mercoledì 8 aprile 2026

«Tu vedi confini, io vedo persone»: il rap dei ragazzi di Palestro vince il premio antirazzismo

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Quartiere Palestro. Con un video il doposcuola di Quadrato Meticcio si è classificato al primo posto del premio nazionale de “Il razzismo è una brutta storia” con Prima Effe-Feltrinelli per la scuola. «Non è la pelle che decide chi sei, ma i sogni che rincorri. I passi che fai» 

Lodovica Vendemiati    redattore

Hanno fra i 12 e 13 anni e con una canzone, scritta e “rappata” da loro, hanno vinto il primo premio del concorso indetto per la settimana Antirazzista 2026 dall’associazione “Il razzismo è una brutta storia” in collaborazione con Prima Effe-Feltrinelli per la scuola.
Loro sono i ragazzi che frequentano il doposcuola gestito dall’associazione Quadrato Meticcio nel quartiere Palestro a Padova e Seconda generazione, prima destinazione è il titolo della canzone, girata proprio nei luoghi del quartiere che vivono ogni giorno, che hanno creato e con la quale hanno dato voce alle loro esperienze, alla loro vita, alle diverse forme di razzismo vissute negli anni.
«Tu vedi confini io vedo solo persone… Cammino per strada e mi guardano male, come se il mio colore fosse anormale… Ma siamo sotto le stesso cielo…». Queste sono alcune parole della canzone. Un testo semplice che, con la leggerezza tipica dei ragazzi di quest’età, tra rime dirette e un ritmo incalzante, riesce a trasmettere un messaggio preciso e potente. «Viviamo in zone malfamate. Ci incolpano solo per la razza. Ascolta bene la verità che pesa», cantano e poi aggiungono: «Alza la voce contro il razzismo. Non esiste un colore per l’eroismo. Siamo diversi, ma uguali dentro. Stesso battito, stesso centro». Fra rime, passaggi di parola, riprese nella piazza del quartiere o nel campo di basket in cui vivono dicono che «se resti zitto diventi complice».
Qui nel quartiere Palestro i ragazzini arrivano verso le 17, si salutano, si abbracciano, fanno due chiacchiere e poi si mettono a fare i compiti, giocano a calcio, festeggiano i compleanni. Si aiutano. Quello che emerge infatti è prima di tutto, un forte senso di aggregazione, di fratellanza e amicizia, non solo fra coetanei, ma anche con i ragazzi più grandi, la seconda generazione che qui è cresciuta. «Io qui mi sento a casa – dice infatti A.C., uno dei protagonisti del video – Le persone che mi stanno accanto mi fanno sentire a casa». «Volevamo che i ragazzi si sentissero presi dal progetto – racconta Hiba Farah, abitante del quartiere e volontaria di Quadrato Meticcio – quindi volevamo che non fosse un compito da fare a casa, ma qualcosa che li coinvolgesse. L’appiglio migliore era il rap e la trap. Abbiamo fatto una selezione delle canzoni di rapper di seconda generazione di origini principalmente africane o dei Balcani, scelto le frasi che parlavano di razzismo, marginalità sociale e di quartiere. Quindi abbiamo dato i testi ai ragazzi dicendo loro che potevano unire le frasi, lasciarsi ispirare dalle parole o scrivere qualcosa di nuovo. Pensavamo che non ci avrebbero messo troppo del loro, in realtà alla fine hanno scritto da zero un testo nuovo. Poi c’è stata un’unione, una mescolanza, abbiamo fatto gli arrangiamenti in modo tale che fosse cantabile e abbiamo cercato di rendere questo progetto il più serio possibile, per far capire ai ragazzi che non era un gioco».
«Così ho chiesto una mano a Victor Shado, un ragazzo di Padova di origini nigeriane che fa il produttore ed è musicista – interviene Alice Bellon, tirocinante di Scienze politiche – Per il video ho chiesto aiuto ad un amico che studia al Dams, Nicola Pravato, per il beat invece ci ha dato una mano Alessandro Politi». Un supporto nell’elaborazione e realizzazione del progetto è stato dato anche da Aurora Lo Bianco e Marco Belometti, entrambi tirocinanti di Psicologia.
Nel testo della canzone ad un certo punto dicono che «Il cambiamento nasce semplice. Non è la pelle che decide chi sei, ma i sogni che rincorri. I passi che fai». «Il messaggio che volevamo dare – spiega O.F. – è che il razzismo è una brutta cosa, non bisogna insultare le persone per quello che sono, non sono cose da dire. Proprio per questo la frase che mi piace di più della canzone è “Alza la voce contro il razzismo”». «Bisogna rispettare le persone – aggiunge A.C. – tutte, anche quelle che sono appena arrivate e che hanno modi di vivere diversi» perché alla fine «siamo uguali, anche se una persona ha un colore della pelle diverso è sempre un essere umano» sottolinea A.N. e nel testo della canzone lo dicono bene questo concetto: «Tu vedi confini, io vedo solo persone. Tu vedi paure, io vedo solo una soluzione. E non c’è differenza nel dna. Tutti polvere nella stessa realtà. Mi chiami diverso, io dico che sono unico. Diversità è ricchezza».
Oltre ai ragazzi, nel video cantano anche Drippy Rudy giovane artista abitante del rione e Peterson Ohaeri, anche lui abitante del quartiere e volontario dell’associazione. «Nella parte finale della canzone – interviene Camilla Previati, vicepresidente dell’associazione ed educatrice – Peterson dice “figli del viaggio, figli degli operai” questa frase rientra perfettamente nella storia e nella narrazione di questo quartiere, che ha radici storiche e politiche ben delineate. Le famiglie che abitavano qui erano di operai, oggi la differenza è nel background».

Progetti di uguaglianza e inclusione sociale

«Quadrato Meticcio nasce nel 2012 nel quartiere Palestro di Padova, quando decine di famiglie che vivevano nel rione si riunirono per salvare il campo del quartiere che la giunta comunale voleva trasformare in un parcheggio», racconta Camilla Previati, vicepresidente dell’associazione. Il nome nasce dalla forma quadrata del quartiere e dalla componente multiculturale dei suoi abitanti. Oltre al doposcuola Quadrato Meticcio è anche sport (c’è una associazione sportiva dilettantistica di calcio sia maschile che femminile), c’è poi uno sportello di consulenza gratuito per la casa, un cineforum, uno spazio per attività culturali e per corsi di italiano. Molti di questi servizi nascono dalle richieste delle stesse famiglie. Durante l’anno poi organizzano serate ed eventi di autofinanziamento presso la sede o nel campo sportivo. Negli spazi del doposcuola c’è anche la sede della Clinica popolare Azadî che offre consulenze sanitarie per persone marginalizzate. Per informazioni sull’associazione: asdquadratometiccio.it
Il video invece è a questo link: youtu.be/6WvhAF0q_tU

Uno spazio creato per i ragazzi e con i ragazzi

 


«La nostra speranza – afferma Camilla Previati, vicepresidente di Quadrato Meticcio – è che i ragazzi più grandi che vivono nel rione possano prendere in mano l’associazione. Già alcuni di loro lo stanno facendo. Speriamo che siano loro ad appropriarsi dello spazio che è stato creato con loro e per loro e che quindi possa diventare a tutti gli effetti un ricambio generazionale».

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