sabato 9 marzo 2013
giovedì 7 marzo 2013
Soul Shakedown Party 5 marzo 2013
Soul Shakedown Party--Reggae on FM band--Radio Citta' 103 Bologna Italy Trasmesso in diretta ogni martedi' dalle 21 circa
DJ PIER TOSI at the controls
Puntata del 5 marzo
ascolta e scarica a:
http://www.piertosi.com/ sounds/media56.mp3
http://www.piertosi.com/ sounds/media56.zip
http://www.piertosi.podomatic. com
Inizio con le strane suggestioni sonore dei giamaicani No Maddz
Ottimo brano roots dal nuovo CD di Jah Cure
Altre nuove voci dalla scena roots giamaicana: Kazam Davis e Exile Di Brave
Nuovo importantissimo lavoro anche per Protoje: combination con Romain Virgo
Nuovo ritmo chiamato Voyage Riddim: Romain Virgo ed Esco
Prime conferme al Rototom Sunsplash: U Roy, Luciano, Groundation
Doppia selezione per Ras Tewelde sui nuovi ritmi Bizzarri
Nuovo CD in inglese per Fido Guido
E' uscito anche il nuovo lavoro per Gamba The Lenk
Combination con Sista Vale per il singer marchigiano Marumba
Bella combination con Queen Ifrica per Bryan Art
Nuovo singolo per Delly Ranks
Ska & rocksteady nel finale: Derrick Morgan, Roland Alphonso, Don Drummond, Baba Brooks, Desmond Dekker, Lynn Taitt, ....
Chiusura roots dall'ultima release Pressure Sounds dedicata alle produzioni Yabby You: King Miguel e Barrington Spence
Puntata del 5 marzo
ascolta e scarica a:
http://www.piertosi.com/
http://www.piertosi.com/
http://www.piertosi.podomatic.
Inizio con le strane suggestioni sonore dei giamaicani No Maddz
Ottimo brano roots dal nuovo CD di Jah Cure
Altre nuove voci dalla scena roots giamaicana: Kazam Davis e Exile Di Brave
Nuovo importantissimo lavoro anche per Protoje: combination con Romain Virgo
Nuovo ritmo chiamato Voyage Riddim: Romain Virgo ed Esco
Prime conferme al Rototom Sunsplash: U Roy, Luciano, Groundation
Doppia selezione per Ras Tewelde sui nuovi ritmi Bizzarri
Nuovo CD in inglese per Fido Guido
E' uscito anche il nuovo lavoro per Gamba The Lenk
Combination con Sista Vale per il singer marchigiano Marumba
Bella combination con Queen Ifrica per Bryan Art
Nuovo singolo per Delly Ranks
Ska & rocksteady nel finale: Derrick Morgan, Roland Alphonso, Don Drummond, Baba Brooks, Desmond Dekker, Lynn Taitt, ....
Chiusura roots dall'ultima release Pressure Sounds dedicata alle produzioni Yabby You: King Miguel e Barrington Spence
mercoledì 6 marzo 2013
Alvin Lee ci ha lasciato
Firma la petizione ASCIA per chiedere le dimissioni di Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche Antidroga
Firma la petizione per chiedere le dimissioni di Serpelloni:
«La cultura proibizionista è una finzione, inutile e pericolosa perché, nella realtà, essa produce solo un consumo illegale ed incontrollato.
Non c’è mai stata una politica proibizionista efficace, fin dalla messa al bando degli alcolici negli Stati Uniti quasi un secolo fa.
Le politiche proibizioniste fanno solo aumentare i profitti delle organizzazioni criminali e hanno messo a rischio la vita di chi ne fa uso e abuso (basti pensare alla diffusione di patologie come l’Aids attraverso il passaggio di siringhe non sterili).
La crescita esponenziale dei profitti mafiosi è collegata strettamente all’inasprirsi delle leggi proibizioniste.
Lo dimostrano i dati relativi, per esempio, all’introduzione nel 2006 del DDL Fini-Giovanardi.
Milioni di consumatori hanno dovuto fare i conti con l’aumento delle pene, passate dalle sanzioni amministrative della legge 309/90 (Iervolino-Vassalli), alle sanzioni penali (da 6 a 20 anni di reclusione).
Le mafie hanno beneficiato della sovrapposizione del mercato delle sostanze pesanti e leggere, che ha creato nuovi canali di profitto senza limitarne la diffusione.
La stessa Fini-Giovanardi (insieme alla Bossi-Fini sui reati connessi ai migranti) è responsabile dell’aumento spropositato della popolazione carceraria, poiché essa tende a dispensare sanzioni penali in particolare ai consumatori.
Tale legge, poi, ha innescato una vera e propria “macchina proibizionista” che costa almeno 2 miliardi di euro all’anno. Per questo intendiamo proporre l’immediata abolizione della legge Fini-Giovanardi e le dimissioni del capo del DPA.
Non si risolve nessun problema stigmatizzando comportamenti e rimuovendo i problemi.
Pensiamo che si debba, al contrario, adottare una legislazione che sia rispettosa dei diritti delle persone e che serva a perseguire duramente le grandi organizzazioni criminali che attualmente detengono il monopolio del commercio di sostanze. Pensiamo, quindi, ad una lotta su larga scala ai cartelli internazionali delle narcomafie.
Vogliamo che l’uso delle sostanze sia regolamentato e tendenzialmente ridotto.
È necessario, come avviene in altri paesi, avviare la sperimentazione della somministrazione delle sostanze psicotrope attualmente dichiarate illegali, in regime di monopolio di stato, consentendone l’utilizzo a scopo terapeutico dietro indicazione medica.
Riteniamo inoltre che vada depenalizzata la detenzione finalizzata al consumo personale e la coltivazione domestica delle sostanze meno dannose, come la cannabis.
Queste misure, colpirebbero immediatamente il gigantesco giro d’affari che alimenta le narcomafie.
