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lunedì 19 ottobre 2026

Italia in levare di Marco Calderone e Rino Dell'Ali


ITALIA IN LEVARE: Il viaggio nel cuore pulsante della musica indipendente italiana

Cos'è il "levare"? In Italia, la musica in levare non è soltanto una tecnica ritmica. È una trasformazione filosofica: il passaggio dal battere – rigido, gerarchico e prevedibile – al levare, uno spazio sospeso, fluido ed energico dove nasce il groove. È un modo di stare "fuori asse" rispetto alle logiche dominanti dell’industria musicale.

"Italia in Levare" nasce dalla volontà di raccontare la storia di questa rivoluzione silenziosa. Dalle influenze del jazz e dello swing nel dopoguerra, passando per l’eleganza di Nicola Arigliano e il gioco ritmico del Quartetto Cetra, fino all’esplosione della scena ska, reggae e indipendente degli anni ’80 e ’90.

Un’esperienza immersiva: Leggi, Guarda, Ascolta

Questo volume non è una semplice cronistoria, ma un’esperienza sensoriale completa. Grazie alla curatela di Marco Calderone e Rino Dell’Ali, il lettore viene guidato attraverso le storie di musicisti, band e luoghi che hanno costruito l'identità indipendente del nostro Paese.

Cosa troverai all’interno:

• Biografie inedite: I racconti, le sfide e le passioni dei protagonisti che hanno fatto la storia della scena indipendente italiana.

• Contenuti Visual: Una selezione di fotografie che catturano l'anima e l'energia di un movimento vivo e pulsante.

• Esperienza Multimediale (QR Code): Non limitarti a leggere. Grazie ai QR code integrati, potrai ascoltare le band mentre ne scopri la storia. Un vero ponte tra parola scritta e suono, per vivere la musica in levare direttamente dalle pagine del libro.

• Il valore dell’indipendenza: Un’analisi profonda su come il levare sia diventato sinonimo di resistenza, creatività e comunità.

A chi si rivolge questo libro?

• Agli appassionati di musica: A chiunque voglia scoprire le radici del ritmo e la storia delle scene musicali meno raccontate ma fondamentali.

• Ai musicisti: Per comprendere meglio l’importanza della dinamica, della tecnica e dell’attitudine nel fare musica.

• Ai curiosi di cultura: Per chi vuole esplorare come la musica abbia influenzato la trasformazione sociale e culturale dell'Italia contemporanea.

Perché scegliere "Italia in Levare"?

Questo libro non è un punto d’arrivo, ma una porta aperta. È un invito a esplorare un mondo in continua espansione. È dedicato a chi cerca musica autentica, a chi ama le storie di chi ha macinato chilometri, condiviso palchi e trasformato idee in suono.

Entra nello spazio sospeso in cui tutto può accadere. Scopri il groove. Vivi la musica in levare.

lunedì 5 ottobre 2026

Bob Marley A San Siro : Il Concerto Del 1980 Rivive In Un Libro

https://reggaerevolution.it/bob-marley-san-siro-1980-libro-renzo-corazza/



By RasAle


C’è chi aveva l’età giusta e ha avuto la fortuna di vivere questo evento unico in assoluto per l’epoca, come il nostro Vito War che ha una foto scattata tra la folla oceanica del San Siro. C’è chi invece come chi vi scrive che era più piccino e può solo ascoltare le storie di chi era li.

Ma oggi tutti invece possono leggere “ Un biglietto per San Siro. Bob Marley. Babylon by train” di Renzo Corazza. 

Il titolo ci porta indietro nel tempo alla memoria di uno degli eventi più importanti della storia della musica giamaicana in Italia: Bob Marley a San Siro.

Accorse una folla oceanica tanto che quel giorno c’erano più persone di Papa Giovanni Paolo II, presente in città nella stessa settimana. 

Bob Marley non portò a Milano soltanto la musica in levare. Il 27 giugno 1980 contribuì a cambiare per sempre anche la storia di San Siro e della musica in Italia. 

A differenza delle numerose biografie già pubblicate, questo volume nasce da un’esperienza diretta e viscerale: il viaggio verso lo storico concerto di Bob Marley and the Wailers. 

II reportage narrativo con la cronaca di un’epoca, ricostruisce l’atmosfera di quel giorno che vide 100.000 persone unite, in quello che sarebbe stato l’ultimo grande tour di Marley scomparso nel maggio dell’anno successivo. 

Attraverso il racconto del viaggio verso lo stadio, Re­nato Corazza analizza il significato sociale e culturale di quell’evento per l’Italia di allora. 

Un concerto che, a distanza di oltre quarant’anni, continua ad alimentare racconti, ricordi e testimonianze.


Curiosità: La foto del concerto al del San Siro e è esposta nel Museo di Bob Marley ad Hope road di Kingston. 

Scheda del libro: Un biglietto per San Siro. Babylon by train • Renzo Corazza • Arcana • Collana Musica • 224 pagine • 16 euro • ISBN 9788892774711 • pubblicazione 18 settembre 2026.

