martedì 7 aprile 2026

Rolling Stones arriveranno a Camden per un concerto "segreto"?

https://www.camdennewjournal.co.uk/article/are-the-rolling-stones-coming-to-camden-for-a-secret-show/?GFYmfR



I sussurri dello spirito: intervista a Juri Camiscasca

https://www.buscadero.com/i-sussurri-dello-spirito-intervista-a-juri-camiscasca/

Di Rosario Pantaleo


 Ascolto per l’ennesima volta Te Deum, l’album che nel 1988 vide il ritorno discografico di Juri Camisasca, e l’immersione nel canto liturgico, scandito dalla sua voce chiara e suggestiva, appare essere un ricostituente dell’anima, ricco di benefici. Com’è noto, Camisasca ha vissuto per circa un decennio secondo la regola dei monaci benedettini; poi, lasciato l’abito sacerdotale, ha continuato la sua ricerca spirituale e umana in un romitaggio alle pendici dell’Etna. In occasione dell’uscita del nuovo Exultet: Live in Malta, CD+DVD di raro fascino (recensione su Buscadero 496), è nata l’idea di intervistarlo e lui, con la consueta gentilezza, si è reso disponibile. Con grande gioia dell’intervistatore.


Ad agosto compirai 75 anni, un’età in cui è possibile fare una specie riassunto della propria vita. Come ti vedi dopo tanti anni ed esperienze, e come giudichi questi nostri tempi?
Se guardo indietro, non vedo una carriera, ma un pellegrinaggio. C’è un paradosso nell’invecchiare: mentre il corpo rallenta e ricorda la nostra fragilità, lo spazio interiore si amplia. Oggi non mi sento al traguardo, bensì finalmente capace di navigare in mare aperto. Una navigazione consapevole, anche solitaria ma mai in isolamento: quando trovi un punto d’appoggio nell’infinito, scopri di non essere mai solo. La ricerca spirituale mi ha insegnato a distinguere il rumore dal suono, l’apparenza dalla sostanza e a scoprire una pace che non dipende dagli eventi ma dalla connessione profonda con ciò che siamo. Questa è la conquista più preziosa: sapere che, mentre la materia si limita, la luce interiore può espandersi. Quanto al nostro tempo, vedo un mondo frammentato: solitudini connesse più che relazioni vere. Abbiamo moltiplicato i mezzi e smarrito i fini. Forse è il momento di rimettere al centro la persona, le relazioni, il senso della vita.


Tempo fa, ho letto in rete una tua approfondita spiegazione del senso spirituale delle icone di cui sei anche fine e provetto autore. Riesci a darci il senso di questa tua attitudine nel dipingere queste immagini sacre?
Dipingere icone è, per me, l’altra faccia della musica: dare senso al silenzio. Se nella musica cerco la vibrazione dell’invisibile, nell’icona cerco di fissare quella stessa luce. È un esercizio di umiltà e di ascesi: non si tratta di «creare» qualcosa di mio, ma di porsi in ascolto di una tradizione millenaria, lasciando che le mani diventino un canale. Vedo un nesso profondo tra il flusso della musica e la tavola di legno: entrambi sono spazi sacri in cui l’umano tenta di incontrare il divino. L’icona richiede pazienza e solitudine che nutrono la mia spiritualità. È, questo, un modo per tradurre quegli orizzonti interiori in sguardi e colori che non tramontano.


Recentemente è stato pubblicato, in sole 200 copie, Exultet: Live in Malta, disco che ti vede protagonista di un concerto nella cattedrale di San Giovanni Battista, a La Valletta. Quanto è importante, per te, esibirti nei luoghi sacri?
Suonare in posti come le cattedrali o le chiese non è esibirsi, ma abitare una preghiera fatta di pietra. In quegli spazi, il mistero diventa un ponte che trasforma il suono in dialogo con l’Invisibile. Nella Cattedrale di San Giovanni, a Malta, ho vissuto un’esperienza quasi trascendentale: circondato da quell’oro vibrante e da un silenzio carico di secoli, ho sentito la mia musica farsi piccola e, al contempo, immensa. Lì, tra le ombre di Caravaggio e la maestosità dell’architettura, la tecnica si arrende allo stupore: non sei più tu a suonare, ma è lo spazio stesso che canta attraverso di te.  


