https://ilmanifesto.it/assalto-continuo-i-coloni-ora-attaccano-anche-gli-israeliani
TERRA RIMOSSA Ieri a Qusra sono stati picchiati e feriti in modo grave due attivisti di 51 e 71 anni. Raid violenti pure in altri villaggi palestinesi
La caccia all’uomo ieri è scattata all’improvviso nelle strade di Qusra, villaggio palestinese dove i coloni israeliani agiscono indisturbati da lungo tempo e l’esercito guarda senza intervenire. I video messi in rete mostrano uomini mascherati, armati di manganelli e spranghe di ferro, che corrono verso un gruppo di palestinesi e attivisti israeliani del gruppo Mistaclim, «Guardando l’occupazione negli occhi», e li picchiano senza pietà, incuranti delle urla di dolore e di paura delle loro vittime. Un pestaggio in piena regola, con colpi inferti per causare danni gravi, per punire chi intendeva protestare contro una nuova occupazione di terre e la nascita dell’ennesimo avamposto coloniale.
Due attivisti israeliani, di 51 e 71 anni, in possesso di passaporti di altri Paesi, e due palestinesi sono caduti a terra feriti. I due israeliani, con ferite alla testa, sono stati trasportati in elicottero all’ospedale. Un testimone ha raccontato che i coloni hanno colpito chiunque incontrassero. «Avevano un’espressione assassina negli occhi», ha detto. «Un palestinese ci ha chiesto aiuto perché i coloni avevano attaccato la sua abitazione», ha aggiunto. «Lo stavamo aiutando a recuperare l’attrezzatura. Poi sono arrivati in quattro, mascherati. Hanno iniziato a picchiarci». La donna anziana è caduta a terra con il volto insanguinato. «Era a pancia in giù, perdeva sangue dalla testa. Sono tornati a colpirla e ho urlato: è una donna di 70 anni, per favore andatevene». La testimone è stata colpita a sua volta alla testa, alle costole e alla schiena; si è nascosta sotto un albero implorando i suoi aggressori di smettere. Poi è riuscita a salire su un’ambulanza palestinese e si è allontanata.
L’esercito israeliano parla di «incidente grave» e ha annunciato «l’apertura di un’inchiesta». Anche il presidente Isaac Herzog ha condannato l’attacco, definendolo una «linea rossa superata». La linea rossa, ovviamente, è l’attacco agli israeliani, senza alcun riferimento ai palestinesi. Dell’accaduto si è parlato e scritto ampiamente perché i coloni, questa volta, hanno diretto la loro violenza contro cittadini israeliani. Queste aggressioni però sono la regola nei villaggi palestinesi a cavallo tra le zone B e C della Cisgiordania. Eppure le notizie restano confinate in ambiti ristretti, come se fosse normale per un contadino o un civile palestinese essere minacciato, aggredito e cacciato dalla propria terra. Perciò ha fatto meno clamore ciò che è accaduto ieri a Hamma, nella Valle del Giordano, dove un colono ha puntato la pistola contro due palestinesi che avevano osato attraversare un terreno «in violazione» del suo divieto.
Non interessa all’Amministrazione Trump l’uccisione, avvenuta il 18 febbraio a Mikhmas, del giovane cittadino statunitense Nasrallah Abu Siam. La spiegazione del disinteresse è semplice: è di origine palestinese. Tre organizzazioni arabe negli Stati Uniti hanno chiesto, senza successo, un intervento di Washington di fronte a quella che gli abitanti del villaggio hanno descritto come un’uccisione a sangue freddo compiuta da un colono. Il Dipartimento di Stato americano ha comunicato soltanto di essere a conoscenza dell’accaduto. Alcuni abitanti di Mikhmas stavano lavorando la terra quando sono arrivati dei coloni intenzionati, pare, a rubare il bestiame. Uno di loro, di fronte alle proteste dei contadini e di un gruppo di giovani che lanciavano sassi per spingerlo ad allontanarsi, ha aperto il fuoco uccidendo Abu Siam. L’esercito si è limitato a riferire che «non è stato ucciso da proiettili dei soldati». La polizia ha rinviato ogni iniziativa in attesa delle conclusioni dell’indagine militare.
Nella zona ad alta tensione di Masafer Yatta, vicino a Hebron, ieri coloni armati hanno attaccato Khirbet al Tibyan e picchiato una donna della famiglia Abu Ubaid. Le forze militari israeliane sono entrate nel villaggio, ma non hanno fermato i coloni; hanno piuttosto arrestato un giovane. Ad al Mughayyir, a est di Ramallah, uno dei villaggi più presi di mira in questi mesi, sono state distrutte auto e finestre delle case. A Khirbet al Deir, nell’area di Betlemme, sei case hanno ricevuto ordini di demolizione. Nella Valle del Giordano settentrionale, sei ettari di terra sono minacciati di confisca. Per il terzo giorno consecutivo, ad al Lubban al Sharqiya, a sud di Nablus, i soldati hanno occupato alcune abitazioni, usandole per interrogare «sospetti». Il Palestinian Applied Research Institute riferisce che nel 2025 sono stati emessi 146 ordini militari per confiscare oltre 1.100 ettari di terra in Cisgiordania, con Nablus in cima alla lista, seguita da Ramallah, Tubas, Gerusalemme, Qalqilya, Jenin, Tulkarem, Salfit e Hebron.

Nessun commento:
Posta un commento