Dove aceuistarlo: In libreria o negli store come UNILIBRO

Renzo Corazza ha una lunga esperienza giornalistica: tra le sue attività emerge anche il suo lavoro televisivo per la Rai










lunedì 14 settembre 2026

sabato 25 luglio 2026

Ogni istante è una vita: Racconti da Gaza al tempo del genocidio - a cura di Susan Abulhawa

Nel 2024 Susan Abulhawa, autrice del romanzo Ogni mattina a Jenin, uno dei libri sulla Palestina più letti e amati, è riuscita a entrare due volte a Gaza attraverso il valico di Rafah. Nei campi tenda ha organizzato una serie di laboratori di scrittura con giovani palestinesi sfollati, le cui vite sono state sconvolte dalla violenza, dalla fame, dalla perdita della casa, della famiglia e di ogni forma di normalità. Da quell’esperienza nasce questa antologia: diciotto racconti brevi e intensi, scritti durante il genocidio perpetrato da Israele, nei quali la vita reale assume la forza della letteratura. Queste storie aprono uno squarcio sull’esistenza a Gaza sotto le bombe. Raccontano l’orrore dall’interno, nei gesti minimi della vita quotidiana, nei suoni, negli odori, nella polvere sulla pelle: fare la fila per il pane, l’odissea per un buono alimentare, recuperare i propri vestiti dalle macerie, rinunciare a un letto per farne legna da ardere, il viaggio in ospedale per partorire, dare un nome a un bambino salvato dalla morte, bere un caffè davanti al mare dopo aver perso tutto. Come scrive Viola Ardone nella postfazione, «questi testi sono la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste. Sono vita».
Con coraggio, rabbia, amore e – incredibilmente – speranza, queste voci restituiscono dignità, memoria e umanità a un popolo sotto assedio. E mostrano come, anche nella devastazione più estrema, raccontare possa diventare un gesto di resistenza.

«Scrivere racconti nel mezzo di un genocidio in corso vuol dire dover estrarre l’inchiostro dal proprio cuore».
Huzama Habayeb, editor della raccolta


Con racconti di: Mohammad Mu’ammar, Reema Abu Moussa, Khuloud Abu Dhaher, Ghassan Salam, Diana Sleih, Saja al-Lahham, Rizq Ahmad, Khadija Abu Lebdeh, Amr al-Najjar, Fatima Asfur, Nibal al-Najjar, Maram Hammou, Samia al-Lahham, Ali Abu Zayed, Maysa Salamah, Samah Abu Awwad, Abdallah al-Sayyid e Lubna Muqdad.


Fazi Editore devolverà il 5% dei proventi del libro al Palestine Writes Literature Festival, dedicato alla promozione della letteratura, dell’arte e della cultura palestinesi.


«Un libro bello e terribile in misura a tratti quasi insostenibile. Un testamento collettivo, eppure individualissimo, che scende negli abissi più profondi della condizione umana e prende forma in pagine dal valore universale».
Tomaso Montanari

«Un’antologia straordinaria, straziante e indimenticabile».
«Publishers Weekly»

«Un’opera fondamentale di testimonianza, solidarietà e amore nel pieno dell’orrore assoluto. È impossibile leggere questa antologia e non uscirne trasformati».
Omar El Akkad, vincitore del National Book Award

«In queste pagine vediamo ciò che le telecamere non hanno visto, ascoltiamo ciò che i giornalisti non hanno detto e ricordiamo ciò che il mondo ha dimenticato, o ha scelto di ignorare: una bellezza semplice e tormentata che non vuole dirci altro se non “Siamo qui… siamo qui”».
Ibrahim Nasrallah, vincitore dell’International Prize for Arabic Fiction

venerdì 12 giugno 2026

Battiato e l'assoluto: Una ricerca spirituale di Vincenzo Greco


Quanti avrebbero voluto dialogare con Franco Battiato, magari seduti su un divano della sua villa, sui temi metafisici e spirituali che tanto hanno caratterizzato il suo cammino artistico? In questo libro si immagina proprio questo, costruendo pagina dopo pagina lo scenario e il materiale adatto per immergersi in questo dialogo con cui si cerca di costruire un percorso di ricerca dell’Assoluto.

Nella prima parte l’autore immagina di essere davanti alle grandi librerie ripiene di testi sulla materia presenti a Villa Grazia, la ormai mitica abitazione di Battiato in quel di Milo, di aprire alcuni testi e accorgersi di come siano stati fonti di ispirazione per molte canzoni.

La seconda parte del libro va molto di più sulla musica ed è dedicata alle tecniche sonore e di registrazione con cui Battiato ha arricchito questa ricerca spirituale, perché l’Assoluto, oltre che con le parole, si raggiunge anche – e soprattutto – con la musica.

La terza parte contiene una sorta di scoop in quanto analizza una particolare top ten, ideata dallo stesso Battiato all’approssimarsi del congedo dalla sua vita terrena, sui brani che più lo rappresentano e consegnata al suo caro amico Alfio Cosentino, sindaco di Milo, autore della prefazione.

