martedì 4 agosto 2026

Soul Shakedown Party 4 agosto 2026

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-08-04T10_08_32-07_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-08-04T10_08_32-07_00.mp3

Groundation/Thomas Mapfumo – Holding On (A Light In Paris album, Baco)

Soul Revivers/Johnny Clarke – The Good Book (Acid Jazz single)

Marcus Gad/Dezarie – The Code (Where Mi Come From album, Gadda/High Rec.)

Shaka Root – Legalize The Wind (Jah Musician album, Rising Rockers)

Lone Ark/The 18th Parallel – Morning Blessing (Fruits single)

Soul Adventurers – The Trees (Dub To Roots album, La Panchita)

Big Simon – Fire (Filomuzik single)

Kubix – Red Sand (Music Activist album, Attik/Baco)

Buju Banton – Mi Nuh Play (Too Too Bad album, Gargamel)

Capleton – Prayers Up (Heights Of Fire album, Evidence Music)

Romain Virgo – Lay My Head (Ghetto Youths International single)

Morgan Heritage – Come Feel The Love (Ghetto Youths International single)

Protoje/Shenseea – Goddess (The Art Of Acceptance album, In-Digg.Nation/Ineffable)

Chezidek – Marijuana Prayer (Marijuana Prayer album, Tad's)

Ginjah – Bring Me Joy (Soul Connection album, Tad's)

I-Taweh/Litle Lion Sound – Reggae Lion (Cosmic Journey album, Evidence Music)

Mosiah – Rule Your Destiny (Unconquerable EP, House Of Riddim)

Jah Defender – Vampires (Endurance album, House Of Riddim)

Mosiah/Jah Defender – Revolution Time (House Of Riddim single)

Mykal Rose/Ras Mista Fyah – Halla & Bawl (Dubshot single)

Stinging Ray – Drifter (The Man From Bejing album, Irie Ites)

Katsu – Inna England (Awakening album, Bristol Reggae Archives)

Katsu – Dub In C Minor (Awakening album, Bristol Reggae Archives)

X.O.Dus – Black English Boys (English Black Boys album, Factory)

4th Street Orchestra – Rowing Down The River (Yu Learn album, Rama/EMI)

LKJ/Dennis Bovell – Cold War Dub (LKJ In Dub Vol.2 album, LKJ)

The SUS Band – Rage Of War (Something Old, Something New album, Devious)

Nucleus Roots – Run Come Quick (Nucleus Roots album, Nucleus Roots)

Black Roots – All Day All Night (Real Rock single)

Ruts DC/Zion Train – Weakheart (Rhythm Collision Remix album,Echo Beach)

Johnny Clarke – Nuclear Weapon (Yard Style album, Ariwa)

Feel It Riddim


 

domenica 2 agosto 2026

Clear Riddim


 

Reggae Radio Station 2 agosto 2026

https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-reggaeradiostation/reggaeradiostation_02_08_2026_23_44

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Patti Smith Quartet "50 Anni Radio Popolare" @ Castello Sforzesco Milano 29/07/2026


 

Cinquantamila figuranti e 84 morti annegati, così il Marocco colpisce e tace

https://ilmanifesto.it/cinquantamila-figuranti-e-84-morti-annegati-cosi-il-marocco-colpisce-e-tace

M'ARROCCO Il silenzio totale del primo ministro Akhannouch, uno dei bersagli della GenZ. Illusi da social ben manovrati, incitati dalla polizia marocchina, spariti dai media locali nel giro di un giorno


Sale a 84 il bilancio provvisorio delle vittime dell’ondata migratoria iniziata il 30 luglio nel tentativo di raggiungere Ceuta. Il dipartimento di medicina legale della città di Tétouan, nel nord del Marocco, ha ricevuto i corpi di 17 persone decedute a Fnideq. Erano originarie di Agadir, Casablanca, Martil, Ksar El Kebir, M’diq e Oujda. Tra gli identificati, anche cittadini sudanesi e yemeniti. Lo riporta il quotidiano marocchino Hespress. Gli altri 67 corpi sono stati rinvenuti a Ceuta, annegati al largo della spiaggia di El Tarajel o deceduti a causa della calca.

