venerdì 11 dicembre 2015
giovedì 10 dicembre 2015
ISIS: Che fare?
"Dagli anni '20 ai '60
A Sèvres, nel 1921, Francia e Gran Bretagna si spartirono i possedimenti mediorientali dell'ormai decaduto Impero Ottomano.
Alla Francia andarono Libano e Siria, alla GB la Palestina, la Transgiordania e l'odierno Iraq. I confini vennero segnati utilizzando matite, righelli e, probabilmente, sotto l'influsso di qualche coppa di champagne.
Altrimenti come ci si potrebbe spiegare l'invenzione folle del Regno dell'Iraq, uno stato abitato, oltre che da decine di minoranze, da tre popolazioni profondamente diverse tra loro: i curdi, gli sciiti e i sunniti?
La drammatica storia dell'Iraq nasce tutta da qui. Colpi di stato, spinte autonomiste curde, resistenze sunnite, attentati sciiti, difesa del controllo petrolifero da parte del Regno Unito, intervento della Germania nazista. Non si sono fatti mancare nulla fuorché la pace.
La CIA e i colpi di Stato che fanno meno scalpore del terrorismo
Durante la crisi di Suez Baghdad divenne la principale base inglese, nel 1958 venne abolita la monarchia e nel 1963, anche in chiave anti-sovietica, la CIA favorì un colpo di stato per deporre Abd al-Karim Qasim, l'allora premier iracheno, colpevole di aver approvato una norma che proibiva l'assegnazione di nuove concessioni petrolifere alle multinazionali straniere. In Iraq, tra deserto, cammelli e rovine babilonesi accadde quel che già si era visto all'ombra delle piramidi maya nel 1954 quando Allen Dulles*, direttore della CIA, armò truppe mercenarie honduregne per buttare giù Jacobo Arbenz, il Presidente del Guatemala regolarmente eletto, colpevole di voler espropriare le terre inutilizzate appartenenti alla statunitense United Fruit Company e distribuirle ai contadini. Risultato? Presidenti fantoccio, guerra civile e povertà.
Mi domando per quale razza di motivo si provi orrore per il terrorismo islamico e non per i colpi di stato promossi dalla CIA. Destituire, solo per osceni interessi economici, un governo regolarmente eletto con la conseguenza di favorire una guerra civile è meno grave di far esplodere un aereo in volo?
L'Iraq, come il Guatemala o il Congo RCD hanno avuto il torto di possedere delle risorse. I poveri hanno il torto di avere ricchezza sotto ai piedi. Il petrolio iracheno è stato il peggior nemico del popolo iracheno. A Baghdad nel 1960, tre anni prima della deposizione di Qasim, Iraq, Iran, Venezuela e Arabia Saudita avevano fondato l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), per contrastare lo strapotere delle “7 sorelle”, le principali compagnie petrolifere mondiali così chiamate da Enrico Mattei, il Presidente dell'ENI di quegli anni.
Mattei e la sovranità nazionale in Medio Oriente
Una digressione su Mattei è d'obbligo, se non altro per capire quanto, dall'invenzione del “profitto ad ogni costo”, ogni industriale, stato sovrano o partito politico si sia messo contro il capitalismo internazionale abbia fatto una brutta fine. E' successo a brave persone e a delinquenti, a politici democratici e a dittatori sanguinari difesi fino a che lo spargimento di sangue dei quali erano responsabili non avesse intaccato gli interessi del grande capitale. Mattei, dopo aver concluso importanti affari con l'Iran, si stata avvicinando a Qasim quest'ultimo alla ricerca di un nuovo partner commerciale che gli garantisse maggiori introiti di quelli concessi dagli inglesi. La sacrosanta ricerca di sovranità economica, politica ed energetica da parte di alcuni paesi mediorientali era ben vista da Mattei il quale, mosso da una intraprendenza tipicamente italiana e dall'ambizione di fare gli interessi dello Stato, ne scorgeva un'opportunità imperdibile.