Nella tua discografia ci sono canzoni «profane», scritte anche per altri artisti, e brani liturgici. Come cambia, se cambia, il tuo approccio in questi casi? 
Sinceramente, non avverto una frattura netta tra sacro e profano: è la musica stessa che mi prende per mano e mi conduce nell’atmosfera di cui ha bisogno. Che io scriva una canzone profana o un canto sacro, l’atteggiamento resta identico: un ascolto profondo, un’immersione totale nella verità del suono e dell’emozione. Nella canzone cerco l’intensità dell’esperienza umana, nel canto sacro una tensione verso l’ascensione, ma la sorgente è la medesima. Per me il canto è un atto di intrinseca devozione verso l’arte. In fondo, ogni nota scritta con autenticità è, a suo modo, un atto spirituale.  


Nei canti liturgici, alcuni molto antichi, confluiscono anche le tue esperienze religiose, sia quella monastica sia quella eremitica? 
Il canto antico non è questione di filologia, ma di presenza. Per rendere vivi questi canti nell’epoca attuale, non basta la perfezione formale: serve la risonanza interiore di chi li interpreta. Il canto liturgico è, per sua natura, un’estensione della preghiera: se non c’è, nell’interprete, una profondità di fede, o almeno una ricerca spirituale sincera, la nota resta vuota, priva di quel «peso» spirituale che attraversa i secoli. La fede è l’armonico invisibile che permette a una melodia antica di parlare all’uomo moderno. Quando canto, non cerco di riprodurre un suono del passato ma di dare voce a un’esigenza dell’anima che è rimasta identica: il desiderio di infinito. È questa autenticità che rende il sacro sempre attuale. 


Quando canti, sembra che tu sia comunque «estraneo» ai luoghi in cui ti trovi, come se ogni canzone, dovunque nasca, sia sempre una forma di preghiera. È così, oppure è solo una postura di concentrazione per affrontare meglio il canto da seduto? 
Non è questione di postura, ma di dimora. Quando canto, non sto semplicemente eseguendo una melodia; sto cercando di abitarla. Quello che all’esterno può sembrare distacco o estraneità, in realtà è un’immersione interiore: per far risuonare la profondità di certe dimensioni, devo prima scendere io stesso in quelle profondità. La mia postura meditativa è solo il riflesso di questo movimento spirituale. Non sono altrove, sono semplicemente più vicino all’essenza.


Come sono orientati i tuoi ascolti, oggi?
Amo ciò che crea spazio: dal misticismo di Ildegarda di Bingen ai raga indiani, fino al minimalismo di Arvo Pärt. Il panorama musicale odierno mi pare piuttosto disarticolato, se non addirittura caotico. Riguardo a generi come il rap o la trap, comprendo il disagio che intendono esprimere, e nel quale vengono alla luce, ma ne resto a distanza. Difendo le sonorità che respirano, quelle linee melodiche che elevano lo spirito. In un mondo che urla, io scelgo la vibrazione che sussurra. 


Mi sembra che la tua esperienza di vita abbia colto l’esortazione evangelica all’«essere nel mondo senza essere del mondo». In un mondo così conflittuale, cosa consiglieresti, a chi ci legge, per trovare una scheggia d’infinito nelle proprie vite?     
In un’esistenza che sembra avere smarrito la capacità di ascoltare, il mio consiglio è di coltivare il proprio silenzio interiore come un atto di resistenza spirituale. La guerra non nasce sul campo di battaglia, ma dal rumore dell’ego e dall’incapacità di percepire l’altro come parte di una stessa armonia. Suggerirei ai lettori di riscoprire la meditazione e la quiete della mente: non come fuga dalla realtà, ma come l’unico modo per tornare a vedere l’infinito che ci abita. Quando la mente tace, emerge naturalmente il rispetto reciproco, perché ci si accorge di come il raggio di luce che brilla in noi è lo stesso del nostro prossimo. Il mio invito è di cercare, ogni giorno, un momento di bellezza gratuita: che sia un canto antico, il respiro consapevole o il valore di un gesto gentile. La pace non è un trattato firmato su una scrivania, ma una vibrazione che parte dal cuore. Se ognuno di noi trovasse il coraggio di scendere nelle proprie profondità, scoprirebbe che lì non ci sono confini, non ci sono trincee, ma solo un orizzonte sconfinato, che appartiene a tutti.