Mentre proseguono le operazioni di ricerca e recupero, più di 48mila persone sono già state rimpatriate in Marocco. «Il governo spagnolo è riuscito a ristabilire completamente il controllo del confine, a fornire un’ampia assistenza umanitaria, rimpatriare praticamente tutti i migranti che hanno attraversato irregolarmente [il confine, ndr.] e impedire qualsiasi movimento non autorizzato verso l’Europa continentale”, ha detto il Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.

Migliaia di giovani, convinti da una falsa notizia sull’apertura delle frontiere, hanno dovuto fare dietrofront. Alcuni sono rientrati volontariamente, anche a causa delle dure condizioni in città. Tutte le attività commerciali di Ceuta sono infatti rimaste chiuse dal 30 luglio, salvo pochi supermercati scortati dalla polizia e qualche minimarket chiamato a rispondere a un fabbisogno al di sopra delle proprie possibilità. Alla fame e alla sete si sono aggiunte le aggressioni a sfondo razzista da parte della popolazione locale. Due giovani intervistati dall’emittente Deutsche Welle raccontano che alcuni spagnoli avrebbero aggredito persone migranti e avrebbero minacciato di ucciderle.

Ma tra coloro che hanno tentato l’impresa verso l’exclave spagnola, ci sono anche donne e uomini che non intendono rinunciare al sentimento di libertà e futuro che li ha animati nelle ultime 48 ore. Hanno percorso centinaia di chilometri per raggiungere Fnideq e iniziare una nuova vita oltre il confine. Sono stati illusi non solo dai video rimbalzati sui social, ma anche dall’atteggiamento particolarmente permissivo delle autorità marocchine: secondo quanto riporta il New York Times, le persone migranti sarebbero state incoraggiate proprio dalle autorità a varcare il valico di frontiera tra Fnideq e Ceuta.

Di questo – e della possibile strategia di pressione del Marocco sulla Spagna dopo la visita ad Algeri del primo ministro Pedro Sánchez il 20 luglio – non c’è traccia nei media marocchini. Un silenzio che si fa ancora più assordante tra i palazzi del potere: non c’è stato infatti alcun commento sugli eventi di Ceuta da parte del primo ministro Aziz Akhannouch, presidente del Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni). Akhannouch è stato al centro delle contestazioni della GenZ marocchina dell’anno scorso: il movimento Genz212 lo accusava di rappresentare «il monopolio e il matrimonio del denaro con il potere». L’uomo è infatti tra i più ricchi del paese, con un patrimonio stimato in 1,6 miliardi di dollari, ed è azionista di maggioranza del conglomerato Akwa Group, attivo nel gas e nel petrolio. Nessun commento è giunto neppure da Istiqlal (centro-destra), uno dei partiti di maggioranza.

Anche i partiti che si dicono aperti alle nuove generazioni hanno preferito non esprimersi. Come il Partito della giustizia e dello sviluppo (islamista moderato) il cui segretario generale e già primo ministro, Abdelilah Benkirane, diceva sull’onda delle proteste della GenZ che i giovani marocchini «non vedono altro che oscurità davanti a sé». Le uniche forze politiche ad aver preso posizione, denunciando il silenzio dell’esecutivo, sono state il Partito del progresso e del socialismo, il Partito socialista unificato e la Federazione della sinistra democratica.

Non è possibile stabilire se la scelta del governo di non commentare la tragedia di Ceuta risponda a una precisa strategia politica. Intanto, il 23 settembre si voterà per le elezioni legislative. Di fronte a una generazione che chiede di essere vista e ascoltata, l’indifferenza rischia di alimentare la convinzione che il futuro si trovi solo oltre la frontiera.

