https://www.ilpost.it/2026/02/16/israele-territori-cisgiordania-proprieta-statale/
Ha approvato un piano che, di fatto, è un'annessione illegale
Il governo israeliano ha approvato un piano per autorizzare, per la prima volta dal 1967, l’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania e dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di dimostrarne la loro, di proprietà. Il piano è stato proposto dal ministro delle Finanze, di estrema destra, Bezalel Smotrich, dal ministro della Giustizia Yariv Levin e dal ministro della Difesa Israel Katz, ed è stato già molto criticato perché è un’annessione illegale di zone della Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che Israele di fatto controlla e governa.
Il nuovo processo di registrazione, che potrebbe iniziare già da quest’anno, riguarderà la cosiddetta Area C della Cisgiordania, una delle tre aree in cui il territorio venne suddiviso quando furono firmati gli Accordi di Oslo negli anni Novanta. Dell’Area C fanno parte le zone della Cisgiordania che gli accordi di Oslo assegnavano a un futuro stato palestinese, ma la cui gestione civile e militare è rimasta nelle mani di Israele. L’Area C costituisce circa il 60 per cento dell’intero territorio su cui Israele esercita un controllo e ci vivono più di 300mila palestinesi.
Concretamente significa che quando Israele avvierà la procedura di registrazione per una determinata area, chiunque avrà diritto di proprietà su quella terra dovrà presentare dei documenti che la dimostrino. Ma dopo decenni di guerra e occupazione, molti dei documenti potrebbero essere andati persi o distrutti e questo potrebbe portare a un’espropriazione di massa dei territori palestinesi.
La scorsa settimana il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva già approvato una serie di misure per espandere il controllo della Cisgiordania, tra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali del territorio, che finora erano documenti riservati, per rendere più facili le vendite. Il divieto di vendita di terreni a persone non musulmane risaliva al periodo in cui la zona era amministrata dalla Giordania (fra il 1948 e il 1967): finora chi non era musulmano non poteva acquistare la terra a titolo personale, ma solo tramite società private.
Il movimento non governativo israeliano Peace Now ha paragonato il processo di registrazione approvato domenica a un’enorme e drastica appropriazione indebita ai danni dei palestinesi per i quali, nelle condizioni in cui si trovano attualmente, sarà difficile dimostrare e rivendicare la loro proprietà. E questo, ha avvertito il movimento, probabilmente porterà alla dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terra demaniale, consentendo a Israele di sviluppare nuovi insediamenti, infrastrutture e trasporti.
Diversi esperti hanno a loro volta reagito alla notizia dicendo che si tratta di una decisione in palese violazione con il diritto internazionale, secondo il quale una potenza occupante non può confiscare o colonizzare terreni nei territori occupati. Anche la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) ha condannato l’annuncio dicendo che «costituisce una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità» e che è «l’inizio dell’attuazione dei piani volti a consolidare l’occupazione attraverso l’espansione illegale degli insediamenti». Ha aggiunto che decisioni unilaterali di questo tipo non garantiranno a Israele «alcuna legittimità sul territorio dello Stato di Palestina» e «non altereranno lo status giuridico e storico secondo cui la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza sono territori palestinesi occupati». L’ANP ha infine esortato la comunità internazionale, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a intervenire immediatamente «per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale».
Anche Hamas ha denunciato il piano israeliano definendolo «nullo e privo di valore», e una decisione presa «da una potenza occupante illegittima».
I ministri Israel Katz, Bezalel Smotrich e Yariv Levin hanno invece elogiato l’approvazione della risoluzione dicendo che il processo di registrazione dei terreni creerà una «certezza giuridica» e preserverà gli interessi nazionali di Israele. Il testo della risoluzione esplicita che il processo di registrazione sarà lungo e richiederà almeno un anno e mezzo per ogni appezzamento di terreno, ma ha comunque fissato l’obiettivo di registrare il 15 per cento dei terreni entro cinque anni.
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