Inoltre, il regime di monopolio di stato porterebbe introiti consistenti, che potrebbero essere immediatamente destinati a politiche sociali attive.
Riteniamo, infine, che vadano perseguite politiche di riduzione del danno, sulla scorta delle indicazioni dell’Unione europea dei cosiddetti “quattro pilastri”:
contenimento del numero di nuovi consumatori che entrano nel sistema, attraverso interventi a basso livello mirati ed efficaci, che si affianchino ad altre strategie di prevenzione; incoraggiare i consumatori a intraprendere precocemente percorsi di disintossicazione, anche attraverso programmi che prevedano terapie di mantenimento (ad esempio introducendo le stanze di iniezione in condizioni di sicurezza sanitaria, che hanno dimostrato la concreta possibilità di azzerare le morti per overdose);
minimizzazione degli aspetti negativi delle strategie repressive, favorendo forme alternative alla detenzione ai fini della riabilitazione; minimizzazione del danno per l’intera comunità, attraverso la riduzione dei reati commessi dai consumatori al fine di procurarsi droga.»
Tutto cio' premesso e considerato che il Dott. Serpelloni e' un fiero assertore di ideologie e di politiche proibizioniste ed un grande sostenitore della legge Fini-Giovanardi:
Non c’è mai stata una politica proibizionista efficace, fin dalla messa al bando degli alcolici negli Stati Uniti quasi un secolo fa.
Le politiche proibizioniste fanno solo aumentare i profitti delle organizzazioni criminali e hanno messo a rischio la vita di chi ne fa uso e abuso (basti pensare alla diffusione di patologie come l’Aids attraverso il passaggio di siringhe non sterili).
La crescita esponenziale dei profitti mafiosi è collegata strettamente all’inasprirsi delle leggi proibizioniste.
Lo dimostrano i dati relativi, per esempio, all’introduzione nel 2006 del DDL Fini-Giovanardi.
Milioni di consumatori hanno dovuto fare i conti con l’aumento delle pene, passate dalle sanzioni amministrative della legge 309/90 (Iervolino-Vassalli), alle sanzioni penali (da 6 a 20 anni di reclusione).
Le mafie hanno beneficiato della sovrapposizione del mercato delle sostanze pesanti e leggere, che ha creato nuovi canali di profitto senza limitarne la diffusione.
La stessa Fini-Giovanardi (insieme alla Bossi-Fini sui reati connessi ai migranti) è responsabile dell’aumento spropositato della popolazione carceraria, poiché essa tende a dispensare sanzioni penali in particolare ai consumatori.
Tale legge, poi, ha innescato una vera e propria “macchina proibizionista” che costa almeno 2 miliardi di euro all’anno. Per questo intendiamo proporre l’immediata abolizione della legge Fini-Giovanardi e le dimissioni del capo del DPA.
Non si risolve nessun problema stigmatizzando comportamenti e rimuovendo i problemi.
Pensiamo che si debba, al contrario, adottare una legislazione che sia rispettosa dei diritti delle persone e che serva a perseguire duramente le grandi organizzazioni criminali che attualmente detengono il monopolio del commercio di sostanze. Pensiamo, quindi, ad una lotta su larga scala ai cartelli internazionali delle narcomafie.
Vogliamo che l’uso delle sostanze sia regolamentato e tendenzialmente ridotto.
È necessario, come avviene in altri paesi, avviare la sperimentazione della somministrazione delle sostanze psicotrope attualmente dichiarate illegali, in regime di monopolio di stato, consentendone l’utilizzo a scopo terapeutico dietro indicazione medica.
Riteniamo inoltre che vada depenalizzata la detenzione finalizzata al consumo personale e la coltivazione domestica delle sostanze meno dannose, come la cannabis.
Queste misure, colpirebbero immediatamente il gigantesco giro d’affari che alimenta le narcomafie.
Inoltre, il regime di monopolio di stato porterebbe introiti consistenti, che potrebbero essere immediatamente destinati a politiche sociali attive.
Riteniamo, infine, che vadano perseguite politiche di riduzione del danno, sulla scorta delle indicazioni dell’Unione europea dei cosiddetti “quattro pilastri”:
contenimento del numero di nuovi consumatori che entrano nel sistema, attraverso interventi a basso livello mirati ed efficaci, che si affianchino ad altre strategie di prevenzione; incoraggiare i consumatori a intraprendere precocemente percorsi di disintossicazione, anche attraverso programmi che prevedano terapie di mantenimento (ad esempio introducendo le stanze di iniezione in condizioni di sicurezza sanitaria, che hanno dimostrato la concreta possibilità di azzerare le morti per overdose);
minimizzazione degli aspetti negativi delle strategie repressive, favorendo forme alternative alla detenzione ai fini della riabilitazione; minimizzazione del danno per l’intera comunità, attraverso la riduzione dei reati commessi dai consumatori al fine di procurarsi droga.»
Tutto cio' premesso e considerato che il Dott. Serpelloni e' un fiero assertore di ideologie e di politiche proibizioniste ed un grande sostenitore della legge Fini-Giovanardi:
Chiediamo le dimissioni dell'attuale capo del DPA Italia, il Dott. Giovanni Serpelloni.
Nb: questa raccolta firme non ha valore legale bensì sociale e mediatico, è utile a tenere alto l'interesse pubblico sull'argomento, per chiedere a voce alta il rispetto dei nostri diritti, a far sapere all'interessato che ci sono migliaia di persone che gradirebbero si dimettesse.
Molte sono state le vittorie democratiche ottenute anche grazie a questo strumento.
Molte sono state le vittorie democratiche ottenute anche grazie a questo strumento.
Ad ogni sottoscrizione della petizione, Change.org invierà una mail informativa al dottor Serpelloni all'indirizzo mail pubblico presente nel suo sito web personale.
