domenica 22 febbraio 2026

Daniele Luttazzi - I complottisti si stanno scatenando su Epstein: ma c’è molto di oscuro

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-daniele_luttazzi__i_complottisti_si_stanno_scatenando_su_epstein_ma_c_molto_di_oscuro/39602_65438/

Daniele Luttazzi - I complottisti si stanno scatenando su Epstein: ma c’è molto di oscuro 

di Daniele Luttazzi - Fatto Quotidiano (17 febbraio 2026)

I complottisti stanno ruminando i 3 milioni di documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia Usa, rigurgitando il bolo delle ipotesi più spericolate perché nelle email sono oscurati non solo i nomi delle vittime, ma pure i nomi dei colpevoli. Quei criminali sono ancora a piede libero, nonostante le denunce delle sopravvissute. In una email del 2020 l’avvocato di una di esse denuncia alle autorità che nella mansion di Epstein a New York un genitore affidatario, “Mike”, stuprava con complici, fra cui Epstein, la bambina che gli era stata affidata. Una foto oscurata immortala uno stupro di gruppo su quella povera bambina in età prepuberale: l’avvocato descrive la scena, un rituale sadico e violento. Il testo è raccapricciante (t.ly/s4x3b). I complottisti non sono da biasimare anche perché continuano a emergere stranezze e incongruenze nel materiale diffuso dal DoJ.

Per esempio, lo scorso luglio, volendo mettere a tacere le voci scettiche sul suicidio di Epstein (omicidio? finta morte con fuga?), il DoJ diede ai media un video di 11 ore ripreso da una telecamera di sorveglianza che inquadra un’area comune del Metropolitan Correctional Center di New York, la struttura dove era detenuto Epstein. Il filmato va dalle 19.30 del 9 agosto 2019 alle 6.30 del 10. “Chiunque fosse entrato nell’area in cui si trovava la cella di Epstein in quell’arco di tempo sarebbe stato ripreso dalla telecamera”, disse l’Fbi. Nel video si vede l’androne che porta alla cella, e alle 19.49 e 20″ Epstein accompagnato in cella dalle guardie (t.ly/SqMaD, a 9’20″); alle 6.30 del 10 luglio, il momento in cui Epstein viene trovato morto in cella, una guardia corre a telefonare. Fra i due momenti non si vede nessun altro, a parte la guardia in servizio. Ma non si vede neppure la scala che a destra sale alla cella, né la porta che, sempre a destra, porta altrove: una guardia corrotta avrebbe potuto far entrare e uscire chiunque da quella porta. Qui la mappa in 3D dell’area comune e delle celle: t.ly/FxLha (i pallini gialli nel secondo rendering indicano il percorso non visibile dalla telecamera). Allora un curiosone (io) si è chiesto: “Esistono video di sorveglianza di quella mattina fatidica? Dopo le 6.30, cos’è successo?”- Purtroppo, nei 3 milioni di files rilasciati dal DoJ non c’è traccia dei video di sorveglianza del carcere di Epstein. O almeno così credevo. Invece ci sono eccome! Ma nascosti, insieme ad altri 3789 video mai visti, da link che terminano con .pdf.


Per esempio questo: www.justice.gov/epstein/files/DataSet%208/EFTA00033220.pdf. Se lo cercate sul sito ufficiale del DoJ e ci cliccate sopra, compare una schermata con scritto “No Images Produced”. Ma se mettete sul browser lo stesso link cambiando .pdf con .mp4: apriti Sesamo! Il video diventa visibile! Va dalle 14 alle 15 del 9 luglio 2019. A questo punto, per vedere il video successivo, ho riscritto il link con 221 invece di 220. Sorpresa! Questo video parte dalle 17 del giorno dopo! Ovvero, il DoJ non ha diffuso proprio la parte interessante: il filmato della rimozione del cadavere di Epstein. Per giunta, sul pianerottolo c’è un paravento messo apposta per impedire la vista della scena che cercavo. Ci sono i video di ogni giorno, tranne quelli. Epstein era stato tradotto in carcere un mese prima, il 6 luglio. Il DoJ indica che entrò in cella alle 19.49. Nel filmato di quel giorno, a quell’ora, c’è movimento, arriva anche una donna in camice bianco che poi va verso l’ingresso a destra, ma Epstein non si vede: tutto accade nella parte cieca che dicevo (t.ly/HguDJ). Delusi? Avete sempre i 3789 video mai visti. Cercandoli con la frase magica “No images produced”, arrivate qui: t.ly/Yr7P8. Basta metterli uno per uno nel browser cambiando .pdf con .mp4 e potrete vederli tutti e 3789. Ma attenti: è la tana del Bianconiglio!