Soul Shakedown Party on Riddim 1 Jamaica July 29

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-08-01T02_40_13-07_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-08-01T02_40_13-07_00.mp3

Sud Sound System/Africa Unite – Cerca Intra Lu Core (Reggae Party album, Royality)

Africa Unite – Nella Mia Città (Babilonia E Poesia album, Vox Pop)

Sud Sound System – Me Basta Lu Sule (live) (Live & Direct album, Salento Sound System)

Africa Unite – Il Partigiano John (Un Sole Che Brucia album, Vox Pop)

Sud Sound System/T.O.K. - Le Radici Ca Tieni (The Best Of 2000-2012 compilation, Universal)

Africa Unite/Kymani Marley – Blaze Of Glory (4 Riddims 4 Unity album, Venus)

Sud Sound System – Fuecu (Century Vox single)

Africa Unite – Uomini (Nero Su Nero, Manca Il Fiato EP, Africa Unite)

Sud Sound System – Reggae Party (Reggae Party album, Royality)

Africa Unite – Jamming (Reggae Vibrations Live album, Mercury)

Sud Sound System – Casa Mia (Ultimamente album, Universal)

Africa Unite – Cantè (Vox Pox single)

Sud Sound System – Reggae Internazionale (Century Vox single)

Africa Unite – Vultures (Controlli album, Venus)

Sud Sound System – Lontano (Lontano album, V2)

 


sabato 1 agosto 2026

Duemilacinquecentonovantasei spedizioni fra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025. È il registro che Amnesty International ha pubblicato il 30 luglio nel rapporto "Made in India": almeno 390.516 parti per armi leggere e 564.970 parti di ordigni esplosivi partite da aziende indiane verso i fornitori diretti dell'esercito israeliano. Fra le forniture, testate per i droni SkyStriker simili a quelle trovate fra le macerie di Khan Younis.

Nelle stesse ore Donald Trump ha annunciato l'accordo per il disarmo completo di Hamas. Il conteggio delle armi arrivate all'altra parte è uscito insieme all'annuncio.

Il criterio con cui Amnesty misura la responsabilità va letto con calma. La Convenzione sul genocidio obbliga a prevenire, e l'obbligo scatta quando uno Stato sa. Dopo le misure cautelari della Corte internazionale di giustizia, scrive la segretaria generale Agnès Callamard, le autorità indiane "non possono credibilmente affermare di ignorare" il rischio di contribuire a quello che Amnesty definisce genocidio.

Il registro italiano dice la stessa cosa con altri numeri. Nel 2025 Israele resta fuori dalle nuove autorizzazioni individuali, perché l'Uama le ha sospese. Intanto, secondo la Relazione dell'Agenzia delle Dogane letta dalla Rete italiana pace e disarmo, verso Israele sono partiti 228 trasferimenti definitivi e 296 riesportazioni. Oltre 22,6 milioni di euro di materiale militare, tutto su licenze rilasciate prima dello stop.

Il 30 luglio, question time al Senato, Antonio Tajani ha risposto al senatore Peppe De Cristofaro che la sospensione anche parziale dell'accordo di associazione Ue-Israele «non sia per il momento la scelta giusta». Nella stessa seduta il ministro ha esibito l'altro registro: 95 civili evacuati da Gaza dal 28 febbraio, 89 dei quali studenti. Dopo fine febbraio, nessuna evacuazione sanitaria. I due registri li tiene lo stesso ministero.

Crisi di Ceuta: a pensar male si fa peccato ma Trump e Netanyahu…

https://it.insideover.com/politica/crisi-di-ceuta-a-pensar-male-si-fa-peccato-ma-trump-e-netanyahu.html


Crisi di Ceuta: a pensar male si fa peccato ma Trump e Netanyahu…

Colpisce la coincidenza temporale tra la crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici.

 



“A pensar male si fa peccato ma certe volte ci si azzecca”, così si esprimeva alcuni decenni anni fa colui che veniva considerato un Vecchio Saggio o un Grande Vecchio (la seconda definizione aveva finalità negative) della politica italiana, ovvero Giulio Andreotti. La vicenda dell’invasione massiccia dell’enclave spagnola di Ceuta all’interno del Marocco da parte di decine di migliaia di migranti marocchini, algerini, e di chissà quanti altri Paesi africani, sembra proprio una di quelle vicende che richiama il vecchio adagio andreottiano, delineando una possibile azione ibrida USA-Israele con bassa manovalanza marocchina contro una Spagna troppo riottosa e indipendente.

