“Vi porto sopra e vi faccio come carne macinata”. Non era una frase buttata lì ma una promessa. Torture, lesioni, falsi. Nelle zone del carcere minorile di Casal del Marmo non coperte dalle telecamere, dieci agenti avrebbero commesso una serie di violenze: pestaggi, schiaffi, pugni, aggressioni con sedie, bastoni, perfino estintori. Vittime almeno tredici detenuti stranieri, tra i 15 e i 19 anni.
Le accuse si fondano sui loro racconti e su quelli di operatori del penitenziario: cappellani, suore, educatori. Narrazioni che restituiscono agli investigatori un lessico fatto di soprannomi. Gli agenti diventano ‘Pugile’, ‘Animale’, ‘lo sceriffo’, ‘Shrek’. Le cui azioni vengono descritte come brutali.
“Animale mi ha lanciato addosso dei libri e mi ha fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip. Poi mi ha minacciato di tagliarmi le i testicoli, ha preso una forbice e l’ha avvicinata a quello destro facendomi uscire del sangue. Io piangevo, pregavo di smettere. E poi mi hanno riportato in cella e hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni”, è una delle testimonianze. A lungo taciute per timore di ritorsioni.
L’articolo completo di Andrea Ossino e Chiara Spagnolo su Repubblica
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