R&D Vibes 21 febbraio 2026 - MENSALERINDUB

https://radiosonar.net/podcast/rd-vibes-9-19-mensalerindub/ 

A poco più di tre anni da UFO DUB 78, torna la dub prose su R&D Vibes: la voce di Wu Ming 2 darà vita a personaggi ed eventi dell’ultimo romanzo MENSALERI sulle basi in levare selezionate appositamente da vecchie e nuovissime produzioni internazionali. Non mancherà il tradizionale Almanacco di Laganà che ci farà festeggiare il compleanno di Mikayla Simpson aka Koffee. Nah miss it!!!  Stay Tuned !!



Theme tune – LINEA DI MASSA LDM Sound System – Reasoning (unreleased)

01 – Original Koffee – Pressure (Promised Land Recordings)

02 – Protoje ft. Koffee – Switch It Up (In.Digg.Nation Collective)

03 – Slave Driver (Ariwa)

04 – Mad Professor – Slave Trade (Ariwa)

05 – Winston Mc Anuff – Hypocrites And Parasites (Top Ranking)

06 – Fatman Riddim Section – Stabbed Yu In De Back (Top Ranking)

07 – Treble – Soul Wild (live x R&D Vibes) (Elianto production)

08 – Treble ft. WuMing_2 live – Soul Wild riddim (unreleased)

09 – Milton Henry – Crisis (A-Lone Productions’ pre-release)

10 – Lone Ark Riddim Force ft. WuMing_2  live – Crisis Dub (A-Lone Productions’ pre-release)

11 – Paris La Mont ft. Bazil – Under Control (Easy Star Records’ new release)

12 – Paris La Mont ft. WuMing_2 live – Tampa Riddim Overture (Easy Star Records’ new release)

13 – Paris La Mont ft. WuMing_2 live – Overture in Dub (Easy Star Records’ new release)

14 – Daweh Congo – Amharic Verse (Conquering Lion Records’ new release)

15 – Jallanzo the Dubwizard ft. WuMing_2 live – Africa Movement Riddim (Conquering Lion Records’ new release)

16 – Natto – Dance Crasher (Real Rockers Records’ new release)

17 – Real Rockers ft. WuMing_2 live – Dub Crasher (Real Rockers Records’ new release)

18 – Hornsman Coyote – Revolution Ska (Earth & Power’ new release)

19 – Earth Power ft. WuMing_2 live – West Africa Cut (Earth & Power’ new release)

20 – Manwel T – Ayahuasca (Manwel T Prod. new release)

21 – Manwel T ft. WuMing_2 live – Ayahuasca Dub (Manwel T Prod. new release)

22 – Foreigners Everywhere – Slaves of Free Choices (Foreigners Everywhere Prod. – new release)

23 – Shakk Attack ft. Sista Carmen – Mundo Perfecto RMX (dubplate)

Clarence Gatemouth Brown - "Leftover Blues"


 

L'ambasciatore Usa in Israele: "C'è un diritto biblico. Andrebbe bene se lo Stato ebraico prendesse tutto il Medio Oriente"

https://lespresso.it/c/mondo/2026/2/21/ambasciatore-usa-israele-huckabee-confini/60105

In un'intervista con Tucker Carlson, Mike Huckabee ha parlato delle possibilità di espansione del governo di Tel Aviv e dei suoi confini, dicendo che approverebbe un controllo israeliano sull’intera regione


“Andrebbe bene se li prendessero tutti”. Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, ha risposto a Tucker Carlson durante un’intervista incentrata sui confini biblici dello Stato ebraico. Carlson aveva citato il passo dell’Antico Testamento che promette ai discendenti di Abramo la terra “dal Nilo all’Eufrate”, un’area che oggi comprenderebbe Israele, Giordania, Siria, Libano e parti di Arabia Saudita e Iraq. Huckabee ha sostenuto che Israele è “una terra che Dio ha dato, attraverso Abramo, a un popolo che ha scelto. Era un popolo, un luogo e uno scopo”, lasciando intendere che un’eventuale espansione non sarebbe in sé un problema, ma un “diritto biblico”.