Il volume è completato dal testo dello spettacolo teatrale e musicale di Vincenzo Greco L’infinito fra le mani. Viaggio sonoro e narrativo su temi proposti da Franco Battiato, rappresentato con il nome d’arte Evocante.

venerdì 5 giugno 2026

La poesia nell’era dell’intelligenza artificiale di Silvia Polidori

La poesia composta dall’uomo ha ancora ragione di esistere nell’era dell’intelligenza artificiale (IA)? Adesso che gli algoritmi possono produrre versi e rime in tempo reale, con risultati brillanti, che valore ha per l’uomo la poesia? Il presente saggio si propone di rispondere a questi interrogativi attraverso un’indagine sulla poesia come prodotto e come atto di creatività umana. A partire da un excursus filosofico sull’uomo, passando per le norme internazionali che regolano l’IA, mette a confronto il prodotto umano con quello della macchina. Conclude sostenendo la necessità della poesia come espressione dell’identità umana e del piacere dell’esistenza!

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La poésie humaine a-t-elle encore sa raison d’être à l’ère de l’intelligence artificielle (IA) ? Maintenant que les algorithmes peuvent produire des vers et des rimes en temps réel, avec des résultats remarquables, quelle valeur la poésie a-t-elle pour les humains ? Cet essai vise à répondre à ces questions en explorant la poésie comme produit et acte de créativité humaine. Partant d’une digression philosophique sur l’humanité et examinant les normes internationales régissant l’IA, il compare les créations humaines et celles créées par des machines. Il conclut en défendant la nécessité de la poésie comme expression de l’identité humaine et du plaisir d’exister !

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Does human poetry still have a reason to exist in the age of artificial intelligence (AI)? Now that algorithms can produce verses and rhymes in real time, with brilliant results, what value does poetry have for humans? This essay aims to answer these questions through an investigation of poetry as a product and an act of human creativity. Beginning with a philosophical excursus on humanity and examining the international norms governing AI, it compares human and machine-made creations. It concludes by arguing for the necessity of poetry as an expression of human identity and the pleasure of existence!


Silvia Polidori è nata a L’Aquila, è avvocato e lavora per il Parlamento europeo. Scrive poesie da quando era bambina. Abita a contatto con la natura ed ama andare a cavallo. Predilige la multiculturalità, in cui trova ispirazione e valori. È membro della Federazione Unitaria italiana scrittori, della Société des poètes et artistes de France (Francia), dell’Académie ‘Arts-Sciences-Lettres’ (Francia), dell’Association Royale des Ecrivains et artistes de Wallonie Bruxelles (Belgio) e dell’Association des écrivains belges de langue française (Belgio). Le sue sillogi poetiche ‘Sulla cresta dell’onda’, ‘Il soffio del vento’, ‘Le avventure di SUN’ e ‘Le avventure di Gatto SUPER’ sono in tre e quattro lingue (italiano, francese, inglese e neerlandese), con traduzioni della stessa autrice nelle prime tre lingue. Le stesse opere sono accompagnate da suoi disegni e foto. Per queste sillogi, l’autrice ha ricevuto riconoscimenti in vari premi letterari internazionali in Italia, Francia e Svizzera, tra cui i Premi ‘Michelangelo Buonarroti’, ‘Giglio Blu di Firenze’, ‘Penne Festival delle Arti’, ‘Versi di Pace’, ‘Principe Boncompagni Ludovisi’, ‘Isola d’Elba’, ‘Vitruvio’, ‘Città del Galateo’, ‘Caffè delle arti’, ‘Maria Cumani Quasimodo’, ‘Città di Montevarchi’, ‘Molteplici Visioni d’Amore, ‘Cortona Città del Mondo’, il Premio mondiale ‘Castellammare di Stabia’, il Premio intercontinentale di arte letteraria ‘Le Nove Muse’, ‘Astrolabio – Sono nata per amare’, ‘Il canto di Dafne’, il ‘Campionato italiano della poesia’, ‘Cygnus Aureus’, ‘Switzerland Literary Prize’ (Premio arte e cultura), Grand Prix du Jury du ‘Concours Littéraire International de la Société des Poètes et Artistes de France 2023’ ed una medaglia dalla ‘Société académique Arts-Sciences-Lettres’ (Francia). Le sue poesie sono state pubblicate su varie riviste internazionali d’arte e poesia, nelle lingue italiana, francese, spagnola, serba e romena. L’autrice ha presentato le sue opere in numerosi eventi in Italia e all’estero, incluso il Salone del Libro di Torino, quello di Napoli, di Bruxelles, di Tournai e del Perù. Numerose sono state le letture di poesie in luoghi naturali ameni (al tramonto sulla spiaggia del Mare del Mare del Nord di Knokke-Heist (Belgio), sul Golfo di Sorrento Etc.), in librerie e teatri, accompagnate da musica dal vivo. L’autrice ama divulgare la poesia negli asili e nelle scuole, anche accompagnata dai suoi ‘fedeli assistenti a quattro zampe’, il cane SUN e Gatto SUPER, ispiratori dei relativi libri. Le sue sillogi sono state acquisite dalla Biblioteca del Parlamento europeo. L’autrice ama il connubio con altre arti, come la musica, la pittura, la scultura e persino la gastronomia (la sua ‘Cresta dell’onda’ è stata riprodotta in scultura di cioccolato e in praline dal gusto e forma di onde del mare, dal più giovane Maestro cioccolatiere del Belgio!).

venerdì 24 aprile 2026

Afascisti di Mauro Biani

 

