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lunedì 13 aprile 2026

Alla Statale il docufilm su Giulio Regeni, la madre: “Siamo abituati alle ingiustizie da 10 anni”

https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/04/13/news/universita_statale_docufilm_giulio_regeni_madre_abituati_ingiustizie_proiezione-425280670/ 

di Tiziana De Giorgio


A quella nell’ateneo di via Festa del Perdono, seguiranno proiezioni in altre 75 università. La rettrice Brambilla: “Quello che è accaduto a lui potrebbe accadere a ognuno di noi”

“A queste ingiustizie ci siamo abituati da dieci anni”. Ma ora, “dopo dieci anni di buio, Giulio è finalmente un ricercatore”. A parlare è Paola Deffendi, la mamma di Giulio Regeni: davanti a lei, arrivata in università insieme al marito Claudio, c’è tutta l’aula magna della Statale piena fino all’ultima fila, ad ascoltarla. Professori, studenti, ricercatori come lo era lui, qui per la proiezione di “Tutto il male del mondo”, il docufilm diretto da Simone Manetti dedicato al giovane torturato e ucciso in Egitto nel 2016.

La prima tappa, nel decennale dalla sua scomparsa, dell’iniziativa nazionale voluta dalla senatrice a vita Elena Cattaneo “Le università per Giulio Regeni” che arriverà in 76 atenei italiani con proiezioni e incontri sulla libertà di ricerca. Un battesimo intenso, quello di Milano, che arriva dopo la notizia dell’esclusione del documentario dai finanziamenti del ministero della Cultura, che non lo ha ritenuto di “interesse culturale nazionale”.

“Non sapevamo nemmeno di striscio che c’era stata questa richiesta di fondi – racconta la mamma di Giulio – e quando l’abbiamo saputo, ci è dispiaciuto per chi ci ha investito, per chi ci ha messo veramente il cuore, l’anima e la testa. Il nostro dispiacere più grande è stato questo”. Ma è a lui, più di ogni altra cosa, che vogliono pensare oggi. Perché “è stato difficile far capire che era un ricercatore. Perché è più facile pensare che fosse una spia o che se la sia andata a cercare. Ma ogni volta è stato come ucciderlo nel suo pensiero”.

Insieme a loro c’è Alessandra Ballerini, l’avvocata milanese che difende la famiglia, la stessa Cattaneo, professoressa di Farmacologia dell’ateneo milanese. “Quello che è accaduto potrebbe accadere a ognuno di noi”, è l’esordio della rettrice, Marina Brambilla. “Noi facciamo i professori, i ricercatori, i giovani dottorandi nell’esercizio del nostro lavoro, che è quello di cercare la verità. E questo esercizio non po’ conoscere confini”. E Giulio “per noi non è soltanto un cittadino, ma anche un ricercatore, un giovane ricercatore, e avrebbe dovuto essere tutelato nella sua possibilità di approfondire e di fare ricerca”. Per questo è convinta che proprio le università abbiano un dovere in più, rispetto alle altre istituzioni, nel ricordare la sua figura. Perché “la barbarie che ha spento la sua voce non può, e non deve, spegnere il suo ricordo”.

Ed è proprio sul pensiero di Giulio come studioso che si sofferma la senatrice a vita Cattaneo. Ricorda il suo lavoro sui sindacati indipendenti e sui diritti dei lavoratori in Egitto dopo la rivoluzione del 2011, le sue capacità linguistiche e culturali: “Parlava sei, sette lingue incluso l’arabo”. Da qui la scelta dell’università come luogo naturale per la presentazione: “Il luogo giusto per raccontare un giovane protagonista dei suoi studi”. Ma anche lei si sofferma sui fondi negati: “Dobbiamo smettere di dire che è incomprensibile la decisione di quel comitato del ministero della Cultura che disconosce il valore culturale di quel docufilm”. Perché la presenza di professori e studenti, e il coinvolgimento di 76 università, “sono la controprova del suo rilevo nazionale”.