martedì 7 aprile 2026

Treves Blues Band + Lou Marini live a Legnano (MI), 22/3/2026


Serata organizzata per festeggiare il ventesimo compleanno della Fondazione Comunitaria Ticino Olona, al Teatro Tirinnanzi di Legnano: un tutto esaurito a sole cinque ore dalla apertura delle prevendite. A celebrare la ricorrenza Fabio Treves, meglio conosciuto come il Puma di Lambrate, alfiere del blues italiano.

Dopo l’introduzione da parte del presidente dell’associazione e del sindaco di Legnano, entra in scena la band, accolta da un fragoroso applauso, a rimarcare come le attività della fondazione coincidano con il messaggio di fraternità insito nella musica blues. La Treves Blues Band, sulle scene da più di cinquant’anni, essendosi formata nel 1974 intorno al carismatico armonicista milanese, schiera questa sera, sulle assi del palco legnanese, oltre al fondatore, vestito con la camicia floreale d’ordinanza, Alex “Kid” Gariazzo alle chitarre, Gabriele “Gab D” Dellepiane al basso, e Massimiliano “Max” Serra alla batteria e percussioni. Ospite d’eccezione della serata, “Blue” Lou Marini, leggendario sassofonista dei Blues Brothers di belushiana memoria.

Nell’arco di questi dieci lustri, il Puma ha collaborato con artisti di fama mondiale come Frank Zappa, Robben Ford, Willie de Ville, Charlie Musselwhite, Guitar Ray, Michael Bloomfield, solo per citarne qualcuno, e ha aperto per gente come Deep Purple, Bruce Springsteen, Peter Tosh, Steve Ray Vaughan, Little Steven. Da quel lontano 1974, il Puma ha portato sulle sue possenti spalle, per i palchi di mezzo mondo, un messaggio di inclusione e un grande senso di divulgazione, ergendosi a pilastro della cultura musicale nostrana (pure che spesso il detto «nemo profeta in patria» calza a pennello a giganti come lui).

I concerti della Treves Blues Band sono un viaggio nella storia del blues. Ripropongono, pescando da un immenso repertorio, canti di lavoro, standard delle campagne, brusii dai tetri crocicchi, pezzi elettrici più moderni e coinvolgenti brani propri, infondendo nel pubblico un’indescrivibile energia, coinvolgente e contagiosa. Accompagnato da musicisti di altissimo spessore, il Puma suona le sue armoniche con una precisione e una pulizia da manuale. Non sono semplici note quelle che produce, ma stati d’animo che inebriano e spronano a un confronto con se stessi. A metà set entra in scena Lou Marini che, dopo un paio di pezzi cantati e suonati, inforca gli occhiali da sole ed entra nella modalità «missione per conto di Dio», soffiando nel sax con vigore giovanile, nonostante gli ottanta anni compiuti.

La scaletta propone un paio di lenti di riscaldamento e poi, in un costante abbrivio, i pezzi si velocizzano diventando più elettrici e ritmati, con il consueto intermezzo acustico, questa sera dedicato a Muddy Waters. Ci sono vecchi standard e cover di brani più recenti, una manciata di brani dei Blues Brothers oltre a pezzi propri della TBB, che portano all’incandescente finale con le versioni di Johnny B Goode e  Sweet Home Chicago.

Le comode poltrone in velluto rosso sulle quali siamo seduti aiutano a rilassarsi, ma dopo un po’ diventano strette. Liberatorio, nel bis, potersi alzare, carichi a palla, per appoggiarsi al palco a cantare a squarciagola il ritornello di Sweet Home Chicago insieme ai nostri eroi. È stata una esecuzione magica, di livello superiore, degna di una serata al Buddy Guy’s Legend di Chicago o al B.B. King’s Blues Club di Memphis, con i musicisti che si trovano ad occhi chiusi. Professionisti di un altro pianeta, che non sbagliano una nota, facendo uscire dai loro strumenti suoni arricchiti da tutto il loro vissuto. A tal proposito, una menzione particolare per il talento assoluto  Alex “Kid” Gariazzo, il quale riesce a estrarre dalle sue chitarre delle sonorità non descrivibili seguendo le leggi della fisica a oggi codificate.


Come al solito, il post concerto è un terzo tempo incentrato sull’empatico scambio di saluti e di energie con il pubblico. Sia il Puma che Lou Marini non si risparmiano e firmano qualsiasi cosa gli venga proposta, stringono mani e si fanno fotografare. Nonostante vivano da anni nell’empireo mondiale della musica, sono di una umiltà e disponibilità uniche, ben differenti da tante mezze tacche contemporanee camuffate per non farsi riconoscere e che affidano la loro privacy a ottuse guardie del corpo.

Di una cosa sono certo: il blues sta tornando al centro della scena, dopo qualche anno (forse) di purgatorio, perché il pubblico sta nuovamente cercando nella musica una freschezza, un’originalità, una voglia di vivere la vita e una coerenza di ideali che gli algoritmi stanno spazzando via. Oltre allo zoccolo duro brizzolato, in questa serata, ho notato la presenza di un folto manipolo di giovani, cosa che fa sempre ben sperare per il futuro. Parlandone con Fabio, mi ha confermato la mia impressione, dicendo che negli ultimi anni sta facendo degli spettacoli eccezionali per riscontro, numerico ed emotivo, che da tempo non viveva più.

Concludo ringraziando lui e la moglie Susanna, due persone innamorate tra loro e della loro vita artistica, solari e dedicate a trasmettere le loro good vibes al resto del mondo, rendendolo un posto migliore, anche solo per un po’, grazie ai loro spettacoli.

The Blues is Allright!

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