Di fronte alla sorpresa dello stesso Carlson, che gli ha chiesto se davvero approverebbe un controllo israeliano sull’intera regione, Huckabee ha replicato che Israele “non sta chiedendo di prendersela”, per poi definire la sua uscita “un’affermazione in parte iperbolica”. Tuttavia ha aggiunto che, se Israele venisse attaccato e “vincesse quella guerra prendendo quei territori, allora sarebbe tutta un’altra discussione”, lasciando aperta la porta a uno scenario di espansione in seguito a un conflitto.

 

Nel corso dell’intervista l’ambasciatore ha anche attaccato le istituzioni del diritto internazionale, dicendosi “molto grato” che il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio stiano cercando di “sbarazzarsi” della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, che a suo dire sarebbero diventate “organizzazioni fuori controllo” e non più impegnate in un’applicazione equa della legge. 

Baba Boom Riddim Vol. 2


 

sabato 21 febbraio 2026

Soul Shakedown Party on Hitz 92 FM Jamaica February 19

https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-21T03_38_54-08_00

https://piertosi.podomatic.com/enclosure/2026-02-21T03_38_54-08_00.mp3

Persons Of Interest – So Many Hills (In Case We Die album, BMMG)

Persons Of Interest/Naptali – Who Can Stop We (In Case We Die album, BMMG)

Torch/Turbulence – False Pretence (Path To Success album, Bad Hasai/Evaburningflame)

Loyal Flames – True To Life (Dynamq single)

Sud Sound System – Amiamo La Musica Reggae (Dynamq single)

Sud Sound System – La Gioia Ca Crea (Dammene Ancora album, Universal)

Toots & Maytals/Ken Boothe/Marcia Griffiths – Reggae Got Soul (True Love album, V2)

Gaudi – Jazztice (Jazz Gone Dub album, VP)

Cedric Im Brooks – My People (A No Nutt'n album, Zema)

Robbie Lyn – Autumn Song (A Tribute To Reggae's Keyboard King album, VP)

Jackie Mittoo – Toronto Express (Reggae Magic compilation, Soul Jazz)

Fire House Crew – Clean Deeds (Trobute To King Tubby's album, VP)

Paris Lamont/Balaguero – Legalize It (Easy Star single)

Hollie Cook – Dub Me In Your Arms (Mr. Bongo single)

Bob Marley & Wailers – Crazy Baldheads (Rastaman Vibration album, Island)

Micah Shemaiah – Strictly Rub A Dub (Natural Is The Mystic album, Jahsolidrock)

Aza Lineage – Victory (Nah Le Ya single)

venerdì 20 febbraio 2026

 

Love Echoes Riddim


 

 


 


Gravissimo l’attacco ai giudici da parte della seconda carica dello Stato

https://x.com/SeaWatchItaly/status/2024812284149739630?s=20


Gravissimo l’attacco ai giudici da parte della seconda carica dello Stato. La Russa da avvocato dovrebbe inoltre sapere che la decisione di Palermo non poteva essere diversa: il fermo divenne illegittimo quando l’azione di Rackete fu riconosciuta come adempimento di un dovere.

La feccia della feccia, che canta e ride alla faccia del genocidio dei palestinesi, mentre banchetta sui loro cadaveri. Sciacalli schifosi.

La feccia della feccia, che canta e ride alla faccia del genocidio dei palestinesi, mentre banchetta sui loro cadaveri.

Sciacalli schifosi.

https://x.com/avantibionda/status/2024810863052419289?s=20 

Pusher ucciso a Rogoredo, l’ombra della messinscena: la pistola che non c’era e l’allarme in ritardo

 di Carmine R. GuarinoMassimo Pisa


Interrogati oggi i quattro colleghi dell’agente che sparò durante un controllo a Milano. L’ipotesi: uno di loro mise la pistola accanto alla vittima. I soccorsi chiamati dopo 23 minuti


Tanti interrogativi e un indicibile sospetto che finora ha trovato solo conferme. Dubbi che diventano pesanti ombre su una storia che appariva semplice: il controllo nel boschetto dei tossici di via Impastato, la sera del 26 gennaio, la pistola (finta) nelle mani di Abderrahim Mansouri, l’assistente capo Carmelo Cinturrino che impugna la sua Beretta e centra il 28enne marocchino — appartenente alla famiglia dei signori dello spaccio della zona — da trenta metri. Un solo colpo al capo. Letale. Per legittima difesa putativa.