Al raggiungimento del quorum firme verrà inviata una mail di richiesta di dimissioni al destinatario della petizione (come sotto):
A:
Dott. Giovanni Serpelloni, DPA Italia
Dott. Giovanni Serpelloni, DPA Italia
Egregio dottor Giovanni Serpelloni,
In seguito al palese fallimento delle politiche sulle droghe da Lei adottate, La invitiamo a riflettere sulla intervenuta necessità di presentare le dimissioni dal suo attuale incarico di "capo del Dipartimento Politiche
Antidroga"
In seguito al palese fallimento delle politiche sulle droghe da Lei adottate, La invitiamo a riflettere sulla intervenuta necessità di presentare le dimissioni dal suo attuale incarico di "capo del Dipartimento Politiche
Antidroga"
Cordiali saluti,
[Il tuo nome]
[Il tuo nome]
martedì 5 marzo 2013
Groundation, Protoje, Luciano, U Roy al Rototom 2013
da http://www.rototomsunsplash.com/it/
Groundation
Dalla loro fondazione nel 1998 i californiani Groundation hanno ottenuto un ampio seguito a livello mondiale grazie ad una particolarissima miscela musicale basata sul grande rispetto per i classici del roots reggae ed un approccio quasi jazzistico manifestato nell'interplay dei musicisti, su una forma musicale molto libera e dalle lunghe parentesi improvvisative sopratutto durante i loro magnifici concerti.
Questa lettura del roots reggae in chiave jazzistica si avvale anche delle suggestioni del dub come importante influenza. Nella loro discografia arrivata ormai a nove lavori non mancano le collaborazioni con personaggi cruciali della storia del reggae come per esempio Don Carlos o membri di Israel Vibration ed Abyssinians. Tutte le caratteristiche della loro musica unite ad una accresciuta maturità compositiva si manifestano nel loro ultimo CD del 2012 'Building an ark', definito dai leaders del grupo Harrison Stafford e Marcus Urani alla sua uscita come il loro disco migliore e più importante. Sicuramente i brani di 'Building an ark' costituiranno l'ossatura del loro atteso concerto al Sunsplash 2013.
Protoje
È uno dei più significativi interpreti del ritorno al roots & culture in Giamaica ad opera di una agguerrita schiera di cantanti e bands relativamente nuovi: il vero nome di Protoje è Oje Ken Ollivierre, è nato nel 1981 ed è figlio della cantante giamaicana Lorna Bennett, nota per il successo nel 1972 della sua versione reggae di 'Breakfast in bed' di Dusty Springfield. L'altra parentela importante è quella di suo cugino Donovan Bennett, celebrato giovane produttore giamaicano titolare del marchio Don Corleon con cui l'artista collabora dal 2010 e che ha prodotto il suo primo lavoro 'The 7th year itch' uscito nel 2011. L'intrigante stile di Protoje con riferimenti che vanno dal roots classico alla black music statunitense contemporanea ed una interessante ricchezza di toni vocali raggiunge la maturità nel nuovo CD 'The 8 year affair', realizzato ancora una volta in collaborazione con Don Corleon e presentato proprio in questi giorni in Giamaica.
Luciano
Con la sua presenza regale, la voce carica di spiritualità e l'impegno sociale di molte delle sue canzoni, Luciano è uno degli indiscussi eredi dello spirito del roots reggae degli anni settanta di personaggi come Bob Marley e Peter Tosh.
Il ritorno dei temi 'conscious' nel panorama dancehall della prima metà degli anni novanta è in buona parte dovuto anche ai suoi primi magnifici dischi targati Exterminator il cui vertice è senza dubio 'Where there is life' del 1995, un album ancora significativamente assai presente nelle scalette dei suoi concerti.
Dopo la sua affermazione Luciano è diventato richiestissimo dai più importanti produttori ed i suoi numerosi singoli, sempre di buon livello, hanno letteralmente invaso il mercato costituendo l'ossatura di superbi lavori di lunga durata. I suoi elevati standards sono testimoniati per esempio da capolavori degli ultimi anni come 'United States Of Africa', 'Jah is my navigator' e 'Rub a dub market' in cui è presente il meglio della sua poetica e dell'ispirazione Rasta. Per i suoi meriti artistici il governo giamaicano ha conferito a questo artista nel 2007 l'onorificenza dell'Order Of Distinction.
U Roy
Senza il contributo di U Roy come padre del 'deejay style', lo stile giamaicano che ha anticipato ed influenzato il rap statunitense, la reggae music sarebbe molto diversa. Il suo vero nome e' Ewart Beckfort e dopo l'apprendistato come giovane selector in vari sound systems la sua vita cambia quando inizia nelle dancehalls la moda di suonare dub plates mancanti della traccia vocale. U Roy inizia a sperimentare il suo fraseggio ed incendiare la dancehall su questi dischi strumentali e sul finire degli anni sessanta Duke Reid lo chiama in studio ad incidere i suoi primi brani come 'Version galore' e 'Rule the nation' con cui ha un successo clamoroso. Tra i produttori che comprendono la forza del deejay style e registrano U Roy in alcune delle sue primissime incisioni abbiamo anche Lee Perry e Keith Hudson. Il veterano DJ trascorre tutti gli anni settanta da vero caposcuola facendo bellissimi album pieni di liriche Rasta che, sotto la produzione di Prince Tony Robinson, vengono distribuiti in tutto il mondo dalla Virgin. U Roy fonda anche il suo Sturgav, un leggendario sound system che negli anni ottanta lancia stelle come Josey Wales, Charlie Chaplin e Brigadier Jerry.
Alla fine dell'anno scorso è uscito il suo ultimo CD 'Pray fi di people' rompendo con vari duetti con personaggi del calibro di Marcia Griffiths, Horace Andy e Tarrus Riley un silenzio discografico durato circa dieci anni.
