domenica 8 marzo 2026


 

R&D Vibes 7 marzo 2026 - SURVIVAL

https://radiosonar.net/podcast/rd-vibes-9-21-survival/


Avremmo voluto celebrare degnamente (come facciamo di solito) la Giornata Internazionale della Donna, ma gli eventi bellici hanno avuto il sopravvento: non possiamo esimerci dal commentare il recente attacco israelo-americano all’Iran. E lo faremo con le parole delle canzoni da noi scelte, accompagnati da tanta musica appena pubblicata in giro per il mondo, senza scordare il compleanno di Rod Taylor con l’Almanacco di Laganà. Nah miss it!!!    Stay Tuned !!



Theme tune – LINEA DI MASSA LDM Sound System – Reasoning (unreleased)

01 – Rod Taylor – His Imperial Majesty (Dread at the Controls)

02 – Rod Taylor – King David, Salomon, Moses (aka Ethiopian Kings) (Freedom Sounds)

03 – Rod Taylor – Songs Of Praises (Reality Sound)

04 – Winston Reedy – Lick Some Vibes (Room In The Sky & Skylight Records’ new release)

05 – Winston Reedy ft. Barry Issac – Survival (Room In The Sky & Skylight Records’ new release)

06 – Winston Reedy – Cool Runnings (Room In The Sky & Skylight Records’ new release)

07 – Far East – Rastafari (Zion Gate Music’s new release)

08 – Murray Man – I & I Rasta (Zion Gate Music’s new release)

09 – Digistep – Hailé Sélassié (Zion Gate Music’s new release)

10 – Anthony John – Rasta Tek Ova (Zion Gate Music’s new release)

11 – Zion Gate Players – Fari Dub (Zion Gate Music’s new release)

12 – Vivian Jones – Leonard Howell (2025 edit) (Renovable Sound & Lana Sounds)

13 – Vivian Jones – Leaders Dub (Renovable Sound & Lana Sounds)

14 – Gregory Isaacs – Going Downtown (Niagara – Taxi)

15 – Gregory Isaacs – Going Downtown Version (Niagara – Taxi)

16 – Sammy Dread – Don’t Go (Noni Music’s new release)

17 – McAnuff Family & The Ligerians – Story Comes To Bump (SoulNurse Records’ new release)

18 – Hempress Sativa & Tiken Jah Fakoly – Rastaman A Chant (La Tempesta Dub’s new release)

19 – Lutan Fyah – Running Away from Self (Yard A Love Records’ new release)

20 – Tippa Irie & DJ Pamplona – Lemon and Melon (Pamplona Beats’ new release)

21 – Dubmatix – Heavyweight Sound (Renegade Rockers’ new release)

22 – Truesounds ft. Jah Defender & Dougie Conscious – Mr Wicked Man (Truesounds’ new release)

23 – Mr Wicked Man Conscious Dub 2 (Truesounds’ new release)

24 – Mr Wicked Man Conscious Dub 3 (Truesounds’ new release)

25 – Ishabel – Step Outta Di Shade (Nyabin Sound System’s new release)

26 – Jacin – Dub Outta Di Shade (Nyabin Sound System’s new release)

27 – Wicked Dub Division meets Francesco Bearzatti – Observe (WDD Prod new release)

 

Soul Shakedown Party on Hitz 92 FM Jamaica March 05

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-03-07T01_25_48-08_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-03-07T01_25_48-08_00.mp3

Pinchers – Tek It From Dem (Nah Lef Ya riddim)

Zion Di Future – My Wish (Nah Lef Ya riddim)

Jah Mali – Unite (Bootcamp single)

Delly Ranx – Fly Like A Dove (Bootcamp)

King Jammys – China Town Instrumental (VP/Jammys single)

Shabba Ranks – Get Up Stand Up & Rock (VP/Jammys single)

Richie Spice – Heal The World (Brownzrecords single)

Da Fuchaman – Woman I Love You (Colours Of Life album, Evidence Music)

Beres Hammond – Ain't It Good To Know (Music Is Life album, VP)

Ken Boothe – Artibella (The Best Of Sunshot compilation, Jet Set)

Bobby Kalphat – Artibella Version (Raw Roots Vol.2 compilation, Jet Set)

Big Youth – Keep Your Dreadlocks (Raw Roots Vol.2 compilation, Jet Set)