Questa propensione complottista trova una comprensibile spiegazione nei soggetti potenzialmente implicati nella vicenda: Donald Trump e i suoi più zelanti collaboratori, Benjamin Netanyahu, la Monarchia marocchina, il contesto internazionale di questi ultimi anni e soprattutto il venir meno di qualsiasi freno inibitorio negli Stati Uniti e in Israele quanto all’osservanza delle regole minime del diritto e della coesistenza pacifica internazionali che renderebbero tale operazione ibrida/complotto – Venezuela peraltro docet – plausibile. Il bilancio delle vittime è salito a diverse decine di morti e dispersi. Il governo di Pedro Sánchez ha mobilitato l’esercito a supporto della Guardia Civil e lo stesso premier ha parlato apertamente di un «attacco» e di una «violazione della sovranità territoriale» del Paese.


Sul piano strettamente fattuale, due elementi tecnici aiutano a spiegare (ma parzialmente) la tempistica della crisi. Il primo è una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che ha stabilito come i migranti intercettati in mare mentre tentano di raggiungere Ceuta, o l’altra enclave di Melilla, non possano essere respinti immediatamente, restando quindi a carico delle autorità spagnole: una decisione che, secondo i sindacati di polizia, avrebbe involontariamente incentivato nuovi tentativi di attraversamento. Il secondo è la denuncia, sempre da parte dei sindacati della Polizia nazionale, di una scarsa cooperazione delle autorità marocchine nel presidiare il proprio lato del confine — un’accusa che sembrerebbe confermata da diversi video in circolazione nelle ultime ore e che richiama da vicino quanto già avvenuto nel maggio 2021, quando Rabat allentò deliberatamente i controlli per punire Madrid dopo l’accoglienza sanitaria concessa al leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, che si opponeva al riconoscimento della sovranità marocchina sull’ex Sahara spagnolo.

È proprio questo precedente che alimenta oggi, in alcuni ambienti analitici e sui social media, l’ipotesi che la crisi attuale non sia soltanto il prodotto di dinamiche migratorie spontanee, ma rientri in una più ampia strategia di pressione nei confronti della Spagna. La tesi, per essere compresa, va quindi collocata nel contesto delle frizioni reali che negli ultimi mesi hanno opposto il governo spagnolo a Washington e a Israele: Madrid è stato tra i governi europei più netti nel condannare la condotta israeliana a Gaza e nel sostenere iniziative di riconoscimento della Palestina; Sánchez ha espresso forti riserve sull’escalation militare contro l’Iran; e la Spagna è il Paese NATO che più apertamente ha resistito alla richiesta statunitense di portare la spesa militare al 5% del PIL, negoziando un’esenzione esplicita al recente vertice dell’Alleanza svoltosi all’Aja. Tutto questo avrebbe reso Madrid un bersaglio da “disciplinare” agli occhi di Washington e Gerusalemme, in un momento in cui altri governi europei restano più prudenti, per non dire pavidi.

Non è un mistero come il Marocco intrattenga rapporti privilegiati sia con Washington — che nel 2020 ne ha riconosciuto la sovranità sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione con Israele — sia con Gerusalemme stessa, con cui ha relazioni diplomatiche consolidate dagli Accordi di Abramo. In quest’ottica, un allentamento dei controlli alla frontiera di Ceuta rappresenterebbe per Rabat un segnale a basso costo e ad alta visibilità, capace di mettere in difficoltà un governo europeo scomodo senza che nessun effettivo “beneficiario finale” debba rivendicarne la paternità.