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lunedì 4 marzo 2013
R&D Vibes 2 marzo 2013 - Politricks
R&D Vibes - Saturday 2nd March 2013 - “Politricks”
Playlist:
Reasoning - Linea di Massa-LDM Sound System (theme tune - unreleased)
The Jumping Master - Mikey Dread
Nuclear Weapon - Johnny Clarke
Nuclear Weapon version special
Dub the Sun - Mad Professor
Darker, Stronger, Dubber - Mahom
Give Love - Kenny Knotts
Show Dem - Kenny Knotts
Rising Dub - Dubateers
Nuh Ramp - Lion D ft. Skarra Mucci
Soundbwoy a Go Dead - Lion D
Bless a Sound - R.D.K ft. Ruben Da Silva
Welcome to the Roots & Culture - Vivian Jones
Welcome to the Roots & Culture DUB - The Disciples ft. Vivian Jones
Down for Jah Love - J. Green
Down for Jah Love Dub
Youthman - Fido Guido
Babylon Have No Mercy - Fido Guido
Melodia - Rambadan meets Mikelino
Come Again - Rambadan meets Mikelino
Just Say No - Ringo Paul & the Determinations
Settle Bad Boy - The Determinations
Old Pan Sound - Vernon Maytone
303_Dub - Monkey Marc
How good - King Kong
How good dub - Dub Creator
Dem a fake - King Kong
Dem a fake I dub - Dub Creator
Never ride with the devil (Vibronics Steppa Mix) - Dan I Locks
Never ride with the devil dub 2 (Vibronics Steppa Mix)
Reasoning - Linea di Massa-LDM Sound System (theme tune - unreleased)
The Jumping Master - Mikey Dread
Nuclear Weapon - Johnny Clarke
Nuclear Weapon version special
Dub the Sun - Mad Professor
Darker, Stronger, Dubber - Mahom
Give Love - Kenny Knotts
Show Dem - Kenny Knotts
Rising Dub - Dubateers
Nuh Ramp - Lion D ft. Skarra Mucci
Soundbwoy a Go Dead - Lion D
Bless a Sound - R.D.K ft. Ruben Da Silva
Welcome to the Roots & Culture - Vivian Jones
Welcome to the Roots & Culture DUB - The Disciples ft. Vivian Jones
Down for Jah Love - J. Green
Down for Jah Love Dub
Youthman - Fido Guido
Babylon Have No Mercy - Fido Guido
Melodia - Rambadan meets Mikelino
Come Again - Rambadan meets Mikelino
Just Say No - Ringo Paul & the Determinations
Settle Bad Boy - The Determinations
Old Pan Sound - Vernon Maytone
303_Dub - Monkey Marc
How good - King Kong
How good dub - Dub Creator
Dem a fake - King Kong
Dem a fake I dub - Dub Creator
Never ride with the devil (Vibronics Steppa Mix) - Dan I Locks
Never ride with the devil dub 2 (Vibronics Steppa Mix)
R&D Vibes (Roots & Dub Vibes) is a weekly reggae radio programme by D/Generator, selector (outta Linea di Massa - LDM Sound System - Rome_Salento) & Faùgno aka The Roots Guardian (Salento), presenter and Mc … For the sixth season, each&every Saturday at 9:00pm (Italian time) on Radio Popolare Salento ( >> for streaming check http://www.radiopopolaresalento.it << )
domenica 3 marzo 2013
Neil Young- Il sogno di un hippie
“Io sogno il vento che cambia e suona sulle mie piume, i miei fratelli e le mie sorelle intorno a me, che raccontano le loro storie in silenzio e condividono il loro spirito con il cielo. Sono la mia vita.”
Da http://bookshighway.blogspot.it/2013/02/neil-young.html
Uno degli aspetti più curiosi e interessanti della vita di Neil Young è che trova un nome per tutto. Non c’è automobile, caravan, chitarra, garage o abitazione a cui non abbia dato un appellativo neanche fossero esseri umani. Si capisce che è un uomo dalle mille passioni, tutte vissute in modo viscerale ed emotivo, con un’idea tutta sua della disciplina (ammesso che con Neil Young possa essere usato questo termine) o del lavoro. La sua storia, più che la sua autobiografia, è un’altalenante e irriverente carrellata di colpi di testa e sbalzi di umore dedicati di volta in volta alle chitarre, al modellismo ferroviario, alle automobili, al confronto con le rivoluzioni digitali, alle sue rock’n’roll band. La congiunzione di questi punti sparsi in modo bizzarro danno forma e fanno emergere il paradosso della sua coerenza e in fondo quello che Il sogno di un hippie nella sua essenza. Fedele alla sua natura di “cavallo pazzo”, Neil Young scrive con lo stesso istinto delle convulsioni chitarristiche e, come si può immaginare con una certa facilità, la cavalcata è accidentata e piena di imprevisti perché rimane un incallito e indomito sognatore. Ingenuità ed eccentricità convivono da anni e contribuiscono a delineare una personalità unica, e non lo scopriamo certo oggi. Quello che si trova, anche soltanto sfogliando Il sogno di un hippie, è una collezione disordinata di anni in cui è stato accumulato un po’ di tutto. Come dal rigattiere dove Neil Young e il suo fedele art director comprarono il posteriore della Cadillac del 1959 poi insabbiato nella copertina di On The Beach (la sua preferita) Il sogno di un hippie raduna e mette a disposizione la ricetta degli spaghetti del papà (auguri), le contorsioni di un musicista che, dai Buffalo Springfield a Daniel Lanois non si è fatto mancare niente, i ritratti (sempre affettuosi) di compagne e compagni di viaggio, gli infiniti fotogrammi della vita on the road, gli aneddoti e le polemiche. Memorabili, in questo senso, le cinque pagine dedicate alla diatriba con la Geffen Records, parentesi discografica in cui i soliti, solerti ed efficienti manager pretendevano di sapere e di decidere chi o cosa fosse Neil Young. Lui rispose a modo suo, incidendo e pubblicando album del tutto estemporanei, mutando pelle e costumi senza preavviso. La battaglia, alimentata da “ego e incubi hollywoodiani”, andò avanti per un bel po’ perché “loro volevano che avessi successo commerciale e io volevo essere un artista che esprimeva se stesso: non sempre queste due ambizioni sono compatibili”. La strategia di Neil Young, all’epoca incomprensibile ai più, svela invece tutta la sua trama se ci si misura con Il sogno di un hippie. E’ un segmento elementare, una sequenza in cui diventa intelligibile il suo DNA: Neil Young ha fatto del mimetismo un’arte sublime perché nascondendosi di volta in volta dietro una maschera diversa è diventato ed è rimasto se stesso, che è poi Il sogno di un hippiediventato realtà (più o meno, perché con Neil Young non si è mai sicuri di niente).