Il fascismo dei nostri tempi è riuscito a nascondersi dietro la rimozione e la normalizzazione dei suoi orrori, fino a insinuarsi nelle maglie della Repubblica. L’afasia dell’afascismo, si potrebbe dire, ha due colpe: l’indifferenza verso ciò che è stato, e il sospetto (quando non il dileggio) verso chi a quel passato tenta di ribellarsi con tutte le proprie forze. Mauro Biani, con la ultima raccolta, fa proprio questo, e invita tutte e tutti noi a radunarci attorno alle sue vignette, in un mai stanco segno di resistenza, contro questa marea nera che minaccia di travolgerci ogni giorno.

giovedì 16 aprile 2026

Lavorare con un genio. Franco Battiato raccontato dai suoi artisti di Walter Pistarini e Gianfranco D'Adda


 Il primo libro che raccoglie i ricordi e le esperienze degli artisti che hanno lavorato con Franco Battiato. In primo piano i racconti di Gianfranco D’Adda, batterista e percussionista di Franco dal 1970 al 1985, e amico di una vita. L’attenzione è posta non solo su episodi, aneddoti e backstage sconosciuti, ma soprattutto su come Battiato lavorava, sperimentava, com’era l’uomo e com’era l’artista. Un focus è posto anche sulla meditazione, che Franco faceva tre volte al giorno. Interviste alle grandi figure con cui Battiato ha lavorato, come Juri Camisasca, Vincenzo Zitello, Paolo Raimondi, Filippo Destrieri, Roberto Cacciapaglia, Lino Capra Vaccina, Michele Fedrigotti, che Walter Pistarini ha realizzato appositamente per questo volume. L’approccio è cronologico: si parte dagli inizi, su cui ancora poco si sapeva, per poi seguire il percorso artistico di Battiato, album dopo album. Per ogni album è presente una breve scheda di contesto seguita dai ricordi, a volte del lavoro in studio e a volte dei live. Il volume è corredato da una ricchissima iconografia in gran parte mai pubblicata – come le foto di Battiato a Parigi –, che fa uso anche del notevole materiale raccolto negli anni (i manifesti dei tour, la tuta usata nei concerti Fetus/Pollution, il microfono, gli occhialini e molto altro). Completano il libro una bibliografia e una discografia aggiornate, oltre a una straordinaria appendice del tutto inedita con oltre 1000 date dei concerti di Battiato, un vero unicum!

martedì 28 ottobre 2025

Genocidio. Quello che rimane di noi nell'era neo-imperiale di Rula Jebreal


«Dopo una vita trascorsa a interrogarmi, personalmente e professionalmente, su come il mondo abbia potuto permettere catastrofi come l'Olocausto, ho trovato la risposta tra le macerie nella mia terra martoriata, a migliaia di chilometri di distanza dai campi di sterminio europei. Scrivo questo libro perché il genocidio di Gaza mi ha cambiata nel profondo. Ha rivelato il vuoto morale e politico di un mondo che riduce l'umanità a una gerarchia di morte. Scrivo affinché nessuno, in futuro, possa dire di non sapere o che non poteva sapere. Scrivo nella speranza che ci sia ancora tempo per fermare l'espansione del genocidio coloniale di Israele in tutta la Palestina. Scrivo perché lo slogan "mai più" diventi una chiamata all'azione. Scrivo perché, anche quando tutto sembra perduto, le parole sono tutto ciò che rimane, e con esse l'obbligo morale di ricordare e resistere. Scrivo perché le mie parole possano aiutare a impedire che il genocidio di Gaza diventi una dottrina da esportare nel resto del mondo, un modello da applicare ogni volta che il potere decida di avere ragione della ragione, minacciando la sicurezza e l'esistenza dell'umanità stessa.» Tra autobiografia e lucida analisi politica, Genocidio è un libro duro ma necessario che richiama la società civile e la politica alle sue responsabilità, alle sue colpe, alle sue verità di comodo e omissioni. Perché, se il silenzio è comunque una forma di complicità, è anche la leva attraverso cui tutti rischiamo di saltare oltre l'ordine democratico, verso nuove giungle dominate dalla legge del più forte.

