lunedì 6 aprile 2026

Docente a Teheran: 'Il regime è più repressivo di prima'


"Ciò che sta accadendo oggi in Iran non può onestamente essere definito 'aiutare il popolo iraniano a raggiungere la libertà': innumerevoli persone sono state lasciate senza casa". A raccontarlo all'ANSA è Hasti Diyè, 40enne docente iraniana che vive con la sua famiglia a Teheran. "Le infrastrutture vitali del Paese vengono distrutte una dopo l'altra e parte del patrimonio storico iraniano, vecchio di 2.500 anni, ha subito gravi danni - continua -. Quartieri, edifici pubblici, università, frammenti della memoria storica della nazione sono stati ridotti in macerie e ricostruirli, a prescindere da quale governo salirà al potere, non sarà facile.
L'Istituto Pasteur, una delle più antiche e importanti istituzioni iraniane per la ricerca medica e la sanità pubblica, è stato bombardato, colpendo direttamente sia il personale che i civili residenti nelle vicinanze".
"La Repubblica Islamica, almeno in termini di repressione, è diventata più forte di prima. Ogni giorno molti - spiega - vengono rapiti, accusati di spionaggio, scompaiono senza lasciare traccia, mentre il Paese diventa più militarizzato che mai. Allo stesso tempo, continuano le segnalazioni di sparatorie dirette contro i civili, e coloro che si trovano sotto i bombardamenti vivono nella paura costante, sia degli attacchi che della repressione, senza quasi avere il tempo di respirare".
La donna racconta che per ora la Repubblica Islamica non ha fallito nella distribuzione di cibo: "I negozi hanno ancora scorte. Ma la crisi principale è il potere d'acquisto della popolazione. I prezzi sono saliti alle stelle, tanto che la classe media è di fatto caduta in povertà, mentre i poveri non hanno quasi più mezzi per sopravvivere". Un gran numero di persone ha perso il lavoro o le proprie fonti di reddito e molti anche la casa. Tuttavia chi ha l'abitazione ancora intatta apre le porte a familiari, amici, vicini e a chi ha perso tutto.
"Diverse famiglie - fa sapere Hasti - vivono sotto lo stesso tetto, condividendo cibo, spazio e quel che resta. Ciò che rende ancora bello l'Iran è la silenziosa solidarietà della gente comune: le persone non saccheggiano i negozi, comprano solo ciò di cui hanno bisogno e, se possono, comprano anche per gli altri e fanno donazioni".
"Volevamo, e vogliamo tuttora, la libertà dalla corruzione e dalla repressione della Repubblica Islamica, ma la guerra, la distruzione e la sofferenza della gente comune non sono mai libertà", conclude la giovane docente iraniana.

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