Da http://bookshighway.blogspot.it/2013/02/neil-young.html
Uno degli aspetti più curiosi e interessanti della vita di Neil Young è che trova un nome per tutto. Non c’è automobile, caravan, chitarra, garage o abitazione a cui non abbia dato un appellativo neanche fossero esseri umani. Si capisce che è un uomo dalle mille passioni, tutte vissute in modo viscerale ed emotivo, con un’idea tutta sua della disciplina (ammesso che con Neil Young possa essere usato questo termine) o del lavoro. La sua storia, più che la sua autobiografia, è un’altalenante e irriverente carrellata di colpi di testa e sbalzi di umore dedicati di volta in volta alle chitarre, al modellismo ferroviario, alle automobili, al confronto con le rivoluzioni digitali, alle sue rock’n’roll band. La congiunzione di questi punti sparsi in modo bizzarro danno forma e fanno emergere il paradosso della sua coerenza e in fondo quello che Il sogno di un hippie nella sua essenza. Fedele alla sua natura di “cavallo pazzo”, Neil Young scrive con lo stesso istinto delle convulsioni chitarristiche e, come si può immaginare con una certa facilità, la cavalcata è accidentata e piena di imprevisti perché rimane un incallito e indomito sognatore. Ingenuità ed eccentricità convivono da anni e contribuiscono a delineare una personalità unica, e non lo scopriamo certo oggi. Quello che si trova, anche soltanto sfogliando Il sogno di un hippie, è una collezione disordinata di anni in cui è stato accumulato un po’ di tutto. Come dal rigattiere dove Neil Young e il suo fedele art director comprarono il posteriore della Cadillac del 1959 poi insabbiato nella copertina di On The Beach (la sua preferita) Il sogno di un hippie raduna e mette a disposizione la ricetta degli spaghetti del papà (auguri), le contorsioni di un musicista che, dai Buffalo Springfield a Daniel Lanois non si è fatto mancare niente, i ritratti (sempre affettuosi) di compagne e compagni di viaggio, gli infiniti fotogrammi della vita on the road, gli aneddoti e le polemiche. Memorabili, in questo senso, le cinque pagine dedicate alla diatriba con la Geffen Records, parentesi discografica in cui i soliti, solerti ed efficienti manager pretendevano di sapere e di decidere chi o cosa fosse Neil Young. Lui rispose a modo suo, incidendo e pubblicando album del tutto estemporanei, mutando pelle e costumi senza preavviso. La battaglia, alimentata da “ego e incubi hollywoodiani”, andò avanti per un bel po’ perché “loro volevano che avessi successo commerciale e io volevo essere un artista che esprimeva se stesso: non sempre queste due ambizioni sono compatibili”. La strategia di Neil Young, all’epoca incomprensibile ai più, svela invece tutta la sua trama se ci si misura con Il sogno di un hippie. E’ un segmento elementare, una sequenza in cui diventa intelligibile il suo DNA: Neil Young ha fatto del mimetismo un’arte sublime perché nascondendosi di volta in volta dietro una maschera diversa è diventato ed è rimasto se stesso, che è poi Il sogno di un hippiediventato realtà (più o meno, perché con Neil Young non si è mai sicuri di niente).
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Neil Young- Il sogno di un hippie
sabato 2 marzo 2013
Jimi Hendrix-People, Hell and Angels
esce un nuovo cd di inediti del grande Jimi, in prevalenza suonati con Billy Cox e Buddy Miles
http://www.thesound.co.nz/Jimi-Hendrixs-People-Hell--Angels-coming-March-2013/tabid/72/articleID/328/Default.aspx
http://www.thesound.co.nz/Jimi-Hendrixs-People-Hell--Angels-coming-March-2013/tabid/72/articleID/328/Default.aspx
Earth Blues:
Totally unlike the version first issued as part of Rainbow Bridge in 1971, this December 19, 1969 master take features just Hendrix, Billy Cox and Buddy Miles--stripped down funk at its very origin.
Somewhere:
This newly discovered gem was recorded in March 1968 and features Buddy Miles on drums and Stephen Stills on bass. Entirely different from any previous version fans have ever heard.
Hear My Train A Comin':
This superb recording was drawn from Jimi's first ever recording session with Billy Cox and Buddy Miles--the powerhouse rhythm section with whom he would later record the groundbreaking album Band Of Gypsys.
Jimi shared a deep love for the blues with Billy Cox and Buddy Miles. Both musicians understood Jimi's desire to create what he described as a 'new type of blues'. Jimi's menacing lead guitar is the centerpiece of this dramatic addition to his remarkable legacy.
Bleeding Heart:
This Elmore James masterwork had long been a favorite of Jimi's. He had performed the song earlier that year with the Experience in concert at the Royal Albert Hall and had attempted to capture the song in New York studio sessions during the weeks that followed.
Recorded at the same May 1969 session as "Hear My Train A Coming," the track conveys Jimi's firm understanding of the arrangement and tempo he desired. Before they began, Jimi instructed Cox and Miles that he wanted to establish a totally different beat than the standard arrangement. He then kicked off this amazing rendition that was nothing like any other he had ever attempted.
Let Me Move You:
In March 1969, Jimi reached back to another old friend, saxophonist Lonnie Youngblood. Before he was discovered by Chas Chandler in the summer of 1966, Jimi had contributed guitar as a nondescript studio sideman for Youngblood and such infectious rhythm and blues styled singles such as "Soul Food".