A tantissimi mancano l’arte e la persona di Franco Battiato. Tu lo hai conosciuto durante il servizio di leva e lo hai accompagnato in varie vicende artistiche, restandogli sempre vicino. Come lo ricordi?  
Franco è stato un artista incredibile e unico, oltre che un uomo dal cuore grande. Un compagno di viaggio, complice di risate sincere e leggere. Un fratello di vita, sempre presente nei momenti difficili. Dotato di un intelletto di prim’ordine e un’energia fuori dal comune, aveva fatto del cambiamento la sua cifra stilistica. Ogni volta che sembrava aver trovato una formula, la superava spingendosi oltre, alla ricerca di strade e possibilità sempre nuove. Rimane l’interrogativo su quali sarebbero stati i suoi sviluppi futuri. Probabilmente avrebbe trovato espressione in composizioni sempre più rarefatte. Chissà… forse avrebbe tentato un’ulteriore fusione tra musica elettronica e melodia, oppure un sorprendente ritorno alla sperimentazione pura. Personalmente, non credo che la sua creatività si fosse esaurita. Al contrario, si stava evolvendo. Con lui non si poteva mai prevedere: avrebbe potuto sorprenderci ancora una volta. Franco non seguiva le mode ma era guidato dalla ricerca autentica. E la ricerca, per sua natura, non si esaurisce mai; semplicemente, cambia forma.   


Per quanto riguarda i lavori in studio, dopo i notevoli Laudes e Cristogenesi stai sviluppando altro?
L’orizzonte è sempre pieno di bozze e appunti. Sto lasciando decantare alcune idee, senza fretta di pubblicare o fare annunci. Sono aperto a ciò che l’ispirazione porterà.

Come si può leggere, a ogni domanda sono sopraggiunte risposte che raccontano una visione della vita di straordinaria profondità. Non solo un’esperienza di vita «terrena», ma (anche) uno sguardo costante verso l’infinito. Uno sguardo che, attraverso il canto, la composizione, la pittura e la scrittura, ha formato una personalità variegata e ricca di potenza evocativa. Juri Camisasca, da sempre, è oltre, accompagnato dalla «vibrazione che sussurra».

Treves Blues Band + Lou Marini live a Legnano (MI), 22/3/2026


Serata organizzata per festeggiare il ventesimo compleanno della Fondazione Comunitaria Ticino Olona, al Teatro Tirinnanzi di Legnano: un tutto esaurito a sole cinque ore dalla apertura delle prevendite. A celebrare la ricorrenza Fabio Treves, meglio conosciuto come il Puma di Lambrate, alfiere del blues italiano.

Dopo l’introduzione da parte del presidente dell’associazione e del sindaco di Legnano, entra in scena la band, accolta da un fragoroso applauso, a rimarcare come le attività della fondazione coincidano con il messaggio di fraternità insito nella musica blues. La Treves Blues Band, sulle scene da più di cinquant’anni, essendosi formata nel 1974 intorno al carismatico armonicista milanese, schiera questa sera, sulle assi del palco legnanese, oltre al fondatore, vestito con la camicia floreale d’ordinanza, Alex “Kid” Gariazzo alle chitarre, Gabriele “Gab D” Dellepiane al basso, e Massimiliano “Max” Serra alla batteria e percussioni. Ospite d’eccezione della serata, “Blue” Lou Marini, leggendario sassofonista dei Blues Brothers di belushiana memoria.

Nell’arco di questi dieci lustri, il Puma ha collaborato con artisti di fama mondiale come Frank Zappa, Robben Ford, Willie de Ville, Charlie Musselwhite, Guitar Ray, Michael Bloomfield, solo per citarne qualcuno, e ha aperto per gente come Deep Purple, Bruce Springsteen, Peter Tosh, Steve Ray Vaughan, Little Steven. Da quel lontano 1974, il Puma ha portato sulle sue possenti spalle, per i palchi di mezzo mondo, un messaggio di inclusione e un grande senso di divulgazione, ergendosi a pilastro della cultura musicale nostrana (pure che spesso il detto «nemo profeta in patria» calza a pennello a giganti come lui).