Gli accertamenti della sezione Omicidi della Squadra mobile e del pm Giovanni Tarzia sembravano una pura formalità. E invece, verbale dopo verbale, tabulato su tabulato, si sono aperti squarci in quella versione. Diventati quesiti investigativi. Cosa hanno fatto i poliziotti nei 23 minuti passati tra lo sparo fatale e la chiamata per dare l’allarme? Dov’è andato uno dei sei poliziotti del commissariato Mecenate di pattuglia quella sera? La vittima e l’assistente capo, ora indagato per omicidio, si conoscevano? E soprattutto, il quesito più importante di tutti: Mansouri aveva davvero la pistola scacciacani in mano, come ribadito anche dagli altri quattro poliziotti indagati per favoreggiamento?

Le prime decisive risposte potrebbero arrivare oggi, quando gli inquirenti interrogheranno i quattro colleghi di Cinturrino, assistiti dai loro legali, per rispondere all’accusa di averlo coperto e a quella, non meno grave, di omissione di soccorso per quel buco temporale prima di allertare il numero unico di emergenza, con Mansouri agonizzante: morì, infatti, dopo l’arrivo dei sanitari. In questo lasso di tempo uno degli agenti, il più vicino all’assistente capo quando ha aperto il fuoco, si sarebbe allontanato dal boschetto a mani vuote per poi tornare diversi minuti dopo: il sospetto, terribile, è che abbia recuperato la finta Beretta per poi depositarla lì sul prato.

Sull’arma giocattolo, già analizzata, non sono state trovate impronte della vittima. Debora Piazza e Marco Romagnoli, i legali della famiglia Mansouri, vanno oltre: «Non solo non l’ha puntata contro, non ce l’aveva». E del resto, quello della posizione della finta Beretta era stato un punto su cui gli specialisti della Omicidi avevano insistito la sera stessa del 26 gennaio. «Era a faccia in su sdraiato a terra con la pistola a quindici centimetri dalla mano — aveva spiegato Cinturrino a verbale in Questura — probabilmente ho sentito l’esigenza di allontanare l’arma perché era ancora nella sua disponibilità. Mi sembra di averlo fatto con la mano. Quando sono arrivati i sanitari con tutti i colleghi ho chiesto di fare delle foto». Resta un altro scoglio logico insoluto: perché puntare un’arma giocattolo contro un poliziotto che si è già qualificato, andando incontro a una sicura reazione?

Gli inquirenti sono riusciti a datare con estrema precisione il momento dello sparo letale: per questo non c’è dubbio che l’allarme sia stato dato decisamente in ritardo. «Abbiamo dato la comunicazione e la centrale operativa mi ha detto di chiamare il 118 dal posto», aveva ricostruito l’assistente capo, raccontando una procedura che suonava quantomeno anomala alle orecchie dei suoi colleghi: di solito è proprio la centrale operativa a inviare i soccorsi, soprattutto in caso di pericolo imminente per ferita da arma da fuoco.

Da approfondire pure la natura della presenza di Cinturrino al boschetto. L’indagato aveva raccontato di aver saputo via radio dell’arresto di un pusher bengalese da parte dei colleghi e di essere partito da solo da piazzale Corvetto, a tre chilometri da lì, poi di aver poi visto in lontananza «due ombre». Compreso Abderrahim Mansouri. «L’ho riconosciuto subito», aveva tenuto a precisare. Ora gli inquirenti stanno cercando di ricostruire se, oltre alla canonica memoria dell’investigatore su un pusher più volte arrestato in zona, ci fosse altro. E stanno scavando sull’intera attività di Cinturrino, a partire dall’arresto per droga del 7 maggio 2024 per cui l’assistente capo è indagato per falso, per presunte anomalie nel verbale.

