mercoledì 1 aprile 2026

San Siro e i sospetti sulla vendita. I telefoni al vaglio e 150 parole chiave: “Documenti aggiustati via WhatsApp”

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Sotto la lente dei magistrati i presunti accordi tra indagati per favorire le necessità di Milan e Inter. “Evidente la necessità di attualizzare l’esame delle comunicazioni fino alla stipula del contratto”


Milano, 2 aprile 2026 – I pm, sul caso vendita stadio, puntano soprattutto sull’analisi dei telefoni, perché è dalle conversazioni che saranno analizzate attraverso 150 parole chiave che la procura potrà capire, fino a ridosso della vendita, che tipo di “accordi“ si sono scambiati gli attori i causa. E da lì, potranno valutare le condotte illecite che, stando alla richiesta dei pm, configura i reati di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio.


Il consigliere comunale, anche presidente della Commissione rigenerazione urbana, Bruno Ceccarelli (non indagato) ,ad esempio, scriveva: “Una procedura ad evidenza pubblica successiva alla proposta delle squadre.


Questo garantisce che qualora ci dovessero essere reali proposte alternative in capo ad altri soggetti, questi possano presentarsi. Capiamoci, non perché siamo convinti che vi possano essere, ma soprattutto perché questo conferma che le alternative potenziali sono state verificate”. E Tancredi: “Sì Bruno (...) siamo su questa idea e anche le squadre concordano”.

I telefoni e l’inchiesta sull’Urbanistica

Tra l’altro, i pm nel decreto di perquisizione e sequestro eseguito due giorni fa (alcune difese potrebbero ricorrere al Riesame nei prossimi giorni) spiegano che i telefoni di Tancredi, De Cesaris e di Simona Collarini, responsabile unico del procedimento “per la dismissione” del Meazza e indagata anche lei, erano già stati sequestrati e analizzati nelle indagini sull’urbanistica (da qui i tanti messaggi agli atti del filone sullo stadio), ma ora “è evidente la necessità di attualizzare l’esame del contenuto delle relative comunicazioni fino alla stipula del contratto di compravendita” dello stadio. E anche sulle “interlocuzioni relative alla cruciale fase esecutiva delle opere”.

I dispositivi dei manager e consulenti

Indagini che, comunque, passeranno anche per le analisi dei dispositivi dei consulenti ed ex manager delle due squadre, mai sequestrati prima dagli investigatori, e per lo studio dei documenti acquisiti negli uffici di M-I Stadio, la società compartecipata da Milan e Inter. Negli atti, inoltre, messaggi tra Alessandro Antonello, ex ceo corporate del club nerazzurro e indagato, e Tancredi, nei quali il primo avrebbe anticipato, il 7 giugno 2022, “all’assessore una lettera a firma congiunta tra lui e Scaroni”, presidente del Milan e non indagato, in cui il Comune veniva “informato che è in corso di preparazione il dossier sul progetto da presentare in occasione del Dibattito pubblico”.

Nelle carte i pm scrivono che, “dopo un anno circa” in cui i due club “erano impegnati nella ridefinizione dei loro assetti proprietari”, ad agosto 2024 “altri soggetti fanno capolino sulla scena e molte cose cambiano”.

Un crescendo di contatti WhatsApp

I fondi Oaktree e Redbird, divenuti proprietari il primo dell’Inter e il secondo del Milan, e “i loro intermediari” hanno iniziato ad “interloquire” con “Antonello, Van Huukslot e De Cesaris (lato Inter) e Scaroni (lato Milan), nonché Malangone e Tancredi (lato Comune)”.

Nel mirino dei magistrati un crescendo di contatti WhatsApp descritto come “febbrile” a ridosso delle delibere di giunta, atti riservati che sarebbero stati inviati da Malangone a De Cesaris, onnipresente nelle chat di cui c’è stata la discovery, a Van Huukslot - che avrebbe “fatto aggiustare alcune cose” condivise con gli altri consulenti.

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