I concerti della Treves Blues Band sono un viaggio nella storia del blues. Ripropongono, pescando da un immenso repertorio, canti di lavoro, standard delle campagne, brusii dai tetri crocicchi, pezzi elettrici più moderni e coinvolgenti brani propri, infondendo nel pubblico un’indescrivibile energia, coinvolgente e contagiosa. Accompagnato da musicisti di altissimo spessore, il Puma suona le sue armoniche con una precisione e una pulizia da manuale. Non sono semplici note quelle che produce, ma stati d’animo che inebriano e spronano a un confronto con se stessi. A metà set entra in scena Lou Marini che, dopo un paio di pezzi cantati e suonati, inforca gli occhiali da sole ed entra nella modalità «missione per conto di Dio», soffiando nel sax con vigore giovanile, nonostante gli ottanta anni compiuti.

La scaletta propone un paio di lenti di riscaldamento e poi, in un costante abbrivio, i pezzi si velocizzano diventando più elettrici e ritmati, con il consueto intermezzo acustico, questa sera dedicato a Muddy Waters. Ci sono vecchi standard e cover di brani più recenti, una manciata di brani dei Blues Brothers oltre a pezzi propri della TBB, che portano all’incandescente finale con le versioni di Johnny B Goode e  Sweet Home Chicago.

Le comode poltrone in velluto rosso sulle quali siamo seduti aiutano a rilassarsi, ma dopo un po’ diventano strette. Liberatorio, nel bis, potersi alzare, carichi a palla, per appoggiarsi al palco a cantare a squarciagola il ritornello di Sweet Home Chicago insieme ai nostri eroi. È stata una esecuzione magica, di livello superiore, degna di una serata al Buddy Guy’s Legend di Chicago o al B.B. King’s Blues Club di Memphis, con i musicisti che si trovano ad occhi chiusi. Professionisti di un altro pianeta, che non sbagliano una nota, facendo uscire dai loro strumenti suoni arricchiti da tutto il loro vissuto. A tal proposito, una menzione particolare per il talento assoluto  Alex “Kid” Gariazzo, il quale riesce a estrarre dalle sue chitarre delle sonorità non descrivibili seguendo le leggi della fisica a oggi codificate.


Come al solito, il post concerto è un terzo tempo incentrato sull’empatico scambio di saluti e di energie con il pubblico. Sia il Puma che Lou Marini non si risparmiano e firmano qualsiasi cosa gli venga proposta, stringono mani e si fanno fotografare. Nonostante vivano da anni nell’empireo mondiale della musica, sono di una umiltà e disponibilità uniche, ben differenti da tante mezze tacche contemporanee camuffate per non farsi riconoscere e che affidano la loro privacy a ottuse guardie del corpo.

Di una cosa sono certo: il blues sta tornando al centro della scena, dopo qualche anno (forse) di purgatorio, perché il pubblico sta nuovamente cercando nella musica una freschezza, un’originalità, una voglia di vivere la vita e una coerenza di ideali che gli algoritmi stanno spazzando via. Oltre allo zoccolo duro brizzolato, in questa serata, ho notato la presenza di un folto manipolo di giovani, cosa che fa sempre ben sperare per il futuro. Parlandone con Fabio, mi ha confermato la mia impressione, dicendo che negli ultimi anni sta facendo degli spettacoli eccezionali per riscontro, numerico ed emotivo, che da tempo non viveva più.

Concludo ringraziando lui e la moglie Susanna, due persone innamorate tra loro e della loro vita artistica, solari e dedicate a trasmettere le loro good vibes al resto del mondo, rendendolo un posto migliore, anche solo per un po’, grazie ai loro spettacoli.

The Blues is Allright!

I Rolling Stones dovrebbero presentare il nuovo singolo "Mr. Charm" e l'ultimo album "Foreign Tongues" l'11 aprile 2026

https://www.noise11.com/news/rolling-stones-mr-charm-foreign-tongues-announcement-20260407

Chi sono i Cockroaches? I Rolling Stones stanno per pubblicare nuova musica o fare un concerto a sorpresa?

https://thecockroaches.com/

https://www.nme.com/news/music/who-are-the-cockroaches-are-the-rolling-stones-about-to-drop-new-music-or-play-a-surprise-gig-3937974








 


lunedì 6 aprile 2026

 

Soul Shakedown Party on Riddim 1 Jamaica April 01

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-04-06T14_28_19-07_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-04-06T14_28_19-07_00.mp3

Jesse Royal – Give Thanks (Zion I Kings single)

Busy Signal – The Days (Zion I Kings single)

