti naufragi fantasma del Mediterraneo. Ho riconosciuto quel salvagente, arancione, sono gli stessi che vengono usati dai migranti. Ho partecipato a tanti soccorsi negli anni scorsi e li riconosco». Giuseppe ieri ha fatto il suo primo bagno in mare. Il primo della stagione. Certo, ammette, avrebbe voluto farlo in un’altra occasione. Di spensieratezza e divertimento. Invece gli è capitato di doversi buttare tra le onde del mare agitato per recuperare quel “resto”. «C’è un corpo senza vita sulla spiaggia venite»: è l’allarme, arrivato al centralino della capitaneria di Tropea. Ed è stato lui, il comandante Durante, a gettarsi fra le onde e a recuperare quel che resta di quell’uomo. Ma non è l’unico orrore restituito dal mare.


Negli ultimi 10 giorni, lungo il Tirreno cosentino, si sono verificati 3 ritrovamenti. Il primo, l’8 febbraio a Scalea. Poi ad Amantea, quattro giorni dopo. E ieri infine a Paola e a Tropea, nel Vibonese. Sul posto, Polizia locale, Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia Costiera. La Procura di Paola è stata informata e ha avviato le indagini sul caso. L’ipotesi più probabile è che si tratti di migranti caduti in mare da qualche imbarcazione, forse naufragata senza che nessuno ne fosse a conoscenza, per poi essere trascinati a riva dalle forti mareggiate di questi giorni. È l’ipotesi su cui sta lavorando la Procura della Repubblica di Paola e da ieri anche quella di Vibo Valentia che ha disposto l’autopsia sulle salme rinvenute sulle spiagge del Tirreno cosentino. Si indaga sulla causa dei decessi e su eventuali segni di violenza sui corpi. Altri nove cadaveri sono stati recuperati nelle acque Siciliane nei giorni scorsi. Cinque corpi in totale sono stati rinvenuti a Pantelleria (due in mare e tre sulle scogliere dell’isola), uno a Marsala, uno a Petrosino, uno a San Vito Lo Capo e uno nel tratto di mare davanti l’isolotto della Colombaia a Trapani, in operazioni coordinate dalle Autorità marittime con i Vigili del fuoco e le Forze dell’ordine.


La rotta del Mediterraneo centrale continua ad essere la più letale per chi fugge dal Nord Africa per raggiungere l’Europa. Secondo le stime dell’Oim, l’Oganizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel solo mese di gennaio appena trascorso più di 450 persone hanno perso la vita: tre volte il dato di gennaio 2025. Secondo Refugees in Lybya, i migranti scomparsi in mare sarebbero circa mille, stima fatta in base agli allarmi di amici e conoscenti che non hanno più notizie dei loro cari. Solo pochi giorni fa il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, aveva celebrato una Messa in cattedrale in memoria delle vittime dei naufragi e della tratta. «Hanno trasformato il Mediterraneo in un enorme cimitero – dichiara Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans –. Da dieci giorni i nostri gruppi locali in Sicilia e Calabria stanno monitorando lo stillicidio di ritrovamenti di corpi lungo le coste: è la tragica conferma dell’ecatombe di persone migranti che si è consumata tra il 15 e il 22 gennaio in mare. Ma ci chiediamo: nelle istituzioni del nostro Paese di questa strage e delle centinaia di vittime interessa a qualcuno?».

martedì 17 febbraio 2026

Soul Shakedown Party 17 febbraio 2026

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-17T14_47_51-08_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-02-17T14_47_51-08_00.mp3

Smooth Beans – Amor (Liquidator single)
Roy/Ellis/Big Boss Sound – Rudy No Deya (Liquidator single)
Roy Ellis – Skinhead Moonstomp (live) (Mr. Symarip Live In Prague album, Liquidator)
The Oldians/Mami Sillah – Sentint-Me Bè! (Som Uns Soulful Fucking Lovers! Album, Liquidator)
The Oldians/Mami Sillah – Les Esperances S'Han Esvait (Som Uns Soulful Fucking Lovers! Album, Liquidator)
Keith & Tex – Do For Love (Kebar Music single)
Gaudi – Am I The Same Man (Brixton Heights single)
Jalen Ngonda – All About Me (Daptone single)
IZN Ambessas – Addis Ababa (Addis Ababa album, Soulove)
IZN Ambessas – Hosanna (Addis Ababa album, Soulove)
IZN Ambessas – H.I.M. (Addis Ababa album, Soulove)
Milton Henry – Let Go The Ego (Branches & Leaves album, A-Lone)
Xana Romeo – The Righteous Call (The Divine Blueprint album, Charmax)
Xana Romeo/Jallanzo – The Righteous Dub (The Divine Dub album, Charmax)
Hollie Cook – Rockaway (Shy Girl album, Mr. Bongo)
Hollie Cook – Rockaway Dub (Mr. Bongo promo)
Runkus – A Believer (Easy Star single)
More Relation – Fascinating Yourself (More Relation album, MR/Roots Vibration)
Jah Malla – Too Bad (Jah Malla album, Modern Rec.)
Ishan People – Mighty Warrior (Ishan People album, GRT)
Soul Syndicate – Rootsman Connection (Famne Downtown Harvest Uptown albu, Epiphany)
Paragons – I'll Be Back (The Paragons album, Mango)
Maytones – Boat To Zion (Boat To Zion album, Burning Sounds)
Lambert Douglas – Injustice (Living Man album, King Rocky)
Prince Hammer – Sister Bella (Frontline II compilation, Frontline)
Tapper Zukie – Money Skank (Black Man album, Tappa)
Jah Lloyd – I.M.F. (Black Moses album, Virgin)
Ranking Dread – Kilburn Lane (Girls Fiesta album, Burning Sounds)
Ranking Dread – Give Them Dub (Ranking Dread In Dub album, Real Rock)
Revolutionaries – General Dub (Channel One single)
Steel Pulse – Bun Dem (Reggae On Tempus compilation, Tempus)
Natural Ites – Jah Works Mamma (CSA single)

Woloe Riddim


lunedì 16 febbraio 2026

"Francesca Albanese è una donna straordinaria, di una competenza e di una onestà intellettuale come io rarissimamente ho incontrato nella mia vita. E affronta tutte queste aggressioni a testa alta, giustamente, perché quelle accuse sono solo squallidi pretesti. Francesca Albanese fa i suoi rapporti sulla base della conoscenza e del diritto internazionale e però questo non piace a coloro che del diritto internazionale hanno fatto carne di porco. E quindi la attaccano perché temono il confronto, dove verrebbe fuori tutta la verità che lei in anni di lavoro a cui ha dedicato se stessa ha fatto emergere, stanando l'infamia dell'Occidente. 


Se la prendono con Francesca Albanese, perché lei ha rivelato semplicemente la verità e la verità è diventata davvero pericolosa. Ma la verità rende liberi. Francesca ci dona libertà perché ci dà verità, il suo coraggio è straordinario, È un'infamia questo attacco, si vergogneranno tutti, ma questi sono uomini che non sanno più cos'è la vergogna, né l'onore".

Moni Ovadia

 


Brics - Colpa dei giudici