domenica 19 ottobre 2025

Sandy Denny. La regina del folk rock di Fabio Rossi


https://www.blogfoolk.com/2025/06/fabio-rossi-sandy-denny-la-regina-del_4.html


Era stata la nonna materna a farla appassionare di ballate tradizionali scozzesi in cui si dilettava fra le mura domestiche ma ben presto la ragazza iniziò a bere esageratamente per contrastare le proprie insicurezze e diverse instabilità emotive e umorali. Così la sua volubilità aumentava ancor più. Londra era percorsa intanto da un fermento musicale continuo in quegli anni, grazie alla sua strepitosa voce Sandy entra a far parte in sequenza di Johnny Silvo Folk Four (1966), The Strawbs (1967) e Fairport Convention (1968). A quest’ultimi si presenta spontaneamente con tutta probabilità su suggerimento di Arielle Heather Wood che, nonostante avesse solo un paio d’anni in più, era già cantante apprezzata presso i circuiti dei folk club della capitale. In più, grazie al suo rigoroso trio vocale The Young Tradition, incideva regolarmente per l’etichetta indipendente britannica Transatlantic Records. La cantante iniziale dei Fairport, Judy Dyble non rientrava più nei piani della band in quella primavera del 1968 e nonostante Joe Boyd temesse che Sandy avrebbe potuto oscurare gli altri componenti, l’allora diciottenne chitarrista Richard Thompson si dimostrò immediatamente entusiasta di accoglierla dopo un unico ascolto. Inizierà tra i due a questo punto, una fitta collaborazione nel tentativo, anche attraverso nuove composizioni originali, di elettrificare la folk music, inserendola in nuovi percorsi. Nel giro di pochi mesi evocative canzoni videro la luce e venne recuperata inoltre la ballata “Who Knows Where The Time Goes?” (precedentemente “Ballad Of The Time”) composta dalla Denny un paio d’anni prima. Il brano era già talmente apprezzato che, negli Stati Uniti, dava titolo a un disco di Judy Collins dove figuravano covers anche di Dylan o Cohen. In un ambiente quasi esclusivamente maschile Sandy evitava approcci dolci, sfoderando atteggiamenti sfrontati, imprecando e bevendo pesantemente come in precedenza fatto anche dalla sua grande amica Anne Briggs. I brani della tradizione anglosassone non erano mai stati interpretati dai Fairport Convention fino a quel momento ma ben presto (grazie anche all’impulso del nuovo violinista Dave Swarbrick) finiranno per riempirne la scaletta musicale. Altrettanto velocemente però, per paradosso, proprio ciò che aveva preso il via dal suo amore per la musica popolare, iniziò a rappresentare per Sandy un insuperabile problema. Controcorrente rispetto a tutta un’onda giovanile, la volubile cantante si voleva ora allontanare dal folk. Quando il loro disco-capolavoro “Liege & Lief” apparve sugli scaffali dei negozi di dischi, dopo solo un anno e mezzo di permanenza, era già una ex componente del gruppo, il quale decise di non sostituirla con un’altra cantante. Nonostante la disapprovazione di tutti, in primis del produttore Joe Boyd, tra depressione ed eccessi, Sandy fonderà i Fotheringay (inizialmente Tiger’s Eye) assieme al compagno Trevor Lucas con il quale già i rapporti personali erano però tesissimi. Un brano del loro unico disco narrava della coraggiosa, libera (e forse un po’ invidiata) Anne Briggs. Inizierà a questo punto, suo malgrado e in preda ad ansie, una carriera solista da cantautrice. Ma “The North Star Grassman And The Raven” (1971), colpo di teatro, non sarà prodotto da Boyd che tanto aveva spinto in passato perché ciò accadesse, in quanto aveva già firmato un contratto con altra etichetta. Così, oltre a Nick Drake, indubbiamente anche Sandy Denny verrà penalizzata dalla partenza oltreoceano del geniale e protettivo Joe. Le sarà molto vicino però Richard Thompson e il secondo omonimo disco si presenterà più sereno e addolcito, in pieno contrasto con l’indole inquieta della propria voce. Le sonorità della folk music si erano fatte oramai lontane come lei desiderava ma l’insana dipendenza affettiva (poco ricambiata) da Trevor Lucas (sposato nel settembre 1973) aumentò quando quest’ultimo divenne membro fisso dei Fairport Convention. In queste ambigue e vulnerabili condizioni di disagio, iniziarono le registrazioni americane del terzo capitolo solista “Like An Old Fashioned Waltz” (1974). Nella sua mente sogni infranti e amori in disintegrazione si unirono ad atmosfere musicali pop soffuse o eccessivamente ariose. Ma ben altro avrebbe meritato la straordinaria voce di Sandy, sempre posseduta e nutrita da un’anima tormentata, che il romanticismo sovente sdolcinato e ampolloso di questi arrangiamenti per archi. Quasi inevitabilmente e quasi si trattasse di una ritirata (e anche per poter stare più vicino al marito) a questo punto, nel febbraio del ‘74 la cantante ufficializzò il ritorno nel suo vecchio gruppo anche se la formazione era nel frattempo, un po’ cambiata. L’eccezionale disco dal vivo che catturava loro estratti dai concerti dell’inverno precedente alla Sydney Opera House, al Rainbow Theatre di Londra e alla Fairfeld Hall di Croydon lascia a bocca aperta da tutti i punti di vista. Non altrettanto si potrà dire, purtroppo, del seguente in studio “Rising For The Moon” che deluderà le elevate aspettative di tanti, gettando nello sconforto soprattutto lei che, autolesionista com’era, si rendeva perfettamente conto che lontano dalla scena folk, la sua figura non lievitava. Le vendite andavano meglio oltreoceano poiché per il pubblico americano, si trattava del maggior successo dei Fairport Convention (il che è tutto dire). Sandy decise quindi di riprendere in mano la propria carriera solista e, seppur traboccante di indecisioni, nell’aprile del 1976, iniziò a registrare il quarto album. Purtroppo ambiva al successo senza avere le caratteristiche stilistiche richieste dal mercato. Fosse stata più sicura di sé, forse si sarebbe concentrata sul dono della straordinaria voce che possedeva e non ad ascoltare cattivi consigli nella ricerca ossessiva del riconoscimento di un pubblico mainstream che non era il suo. Una volta dichiarò di pensare sempre a cose tristi e che le proprie canzoni la inducevano a sentirsi ancor più malinconica. Arrivò a intonare in quest’ultimo "Rendezvous" (1977) in salsa pop-rock, perfino un blues esortativo dal titolo “No More Sad Refrains” probabilmente rivolto soprattutto a sé stessa. Inaspettatamente rimase incinta di Georgia Rose che nacque prematuramente il 12 luglio di quell’anno a Oxford, il padre Trevor Lucas non si interessava granché di loro e la depressione del post parto la ghermì. Aveva dovuto astenersi forzatamente dal bere ma ricomincerà ben presto a farlo, anche per far fronte a palesi inadeguatezze e ipersensibilità materne, si rifugerà pure nella cocaina per sopportare l’imposta chiusura definitiva del proprio contratto con la Island Records. Dall’8 novembre di quell’anno suonerà altre undici volte, prima del concerto iniziale di quel piccolo tour nel Regno Unito, l’ambizione la indusse a dichiarare a un cronista: “Se avessi da cantare un’altra volta Matty Groves, mi butterei dalla finestra”. Le esibizioni avvennero a Edimburgo, Glasgow, Manchester, Oxford, Cardiff, Bristol...per concludersi la sera del giorno 27 davanti al pubblico londinese (la registrazione verrà pubblicata ventuno anni dopo col titolo “Gold Dust – The Final Concert – Sandy Denny And Friends”). In quello stato psico-fisico Sandy non era certo in grado di gestire sé stessa e tantomeno una bambina piccola, le cronache narrano che in una occasione arrivò perfino a dimenticarsela in auto. L’epilogo è tristemente noto: nel marzo 1978 cadde a casa dei genitori, battendo violentemente il capo, sua madre sottovalutò l’accaduto. Trevor si spaventò di questa mancanza ripetuta di stabilità e coordinamento motorio da parte della moglie, senza dire nulla a nessuno prese la figlioletta di nemmeno un anno e se ne tornò in aereo nella nativa Australia. Dopo quattro giorni di forti dolori alla testa Sandy entrerà in coma per emorragia celebrale morendo senza riprendere più conoscenza il 21 aprile, a poco più di trentuno anni di età. Richard Thompson nella sua autobiografia mestamente conclude “...all’obitorio non ebbi la sensazione avesse trovato pace, spero l’abbia trovata ora con tutto l’amore che le deriva da chiunque apprezza la sua musica, il tempo potrà solamente accrescere la sua statura”. 

