https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_23_08_2026_23_44
mercoledì 2 settembre 2026
Lo spiego una volta per tutte, perché mi sono ampiamente rotto i coglioni di leggere commenti idioti, razzisti, violenti e fascisti contro gli immigrati
Lo spiego una volta per tutte, perché mi sono ampiamente rotto i coglioni di leggere commenti idioti, razzisti, violenti e fascisti contro gli immigrati (e contro qualsiasi fascia più debole della popolazione).
Esistono leggi molto severe che puniscono chi commenta online con troppa leggerezza. Ed è bene che quella massa di cialtroni ignoranti ITALIANI che sempre più spesso si permette di fare il tifo per la violenza contro gli immigrati e per la "giustizia fai da te", capisca che in galera ci andranno LORO, non gli immigrati, se continuano a diffondere odio online.
───── ❝ COSA DICE LA LEGGE ❞ ─────
In Italia, commenti online che istigano o promuovono l’odio razziale (o etnico/nazionale) possono integrare un reato specifico previsto dall’art. 604-bis del Codice Penale.
Questo articolo punisce la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa. È la norma principale che disciplina l’hate speech di questo tipo (introdotta/aggiornata con il d.lgs. 21/2018).
«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.»
Relativamente ai commenti online, la giurisprudenza della Corte di Cassazione è chiara e costante:
La pubblicazione di post o commenti su forum o social network con contenuto discriminatorio o di odio razziale/etico integra il reato (soprattutto lett. a), perché c’è elevato pericolo di diffusione a un numero indeterminato di persone tramite algoritmi e condivisioni. La libertà di espressione o di critica non include queste condotte.
Anche i “like” o la condivisione/ripost di contenuti razzisti/negazionisti in gruppi o community virtuali possono integrare propaganda o partecipazione a gruppi vietati (comma 2 dell’art. 604-bis).
La norma si applica sia a espressioni dirette di superiorità/odio sia a quelle che normalizzano o giustificano violenza/discriminazione su base razziale/etnica/nazionale.
Il reato è procedibile d’ufficio (non serve querela della vittima): può partire da segnalazione di utenti, associazioni, o rilevamento diretto da parte di Polizia Postale e delle Comunicazioni o Digos.
Infatti, è quello che da mesi il sottoscritto e Allerta Media stanno facendo, con OTTIMI RISULTATI (che purtroppo non possiamo pubblicare per la legge sulla privacy, e per esplicita richiesta dei legali).
Commenti che plaudono alla violenza contro gli immigrati, rischiano di integrare soprattutto la fattispecie più grave della lettera b) (reclusione da 6 mesi a 4 anni).
Applaudire o giustificare un atto di violenza fisica contro una persona perché “immigrato” (cioè per motivi legati alla sua origine etnica/nazionale) può configurarsi come atto di provocazione alla violenza o istigazione per motivi razziali/etnici/nazionali.
Anche se il commento cerca di “giustificare” il fatto con il comportamento della vittima (ad esempio un ubriaco in mezzo alla strada), se enfatizza o generalizza sull’origine dell’aggredito e approva la violenza su base xenofoba/razziale, ricade nella norma.
La giurisprudenza ha considerato rilevanti espressioni online che inneggiano, giustificano o normalizzano violenza/discriminazione contro stranieri/immigrati o gruppi protetti (es. post con insulti razziali, foto/commenti denigratori, etc.).
Non serve che il commento dica esplicitamente “andate a picchiare gli immigrati”: basta che, nel contesto pubblico/online, abbia l’effetto di propagandare odio e provocare o normalizzare violenza per quei motivi ("ha fatto bene"). La Cassazione esclude che la libertà di pensiero copra queste condotte quando c’è pericolo concreto di diffusione.
───── ❝ E ORA SO CAZZI VOSTRI ❞ ─────
martedì 1 settembre 2026
Un palestinese è chi abita ancora, dopo generazioni di sradicamento, la terra che gli è stata negata con la forza delle armi e dei trattati.
Un palestinese è chi abita ancora, dopo generazioni di sradicamento,
la terra che gli è stata negata con la forza delle armi e dei trattati.
