domenica 15 marzo 2026

Il fermo di Sea-Eye 5 era illegittimo. Viminale condannato

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MIGRANTI La sentenza del tribunale di Ragusa. Nuova sconfitta della legge anti-ong. Sospeso anche il blocco della Humanity 1. Intanto nel Mediterraneo centrale è record di morti


Fermo illegittimo e ministero condannato. È finita così la causa davanti al tribunale di Ragusa tra Viminale e ong Sea Eye per la detenzione della nave umanitaria nel porto di Pozzallo, a giugno scorso dopo il salvataggio di 62 persone. Il provvedimento ha la data del 6 marzo, ma è circolato ieri.

Tutte e tre le accuse mosse dalle autorità italiane si sono dimostrate infondate. Primo: non è stato provato che Tripoli avesse dato alla Sea-Eye 5 indicazioni che questa non ha rispettato. Al contrario, scrive il giudice, «l’autorità libica, per quanto si evince dagli atti di causa, è rimasta del tutto inerte rispetto ad ogni forma di comunicazione ricevuta da parte sia di Sea Eye 5 che di Imrcc Roma». Non ha risposto neanche al centro di coordinamento italiano.

Secondo: non è vero che il comandante si fosse rifiutato di fornire le informazioni chieste da Roma. Ha comunicato tutto, «semplicemente non è stato in grado, in base alle proprie competenze, per la gravità della situazione a bordo, di rispondere alla richiesta di selezione delle persone maggiormente vulnerabili», afferma il giudice. Terzo: la nave dopo Pozzallo non è andata a Taranto, come pretendeva inizialmente la guardia costiera, non per «un’ingiustificata disobbedienza alle informazioni impartite» ma come risultato dello scambio avuto con le autorità.

Gli ultimi due punti sono molto importanti perché riconoscono la discrezionalità del comandante della nave, «l’unico ad avere esperienza diretta e ravvicinata della complessiva situazione a bordo», nel rapporto con le autorità. Queste devono ascoltare e considerare il suo punto di vista e non possono limitarsi a impartire ordini pretendendo che siano eseguiti «passivamente».

«L’Italia avrebbe voluto una selezione dei vulnerabili da sbarcare a Pozzallo e mandare gli altri migranti a Taranto – afferma l’avvocato Dario Belluccio, uno dei legali di Sea Eye – La sentenza afferma che non si può imporre questa cernita al comandante, anche perché tutti i naufraghi vanno considerati vulnerabili. È una pronuncia importante: argina la possibilità di spedire le navi ong in porti lontani». Anna di Bari, del direttivo di Sea Eye, afferma: «Mentre siamo ripetutamente accusati di violare la legge, questa decisione mostra ancora una volta che sono gli attacchi politici al soccorso in mare a minare giustizia e umanità».

Giovedì scorso, invece, il tribunale di Chieti aveva sospeso l’efficacia esecutiva di fermo e multa contro la Humanity 1, per un blocco nel porto di Ortona del dicembre 2025 con l’accusa di non aver comunicato con Tripoli. «Ciò dimostra che le politiche ostruzionistiche dei governi violano il diritto internazionale, mentre la Justice Fleet continua a resistere con forza!», scrive l’organizzazione tedesca. Per Justice Fleet si intende la coalizione di 13 ong che dallo scorso novembre non comunicano più con la sedicente «guardia costiera libica» non riconoscendola come un soggetto titolato a effettuare soccorsi (tanto hanno stabilito diverse sentenze dei tribunali italiani).

Nel frattempo la nave Life Support di Emergency si sta dirigendo verso il porto di Civitavecchia con 98 persone a bordo, tratte in salvo venerdì in due diversi interventi nelle acque internazionali davanti alla Libia. Nigeria, Guinea Bissau, Biafra, Senegal, Sud Sudan, Guinea Conakry, Gambia e Sudan i paesi di origine. I 40 migranti soccorsi dalla Safira, la barca a vela di Mediterranea, sono invece sbarcati ieri a Lampedusa. Sono cittadini di Eritrea, Etiopia, Sud Sudan e Guinea Bissau.

Dall’inizio dell’anno in Italia sono arrivate via mare più di 5mila persone, dato simile a quello del 2024 ma in netto calo rispetto al 2025. Nello stesso periodo nel Mediterraneo centrale si sono contati 550 morti accertati: un record per gli ultimi anni.

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