C’è una parola che oggi arriva con il timbro dell’ONU: “pulizia etnica”. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani, nel rapporto diffuso a Ginevra, parla di distruzione sistematica, trasferimenti forzati, blocco degli aiuti, detenzioni arbitrarie, torture, morti in custodia. Il lessico è quello dei crimini gravi. La sede è istituzionale. La data è di oggi. Mentre nei palazzi si discute di ricostruzione, l’OHCHR scrive che a Gaza e in Cisgiordania si consolidano pratiche che svuotano il diritto.

A Roma, tra Palazzo Chigi e Farnesina, Amnesty International Italia e Greenpeace Italia hanno acceso un maxi schermo con le immagini dei bombardamenti successivi alla tregua di ottobre. Sotto scorre una cifra: seicento palestinesi uccisi in centotrenta giorni di cessate il fuoco. È una contabilità che entra in conflitto con la retorica della “fase nuova”. Le ONG chiedono lo stop all’invio di armi verso Israele. Le immagini scorrono in silenzio, davanti alle finestre del governo.

Intanto il calendario segna Ramadan. A Gaza il mese del digiuno comincia dentro una tregua fragile, con gli aiuti che restano il vero varco da attraversare. I camion sono numeri, le razioni sono numeri, le cliniche sono numeri. Ogni cifra racconta un collo di bottiglia. La ricostruzione evocata nei consessi internazionali si scontra con la sopravvivenza quotidiana di chi aspetta un passaggio, un sacco di farina, una visita.

In Cisgiordania, a Hebron, nell’area di Jabal Jalis, le forze israeliane conducono una vasta campagna di arresti. Le immagini che circolano mostrano rastrellamenti notturni. Fuori da Gaza, stesso clima di forza e controllo. La parola “processo” resta sospesa, mentre il rapporto ONU elenca fatti.

A Washington si parla di tavoli e partecipazioni. L’Europa rivendica presenza “per Gaza”. Le istituzioni discutono architetture diplomatiche. L’OHCHR pubblica un allarme. A Roma le ONG proiettano i morti della tregua. Il diritto internazionale ha un lessico preciso. Oggi è stato usato.

https://x.com/giuliocavalli/status/2024734233286127689?s=20

Decine di cadaveri spiaggiano sulle coste di Sicilia e Calabria

https://claudiafusani.substack.com/p/decine-di-cadaveri-spiaggiano-sulle?r=28zr3a&utm_medium=ios&utm_source=post-publish&triedRedirect=true


CLAUDIA FUSANI


Decine di cadaveri spiaggiano sulle coste di Sicilia e Calabria. Si parla di centinaia di dispersi. La strage dei migranti in mare. Il grido dei vescovi. L’indifferenza della politica


*su L’Altra Voce il 20-2-26


Affiorano sulle spiagge della Calabria ionica e della Sicilia battute dai venti e dalle mareggiate. Si contano ad oggi almeno quindici cadaveri, gonfi d’acqua, irriconoscibili. Il cartello delle Ong che pattugliano, finchè possono e quando possono, le acque che dividono l’Europa dall’Africa stimano “almeno un migliaio di dispersi in mare”, uomini, donne  e bambini partiti da Libia e Tunisia con decine di imbarcazioni nelle prime settimane di gennaio quando il ciclone Harry ha alzato i mari fino a forza 7 con venti a 54nodi. “I trafficanti – raccontano le organizzazioni – stanno mettendo in mare le imbarcazioni con qualunque meteo al grido ‘dovete partire perché l’Italia – che per loro è l’Europa – chiude”. Perché le notizie sul “blocco navale” e sui respingimenti veloci in hub di paesi terzi considerati sicuri diventano realtà prima che decreto sicurezza (ancora non pubblicato in Gazzetta a due settimane dall’approvazione) e disegno di legge sull’immigrazione siano effettivamente legge. Il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli nella sua omelia ha denunciato: “Siamo assediati dai cadaveri ma nessuno fa nulla e nessuno dice nulla”. Nei palazzi della politica e nel circuito mediatico in realtà si parla di migranti, eccome, ma per denunciare  “l’allarme sicurezza”, per raccontare come governo e maggioranza attacchino i giudici che decidono risarcimenti in favore di stranieri con precedenti, destinati al rimpatrio ma nel frattempo trattenuti in maniera illegale. E di navi di ong tenute sotto sequestro contro ogni regola e quindi risarcite. Nessuno parla di quei cadaveri, di quella moria di vite senza nome e senza storia. Solo una statistica, noiosa, quasi fastidiosa. Non un cenno a queste vite dimenticate da parte della premier Meloni o di altri ministri e membri della maggioranza. Anche le opposizioni, almeno in Italia, sembrano molto attente a non spendersi su un argomento che non porta consenso. Meglio non parlarne. “La gravità di ciò che sta accadendo nel Mediterraneo non si misura più nel numero delle vittime ma nel livello di indifferenza e assuefazione che accompagna queste stragi” ha detto Oliviero Forti della Caritas.

