sabato 28 febbraio 2026
Soul Shakedown Party On Hitz 92 FM February 26
https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-28T05_47_29-08_00
https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-02-28T05_47_29-08_00.mp3
Kumar – Sweet Reggae (Soulove single)
Anthony B/Mo' Kalamity – Little Cottage (Ineffable single)
Ken Boothe – Artibella (The Soul Of Jamaica album, Chapter Two)
Earl Sixteen – My Son (Fruits single)
The 18th Parallel/Westfinga – Hear My Dub (Fruits single)
Breakfast Mood – Longing For You (Revelation album, One Camp)
Piero Dread – Music Is My Trip (Interplay album, Bizzarri)
Elijah Salomon/Mike Brooks – Keep On Rocking (Essenz album, One Camp)
Nico Royale – Good Vibes (Ghetto Stradivari album, Trumen)
Bob & Gene – I Can't Stand These Lonely Nights (If You Ask Me To,,compilation, Daptone)
The Frightnrs – Purple (Nothing More To Say album, Daptone)
The Wailers – Hurting Inside (Wail N' Soul M single)
New Kingston Band – Meditation (Come From Far album, Easy Star)
Dubtonik Crew – Evolution (Evolution album, Dubtonic Kru)
Morgan Heritage – Protect Us Jah (Protect Us Jah album, VP)
Double Tiger – Love Garden (Easy Star single)
Stick Figure/Stephen Marley – Natural Mystic (live) (Ineffable single)
Assalto continuo. I coloni ora attaccano anche gli israeliani
https://ilmanifesto.it/assalto-continuo-i-coloni-ora-attaccano-anche-gli-israeliani
TERRA RIMOSSA Ieri a Qusra sono stati picchiati e feriti in modo grave due attivisti di 51 e 71 anni. Raid violenti pure in altri villaggi palestinesi
La caccia all’uomo ieri è scattata all’improvviso nelle strade di Qusra, villaggio palestinese dove i coloni israeliani agiscono indisturbati da lungo tempo e l’esercito guarda senza intervenire. I video messi in rete mostrano uomini mascherati, armati di manganelli e spranghe di ferro, che corrono verso un gruppo di palestinesi e attivisti israeliani del gruppo Mistaclim, «Guardando l’occupazione negli occhi», e li picchiano senza pietà, incuranti delle urla di dolore e di paura delle loro vittime. Un pestaggio in piena regola, con colpi inferti per causare danni gravi, per punire chi intendeva protestare contro una nuova occupazione di terre e la nascita dell’ennesimo avamposto coloniale.
Due attivisti israeliani, di 51 e 71 anni, in possesso di passaporti di altri Paesi, e due palestinesi sono caduti a terra feriti. I due israeliani, con ferite alla testa, sono stati trasportati in elicottero all’ospedale. Un testimone ha raccontato che i coloni hanno colpito chiunque incontrassero. «Avevano un’espressione assassina negli occhi», ha detto. «Un palestinese ci ha chiesto aiuto perché i coloni avevano attaccato la sua abitazione», ha aggiunto. «Lo stavamo aiutando a recuperare l’attrezzatura. Poi sono arrivati in quattro, mascherati. Hanno iniziato a picchiarci». La donna anziana è caduta a terra con il volto insanguinato. «Era a pancia in giù, perdeva sangue dalla testa. Sono tornati a colpirla e ho urlato: è una donna di 70 anni, per favore andatevene». La testimone è stata colpita a sua volta alla testa, alle costole e alla schiena; si è nascosta sotto un albero implorando i suoi aggressori di smettere. Poi è riuscita a salire su un’ambulanza palestinese e si è allontanata.