Hempress Sativa – Marching Out Of Babylon (Woman album, Django Music)

Winston McAnuff – Writer Without Pen (The Bombist single)

McAnuff Family/The Ligerians – Story Comes To Bump (Soul Nurse single)

Steel Pulse – State Of Emergency (live) (Rastafari Centennial Live album, MCA)

Black Uhuru – Youth Of Eglington (live) (Live 1984 album, Tabou One)

The Wailers – Duppy Conqueror (live) (The Capitol Session '73 album, Tuff Gong)

Errol Brown – First World Dub (Orthodox Dub album, Dub Store)

King Tubby & Riley All Stars – Who Is The Dub (Concrete Jungle Dub album, Dub Store)

Dennis Brown – Westbound Train (Observer single)

Skip Marley – In Our Sight (Tuff Gong single)

Chronixx – Saviour (Exile album, Chronixx Music)

Al Campbell – Step It Up (Stay Nice Music single)

Piero Dread – But I Will Go (Halidon/Bizzarri single)

Beres Hammond & Zap Pow – Don't Understand (Beres Hammond & Friends compilation, ERC)

Young Kulcha/18th Parallel – More Work To Be Done (Fruits single)

Pull Up Riddim


Docente a Teheran: 'Il regime è più repressivo di prima'


"Ciò che sta accadendo oggi in Iran non può onestamente essere definito 'aiutare il popolo iraniano a raggiungere la libertà': innumerevoli persone sono state lasciate senza casa". A raccontarlo all'ANSA è Hasti Diyè, 40enne docente iraniana che vive con la sua famiglia a Teheran. "Le infrastrutture vitali del Paese vengono distrutte una dopo l'altra e parte del patrimonio storico iraniano, vecchio di 2.500 anni, ha subito gravi danni - continua -. Quartieri, edifici pubblici, università, frammenti della memoria storica della nazione sono stati ridotti in macerie e ricostruirli, a prescindere da quale governo salirà al potere, non sarà facile.
L'Istituto Pasteur, una delle più antiche e importanti istituzioni iraniane per la ricerca medica e la sanità pubblica, è stato bombardato, colpendo direttamente sia il personale che i civili residenti nelle vicinanze".
"La Repubblica Islamica, almeno in termini di repressione, è diventata più forte di prima. Ogni giorno molti - spiega - vengono rapiti, accusati di spionaggio, scompaiono senza lasciare traccia, mentre il Paese diventa più militarizzato che mai. Allo stesso tempo, continuano le segnalazioni di sparatorie dirette contro i civili, e coloro che si trovano sotto i bombardamenti vivono nella paura costante, sia degli attacchi che della repressione, senza quasi avere il tempo di respirare".
La donna racconta che per ora la Repubblica Islamica non ha fallito nella distribuzione di cibo: "I negozi hanno ancora scorte. Ma la crisi principale è il potere d'acquisto della popolazione. I prezzi sono saliti alle stelle, tanto che la classe media è di fatto caduta in povertà, mentre i poveri non hanno quasi più mezzi per sopravvivere". Un gran numero di persone ha perso il lavoro o le proprie fonti di reddito e molti anche la casa. Tuttavia chi ha l'abitazione ancora intatta apre le porte a familiari, amici, vicini e a chi ha perso tutto.
"Diverse famiglie - fa sapere Hasti - vivono sotto lo stesso tetto, condividendo cibo, spazio e quel che resta. Ciò che rende ancora bello l'Iran è la silenziosa solidarietà della gente comune: le persone non saccheggiano i negozi, comprano solo ciò di cui hanno bisogno e, se possono, comprano anche per gli altri e fanno donazioni".
"Volevamo, e vogliamo tuttora, la libertà dalla corruzione e dalla repressione della Repubblica Islamica, ma la guerra, la distruzione e la sofferenza della gente comune non sono mai libertà", conclude la giovane docente iraniana.

UN DREADLOCK VERO DI BOB MARLEY ALL’ASTA

https://reggaerevolution.it/dreadlock-bob-marley-asta/

C’è qualcosa di profondamente simbolico e spirituale nei dreadlock di Bob Marley. Non sono solo un elemento estetico, ma rappresentano un’intera cultura, una filosofia di vita, un’eredità musicale che ha attraversato generazioni.