Mentre ci chiediamo quando il cinismo ha preso il sopravvento su tutto, vediamo i fatti. Le cifre ufficiali della Guardia Costiera, risalenti a una decina di giorni fa, parlano di 380 dispersi ma le ong temono che le vittime siano molte di più. Almeno una decina le imbarcazioni disperse con il loro carico di umanità. La scia dei cadaveri che in queste ore affiora lungo le coste occidentali di Sicilia e Calabria sono le conferma di timori denunciati ormai da un paio di settimane nell’assoluta indifferenza.  Si tratta di corpi in avanzato stato di decomposizione, spesso “pezzi di corpi”. Incrociando i dati raccolti dall’Organizzazione internazionale dei migranti, ong varie come Refugees in Libya attiva in Tunisia, risulta che siano “almeno otto” le imbarcazioni disperse, tutte partite da Sfax (Tunisia) il 14, il 18, il 20 e il 21 gennaio. In ciascuna di queste barche, per lo più di ferro, viaggiavano da un minimo di 36 ad un massimo di 54 persone. Un sopravvissuto soccorso a Malta, Ramadan Konte, originario della Sierra Leone, ha raccontato di aver perso in mare il fratello, la cognata e il nipote. Era partito da Sfax con altre cinquanta persone. Sarebbe l’unico sopravvissuto.  

E ora si raccolgono avanzi di corpi sulle spiagge. Anche delle coste tirreniche del vibonese e del consentino. Un gruppo di studenti ha chiamato il 113 l’altro giorno dalla spiaggia di Le Roccette di Tropea perché tra le onde c’era “una macchia nera”. Poco dopo è comparsa una donna e poi ancora corpi ridotti a metà, busto, gambe, forse di un giovane. Una tragica conta che va avanti dai primi giorni di febbraio. E non si ferma. La guardia costiera ipotizza, sulla base della dislocazione dei corpi, che i “naufraghi siano stati sospinti prima verso nord e successivamente, quelle che hanno superato la punta orientale della Sicilia, verso est. Dove si sono appoggiate verso costa. Una traiettoria teoricamente compatibile con il moto ondoso e le correnti del ciclone Harry”.

L’Organizzazione internazionale migranti (Oim) ricorda che nel 2025 almeno 1340 persone sono scomparse nel Mediterraneo. Il governo rivendica come “molto positiva” la diminuzione degli sbarchi nei primi 50 giorni dell’anno. Senza contare i dispersi, ovviamente. Il 4 luglio Papa Leone ha annunciato la sua visita a Lampedusa. L’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, ieri ne ha dato notizia  aggiungendo che “tra noi e il deserto c’è il mare. Ecco perché  i disegni di legge della nostra nazione sono distantidal Vangelo e dalla logica della fraternità”.

giovedì 19 febbraio 2026

Meloni non parla del boss mafioso scarcerato grazie alla legge Nordio-Meloni

Non ne parla anche perché dovrebbe spiegare perché in 3 anni di governo non ha fatto nulla contro mafia e corruzione, anzi


 



 

Torino: Ancora repressione sulle lotte per la Palestina

https://www.osservatoriorepressione.info/torino-ancora-repressione-sulle-lotte-per-la-palestina/

Torino: Ancora repressione sulle lotte per la Palestina                                      di Network Antagonista Torinerse


Questa mattina (19 febbraio), con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.


Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro le ogr fino al blitz a città metropolitana e la Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte.


Fra i tanti reati imputati ci sono i blocchi stradali e ferroviari, indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura.


A Torino da mesi si stanno susseguendo operazioni di polizia quasi settimanali contro le lotte, in un attacco che non accenna a fermarsi, ma anche le lotte non si fermano, saremo già da questo weekend a Livorno per il convegno “per realizzare un sogno comune” organizzato dalla rete infoaut. Sarà un momento di condivisione e di analisi di come organizzarci insieme all’altezza della fase e del periodo che stiamo attraversando.


Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!  

Quei corpi riconsegnati dal mare ci ricordano che le vite vanno salvate

https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/quei-corpi-riconsegnati-dal-mare-ci-ricordano-che-le-vite-vanno-salvate_104785

di Antonio Maria Mira

Il Mediterraneo ridotto a un cimitero di migranti: basteranno quei mille morti, quei cadaveri o pezzi di cadaveri spiaggiati, per scegliere altre strade?


Mille vite, mille volti, mille sorrisi, mille speranze, mille paure. Sono quelle naufragate nel Mediterraneo sotto i colpi del ciclone Harry. Presto dimenticate. Ma ora il mare ci restituisce quei volti non più volti, quelle speranze spezzate, quelle paure vissute stretti in un guscio di metallo, le “bare di latta”. Per ora ce ne ha restituite 15, delicatamente, quasi con rispetto, lungo le coste calabresi e siciliane. Corpi di uomini, donne, bambini. Senza un nome. Chissà se lo avranno mai? Ma persone, come tutti noi. Eppure sui social c’è chi commenta crudelmente «mille nullafacenti in meno», o «gente che non sa che d’inverno non si fa il bagno». Ben altre le parole di Papa Leone che non finiremo mai di citare, perché non possiamo, non dobbiamo dimenticarle e non possiamo, non dobbiamo dimenticare quelle persone. «Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori».

Ora da quelle profondità quelle persone riemergono perché almeno non siano dimenticate, per ferire i nostri cuori induriti, per obbligarci ad aprire gli occhi davanti a un dramma che non è un’emergenza. Il piccolo corpo del bimbo siriano Alan Kurdi, tre anni, la sua maglietta rossa i pantaloncini azzurri, la tenerezza del poliziotto che lo aveva raccolto sulla spiaggia, nel 2015 commossero e indignarono il mondo. “Mai più” si è ripetuto. Ma non basta commuoversi, bisogna muoversi. E l’indignazione è sterile se non porta a fatti concreti.

Invece il Mediterraneo continua ad essere quel “mare mortuum” denunciato da papa Francesco. E allora il mare prova a ricordarcelo, riconsegnando uno al giorno quelle persone che non siamo stati capaci di salvare, che non abbiamo voluto salvare. Persone che gridano che non saranno i blocchi navali annunciati, “decreti sicurezza”, campi in Albania, Cpr, permessi di soggiorno sempre più difficili da ottenere, a fermarli, a fermare i loro viaggi della speranza e della disperazione. Quante volte ce lo hanno ripetuto “meglio i rischi del mare che la certezza di morire di violenze, torture, fame, degrado”. Condizioni e convinzioni su cui speculano trafficanti di uomini. Basteranno quei mille morti, quei cadaveri o pezzi di cadaveri spiaggiati, scegliere altre strade? La nostra Guardia costiera non ha mai smesso di salvare, diversamente da quella libica. Anche le Ong non hanno mai smesso di salvare, e lo faranno ancora, malgrado ostacoli e assurde penalizzazioni. Vanno aiutati e sostenuti. È la legge del mare, legge di vita. Assurdo e crudele che a ricordarcelo debbano essere quei corpi che proprio il mare ci sta riconsegnando.

Dentro al Cpr di Torino tra violenze e solitudine

https://ilmanifesto.it/dentro-al-cpr-di-torino-tra-violenze-e-solitudine

L'ISPEZIONE DELLE CONSIGLIERE REGIONALI Alice Ravinale (Avs): «Abbiamo visto tantissimi atti di autolesionismo, persone ingoiano oggetti, come pile o accendini, a volte bevono i detersivi»


«Tantissimi atti di autolesionismo, persone che si fanno male agli arti, contusioni ai piedi, ingoiano oggetti, come pile o accendini, a volte bevono i detersivi», racconta Alice Ravinale, consigliera regionale Piemonte Avs, alla sua quarta ispezione da quando ha riaperto il Cpr di Torino a marzo scorso, dopo che era stato chiuso per due anni, danneggiato dopo le proteste di chi era rinchiuso.