L’esercito israeliano parla di «incidente grave» e ha annunciato «l’apertura di un’inchiesta». Anche il presidente Isaac Herzog ha condannato l’attacco, definendolo una «linea rossa superata». La linea rossa, ovviamente, è l’attacco agli israeliani, senza alcun riferimento ai palestinesi. Dell’accaduto si è parlato e scritto ampiamente perché i coloni, questa volta, hanno diretto la loro violenza contro cittadini israeliani. Queste aggressioni però sono la regola nei villaggi palestinesi a cavallo tra le zone B e C della Cisgiordania. Eppure le notizie restano confinate in ambiti ristretti, come se fosse normale per un contadino o un civile palestinese essere minacciato, aggredito e cacciato dalla propria terra. Perciò ha fatto meno clamore ciò che è accaduto ieri a Hamma, nella Valle del Giordano, dove un colono ha puntato la pistola contro due palestinesi che avevano osato attraversare un terreno «in violazione» del suo divieto.
Non interessa all’Amministrazione Trump l’uccisione, avvenuta il 18 febbraio a Mikhmas, del giovane cittadino statunitense Nasrallah Abu Siam. La spiegazione del disinteresse è semplice: è di origine palestinese. Tre organizzazioni arabe negli Stati Uniti hanno chiesto, senza successo, un intervento di Washington di fronte a quella che gli abitanti del villaggio hanno descritto come un’uccisione a sangue freddo compiuta da un colono. Il Dipartimento di Stato americano ha comunicato soltanto di essere a conoscenza dell’accaduto. Alcuni abitanti di Mikhmas stavano lavorando la terra quando sono arrivati dei coloni intenzionati, pare, a rubare il bestiame. Uno di loro, di fronte alle proteste dei contadini e di un gruppo di giovani che lanciavano sassi per spingerlo ad allontanarsi, ha aperto il fuoco uccidendo Abu Siam. L’esercito si è limitato a riferire che «non è stato ucciso da proiettili dei soldati». La polizia ha rinviato ogni iniziativa in attesa delle conclusioni dell’indagine militare.
Nella zona ad alta tensione di Masafer Yatta, vicino a Hebron, ieri coloni armati hanno attaccato Khirbet al Tibyan e picchiato una donna della famiglia Abu Ubaid. Le forze militari israeliane sono entrate nel villaggio, ma non hanno fermato i coloni; hanno piuttosto arrestato un giovane. Ad al Mughayyir, a est di Ramallah, uno dei villaggi più presi di mira in questi mesi, sono state distrutte auto e finestre delle case. A Khirbet al Deir, nell’area di Betlemme, sei case hanno ricevuto ordini di demolizione. Nella Valle del Giordano settentrionale, sei ettari di terra sono minacciati di confisca. Per il terzo giorno consecutivo, ad al Lubban al Sharqiya, a sud di Nablus, i soldati hanno occupato alcune abitazioni, usandole per interrogare «sospetti». Il Palestinian Applied Research Institute riferisce che nel 2025 sono stati emessi 146 ordini militari per confiscare oltre 1.100 ettari di terra in Cisgiordania, con Nablus in cima alla lista, seguita da Ramallah, Tubas, Gerusalemme, Qalqilya, Jenin, Tulkarem, Salfit e Hebron.
venerdì 27 febbraio 2026
Secondo l’UNICEF, quella a Gaza, è la più grande crisi di orfani della storia moderna.
Secondo l’UNICEF, quella a Gaza, è la più grande crisi di orfani della storia moderna.
L’agenzia ONU per i diritti dei bambini riporta che a Gaza 39.384 bambini hanno perso uno o entrambi i genitori.
Il portavoce regionale dell’UNICEF, Salim Oweis, ha precisato che le cifre ufficiali potrebbero sottostimare la reale portata della tragedia.
“I bambini vivono in condizioni tragiche, molti dei quali sono costretti a rifugiarsi in tende distrutte o case distrutte, in una quasi totale assenza di assistenza sociale e supporto psicologico", si legge nella dichiarazione dell’Ufficio centrale di statistica palestinese.
Oltre 3.000 bambini hanno perso entrambi i genitori molti dei quali uccisi in attacchi che hanno colpito direttamente case e quartieri e alcuni minori sono rimasti permanentemente disabili.