E ora, uno di questi dreadlock sta per essere venduto all’asta con una stima che arriva fino a 25.000 sterline.
Un frammento autentico della leggenda, una piccola ciocca di capelli, lunga appena pochi centimetri. Eppure, il suo valore simbolico (ed economico) è enorme.
Nel lotto d’asta, infatti, il dreadlock è accompagnato da un autografo originale dell’artista, che aumenta sia il valore economico sia l’autenticità del cimelio.
Da solo, l’autografo è stimato intorno alle 4.000 sterline



Non capita spesso che oggetti così personali appartenuti a Marley finiscano sul mercato. Anzi, secondo gli esperti, è uno dei rarissimi casi degli ultimi decenni.
Per i collezionisti, non è solo memorabilia: è un pezzo reale della storia del reggae.

LA STORIA DEL DREADLOCK
Ciò che rende questa vendita ancora più affascinante è la sua origine quasi surreale.
Siamo nel 1978, durante una performance televisiva nel Regno Unito. Marley è nel pieno della sua carriera, carismatico e magnetico come sempre.
Durante quell’occasione, una fan riesce ad avvicinarsi e con il suo consenso prende una piccola ciocca dei suoi capelli. Un gesto spontaneo, quasi impensabile oggi, che si è trasformato in un oggetto da collezione dal valore incredibile.

Proviene da una performance Top of the Pops nel 1978, dove Marley è apparso nel programma con The Wailers per eseguire il loro nuovo singolo “Satisfy My Soul”.
Quel frammento è stato conservato per anni, insieme a un autografo originale dell’artista, aumentando ulteriormente il suo fascino.
La ciocca fu raccolta volontariamete con il consenso di Bob Marley durante un incontro con una fan nel 1978. Non si sa se cadde è fu raccolta o venne donata dallo stesso Marley.



PERCHÉ VALE COSÌ TANTO?
Il prezzo stimato tra 20.000 e 25.000 sterline non è casuale.Dietro questa cifra ci sono diversi fattori che rendono l’oggetto unico:
Rarità assoluta: pochissimi oggetti simili sono disponibili, Autenticità verificata. Valore culturale globale
Domanda crescente nel mercato del collezionismo musicale Negli ultimi anni, infatti, il mercato delle memorabilia ha visto un forte aumento, soprattutto per oggetti legati a icone senza tempo.

QUANDO SI CHIUDE L’ASTA
L’asta, organizzata nel Regno Unito, si concluderà il 9 aprile 2026. Il prezzo di partenza è relativamente accessibile rispetto alla stima finale, ma è probabile che nelle ultime fasi si scateni una vera e propria competizione tra collezionisti.

UN CIMELIO O UN SIMBOLO?
Questa asta solleva anche una domanda interessante: si tratta solo di un oggetto da collezione o di qualcosa di più?
Per molti fan, possedere un frammento di Marley significa entrare in contatto diretto con la sua storia. Per altri, è un investimento.
In ogni caso, una cosa è certa: questo dreadlock non è solo un oggetto. È un simbolo.

LA NOSTRA RIFLESSIONE
E’ giusto che il dreadlock sia venduto così ? 
non sarebbe meglio per il valore che ha, donarlo al museo di Hope Road cosi che sia accessibile e visibile a tutti i visitatori. Invece di ricavarci soldi che lo stesso Bob disprezzava?

 

Link della casa d’Asta

domenica 5 aprile 2026

Reggae Radio Station 5 aprile 2026

https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_05_04_2026_23_45

https://downloader.radiopopolare.it/download?url=https%3A%2F%2Fdts.podtrac.com%2Fredirect.mp3%2Fpod.radiopopolare.it%2Freggaeradiostation_05_04_2026_23_45.mp3

La Normale di Pisa compra parte dei libri censurati da Trump nella guerra alla 'woke culture'

https://www.rainews.it/articoli/2026/03/la-normale-di-pisa-compra-parte-dei-libri-censurati-da-trump-nella-guerra-alla-woke-culture-a1a46908-0269-4004-af05-fd95319a752c.html

Parlano di diritti civili, diritti di genere, diseguaglianze, lotte civili

Sono 40 volumi sugli oltre 380 messi al bando e rimossi lo scorso anno dalla Biblioteca dell'Accademia navale Usa

Un gesto simbolico "per continuare a tenere accesi i riflettori sulla situazione che scuole e accademie statunitensi stanno vivendo in questa fase". Così la Scuola Normale di Pisa motiva la decisione di acquistare e mettere a disposizione di tutta la comunità degli studiosi una parte dei titoli di libri che l'Accademia navale degli Stati Uniti ha voluto togliere dai propri scaffali di consultazione circa un anno fa.