Coincidenza e convenienze

Al momento questa è un’interpretazione, ma tutta una serie di indiscrezioni qualche mese fa, e prese di posizione qualche sospetto lo ingenerano, a partire dall’Homeland Security statunitense ai meme hollywoodiani di Musk fino alla menzognera dichiarazione dell’ambasciatore israeliano all’ONU.  Nessuna fonte ufficiale, spagnola e marocchina ha fornito elementi che colleghino esplicitamente la crisi migratoria a una rappresaglia coordinata sui tre dossier citati. 

Ciò che è invece osservabile empiricamente è la coincidenza temporale tra l’aggravarsi della crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici, oltre alla già citata plausibilità strategica che Rabat possa usare la leva migratoria contro la Spagna per compiacere Washington e Gerusalemme. 

La tesi non richiederebbe una regia esplicita e coordinata a tavolino, ma un allineamento di convenienze reciproche:

• Gli Stati Uniti, secondo questa lettura, non dovrebbero fare altro che segnalare – anche informalmente, per via diplomatica riservata – il proprio disappunto verso Madrid, lasciando che sia un partner terzo a tradurlo in pressione concreta, in modo da preservare la deniability; naturalmente di “ascari” in Europa e altrove gli USA ne trovano sempre con ampia facilità.

• Israele trarrebbe un beneficio indiretto da qualunque indebolimento politico di un governo (quello spagnolo) che lo ha criticato con particolare durezza, senza dover intervenire in prima persona; anche se, ad onor del vero, il Governo Netanyahu non si è mai fatto scrupoli nel maltrattare anche quei Governi europei che con il loro silenzio si sono i resi complici di quanto accaduto a Gaza, figurarsi quelli che lo hanno contestato.

• L’effetto politico interno in Spagna sarebbe coerente con questa lettura: la crisi ha già riacceso le richieste dell’opposizione e di alleati europei come l’Italia, con l’ipotesi di sospensione di Schengen nei confronti della Spagna (ammesso che sia possibile e applicabile al caso di Ceuta) per un pugno più duro sull’immigrazione, mettendo Sánchez sulla difensiva proprio mentre gestisce coraggiosamente le tensioni con Washington sulla NATO e con Gerusalemme su Iran e questione palestinese.

In un quadro più generale, la vicenda è pertanto un’occasione irripetibile per forzare ulteriormente la pressione sulle questioni migratorie, all’insegna di quel Governo ormai basato unicamente sulla “gestione della paura” che sempre più contraddistingue le democrazie occidentali, con il precipuo intento – peraltro ampiamente rivendicato pubblicamente dall’Amministrazione Trump e dai suoi inquietanti sostenitori della galassia tecno-feudale (Musk, Thiel, etc.) – di propiziare il successo di quelle forze di destra in Europa più allineate agli  aspetti più beceri dell’ideologia MAGA.

Le reazioni italiane alla vicenda naturalmente sono state lontanissime da quella solidarietà europea che ci si aspetterebbe in casi del genere (e che abbiamo invocato in passato) a prescindere dalla connotazione ideologica della maggioranza di governo italiana rispetto a quella spagnola; quello che possiamo aspettarci dall’opposizione spagnola o in Gran Bretagna, Francia e Germania non dovrebbe discostarsi di molto. 

In sintesi, come dimostra amaramente anche la vicenda della contesa FIFA-UEFA, l’Europa riesce ormai a mantenere la sua unità solo sul calcio!!! Quindi si merita tutto quello che le sta accadendo a causa dei suoi apparenti nemici (Russia), ma soprattutto dei suoi presunti amici. 

Non occorrerebbe mai dimenticare, infatti, che sono state le grossolane omissioni diplomatiche e, soprattutto, le guerre senza fine americane in Medio Oriente a partire dall’inizio del XXI secolo a far esplodere oltre misura i fenomeni migratori verso il Vecchio Continente, con il tragicomico risultato che quest’ultimo ora si trova addirittura sbertucciato (è un understatement ovviamente!) dall’attuale Presidente USA per la scarsa energia nel contrasto alle migrazioni. Con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?

venerdì 31 luglio 2026

Riddim 91