This March 1969 session features Hendrix and Youngblood trading licks throughout this never before heard, high velocity rock and soul classic.
Izabella:
In the aftermath of the Woodstock festival, Jimi gathered his new ensemble, Gypsy Sun & Rainbows, at the Hit Factory in August 1969 with engineer Eddie Kramer. "Izabella" had been one of the new songs the guitarist introduced at the Woodstock festival and Jimi was eager to perfect a studio version. This new version is markedly different from the Band Of Gypsys 45 rpm single master issued by Reprise Records in 1970 and features Larry Lee, Jimi's old friend from the famed rhythm & blues 'chitin' circuit', on rhythm guitar.
Easy Blues:
An edited extract of this gorgeous, free flowing instrumental was briefly issued as part of the long-out-of-print 1981 album Nine To The Universe. Now nearly twice as long, the track offers fans the opporutnity to enjoy the dramatic interplay between Jimi, second guitarist Larry Lee, Billy Cox and drummer Mitch Mitchell.
Crash Landing:
Perhaps known as the title song for the controversial 1975 album that featured Hendrix master recordings posthumously overdubbed by session musicians, this April 1969 original recording has never been heard before. Jimi is joined here by Billy Cox and drummer Rocky Isaac of the Cherry People to record this thinly veiled warning to his girlfriend Devon Wilson.
Inside Out:
Jimi was fascinated by the rhythm pattern that would ultimately take form as "Ezy Ryder". Joined here by Mitch Mitchell, Jimi recorded all of the bass and guitar parts for this fascinating song--including a dramatic lead guitar part amplified through a Leslie organ speaker.
Hey Gypsy Boy:
The roots of Jimi's majestic "Hey Baby (New Rising Sun)" trace themselves to this March 1969 recording. Unlike the posthumously overdubbed version briefly issued as part of Midnight Lightning in 1975, this is original recording that features Jimi joined by Buddy Miles.
Mojo Man:
Jimi would lend a hand to Albert & Arthur Allen, the vocalists known as the Ghetto Fighters, whom he had befriended in Harlem long before he achieved fame with the Experience. When the two recorded this inspired, previously unreleased master at the legendary Fame Studios in Muscle Shoals, Alabama they took it back to Hendrix at Electric Lady Studios. Jimi knew just what to do to elevate the recording beyond contemporary R & B to the new hybrid of rock, rhythm and blues he was celebrated for.
Villanova Junction Blues:
Long before his famous performance of this song at Woodstock, Jimi recorded this studio version with Billy Cox and Buddy Miles at the same May 1969 session which yielded "Hear My Train A Comin'" and "Bleeding Heart" also featured on this album. Never fully finished, the song stands as an example of the fertile ideas he hoped to harness and bring to fruition.
Totally unlike the version first issued as part of Rainbow Bridge in 1971, this December 19, 1969 master take features just Hendrix, Billy Cox and Buddy Miles--stripped down funk at its very origin.
Somewhere:
This newly discovered gem was recorded in March 1968 and features Buddy Miles on drums and Stephen Stills on bass. Entirely different from any previous version fans have ever heard.
Hear My Train A Comin':
This superb recording was drawn from Jimi's first ever recording session with Billy Cox and Buddy Miles--the powerhouse rhythm section with whom he would later record the groundbreaking album Band Of Gypsys.
Jimi shared a deep love for the blues with Billy Cox and Buddy Miles. Both musicians understood Jimi's desire to create what he described as a 'new type of blues'. Jimi's menacing lead guitar is the centerpiece of this dramatic addition to his remarkable legacy.
Bleeding Heart:
This Elmore James masterwork had long been a favorite of Jimi's. He had performed the song earlier that year with the Experience in concert at the Royal Albert Hall and had attempted to capture the song in New York studio sessions during the weeks that followed.
Recorded at the same May 1969 session as "Hear My Train A Coming," the track conveys Jimi's firm understanding of the arrangement and tempo he desired. Before they began, Jimi instructed Cox and Miles that he wanted to establish a totally different beat than the standard arrangement. He then kicked off this amazing rendition that was nothing like any other he had ever attempted.
Let Me Move You:
In March 1969, Jimi reached back to another old friend, saxophonist Lonnie Youngblood. Before he was discovered by Chas Chandler in the summer of 1966, Jimi had contributed guitar as a nondescript studio sideman for Youngblood and such infectious rhythm and blues styled singles such as "Soul Food".
This March 1969 session features Hendrix and Youngblood trading licks throughout this never before heard, high velocity rock and soul classic.
Izabella:
In the aftermath of the Woodstock festival, Jimi gathered his new ensemble, Gypsy Sun & Rainbows, at the Hit Factory in August 1969 with engineer Eddie Kramer. "Izabella" had been one of the new songs the guitarist introduced at the Woodstock festival and Jimi was eager to perfect a studio version. This new version is markedly different from the Band Of Gypsys 45 rpm single master issued by Reprise Records in 1970 and features Larry Lee, Jimi's old friend from the famed rhythm & blues 'chitin' circuit', on rhythm guitar.
Easy Blues:
An edited extract of this gorgeous, free flowing instrumental was briefly issued as part of the long-out-of-print 1981 album Nine To The Universe. Now nearly twice as long, the track offers fans the opporutnity to enjoy the dramatic interplay between Jimi, second guitarist Larry Lee, Billy Cox and drummer Mitch Mitchell.
Crash Landing:
Perhaps known as the title song for the controversial 1975 album that featured Hendrix master recordings posthumously overdubbed by session musicians, this April 1969 original recording has never been heard before. Jimi is joined here by Billy Cox and drummer Rocky Isaac of the Cherry People to record this thinly veiled warning to his girlfriend Devon Wilson.
Inside Out:
Jimi was fascinated by the rhythm pattern that would ultimately take form as "Ezy Ryder". Joined here by Mitch Mitchell, Jimi recorded all of the bass and guitar parts for this fascinating song--including a dramatic lead guitar part amplified through a Leslie organ speaker.