Quando nel 1961 il Regno Unito concesse l'indipendenza al Kuwait Mattei fiutò l'affare. Baghdad ha sempre ritenuto il Kuwait parte del suo territorio e quando la GB lo proclamò stato sovrano Qasim si indignò per lo smacco subito convincendosi della necessità di trovare nuovi paesi con cui concludere affari**. Mattei e Qasim, nonostante il primo ministro Fanfani e il ministro degli esteri Segni negarono qualsiasi coinvolgimento italiano, iniziarono una serie di trattative e, sembra, che dei tecnici ENI si recarono in Iraq. Quel che è certo è che le 7 sorelle sono come i fili della luce: “se li tocchi muori”. Tre mesi e mezzo prima che Qasim, con il beneplacito della CIA, venisse trucidato a Baghdad, Mattei esplode in aria con il suo aereo privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ancora ignoti tuttavia è bene ricordare che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse per filo e per segno la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontade***.
Il futuro è nero, come l'oro che fa scorrere il sangue
In “La verità nascosta sul petrolio” Eric Laurent scrive: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”.
“Conflitti omicidi, manipolazioni scandalose, tradimenti”. Queste parole sembrano descrivere perfettamente la storia dell'Iraq moderno.
Saddam Hussein divenne Presidente della Repubblica irachena nel 1979 sostituendo Al-Bakr, l'ex-leader del partito Ba'th che qualche anno prima aveva nazionalizzato l'impresa britannica Iraq Petroleum Company. Saddam, con l'enorme denaro ricavato dalla vendita di petrolio, cambiò radicalmente il Paese. Sostituì la legge coranica con dei codici di stampo occidentale, portò la corrente fino ai villaggi più poveri, fece approvare leggi che garantivano maggiori diritti alle donne. L'istruzione e la salute divennero gratuite per tutti. In quegli anni di profonda instabilità regionale il regime di Saddam divenne un esempio di ordine e sicurezza. Tuttavia tutto questo ebbe un prezzo. I cristiani non erano un pericolo per il regime e vennero lasciati in pace ma i curdi, vuoi per le loro spinte autonomiste che per la loro presenza potenzialmente pericolosa in zone ricche di petrolio, vennero colpiti, discriminati e spesso trucidati. Lo stesso avvenne agli sciiti che non abbassavano la testa. Quando Saddam gli riversò contro le armi chimiche fornitegli dagli USA in chiave anti-iraniana nessuna istituzione statunitense parlò di genocidio, di diritti umani violati, di terrorismo islamico. Saddam era ancora un buon amico. L'amichevole stretta di mano tra il leader iracheno e Donald Rumsfeld, all'epoca inviato speciale di Reagan, dimostra quanto per gli USA la violenza è un problema a giorni alterni. Negli anni '80 Washington era preoccupata dall'intraprendenza economica di Teheran e Saddam era un possibile alleato per contrastare la linea anti-occidentale nata in Iran con la rivoluzione del '79.
Anni di guerre
Tuttavia, sebbene la Repubblica islamica iraniana fosse apertamente anti-americana gli USA fornirono armi a Teheran durante la guerra Iran-Iraq. Il denaro è sempre denaro! Con i proventi della vendita di armi all'Iran gli USA finanziarono tra l'altro i paramilitari delle Contras che avevano come obiettivo la destituzione in Nicaragua del governo sandinista regolarmente eletto.