Insieme a lei c’erano Valentina Cera e Giulia Marro, anche loro consigliere, e hanno potuto constatare una situazione critica proprio per la fragilità di chi è dentro: «Abbiamo trovato parecchi ragazzi molto giovani, tutti con la stessa storia, minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia, seguiti da comunità e poi spesso passano per il carcere e finiscono lì dentro», racconta Ravinale, «L’assurdità è che dal carcere non ti rinnovano i documenti, è impossibile avviare le procedure, poi escono e vengono trasferiti in Cpr». Poi ci sono anche coloro che vivono in Italia e hanno famiglia.

Al momento sono rinchiuse 69 persone, mentre la capienza è di circa 70 persone, molte aree sono ancora inagibili dopo gli incendi. Nove di queste sono marocchine, «quando non è possibile procedere ai rimpatri verso quel paese, molta gente rimane dentro inutilmente, trattenuti per sport», aggiunge Ravinale. «Un trattamento inumano e un alto costo». A confermarlo c’è un dato: da quando ha riaperto il cpr di corso Brunelleschi ha visto transitare 680 persone, solo 84 sono state rimpatriate. «Rimettiamo in strada persone completamente traumatizzate».

Uscire da un Cpr vuol dire aver addosso i traumi di una detenzione che chi è dentro vive con incredulità e ingiustizia. «Ma perché siamo qua e siamo trattati come animali?», chiedono dentro: un sistema di detenzione amministrativa che vive nel limbo, con pochissime regole chiare e tempi che è difficile stabilire, anche per gli avvocati che seguono questi casi dall’esterno.

La maggior parte degli “ospiti”, come vengono chiamati nel gergo dei centri, sono lì da un mese o due, una persona è invece presente da agosto. Hanno per lo più origini nordafricane, ma ci sono anche sudamericani, in particolare peruviani, il più giovane privato di libertà ha 18 anni.

Secondo le consigliere la gestione del Cpr, che da quando ha riaperto è passata a Sanitalia, sembra essere migliore di quella precedente, anche se per chi è rinchiuso non esiste altra quotidianità se non quella di stare nella propria cella, senza nessun tipo di attività. «Certo, il problema rimane lo stesso, cioè che non dovrebbero esistere queste strutture», continua Ravinale.

Soprattutto è nell’area medica che diventa tutto più critico: gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno, ma sono percepiti come atti per essere liberati, ed è costante l’utilizzo di farmaci per calmare le persone all’interno, anche se non sono stati forniti dati sui quantitativi utilizzati. «Ho visto alcune persone molto rallentate – conclude Ravinale – per certo ci hanno confermato che quasi tutti utilizzano farmaci».

mercoledì 18 febbraio 2026

Rootikal Riddim


 

“Board of Peace? Natura inaccettabile, indignati dal discorso vuoto di Tajani”: l’affondo di Fratoianni in Aula

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/17/board-of-peace-natura-inaccettabile-indignati-dal-discorso-vuoto-di-tajani-laffondo-di-fratoianni-in-aula/8294990/

“Ci indigna l’incredibile superficialità di un discorso completamente vuoto: non ha detto nulla sul ruolo del nostro Paese in quel Board of Peace. Il collega Faraone ha trovato una definizione insuperabile: facciamo i guardoni? Ma il punto è che la natura del Board of Peace è inaccettabile. Siamo di fronte a un’accolita di speculatori che in modo dichiarato annunciano la loro speculazione”. Così Nicola Fratoianni in aula alla Camera nelle dichiarazioni di voto di Avs sulle comunicazioni di Antonio Tajani sulla partecipazione dell’Italia da ‘osservatore’ al Board of Peace.

“Il nostro Paese avrebbe dovuto dire ‘noi non ci stiamo’”, aggiunge Fratoianni, sottolineando che è ancora più “immorale davanti al genocidio e alla pulizia etnica che continua” a Gaza. “Ci chiedete come fare la pace? Qualche idea ce l’abbiamo – prosegue ancora – Serve il protagonismo dei palestinesi, cancellati da Trump. Serve lo Stato di Palestina. Servono sanzioni verso il governo di Israele. Così si prova a costruire la pace non sedendo a quel tavolo. Si dice: se non siedi al tavolo, sei nel menù. Ma c’è tavolo e tavolo. Se il tavolo è quello di chi si mangia tutti gli altri, io quel tavolo preferisco rovesciarlo”.