Hey Gypsy Boy:
The roots of Jimi's majestic "Hey Baby (New Rising Sun)" trace themselves to this March 1969 recording. Unlike the posthumously overdubbed version briefly issued as part of Midnight Lightning in 1975, this is original recording that features Jimi joined by Buddy Miles.
Mojo Man:
Jimi would lend a hand to Albert & Arthur Allen, the vocalists known as the Ghetto Fighters, whom he had befriended in Harlem long before he achieved fame with the Experience. When the two recorded this inspired, previously unreleased master at the legendary Fame Studios in Muscle Shoals, Alabama they took it back to Hendrix at Electric Lady Studios. Jimi knew just what to do to elevate the recording beyond contemporary R & B to the new hybrid of rock, rhythm and blues he was celebrated for.
Villanova Junction Blues:
Long before his famous performance of this song at Woodstock, Jimi recorded this studio version with Billy Cox and Buddy Miles at the same May 1969 session which yielded "Hear My Train A Comin'" and "Bleeding Heart" also featured on this album. Never fully finished, the song stands as an example of the fertile ideas he hoped to harness and bring to fruition.
Sony Music Entertainment
ALLA FINE FINI E’ FINITO, FINALMENTE!
http://www.legalizziamolacanapa.org/?p=5281
Il tempo non ha pietà di niente e di nessuno!
Noi che non abbiamo più nulla da perdere, se non la nostra dignità di esseri umani, lo abbiamo capito da moltissimo tempo, al contrario di chi, dall’alto del suo scranno, si è talmente inebriato (o dovremmo dire DROGATO!) del proprio senso di importanza personale da arrogarsi il potere di imporre le proprie assurde regole alle “minoranze” a forza di repressioni, persecuzioni, incarcerazioni inutili, a “tolleranza zero”, trasformando la democrazia in dittatura della maggioranza, nella migliore tradizione fascista!
Bossi e Fini, gli autori della famigerata Bossi-Fini sono finalmente scomparsi dalla scena politica italiana, Fini tra l’odio di tutti, come ben si merita chi semina odio: a proposito di semine e di proverbi agricoli, chissà se Giovanardi, Serpelloni, Gasparri e compagnia bella di proibizionisti intolleranti, con delega divina, se lo staranno finalmente chiedendo che cosa raccoglie chi semina odio a tolleranza zero?
I veri cristiani dovrebbero saperlo. Gesù invitava alla tolleranza di chi è diverso, “non fare al prossimo tuo cio’ che non vuoi che venga fatto a te stesso” e “ama il prossimo tuo come te stesso” …esclusi i drogati e in particolar modo i coltivatori e i consumatori di cannabis? E anche gli immigrati? E gli ambientalisti? E gli omosessuali? E gli anarchici?
Giovanardi, insieme all’altro grande esempio di mente “tollerante” di Gasparri, il 22 febbraio, in un ultimo (disperato) appello preelettorale diffuso dall’ANSA, mettendo in guardia dal “pericolo” della proposta di legge di Vendola di modificare la ancor più che famigerata legge Fini-Giovanardi, sostengono che “poiche’ il consumo personale delle sostanze in Italia e’ gia’ depenalizzato, il punto forte della proposta e’ quello di cancellare le sanzioni amministrative per chi fa uso di droghe, che i presentatori non si capisce a che titolo definiscono leggere”.
In verità non capiamo bene a che titolo loro considerino la canapa una droga pesante quando gli alcoolici, fra le peggiori droghe, sono legali e la loro idea di “depenalizzato” possa essere così estremamente ristretta a poche dosi, costringendo il consumatore ad approvvigionarsi quotidianamente dal mercato nero, impossibilitandolo completamente ad autocoltivarsela per non sovvenzionare la malavita.
E poi continuano imperterriti a difendere l’indifendibile facendo leva sull’ormai consumato allarmismo comico-paranoico: ”Questa proposta, che costringerebbe l’Italia a violare tutte le convenzioni internazionali sottoscritte per limitare l’uso della droga, avra’ come unico effetto di lasciare i cittadini inermi davanti a comportamenti, provocati dall’uso di cannabinoidi, che non soltanto danneggiano la salute e l’equilibrio di chi ne fa uso, ma mettono a rischio l’incolumita’ e la sicurezza di chi ne subira’ inevitabilmente le conseguenze. Il presidente del Consiglio – sostengono i senatori del Pdl – Mario Monti ci dica come la pensa, visto che la proposta e’stata presentata anche da Mario Marazziti, capolista della lista Monti a Roma e braccio destro del ministro Riccardi che ha la delega nel Governo di contrastare e non diffondere l’uso delle droghe”. (ANSA)
Sperano ancora che la gente intelligente creda all’esistenza di queste orde di zombi assassini dediti alla canapa, pericolosissimi per se stessi e per gli altri, che loro, “per fortuna” (loro), con quel bel “capolavoro” repressivo della Fini-Giovanardi, hanno chiuso nelle carceri e nelle comunità, con pene detentive peggiori della pedofilia, e che liberare significherebbe la catastrofe sociale e lo “stordimento” di una generazione di giovani, come se non fossero già sufficienti l’alcool legale circolante e le altre droghe veramente pesanti!
Ma se finora si è tollerato di lasciare i cittadini inermi davanti ai comportamenti provocati dall’uso dell’alcool legale, droga pesante, CHE E’ MOLTO PIU’ PERICOLOSO DELLA CANAPA PER LA SALUTE E L’EQUILIBRIO DI CHI NE FA USO E METTE STATISTICAMENTE A MAGGIOR RISCHIO L’INCOLUMITA’ E LA SICUREZZA DI CHI NE SUBISCE LE CONSEGUENZE ED IL CUI CONSUMO E’ MOLTO PIU DIFFUSO DELLA CANAPA FRA I GIOVANI E FRA TUTTA LA POPOLAZIONE, ci chiediamo: ma dove sarebbe il reale problema alla liberalizzazione della canapa, se non solo dentro le loro menti (e in quelle di tutti i proibizionisti cannabisfobici fondamentalisti intolleranti) e nell’impossibilità di continuare a perseguitare tirannicamente l’innocua categoria sociale dei consumatori e coltivatori in proprio di canapa?
