lunedì 26 ottobre 2026
Serbia, Vucic riconosce la sconfitta: “Abbiamo perso le elezioni”. Agli Studenti il 52% dei voti. A Belgrado e in altre città è festa per strada
Il voto anticipato è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa, che ha scatenato le più grandi manifestazioni dalla caduta di Milosevic
Svolta per le elezioni politiche in Serbia: Aleksandar Vucic ha riconosciuto la sconfitta, dichiarando in diretta tv che il suo partito Serbia Unita “ha perso le elezioni” e riconoscendo la vittoria della Lista degli Studenti. Vucic, che ha governato con poteri pressoché assoluti per 14 anni, ha detto che ora “continuerà la lotta dall’opposizione” e che dimostrerà che gli studenti hanno fatto una campagna “scorretta e piena di menzogne” e che non farà nessuno sconto dall’opposizione. Belgrado e altre città della Serbia sono scese in piazza per festeggiare con fuochi d’artificio e a colpi di clacson. “Gli studenti hanno vinto!”, intonano migliaia di persone per le strade della capitale dopo due anni di proteste antigovernative e contro la corruzione dilagante, che hanno portato Vucic a indire elezioni anticipate. Alcune delle persone dicono che “sembra di vivere in un sogno” e di “non riuscire a credere che sia successo davvero”. Altri alla felicità aggiungono il “timore che sarà come dopo il 5 ottobre”, evocando la resistenza a cedere il potere quando l’allora presidente Slobodan Milosevic perse nel 2000.
Secondo le prime proiezioni diffuse dall’emittente pubblica Rts, la Studentsksa Lista ha ottenuto il 52% dei voti, percentuale che dovrebbe fruttare 138 seggi sui 250 di cui è composto il Parlamento, oltre la soglia della maggioranza, contro il 39,3% di Serbia Unita, che avrebbe così 104 seggi. Nessun’altra coalizione minore ha passato la soglia di sbarramento del 3%, a esclusione di partitini delle minoranze etniche che ne sono esenti.
Diversi importanti partiti di opposizione hanno scelto di non candidarsi esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. Il voto anticipato è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa in Serbia e che portò alle più grandi proteste nazionali dalla caduta di Milosevic.
La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e dal mondo delle arti, con scarsa esperienza politica. Il movimento ha un ampio programma, incentrato sull’impegno a combattere la corruzione. In campagna elettorale Vucic si è invece proposto come uno statista indispensabile, in bilico tra l’Unione Europea e la Russia. Sotto crescente pressione, ha indetto le elezioni anticipate citando “forti turbolenze sulla scena politica interna“.
Lula, la rimonta storica
https://ilmanifesto.it/risultati-elezioni-brasile-lula-presidente
BRASILE Smentendo i sondaggi, il leader sconfigge Flávio Bolsonaro e diventa il primo nella storia del Brasile a ribaltare lo svantaggio del primo turno. Ora lo attende la dura sfida di governare con un Congresso in mano all'estrema destra
Non è un miracolo, ma eccome se ci assomiglia. Mai, in tutta la storia del Brasile, il candidato giunto secondo al primo turno era riuscito poi a imporsi al ballottaggio.
Ha potuto farlo solo Lula, grazie al suo popolo, smentendo la quasi totalità dei sondaggi – che, seppure di strettissima misura, davano tutti in vantaggio Flávio Bolsonaro – e pure le analisi degli esperti, che in massima parte ritenevano la rimonta reale ma non sufficiente. Ha vinto pure con un discreto margine – 51,76% contro 48,24% – incassando oltre quattro milioni di preferenze in più dell’avversario e conquistando oltre 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno.
Ha battuto tutti i record: già primo ad aver ottenuto tre mandati (i due consecutivi tra il 2003 e il 2010 e il terzo nel 2022), ne ha ora conquistato addirittura un quarto, il più importante e, fino a ieri, il più insperato. E, per quanto di questo ne avrebbe fatto volentieri a meno, sarà anche il presidente più anziano, battendo ancora una volta se stesso: quando si insedierà alla guida del Paese il 5 gennaio, avrà 81 anni, 2 mesi e 9 giorni.