Le conseguenze non sono solo materiali.
Molti bambini convivono con gravi traumi psicologici dovuti alla distruzione diffusa, agli sfollamenti forzati e al collasso dei servizi essenziali.
Mentre Israele ha vietato alle agenzie umanitarie di operare a Gaza, i sistemi di supporto sono ormai al limite e l’accesso agli aiuti resta fortemente limitato. E numerose richieste di trasferimento all’estero per cure mediche vengono quotidianamente respinte dalle autorità israeliane.
Anche il sistema scolastico è stato distrutto. Adnan Abu Hasna, consulente media dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA), ha dichiarato che il 94% delle scuole di Gaza è stato raso al suolo.
Nonostante questo, l’istruzione è ripresa in forma ridotta attraverso scuole temporanee e aule-tenda che accolgono circa 300.000 bambini, di cui 70.000 in presenza.
Ordigno intercettato dalla scorta: nuovo attentato contro la giudice Mariano
https://x.com/Fabio65C/status/2027323891849282038?s=20
Maria Francesca Mariano
Magistrata presso il tribunale di Lecce è sotto scorta dal 2023. Sette “avvertimenti” dalla Sacra merda unita in tre anni, l'ultimo qualche giorno fa. Grazie alla scorta è stato sventato l'attentato dinamitardo.
Il congegno, collegato con una miccia alla bombola del gas, era stato collocato in un locale di pertinenza della famiglia in una località del Salento.
Lunga la sequela di intimidazioni nei confronti della giudice, sotto scorta dal 2023
Ora ditemi voi:" Ne avete sentito parlare dai vari Salvini, Meloni e Tajani? Avete visto per caso un atto di solidarietà del Governo nei suoi confronti ? No, poche righe sui giornali e di pochi politici.
La guerra alla mafia la portano avanti questi magistrati coraggiosi, e tutti gli uomini della scorta e le forze dell'ordine.
Non lasciamoli soli.
Era dai tempi delle stragi di cosa nostra che non accadevano queste cose. "Oppure no" ? E ora spiegatemi : " come mai hanno rialzato la testa?
Dove sono gli uomini promessi dal ministero per rimpolpare gli organici DI POLIZIA E CARABINIERI? solo propaganda mentre il rischio è elevatissimo..
In Puglia, la presenza dei parassiti della sacra merda unita avvelena la società e, grazie a questi Pm; viene contrastata con forza e coraggio.. Quando a Falcone gli chiesero se non avesse paura per tutte queste intimidazioni o minacce, rispose :"Bene : vuol dire che siamo sulla strada giusta.
Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alla Pm e con affetto e stima diciamo :"Forza dottoressa Mariano, la mafia è una gran montagna di merda . .
Non molli dottoressa, li metta tutti al 41 bis per tutta la vita.
Ordigno intercettato dalla scorta: nuovo attentato contro la giudice Mariano
Il dispositivo era destinato alla magistrata leccese, già da mesi nel mirino di una campagna intimidatoria senza precedenti. Investigatori e inquirenti mantengono il silenzio sulla vicenda
LECCE - Un ordigno destinato alla giudice del Tribunale di Lecce Maria Francesca Mariano è stato intercettato dalla sua scorta. È l’ultimo atto di una persecuzione che non conosce sosta nei confronti della magistrata, attualmente in servizio negli uffici gip/gup del capoluogo salentino. Investigatori e inquirenti tacciono sulla vicenda, considerata l’estrema delicatezza della situazione, e non sono noti ulteriori dettagli sull’accaduto.
Si tratta dell’ennesima intimidazione subita da una donna che vive sotto scorta 24 ore su 24 dal novembre 2023, da quando, cioè, le istituzioni hanno disposto per lei la massima tutela.