È il figlio di chi nel 1948 vide il villaggio bruciare
mentre le colonne di profughi si allungavano verso il nulla.
È colui che porta nel sangue la memoria di Deir Yassin
e di ogni massacro che la storia ufficiale ha preferito dimenticare.
Non è un’astrazione geografica, non è un’etnia inventata ieri.
È un popolo che ha costruito la propria identità
nel fuoco dell’esproprio e della resistenza quotidiana.
Un palestinese è chi, a Gaza, cresce tra le macerie
e impara a contare i morti prima di imparare a contare i giorni.
È chi, in Cisgiordania, vede il muro divorare gli ulivi
e i coloni avanzare sotto la protezione dei carri armati.
È chi in esilio, a Beirut o a Amman o a Detroit,
continua a chiamare “casa” un luogo che non potrà più toccare.
Non è soltanto una vittima: è un soggetto politico
che rifiuta di sparire dietro le cifre dei rapporti internazionali.
È chi resiste quando gli dicono che la sua esistenza
è un problema demografico da risolvere.
È chi, dopo settant’anni, non ha ancora firmato
la resa definitiva della propria memoria.
Un palestinese è l’uomo che scava con le mani
sotto le macerie per estrarre i corpi dei figli.
È la donna che partorisce in un campo profughi
e chiama il bambino con il nome del villaggio perduto.
È lo studente che scrive poesie mentre i bulldozer
rasano al suolo la casa di suo nonno.
È il vecchio che conserva la chiave di una porta
che non esiste più se non nella sua testa.
Non chiede pietà: chiede che si riconosca
che il suo diritto alla terra non è inferiore
a quello di chi è arrivato con le navi e le armi.
Un palestinese è chi rifiuta di diventare
una nota a piè di pagina nella storia dei vincitori.
È la voce che interrompe il silenzio comodo
di chi preferisce parlare di “conflitto”
quando si tratta di occupazione e di dominio.
È l’essere umano che, nonostante tutto,
continua a esistere dove gli altri volevano
che non esistesse più.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite ha parlato con la chiarezza che pochi ancora osano. Israele sta rimuovendo le macerie di Gaza. Non per ricostruire. Non per sanare. Per cancellare. Per far sparire le prove prima che qualcuno possa raccoglierle.
Dieci milioni di tonnellate già spostate, tritate, portate via. Sotto quelle macerie non ci sono solo muri e cemento. Ci sono corpi. Migliaia di corpi. Bambini, donne, anziani. Resti che, se lasciati al loro posto, diventerebbero prove forensi. Prove di intento. Prove di metodo. Prove di genocidio.
Questo non è un dettaglio tecnico. È un atto consapevole di occultamento. È la distruzione deliberata della scena del crimine mentre il crimine è ancora in corso. I nazisti, nei loro ultimi mesi, bruciarono documenti e tentarono di far sparire i campi. Gli Hutu, dopo i cento giorni, cercarono di nascondere le fosse. Qui si va oltre. Si agisce in tempo reale, con macchinari pesanti, sotto protezione militare, davanti a un mondo che guarda e continua a rifornire le armi.
Immaginate i responsabili di quei genocidi precedenti che, mentre ancora massacravano, organizzavano già il trasporto sistematico delle prove. Che trasformavano i luoghi dello sterminio in spazi puliti, livellati, pronti per essere riconfigurati. Non è più solo eliminazione di un popolo. È eliminazione della memoria stessa di quel popolo. È la pretesa di scrivere la storia prima che gli storici possano aprirla.
E l’impunità? È totale. Concessa da ogni parte. Dai governi che continuano a firmare contratti d’armi. Dai tribunali che muovono carte mentre i camion escono carichi di detriti e ossa. Dalle capitali europee che parlano di «diritto di difendersi» mentre un intero territorio viene raso e poi spolpato delle sue ultime tracce.
Questo non è un eccesso di guerra. È la logica interna di un progetto che non può permettersi di lasciare testimoni materiali. Perché i testimoni materiali non mentono. I cadaveri sotto le macerie non possono essere rietichettati come «scudi umani». I quartieri interi ridotti in polvere non possono essere spacciati per «obiettivi militari».
