venerdì 20 febbraio 2026

Decine di cadaveri spiaggiano sulle coste di Sicilia e Calabria

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CLAUDIA FUSANI


Decine di cadaveri spiaggiano sulle coste di Sicilia e Calabria. Si parla di centinaia di dispersi. La strage dei migranti in mare. Il grido dei vescovi. L’indifferenza della politica


*su L’Altra Voce il 20-2-26


Affiorano sulle spiagge della Calabria ionica e della Sicilia battute dai venti e dalle mareggiate. Si contano ad oggi almeno quindici cadaveri, gonfi d’acqua, irriconoscibili. Il cartello delle Ong che pattugliano, finchè possono e quando possono, le acque che dividono l’Europa dall’Africa stimano “almeno un migliaio di dispersi in mare”, uomini, donne  e bambini partiti da Libia e Tunisia con decine di imbarcazioni nelle prime settimane di gennaio quando il ciclone Harry ha alzato i mari fino a forza 7 con venti a 54nodi. “I trafficanti – raccontano le organizzazioni – stanno mettendo in mare le imbarcazioni con qualunque meteo al grido ‘dovete partire perché l’Italia – che per loro è l’Europa – chiude”. Perché le notizie sul “blocco navale” e sui respingimenti veloci in hub di paesi terzi considerati sicuri diventano realtà prima che decreto sicurezza (ancora non pubblicato in Gazzetta a due settimane dall’approvazione) e disegno di legge sull’immigrazione siano effettivamente legge. Il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli nella sua omelia ha denunciato: “Siamo assediati dai cadaveri ma nessuno fa nulla e nessuno dice nulla”. Nei palazzi della politica e nel circuito mediatico in realtà si parla di migranti, eccome, ma per denunciare  “l’allarme sicurezza”, per raccontare come governo e maggioranza attacchino i giudici che decidono risarcimenti in favore di stranieri con precedenti, destinati al rimpatrio ma nel frattempo trattenuti in maniera illegale. E di navi di ong tenute sotto sequestro contro ogni regola e quindi risarcite. Nessuno parla di quei cadaveri, di quella moria di vite senza nome e senza storia. Solo una statistica, noiosa, quasi fastidiosa. Non un cenno a queste vite dimenticate da parte della premier Meloni o di altri ministri e membri della maggioranza. Anche le opposizioni, almeno in Italia, sembrano molto attente a non spendersi su un argomento che non porta consenso. Meglio non parlarne. “La gravità di ciò che sta accadendo nel Mediterraneo non si misura più nel numero delle vittime ma nel livello di indifferenza e assuefazione che accompagna queste stragi” ha detto Oliviero Forti della Caritas.

Mentre ci chiediamo quando il cinismo ha preso il sopravvento su tutto, vediamo i fatti. Le cifre ufficiali della Guardia Costiera, risalenti a una decina di giorni fa, parlano di 380 dispersi ma le ong temono che le vittime siano molte di più. Almeno una decina le imbarcazioni disperse con il loro carico di umanità. La scia dei cadaveri che in queste ore affiora lungo le coste occidentali di Sicilia e Calabria sono le conferma di timori denunciati ormai da un paio di settimane nell’assoluta indifferenza.  Si tratta di corpi in avanzato stato di decomposizione, spesso “pezzi di corpi”. Incrociando i dati raccolti dall’Organizzazione internazionale dei migranti, ong varie come Refugees in Libya attiva in Tunisia, risulta che siano “almeno otto” le imbarcazioni disperse, tutte partite da Sfax (Tunisia) il 14, il 18, il 20 e il 21 gennaio. In ciascuna di queste barche, per lo più di ferro, viaggiavano da un minimo di 36 ad un massimo di 54 persone. Un sopravvissuto soccorso a Malta, Ramadan Konte, originario della Sierra Leone, ha raccontato di aver perso in mare il fratello, la cognata e il nipote. Era partito da Sfax con altre cinquanta persone. Sarebbe l’unico sopravvissuto.  

E ora si raccolgono avanzi di corpi sulle spiagge. Anche delle coste tirreniche del vibonese e del consentino. Un gruppo di studenti ha chiamato il 113 l’altro giorno dalla spiaggia di Le Roccette di Tropea perché tra le onde c’era “una macchia nera”. Poco dopo è comparsa una donna e poi ancora corpi ridotti a metà, busto, gambe, forse di un giovane. Una tragica conta che va avanti dai primi giorni di febbraio. E non si ferma. La guardia costiera ipotizza, sulla base della dislocazione dei corpi, che i “naufraghi siano stati sospinti prima verso nord e successivamente, quelle che hanno superato la punta orientale della Sicilia, verso est. Dove si sono appoggiate verso costa. Una traiettoria teoricamente compatibile con il moto ondoso e le correnti del ciclone Harry”.

L’Organizzazione internazionale migranti (Oim) ricorda che nel 2025 almeno 1340 persone sono scomparse nel Mediterraneo. Il governo rivendica come “molto positiva” la diminuzione degli sbarchi nei primi 50 giorni dell’anno. Senza contare i dispersi, ovviamente. Il 4 luglio Papa Leone ha annunciato la sua visita a Lampedusa. L’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, ieri ne ha dato notizia  aggiungendo che “tra noi e il deserto c’è il mare. Ecco perché  i disegni di legge della nostra nazione sono distantidal Vangelo e dalla logica della fraternità”.

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