mercoledì 3 settembre 2025

Moon Unit Zappa - Terra Chiama Luna

Come si può trascorrere un'infanzia ordinaria quando si è figli di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi? È normale chiamare i propri genitori Frank e Gail invece che papà e mamma? Vederli gironzolare per casa nudi a discutere di sesso e tradimenti, in un clima di assoluta libertà e anarchia creativa? Per Moon Unit, figlia del visionario artista Frank Zappa e della sua "manager" Gail, dare un senso a una vita così stravagante, scandita dai capricci del genio, dalle tendenze della cultura pop e dalle dinamiche della celebrità è stato un percorso a tratti doloroso, a tratti chiarificatore, ma soprattutto profondamente destabilizzante. In "Terra chiama Luna", Moon Unit Zappa racconta con brutale autoironia cosa significhi crescere nella Los Angeles degli anni Settanta in una famiglia del tutto anticonvenzionale, benedetta e maledetta dal successo; diventare adulta tra le colline di Hollywood negli anni Ottanta nei panni della "Valley Girl" e ritrovarsi per caso su una nuova rete chiamata MTV; cercare la propria strada come attrice, artista, moglie e madre, e infine riconnettersi con sé stessa dopo la perdita dei genitori, quando tutti i suoi legami più stretti sono stati messi alla prova. Spassoso e pieno di aneddoti esclusivi sulla famiglia Zappa, questo memoir celebra il viaggio tortuoso verso la piena realizzazione di sé, il confronto con i fantasmi del passato e due genitori che, presi dalla loro ossessione artistica, hanno causato ferite profonde nella figlia. Ma è anche un ritratto intimo e mai visto di uno dei più grandi talenti musicali di sempre, e di una generazione cresciuta all'insegna degli ideali del libero amore sulla West Coast americana degli anni Settanta.



lunedì 28 luglio 2025

Franco Battiato - All'essenza - articolo di Vanity Fair


https://www.vanityfair.it/article/franco-battiato-praticava-meditazione-trascendentale-per-liberarsi-dai-pensieri-parassiti-diceva-la-mente-e-come-un-macinacaffe

Franco Battiato, che praticava la meditazione trascendentale per liberarsi dai pensieri parassiti. Diceva: «La mente è come un macinacaffè»


La musica come ascesi, la vita come ricerca: Franco Battiato non è stato solo un musicista, molti l’hanno definito Maestro, e non solo per la conoscenza profonda della musica. A 80 anni dalla nascita, un libro ne raccoglie «pensieri, parole, opere e omissioni»: lo abbiamo letto, cercando – nel migliore dei modi – di fare un giusto compendio del Battiato-pensiero


DI FRANCESCA FAVOTTO


Franco Battiato al Roma Film Festival nel 2013. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)TULLIO M. PUGLIA/GETTY IMAGES


«Vivere non è difficile potendo poi rinascere. Cambierei molte cose, un po' di leggerezza e di stupidità». Così cantava il Maestro Franco Battiato quarant’anni fa nel suo brano L’animale e a giudicare da come ancora oggi resti uno dei cantautori più amati di sempre - per il quale la definizione di cantautore va stretta -, possiamo dire a ragion veduta che Battiato non solo rinasce ogni volta che una sua canzone si diffonde nell’aria, ma che in realtà non se n’è mai andato davvero.