U Roy – Chalice In The Palace (Virgin single)

Clint Eastwood – Hard Man Fi Dead (Real Clint Eastwood album,Culture Press)

Doctor Alimantado – Conscious Man (Ja-Man single)

Seventh Extension – Reasons (Disco Reggae Rockers compilation, Soul Jazz)

Buju Banton/Stephen Marley – Poor Old Man (Unchained Spirit album, Gargamel)

Marcus Gad – Where Mi Come From (Big Scoop single)

sabato 7 marzo 2026

Wah Gwan Riddim


 

In Libano ci sono già 500mila sfollati. «Sembra un esodo biblico»

https://www.avvenire.it/mondo/in-libano-ci-sono-gia-500mila-sfollati-sembra-un-esodo-biblico_105494

di Camille Eid


Abbiamo raccolto le voci di alcune persone che hanno lasciato casa e ora non hanno un tetto sotto cui dormire. «Le bombe ci inseguono». Per loro si sono mobilitati tanti volontari e Ong sul posto, mentre dall'Italia arriva la solidarietà dei connazionali che si sono trasferiti qui. « No al silenzio complice, aiutiamoli»

Passare, nel giro di un giorno, da 30mila sfollati a oltre mezzo milione ha posto enormi sfide a un Paese che sente ancora le ricadute del default finanziario di qualche anno fa. I libanesi più fortunati sono riusciti a ottenere posto nei 321 centri di accoglienza allestiti dal governo, in generale scuole pubbliche, mentre altri hanno trovato una sistemazione presso parenti. La maggioranza tuttavia è ancora alla disperata ricerca di una soluzione.

A Beirut, sulla Corniche di Ramlet el-Baida, si notano intere famiglie che consumano l’iftar, il pasto di rottura del digiuno durante il Ramadan, seduti sul marciapiede. Altre persone dormono in macchina, stanche di girovagare a vuoto. Uno tra i maggiori ostacoli sono i proprietari degli appartamenti situati in zone “sicure” che speculano sull'emergenza. L’affitto di un bilocale che costa normalmente 400 dollari al mese è salito a mille.

Un ruolo fondamentale nell’assistenza viene svolto dalle Ong libanesi e internazionali. Aloma García Grau è responsabile della filiale di WeWorld, una Ong italiana presente nel Paese dei cedri dal 2006. «Offriamo kit di cibo e materiale per l’igiene personale, ma stiamo ora valutando insieme con le autorità libanesi la possibilità di dare alle famiglie dei soldi in contanti per le spese urgenti». «Il nostro staff locale conta una sessantina di volontari, in maggioranza libanesi. Pensare che molti di questi ultimi sono ora essi stessi sfollati ha dell’assurdo». Emad Shuman, che vive in Toscana e fa il mediatore linguistico, è preoccupato per la mamma di 81 anni, oltretutto malata di Alzheimer. «Un parente è andato lunedì mattina per portare lei e la badante a Beirut. Sembrava un esodo biblico. Hanno impiegato 21 ore per fare 80 chilometri. Per tutto il tragitto mia madre era disorientata. Probabilmente si chiedeva se mai potrà rivedere la nostra casa che avevamo finito da poco di riparare dai danni subiti nella precedente guerra del 2024».

Karim sa invece che non potrà rivedere il suo appartamento di Haret Hreik, nella periferia sud di Beirut, costruito con i risparmi di lunghi anni di lavoro in Arabia Saudita. «Mi hanno riferito che è stata rasa al suolo, ma io ringrazio Dio che la mia famiglia è salva». «In che giungla di mondo viviamo?», si chiede indignato. E spiega che suo fratello si è visto negare l’ingresso in Siria pur avendo la moglie siriana. «Perché sei sciita», gli hanno detto. Sentita al telefono, Layla ha ancora la voce tremante. «Le bombe ci inseguono anche laddove pensiamo di stare al sicuro», dice. «Non avevamo ancora finito di sistemarci nella piccola casa che abbiamo trovato a Sidone che una fumata nera ha avvolto tutto il posto». Un missile si era abbattuto contro il decimo piano del palazzo “Makassed”, una nota associazione di beneficienza sunnita che gestisce una vasta rete di scuole e ospedali. «Un’aggressione gratuita ai danni di un’istituzione civile che raccoglie medici e volontari», si legge nel comunicato in cui il Comune di Sidone denuncia cinque uccisi e diversi feriti.