Nessuno come lui ha conosciuto la povertà e il successo, la gloria e il baratro, osannato dal mondo intero durante i due primi mandati, fino a lasciare la presidenza con l’83% di popolarità, e precipitato nell’inferno del carcere, per 581 lunghissimi giorni, in cui era entrato comunque non da uomo sconfitto, ma da leader forte e combattivo.
La dignità, del resto, non gli ha fatto mai difetto, come ha dimostrato nell’ultimo faccia a faccia televisivo con il suo impresentabile – ma giovane ed energico – avversario, quando, apostrofato da quest’ultimo come «nove dita», in riferimento al dito perso a soli 17 anni durante un turno di notte, mentre lavorava come operaio metalmeccanico e tornitore in una fabbrica di San Paulo, aveva replicato: «Se c’è qualcuno qui, tra tutte le persone presenti, che sa cos’è il lavoro, quello sono io. E non permetterò a un miliziano di chiamarmi “nove dita”. A lui che non ha mai lavorato in vita sua».
La strada che lo attende è ora tutta in salita, almeno in termini di governabilità, già pesantemente condizionata dal braccio di ferro con il Congresso durante il suo ultimo e mediocre governo. Un Congresso che, grazie alla travolgente crescita del Partido Liberal, si presenta ancor più saldamente nelle mani dell’estrema destra, la quale controllerà addirittura i due terzi del Senato, a un passo dal disporre dei voti necessari a promuovere l’impeachment contro i giudici della Corte Suprema sgraditi al partito.
Ma oggi c’è spazio solo per la festa. Anche perché chissà se, di fronte a tale sfida, non si deciderà, a 81 anni, a fare quello che non gli è riuscito nei precedenti tre mandati: mobilitare in via permanente quella base sociale a cui deve interamente il suo ultimo e più grande trionfo.
domenica 25 ottobre 2026
Vocazione rivoluzionaria. ‘O Zulù. L'autobiografia mai autorizzata di Luca Persico
Luca “Zulù” Persico il frontman dei 99 Posse, uno dei gruppi più discussi e amati della scena alternativa italiana degli anni Novanta, si racconta in questa autobiografia brutalmente onesta, Luca fa chiarezza sulle tante voci - alcune leggendarie ed esagerate, altre assolutamente vere - che lo hanno accompagnato negli anni, raccontando come sono andate veramente le cose. Un viaggio che parte da Napoli, dai centri sociali e dalla sinistra antagonista, per poi spostarsi sugli infuocati palchi italiani di quegli anni, fino alla militanza più ortodossa: nelle piazze a manifestare; in Chiapas; in Palestina; in Iraq, sempre dietro a un sogno di libertà e uguaglianza. Ma la storia “dell’uomo chiamato Zulù”, esasperato da fama e tensioni in seno al gruppo, vira poi verso un mondo più oscuro, con l’addio ai Posse e la ricerca affannosa di nuove strade e nuove sfide. Poi la rinascita. Un percorso che oggi, a più di cinquant’anni, Luca racconta con l’immutata e rabbiosa forza di quegli anni onesti e irripetibili.
Luca ’oZulù Persico (Napoli, 1970) è il frontman e fondatore dei 99 Posse e del progetto Al Mukawama. Attivista da sempre legato al mondo della sinistra extraparlamentare, nel 2002 ha pubblicato per Feltrinelli il libro “Cartoline Zapatiste - In viaggio con Marcos e con la 99 Posse”. Vive a Monteforte Irpino e non ha ancora perso la sua “vocazione rivoluzionaria”.
sabato 24 ottobre 2026
R&D Vibes 24 ottobre 2026 - ALLONS ENFANTS
https://radiosonar.net/podcast/rd-vibes-10-04-allons-enfants/
Per la quarta puntata della 20° stagione di R&D Vibes si torna nel nostro storico studiolo delle Manifatture Knos con una dub box piena di novità e prerelease. Si parlerà dei sommovimenti in Francia (e non solo) e ritornerà finalmente la rubrica dedicata ai Piccoli Libri con Junior Green che ci recensirà “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling (1894). Per “L’almanacco di Laganà” festeggeremo il compleanno di Earl Zero e l’abituale omaggio a Sly & Robbie sarà sorprendente! Nah miss it!!! .. Stay Tuned ..