Morto nel 2021, a 76 anni, quest’anno ricorrono gli 80 anni dalla nascita: per questo, Mondadori e la Fondazione Franco Battiato hanno voluto celebrare l’eredità filosofica e morale di un pensatore prestato alla musica pop con il libro All’essenza, curato da Giordano Casiraghi, che raccoglie e riorganizza centinaia di dichiarazioni pubbliche di Battiato – tratte da interviste, conferenze stampa, programmi televisivi, articoli –, restituendo una sorta di autobiografia postuma. Ne emerge il ritratto vivido di un uomo che ha attraversato la cultura italiana con la stessa delicatezza con cui attraversava il silenzio.

«Si tratta di conoscersi bene interiormente per poter poi uscire e affrontare la gente, il mondo, per portare anche dei cambiamenti. Non si tratta di staticità, di autocontemplazione, ma di dinamismo, vitale e culturale»: non una semplice frase, ma una dichiarazione di intenti, che sintetizza l’intero percorso di Battiato: un cammino di trasformazione personale, ma mai separato dalla realtà, anzi sempre rivolto a migliorarla.

 

Il curatore Casiraghi – che ha seguito l’artista per decenni – ha raccolto le sue parole su ogni aspetto dell’esistenza: meditazione, morte, reincarnazione, amore, musica, politica, guerra, cultura, società. Parole che non restano teoria, ma testimonianze vive di un’esistenza interamente spesa nella ricerca.

All’essenza è molto più di una raccolta di aforismi: è una mappa di coscienza, una guida per chi cerca. Grazia Cristina Battiato, nipote e presidente della Fondazione, ha dichiarato: «Mi manca ogni cosa di lui, e il solo fatto di avere un elaborato che aprendolo mi faccia sentire la sua voce, il suo pensiero, mi fa stare bene. Spero che la stessa cosa avvenga per il pubblico che l’ha seguito e apprezzato». E in effetti così è.


Il libro è il primo documento ufficiale della Fondazione Franco Battiato ETS, costruito su un archivio tracciato, sistematizzato e documentato. Una vera autobiografia spirituale che continua a vibrare e che ha il pregio di farci conoscere più da vicino Franco Battiato, un artista totale, ma soprattutto un essere umano in cammino. La sua voce ci accompagna ancora. Il suo silenzio, ancora di più.


Il Battiato pensiero punto per punto

Franco Battiato a “Che tempo che fa” nel 2013. STEFANIA D'ALESSANDRO/GETTY IMAGES


Abbiamo letto All’essenza e ci siamo concentrati sulla parte iniziale della raccolta, quella dedicata alla filosofia che ha permeato tutta l’esistenza del Maestro: Franco Battiato, infatti, è stato molto più di un musicista. È stato un cercatore dello spirito, un alchimista dell’anima, un viaggiatore silenzioso tra le pieghe del visibile e dell’invisibile. La sua voce, la sua musica e i suoi pensieri tutt’oggi formano un percorso di risveglio che continua a parlare a chi cerca qualcosa di più profondo del rumore del mondo. Ne abbiamo fatto un riassunto: ecco i punti principali.


La trasformazione interiore come rivoluzione silenziosa

Franco Battiato in un ritratto del 2010 (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)Leonardo Cendamo/Getty Images


Per Battiato, ogni rivoluzione autentica è interiore. L’evoluzione spirituale non si eredita, non si compra, e non può essere delegata. Si costruisce a partire da una radicale onestà con se stessi, in un confronto continuo con le proprie debolezze e illusioni. «L’essere poveri – dice - è un momento determinante: fa emergere l’essenza rispetto alla personalità esteriore».


Non c’è traccia in lui di vittimismo o di rivendicazione. Chi incolpa sempre gli altri, afferma, ha semplicemente paura di guardarsi dentro. L’ego, con le sue pretese e le sue finzioni, «fa davvero pena». Solo attraversando questa pena si può accedere a una vita consapevole, disidentificata dalle emozioni e pronta ad aprirsi al mistero.