Nel profondo Sud, alcune località cristiane resistono all’ordine di evacuazione. Ad Alma el-Shaab, provincia di Tiro, il rintocco della campana della chiesa ha significato la netta opposizione degli abitanti all’idea dell’esodo. Da Rmeish, provincia di Bint Jbeil, Yussef segnala che gli abitanti non intendono assolutamente partire, nonostante i militari libanesi si siano ritirati da tutta l’area. «Qui sta tutta la nostra vita – dice –. Inoltre, molti sono coltivatori di tabacco e devono badare alle proprie piantagioni». Chiediamo se ci riescono. «Solo nei dintorni delle case, perché è assolutamente vietato avvicinarsi alla frontiera».

Tra i libanesi residenti in Italia è scattata una gara di solidarietà. Zain Medlej, medico a Milano, chiede ai suoi amici italiani di non chiudersi in un silenzio complice. «Nessuna madre – dice in un messaggio video sui social – dovrebbe mettere a letto i suoi figli chiedendosi se l’indomani saranno ancora vivi». «I missili – aggiunge – non abbattono soltanto i muri dei palazzi, ma spezzano anche i cuori di quelli che vi abitano».


 

Hala Rharrit si era dimessa dal Dipartimento di Stato nell'aprile del 2024, in protesta. Aveva messo per iscritto che il genocidio a Gaza avrebbe prodotto una guerra regionale con l'Iran se Washington non avesse contenuto Israele. Nessuno l'aveva ascoltata. Il 28 febbraio 2026, Israele e gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran. Khamenei è morto. La regione brucia.

Il 5 marzo, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich si è recato al confine nord con il Libano e ha pubblicato un video. «Dahiyeh sembrerà presto Khan Younis», ha detto, dopo che l'esercito aveva ordinato l'evacuazione immediata dei sobborghi meridionali di Beirut. Khan Younis: città del sud di Gaza dove l'Agenzia Anadolu documenta oltre 72.000 morti, 172.000 feriti, il 90% delle infrastrutture civili distrutte. Smotrich non ha citato Khan Younis come esempio di tragedia. L'ha usata come unità di misura. Come parametro di produzione bellica.

Human Rights Watch ha dichiarato il 5 marzo che l'ordine di evacuazione sui sobborghi di Beirut «solleva gravi rischi di violazioni del diritto internazionale umanitario». La stessa formulazione usata per Gaza. Le stesse organizzazioni. Lo stesso protocollo che in due anni non ha fermato niente.

A Gaza, intanto, padre Ibrahim Faltas ha detto all'ANSA il 6 marzo: «Gaza è dimenticata». I valichi restano chiusi. L'ONU è riuscita a far entrare 570.000 litri di diesel da Kerem Shalom, ha dichiarato il portavoce Dujarric, ma Rafah rimane sbarrato. Nei mercati di Deir el-Balah, i civili non fanno più scorte. Sono stanchi di sperare in un confine che si apre e si chiude secondo le esigenze militari altrui.

Il genocidio a Gaza non era un episodio isolato: era la prima pagina di un manuale. Smotrich lo ha citato in pubblico come modello. Rharrit lo aveva scritto due anni fa. Non la cercò nessuno.          https://x.com/giuliocavalli/status/2030206182170792021?s=20

Venerdì 6 marzo un’altra scuola elementare è stata colpita da attacchi israelo-americani in Iran

Venerdì 6 marzo un’altra scuola elementare è stata colpita da attacchi israelo-americani in Iran.


Si tratta della scuola Shahid Hamedan in piazza Niloufar di Teheran ed è la quarta scuola colpita dai bombardamenti USA-israeliani da sabato 28 febbraio.Giovedì 5 marzo due scuole sono state bombardate a Parand, a sud-ovest di Teheran, venerdì 6 marzo la coalizione USA-Israele ha colpito la Scuola Shahid Hamedani a Teheran, in piazza 

http://Niloufar.La


prima scuola colpita è quella di Shajareh Tayyebeh, nella città meridionale di Minab ,il primo giorno degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) ha segnalato che circa 180 bambini sono stati uccisi e molti altri sono rimasti feriti nell’attacco esprimendo profonda preoccupazione per il crescente tributo ai bambini causato dall'attuale escalation militare in Iran.