Siamo a questo punto. Non perché la legge internazionale sia debole. Ma perché è stata deliberatamente svuotata. Perché chi ha il potere di farla rispettare ha scelto di non farlo. Perché l’orrore, una volta reso banale e quotidiano, diventa accettabile. E quando diventa accettabile, chi lo compie può anche permettersi di cancellarne le tracce.
La relatrice ha detto l’essenziale. Ora resta da vedere se qualcuno, oltre a ripetere le sue parole, avrà il coraggio di trattarle come ciò che sono: un atto d’accusa definitivo contro un sistema di complicità che ha deciso di proteggere gli autori invece delle vittime.
Soul Shakedown Party 11 agosto 2026
https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-08-11T14_51_28-07_00
https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-08-11T14_51_28-07_00.mp3
Africa Unite – Il Silenzio Dell'Assenso (Nero Su Nero - Manca Il Fiato EP, Africa Unite)
Makadam Zena – Sciaccapria (Makadam album, Trapical)
Papa Ricky – Rivoluzione (Love University single)
Treble/Flavio Ghetto Eden – Alla Scola (Elianto singolo)
Hekima – Let It Play (Ruling Sounds album, Riddim Master)
Papa Leu/Lone Ranger – Raggiu De Sule (South Rockers single)
Krikka Reggae/Mama marjas – Restore My Soul (Kido Music single)
Gialloman/Soulove Band – Stop War Now (True Stories album, Soulove)
Piero Dread/Alborosie – Good For Me (Another Step album, Vibes Point)
Brusco – Basta Poco (Croccante album, G7/Mitraglia Rec.)
Fossa Drummer – Gravity (Dub Sensor album, Adriatic Sound)
Keith Silvertones – Sweet Things (Brixton Heights single)
Marcus I/Adubta – Upstream (Fullness album, F-Spot)
Macka B – Memories (Chinelo single)
Soul Revivers/Susan Cadogan – No Place (Acid Jazz single)
T'Jean – Twice A Child (Addis single)
Sizzla/Eesah – Shining Star (King I-Vier/Loud City single)
Willz – Island Life (King I-Ver/Loud City single)
Pressure Busspipe/Imeru Tafari – Shine (All For A Time album, Zion High)
T.O.K.- Rub A Dub Style (Nah Lef Ya single)
Kabaka Pyramid – From Weh Day (Bebble Rock/GYU single)
Prince Buster – Indipendence Song (The Story Of Bluebeat 1962 Pt.2 compilation, Sunrise)
Rico & The Bluebeats – August '62 (The Story Of Bluebeat 1962 Pt.2 compilation, Sunrise)
Derrick Morgan – Forward March (Ska Is The Limit compilation, Island)
Lord Creator – Independent Jamaica (Ska Is The Limit compilation, Island)
Lord Kitchener – Jamaican Woman (Calypso compilation, Soul Jazz)
The Gaylads – Big Bamboo (Ska-Au-Go-Go compilation, Studio One)
Prince Buster – They Got To Go (The Story Of Bluebeat 1962 Pt.2 compilation, Sunrise)
Laurel Aitken – Back To New Orleans (The Story Of Bluebeat 1962 Pt.1 compilation, Sunrise)
Jazz Jamaica Workshop – It Happens (Jazz Jamaica From The Workshop album, Studio One)
Count Ossie/Rico Rodriguez – Fire Escape (Remembering Count Ossie compilation, Moodisc)
Winston & Roy Ashmed/Count Ossie – Babylon Gone (Remembering Count Ossie compilation, Moodisc)
The Zodiacs – Renegade (Ska-La-Rama compilation, Trojan)
Duke Reid Group – What Makes Honey (In Concert At Forresters Hall compilation, Studio One)
Prince Buster- All Alone (I Feel The Spirit album, Ojo De Mujer)
Roy & Millie – We'll Meet (Ska Is The Limit compilation, Island)
Derrick Morgan – Leave Earth (Studio One Jump Up compilation, Soul Jazz)
Tommy McCook – Music Is My Occupation (Music Is My Occupation compilation, Trojan)