Tutto ha avuto inizio dal settembre di quell’anno, in seguito alla firma dell’ordinanza cautelare dell’operazione “The Wolf”, la maxi inchiesta antimafia coordinata dalla Dda di Lecce che aveva portato all’arresto di 22 persone. Uno dei responsabili di alcuni degli atti intimidatori è stato identificato proprio tra gli imputati di quella operazione. Ma nuovi episodi si sono susseguiti e restano per ora senza un’attribuzione.
Una lunga serie di minacce l’ha accompagnata fino agli episodi più recenti. Lo scorso novembre, giunta al cimitero di Galatina per onorare la memoria del padre Luigi, aveva trovato metà testa di capretto nascosta nel vaso dei fiori, insieme a un coltello e a un nastro con la scritta “Prima o poi”: una violazione che ha profanato persino il dolore del lutto familiare. A gennaio le forze dell’ordine avevano poi intercettato una lettera minatoria contenente il disegno di un crocifisso, fermata prima che raggiungesse la destinataria.
La magistrata continua a varcare la soglia del tribunale, a presiedere udienze, a partecipare a dibattiti e convegni sulla legalità. Eppure la sua vita, come quella di chiunque viva sotto scorta, è segnata da ogni spostamento pianificato, da presenze silenziose e costanti. Una libertà ridotta a corridoi sorvegliati.
È una forma di detenzione al contrario: non si sconta una colpa, si paga il prezzo di una minaccia che non ha ancora un volto compiuto né una storia del tutto scritta. Ogni gesto banale come fare la spesa, andare al cimitero, diventa un’operazione da coordinare. Domiciliari con permesso di lavoro, concessi non da un giudice ma da chi ha scelto di fare paura.
Israele sta per introdurre leggi sulla pena di morte BASATE SULLA RAZZA (saranno condannabili all'esecuzione capitale SOLO I PALESTINESI)
https://x.com/MonicaBergamas9/status/2027301649090252947?s=20
Lynn Bolan, europarlamentare del Sinn Fein, in conferenza stampa a Bruxelles chiede all'UE coerenza: Israele sta per introdurre leggi sulla pena di morte BASATE SULLA RAZZA (saranno condannabili all'esecuzione capitale SOLO I PALESTINESI). L'UE interrompa gli accordi con Israele
giovedì 26 febbraio 2026
La legge elettorale di Meloni assomiglia assai a quella di Renzi (e serve per far vincere il centrodestra)
https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/26/news/legge_elettorale-21299850/
La maggioranza presenta il testo della riforma elettorale. Come l'Italicum prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge almeno il 40% e la possibilità del ballottaggio. Deluse Forza Italia e Lega, niente preferenze. Ma soprattutto spariscono i collegi uninominali, dove Vannacci poteva far male
Pizza, birra, Sanremo e legge elettorale. C’era la televisione accesa in via della Scrofa mentre, intorno al padrone di casa (Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia) un gruppetto di parlamentari di maggioranza ragionava sulla legge elettorale. In questo contrasto tra il tecnico e il nazionalpopolare, tra un cioccolatino offerto da Donzelli e un commento sulla Champions League, l’accordo è stato raggiunto. Anche se mancano un paio di elementi a far quadrare il cerchio.
mercoledì 25 febbraio 2026
“20mila rider con paghe sotto la soglia di povertà”, dopo Glovo controllo giudiziario anche per Deliveroo
Nuova inchiesta della procura di Milan. Chiesti documenti anche a Burger King, McDonald', Esselunga e Kfc. Il sindacato Usb: "Fine della legittimità di un modello predatorio"
Paghe sotto la soglia di povertà. La Procura di Milano prosegue nella sua azione di perseguire lo sfruttamento del lavoro nei vari settori economici. Questa volta ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Deliveroo per caporalato su 3mila rider a Milano e 20mila in tutta Italia, a cui sarebbero state pagate retribuzioni inferiori “fino a circa il 90%” rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva e comunque non proporzionate “né alla qualità né alla quantità del lavoro” svolto in violazione dell’articolo 36 della Costituzione