La meditazione: arte del silenzio e dell’ascolto

Italian singer and musician Franco Battiato at home, Milo, Italy, 1996. (Photo by Luciano Viti/Getty Images)Luciano Viti/Getty Images


La meditazione è stata per Battiato una pratica quotidiana e fondamentale, un punto fermo nella sua evoluzione personale e spirituale. Iniziata negli anni Settanta con la meditazione trascendentale, col tempo ha sviluppato un metodo personale, che prevedeva sessioni di 40-50 minuti al giorno, spesso svolte nella sua casa a Milo, immerso nella natura. In ambienti più caotici, come una stanza d’albergo, gli bastava aprire la finestra e guardare il cielo per ritrovare la centratura. Col tempo era riuscito a «ricollegarsi» in una frazione di secondo al lavoro interiore già fatto, passando attraverso il corpo, centimetro dopo centimetro, fino a sciogliere le tensioni. Evitava ogni stimolo emotivo o eccessivamente associativo: la mente, diceva, è come un macinacaffè. L’obiettivo era liberarsi dai pensieri parassiti e raggiungere uno stato di non-pensiero, condizione necessaria per accedere al «vero silenzio» e, da lì, alla meditazione autentica. Era convinto che la grazia e la calma interiore si conquistano con la pratica, e non sono mai un fatto intellettuale. Quando meditava, lo faceva anche «per tutti gli esseri senzienti», trasformando ogni sessione in un gesto di compassione universale.


La musica come ponte verso il sacro

Il Maestro Battiato in un intenso ritratto, nel suo studio di registrazione. Luciano Viti/Getty Images


Battiato ha sempre cercato nella musica qualcosa di più di un’estetica. La sua era una musica rituale, concepita per elevare, non per intrattenere. Le armonie, come nella cosmologia pitagorica, riflettono leggi universali. «Le stesse regole che regolano l’armonia musicale regolano il cosmo», affermava.

Per questo, rifiutava ogni forma di improvvisazione emotiva. La musica classica occidentale, diceva, per quanto sublime, «non coincide con la mistica che ricerchiamo». È una differenza sottile ma fondamentale: la musica del sacro ha bisogno di fissità, di rarefazione, di atmosfere delicatissime.


Spiritualità senza appartenenza, oltre le religioni

Italian singer and musician Franco Battiato at home, Milo, Italy, 1996. (Photo by Luciano Viti/Getty Images)LUCIANO VITI/GETTY IMAGES


La sua fede era profonda ma libera. Si definiva cristiano, induista, buddista: «ho imparato cose dai tibetani da ringraziarli per l’eternità». Non cercava proseliti, ma testimoni. L’unica militanza per lui possibile era quella della consapevolezza, un itinerario personale che non può essere imposto a nessuno.

La preghiera, come la meditazione, era per lui un metodo, non un rito. Pregava anche per gli altri, soprattutto per i defunti, ma «bisogna sapere quello che si fa: non è una cosa da catechismo». La voce interiore – quella che non sbaglia mai – è la vera guida.


La morte come compagna e maestra

Italian singer and musician Franco Battiato at home, Milo, Italy, 1996. (Photo by Luciano Viti/Getty Images)LUCIANO VITI/GETTY IMAGES


Tra le riflessioni più dense e illuminanti di Battiato c’è il suo rapporto con la morte. Non la temeva, la accoglieva. La morte è un passaggio, non una fine. Ogni sera, prima di dormire, si metteva in contatto con l’idea della fine, come esercizio di lucidità: «Se non ti rapporti con la morte durante la vita, hai sprecato un’esistenza».

Anche qui, niente dottrine assolute: la reincarnazione non era per lui un dogma, ma un’intuizione naturale. «E se dopo non ci sarà niente? Va benissimo. Ma chi sei tu per pretendere qualcosa?». Ciò che conta è come si vive: «La mia aspirazione è morire felice, come ho vissuto. Senza conti in sospeso». Missione compiuta: «Vi posso dire che sono contento della vita che ho fatto. Sono stato molto fortunato. Questa è la conclusione».


Una vita di studio e contemplazione

Il Maestro Battiato mentre dipingeva. LUCIANO VITI/GETTY IMAGES


L’arte della vita, diceva, gli interessava persino più della musica. Leggeva i grandi mistici – sufi, indiani, tibetani – e da essi traeva ispirazione per affinare sé stesso. Ogni difetto scoperto era per lui motivo di commozione, segno che qualcosa si muoveva nel profondo. Viveva tra Milo e il cielo, in comunicazione con alberi, lucertole, animali. Da tutto traeva insegnamento. Anche un semplice albero fuori dalla finestra poteva divenire un alleato nel lavoro di svuotamento.


Il passaggio e l’eternità

ROME, ITALY - NOVEMBER 13: Franco Battiato attends the 8th Rome Film Festival at the Auditorium Parco Della Musica on November 13, 2013 in Rome, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)TULLIO M. PUGLIA/GETTY IMAGES


Franco Battiato ha ricordato a molti – e forse anche a se stesso – che siamo impermanenti, ma non effimeri. Che la vita è un pellegrinaggio verso una forma più alta di coscienza. Che la materia è inganno, e il samsara un’illusione. Che nulla è come sembra, eppure tutto è connesso.

La sua voce continua a parlarci anche ora che non c’è più. Ci invita al silenzio, alla disciplina, all’umiltà, alla preghiera. Ci ricorda che siamo parte dell’infinito, e che il senso profondo dell’arte, della vita e persino della morte, sta nell’abbandonare il superfluo per tornare all’essenziale. «Chi cerca trova, non ci sono dubbi», disse. E questo è il più grande insegnamento che potesse lasciarci.