Si tratta di copie di una quarantina dei 381 testi censurati dalla Biblioteca Nimitz che adesso diventano il 'fondo Nimitz' della Biblioteca della Normale, nella sede fiorentina di Palazzo Vegni. L'iniziativa verrà presentata lunedì prossimo nell'aula magna di Palazzo Vegni.   La rimozione dei libri dalla Nimitz library della U.S Naval Academy, con sede ad Annapolis, nel Maryland, avvenuta nell'aprile 2025, spiega la Normale, "rientra nel programma del Dipartimento della Difesa statunitense volto a contrastare la promozione di valori quali diversità, equità e inclusione dalle scuole e accademie militari. Più in generale, l'episodio si inquadra nella guerra alla 'woke culture' dell'amministrazione Trump".

Oltre 10 mila libri al bando nelle scuole pubbliche Usa, anche l'epopea di Kunta Kinte

https://www.rainews.it/articoli/2024/09/oltre-10-mila-libri-al-bando-nelle-scuole-pubbliche-usa-anche-lepopea-di-kunta-kinte-587ba64f-04d8-4344-95f3-808e6b2fc560.html#:~:text=Oltre%2010%20mila%20libri%20al,l'epopea%20di%20Kunta%20Kinte

Dopo che Stati guidati dai repubblicani hanno approvato nuove leggi sulla censura, l'indice dei volumi proibiti si è allungato in modo esponenziale. Tra i vietati ci sono anche 'Radici' e 'Gridalo forte'

Il numero di libri messi al bando nelle scuole pubbliche americane è triplicato in un anno passando da 3.362 nel 2023 a oltre 10.000 nel 2024. Tra i titoli vietati ci sono 'insospettabili' come 'Radici' di Alex Haley o 'Gridalo forte' di James Baldwin. 

Dopo che Stati guidati dai repubblicani hanno approvato nuove leggi sulla censura, l'indice dei volumi proibiti si è allungato in modo esponenziale, denuncia PEN America, un'organizzazione non-profit dedicata alla libertà di espressione, secondo cui circa 8.000 divieti sono solo in Florida e Iowa. In questi Stati "è più facile rimuovere i libri dalle scuole senza un procedimento regolamentato o, in alcuni casi, senza alcun procedimento". 

La legge dell'Iowa, firmata nel 2023, vieta il materiale sull'orientamento sessuale e l'identità di genere prima della seconda media. La legislazione vieta anche esplicitamente i libri che parlano di atti sessuali. Grandi editori, insegnanti LGBTQ+, studenti e genitori hanno fatto causa per far annullare la legge dell'Iowa, ma una corte d'appello federale ha annullato un'ingiunzione temporanea sui divieti, consentendo alla legge di continuare ad avere effetto.


Sei importanti editori di libri hanno sollevato una questione di costituzionalità in Florida per il divieto di libri dopo che centinaia dei loro titoli sono stati ritirati dalle biblioteche scolastiche. Anche Utah, Carolina del Sud e Tennessee hanno recentemente promulgato divieti di libri. Lo Utah, in particolare, ha una delle leggi "più estreme", ha affermato PEN America, riferendosi alla legge HB 29, che afferma che un libro deve essere ritirato da tutte le scuole dello Stato se almeno tre distretti hanno ritenuto che il titolo sia "materiale oggettivamente sensibile".

I divieti di libri hanno continuato a prendere di mira in modo schiacciante storie incentrate su persone LGBTQ+ o di colore, denuncia PEN America. "In parte a causa del targeting di contenuti sessuali, il forte aumento include libri che contengono storie d'amore, libri sulle esperienze sessuali delle donne e libri su stupro o abusi sessuali, nonché con personaggi o temi LGBTQ+, su razza o razzismo e con personaggi di colore".

Nel frattempo, l'azione legale ha contribuito a ripristinare i libri in alcune comunità. Una contea della Florida ha riportato nelle biblioteche 36 libri, tra cui l'epopea di Kunta Kinte, grazie a una causa intentata da una coalizione di genitori, studenti e autori.