Domani il voto finale in plenaria del documento del Parlamento europeo sulla lotta contro la corruzione. Ora l'Italia ha due anni di tempo per mettersi in regola, in gergo per "recepire la direttiva", altrimenti rischia una procedura d'infrazione
Sarà la terza batosta di fila in arrivo per Carlo Nordio nel giro di pochi giorni, dopo l'esito del referendum e le dimissioni "spontanee" della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Appuntamento domani, quando alle 11 è previsto il voto finale in plenaria a Bruxelles - con il sigillo della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola in conferenza stampa prevista alle 12 - del testo intitolato "Direttiva del Parlamento europeo del Consiglio sulla lotta contro la corruzione".
Nel documento normativo l'abuso di ufficio viene considerato un reato grave, e tutti gli Stati membri saranno tenuti a prevederlo. Reato - ecco il punto - che era stato cancellato proprio dal ddl Nordio un anno e mezzo fa. Ora l'Italia ha due anni di tempo per mettersi in regola, in gergo per "recepire la direttiva", altrimenti rischia una procedura d'infrazione.
In Commissione Libe (per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) avevano votato a favore della norma Renew, socialisti, popolari, i rossoverdi di The Left e i Greens, e con i deputati Fratelli d'Italia in Ecr che imbarazzati si erano astenuti.
Nel testo in votazione, c’è l’articolo 13 ter, dal titolo “Condotta illecita nell'esercizio di funzioni pubbliche”. Recita così: “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché sia punibile come reato la violazione colpevole, da parte di un funzionario pubblico, delle sue funzioni ufficiali, non svolgendo tali funzioni o svolgendole in modo non corretto, e causando danni sostanziali o ledendo i diritti o gli interessi legittimi di una persona fisica o giuridica”. Insomma, l’abuso di ufficio.
Il 2 dicembre scorso era finito il “trilogo” tra Commissione, Consiglio e Parlamento sulla direttiva anticorruzione. Era andato per le lunghe proprio per il braccio di ferro sul tema dell’articolo 11 della direttiva che in un primo momento prevedeva l’inserimento obbligatorio del reato di abuso d’ufficio nella versione più possibile ampia da applicare. Ipotesi alla quale si sono opposti in Consiglio i governi di Italia e Germania. Nella riscrittura del testo però, a parte qualche limatura, l'abuso di ufficio è rimasto chiaro e tondo.
L'eurodeputato del M5S Giuseppe Antoci è stato - unico italiano - relatore per il Parlamento nel trilogo con la collega Raquel García Hermida-van der Walle (Renew, Paesi Bassi) e si è battuto per l'introduzione del reato nel testo. Commenta così la vicenda: “La norma che ha cancellato l’abuso di ufficio porta il nome proprio del Guardasigilli, è lui quindi il responsabile politico di questo fallimento e ne dovrà rispondere al Paese assieme alla sconfitta del referendum. Con il sigillo del Parlamento europeo l’Italia sarà obbligata a reinserire il reato cancellato che aveva lasciato praterie di impunità a pubblici funzionari in malafede e a politici corrotti. Si era trattato di un colpo di spugna per graziare alcune condotte potenzialmente criminali di pubblici ufficiali". Per fare qualche esempio, con il ddl Nordio "sono rimaste fuori dalla sanzione penale - continua Antoci - le nomine effettuate dai sindaci in palese conflitto d’interessi e le concessioni edilizie affidate a imprese amiche senza gare d’appalto. Questi sono definiti reati spia e servono per scoprire altre condotte abusive, come la corruzione, e per contrastare l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’economia legale”.
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