Theme tune – LINEA DI MASSA LDM Sound System – Reasoning (unreleased)
01 – Earl Zero – Please Officer (Arab – Greensleves)
02 – Earl Zero – Righteous Works (Disco-Mix) (Addis Abeba – Wax Poetic Records)
03 – Earl Zero & Lone Ark Riddim Force – And God Said To Man (A-Lone Productions)
04 – Serge Gainsbourg – Aux Armes Et Cætera (Philips – Island Records)
05 – Ras Teo – Long Time (Jah Temple Records’ new release)
06 – Irregular Roots – Doings & Manners (Jah Love’s pre-release)
07 – Irregular Roots – Dub Manners (Jah Love’s pre-release)
08 – Azizzi Romeo & Max Romeo & Guiding Star Orchestra – Signs Of The Time (Recall Reality’s new release)
09 – TINO – Corsie senza Tempo (2612664 Records DK’s new release)
10 – Breakfast Mood – Born To Go On (Groover Choice Records’ new release)
11 – Micah Shemaiah & Greatest Friends – Rootsman Style (Greatest Trees / Evidence Music’s new release)
12 – Tony Roots & The Disciples – Trod Creation (Tony Roots & Russ D’s new release)
13 – Tony Roots & The Disciples – Good Now (Tony Roots & Russ D’s new release)
14 – Professor Skank & Nikolas Platon – Babylon Make The Rules (Horns Cut) (ODGPROD’s new release)
15 – Professor Skank & Lasai – Babylon Make The Rules (Odgprod’s new release)
16 – Professor Skank – Dub Make The Rules (Odgprod’s new release)
17 – Centry – Trombone Dub 1 (Dougie Conscious’ prod.)
18 – Centry – Trombone Dub 3 (Dougie Conscious’ prod.)
19 – D-Operation Drop ft. Galas – Long Time (Dub-Stuy)
20 – Minu Sartor – Whispers on the Ridge (Susurros sobre la cresta de la montaña) (Scoops’ new release)
21 – Nia Songbird – Breathe (Scoops’ new release)
22 – Edge Of The Mountain Dub (Scoops’ new release)
23 – Ranking Fox – I Know And I Pray (Dubstoned Records’ new release)
24 – Variedub – I Know And I dUb (Dubstoned Records’ new release)
25 – Jideh High Elements – ANUBIS Vigilance (Version) (Shieldrum Records)
26 – No Finger Nails feat. Darkdem – Big Up (Monkey Dub Recordings)
27 – No Finger Nails Big Up (Dub Version) (Monkey Dub Recordings)
venerdì 23 ottobre 2026
Mercoledì, mentre l’esercito israeliano celebrava la Giornata mondiale dell’alimentazione con il conto dei suoi 41 forni gestiti dalle organizzazioni internazionali, a Gaza City due grandi panifici spegnevano i forni senza farina, come racconta l’osservatorio Euro-Med. Nella stessa nota Israele dice che chi parla di fame a Gaza fa il gioco di Hamas.
Giovedì Abdul Nasser al-Ajrami, presidente dell’Associazione dei panificatori della Striscia, ha raccontato all’agenzia palestinese Wafa che i forni accesi sono sette su venti e che fra 48 ore potrebbero spegnersi anche quei forni, perché la farina è finita e Israele, dopo una settimana di valichi chiusi, respinge quella destinata alla vendita. I camion che portano la farina, scrive Euro-Med, non entreranno prima di domenica mattina. Il pane si misura in ore. Umm Khaled, 43 anni, ha raccontato che il più delle volte non trova cibo che possa permettersi.
Giovedì mattina, al valico di Kerem Shalom, i camion li fermavano a mano gli attivisti di Tsav 9, movimento sanzionato dall’Unione europea. Con loro c’era Sigal Kraunik, che il 7 ottobre ha perso il marito e oggi sta con il partito di estrema destra Amcha Israel: ha chiamato gli aiuti una vergogna nazionale e chiesto di promuovere l’emigrazione da Gaza. Poi la polizia li ha sgomberati.
Mercoledì il ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) ringraziava la Coldiretti per Food for Gaza e parlava al passato dei bambini aiutati, prima di annunciare un’iniziativa simile per il Sudan. Per la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, dal settembre 2025, Israele a Gaza ha commesso genocidio. E il 28 marzo 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato all’unanimità a Israele di far entrare il cibo “senza ritardi” e di tenere aperti i valichi “per tutto il tempo necessario”.



