Ci sono anche di mezzo tutti gli interessi economici collegati alla eventuale futura liberalizzazione della coltura della canapa o semplicemente ci godono nel vederci perseguitati tirannicamente come categoria sociale contraria alle loro idee politiche?
Loro che si professano cristiani e cattolici, ma forse pensano che, poichè Gesù nell’ultima cena ha benedetto il vino dicendo “Prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue offerto in sacrificio per voi”, questo significhi che l’alcool non faccia i suoi danni al corpo e alla mente umana? Non è forse il loro lo stesso Dio che ha creato anche la canapa? E chi ha il diritto di esprimere un assurdo giudizio morale sull’effetto psichico di una pianta che continua ad apparirci sempre più medicinale e sempre meno dannosa, tranne che nelle pseudoinformazioni poco scientifiche e molto di parte dei proibizionisti più incalliti?
Il problema dell’abuso di sostanze (siano esse cibi, bevande, o droghe) e di comportamenti è di natura psicologica e non si puo’ risolvere affrontandolo con l’intolleranza cieca e la repressione tirannica, ma con l’informazione e la risoluzione dei problemi psicologici che portano una persona ad abusare di qualsiasi cosa, andando oltre il semplice uso.
La repressione, il proibizionismo e la tolleranza zero trasformano il problema psicologico individuale degli abusi in una piaga sociale di enormi dimensioni, come la storia in realtà ci insegna e dimostra. E viene sbandierato come “pericoloso” dai mezzi di informazione proibizionisti per distrarre l’opinione pubblica dai reali pericoli che si vogliono nascondere, dietro i quali, spesso, ci sono gli stessi proibizionisti persecutori!
Sarebbe ridicolo, se non fosse terrificante, pensare a come gli stessi partiti della destra, solo due anni fa, abbiano cercato di convincerci che le centrali nucleari con le loro radiazioni, che sono quanto di più pericoloso scientificamente dimostrato, fossero sicure, addirittura sul territorio sismico italiano, dopo averci perseguitato ed incarcerato in massa per il ridicolo presunto pericolo sociale della canapa, creando legalmente, sulla base di quantità irrisorie e sulla coltivazione, una supposizione di spacci che noi vittime sappiamo non essere mai avvenuti.
E con i mezzi di informazione schierati unidirezionalmente dalla loro parte, trovano sempre qualche scienziato o esperto di supporto per convincere la maggior parte dei teledipendenti del contrario della realtà, cercando addirittura di screditare le informazioni mondiali che provengono da internet, quando sono di ostacolo ai loro scopi. Ed ecco che la canapa, famosa benefica pianta medicinale millenaria, diventa improvvisamente una “droga” nociva, pericolosamente sottovalutata, come tutti quelli che la usano, mentre le terribili radiazioni nucleari diventano miracolosamente una sciocchezza ridicola, una stupida paranoia degli ambientalisti fondamentalisti contrari al progresso! E pretendono pure che ci crediamo e di accusarci di istigazione a reato se non lo facciamo! Ma chi ce li ha veramente i buchi nel cervello? Se dite che a noi ce li fa la canapa (e non è vero) potremmo supporre che a voi potrebbe averveli fatti il lambrusco o l’inquinamento ambientale, dei quali non vi preoccupate minimamente, pericolosissimi signori proibizionisti intolleranti o paranoici teledipendenti creduloni e votanti?
Oltre l’abuso di droghe, molto di più anche l’abuso del potere di cui si dispone sulle altre persone è pericoloso e lesivo della incolumità e della sicurezza di chi lo subisce, e anche chi lo commette dovrebbe essere consapevole di pagarne prima o poi le conseguenze, anche se si è convinti di avere la delega a decidere del destino degli altri, da Dio in persona!
Noi non siamo una minoranza molto rumorosa come vi piacerebbe credere, siamo solo i portavoce di una grande moltitudine di persone oneste ed innocue che sono state finora silenziose perchè terrorizzate dalla macchina repressiva messa in piedi dal proibizionismo malato con il quale ci avete ingiustamente perseguitato finora, facendoci diventare il primo bersaglio delle forze dell’ordine e punendoci peggio di una banda di stupratori!
Approfittare di essere una maggioranza per tiranneggiare e perseguitare una minoranza non è un gesto né democratico, né cristiano, ma immaturo ed egocentrico, che rivela la piccolezza della concezione di democrazia concepita e ci si condanna a fallire e a subire le ritorsioni contro gli stessi persecutori, come la storia ci insegna. Dei buoni governanti dovrebbero cercare di soddisfare al meglio la popolazione, anche quelli che non li hanno votati, non trovare scuse assurde e pericoli inesistenti per poterli perseguitare.
Perciò non smetteremo mai di lottare e dare voce ai milioni di persone che avete cercato di azzittire col terrore e la stigma sociale immeritata e che sinceramente ci sembra che finalmente vi stiate guadagnando voi.
E se anche credete che la differenza fra una setta rumorosa e un partito o una religione sia solo una questione di numeri, noi crediamo che sia solo una questione di tempo, speriamo ancora poco, prima di vedervi sparire dalla scena politica, finalmente, finendo come Fini.
Il primo risultato di buona volontà e di vero cambiamento che vorremmo vedere dal nuovo parlamento è senza dubbio una legge sul conflitto di interessi, che metta definitivamente fuori dalla politica ogni possessore o dirigente di mezzi di informazione, ma anche quelli che coltivano forti interessi dalla gestione delle Comunità di Recupero grazie a certe leggi che vengono gestite e forse addirittura ideate in famiglia!
Pierpaolo Grilli – ASCIA
venerdì 1 marzo 2013
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