Ovviamente gli USA (anche l'URSS - la guerra fredda diventava tiepida se si potevano fare affari assieme) finanziarono contemporaneamente Saddam. Il sogno dell'industria bellica, una guerra infinita combattuta da due forze equivalenti, era diventato realtà. Per diversi anni le potenze occidentali lasciarono Iraq e Iran a scannarsi tra loro. Un milione di morti dell'epoca non valevano, evidentemente, le migliaia di vittime provocate dall'avanzata dell'ISIS di questi giorni. Le multinazionali della morte appena finito di parlare con Saddam alzavano la cornetta e chiamavano Teheran. «Ho appena venduto all'Iraq 200 carri armati ma a te ti do a un prezzo stracciano questa batteria anticarro». Le cose cambiarono quando l'esercito iraniano prese il sopravvento. Teheran stava per espugnare Bassora quando gli USA, sedicenti cacciatori di armi chimiche in tutto il mondo, inviarono una partita di gas cianuro a Saddam il quale non perse tempo e lo utilizzò per respingere le truppe iraniane. Ma si sa, gli USA sono generosi e di gas ne inviarono parecchio. Saddam pensò bene di utilizzarne la restante parte per gassare l'intera popolazione curda del villaggio di Halabja ma in occidente nessuno si strappò le vesti, il dittatore era ancora un buon amico. Saddam divenne un acerrimo nemico quando invase il Kuwait. Anche in quel caso non furono i morti o le centinaia di migliaia di profughi a preoccupare i funzionari di Washington sempre a stretto contatto con Wall Street. La conquista irachena del Kuwait metteva in pericolo gli interessi economici statunitensi. Una cosa inaccettabile per chi da anni lavora per il controllo mondiale del petrolio. L'operazione “Desert Storm” venne lanciata, il Kuwait “liberato” ma Saddam rimase al suo posto. Un'eccessivo indebolimento dell'Iraq avrebbe favorito Teheran e questo sarebbe stato intollerabile. I bombardamenti USA causarono oltre 30.000 bambini morti ma erano “bombe a fin di bene”.
L'11 settembre
L'attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande capitale nordamericano. Forse anche a New York qualcuno “alle 3 e mezza di mattina rideva dentro il letto” come capitò a quelle merde dopo il terremoto a L'Aquila. Quei 3.000 morti americani vennero utilizzati come pretesto per attaccare l'Afghanistan, un paese con delle leggi antitetiche rispetto al nostro diritto ma che con il terrorismo internazionale non ha mai avuto a che fare, e l'Iraq. Era ormai tempo di buttare giù Saddam e prendere il pieno controllo del petrolio iracheno. La vittoria della Nato fece piombare il Paese in una guerra civile senza precedenti e le fantomatiche armi di distruzione di massa non vennero mai trovate. Ripeto, Saddam le aveva, ahimè, già utilizzate e gli USA lo sapevano benissimo. A questo punto mi domando quanto un miliziano dell'ISIS capace di decapitare con una violenza inaudita un prigioniero sia così diverso dal Segretario di Stato Colin Powell colui che, mentendo e sapendo di mentire, mostrò una provetta di antrace fornitagli da chissà chi per giustificare l'imminente attacco all'Iraq. Una guerra che ha fatto un numero di morti tra i civili migliaia di volte superiore a quelli provocati dallo Stato Islamico in queste settimane. La sconfitta del sunnita Saddam Hussein scatenò la popolazione sciita che covava da anni desideri di vendetta. Attentati alle reciproche moschee uccisero migliaia di persone. Da quel giorno in Iraq c'è l'inferno ma i responsabili fanno shopping sulla Fifth Avenue e vacanze alla Caiman. L'avanzata violenta, sanguinaria, feroce dell'ISIS è soltanto l'ultimo atto di una guerra innescata dai partiti occidentali costretti a restituire i favori ottenuti dalle multinazionali degli armamenti durante le campagne elettorali. Comprare F35 mentre l'Italia muore di fame o bombardare un villaggio iracheno mettendo in prevenivo i “danni collaterali” sono azioni criminali che hanno la stessa matrice: il primato del profitto sulla politica.
Cosa fare adesso?
L'ISIS avanza, conquista città importanti e minaccia migliaia di cristiani. In tutto ciò l'esercito iracheno, creato e addestrato anche con i soldi dei contribuenti italiani, si è liquefatto come neve al sole dimostrando, se ancora ve ne fosse bisogno, il totale fallimento del progetto made in USA che noi abbiamo sposato senza diritto di parola. E' evidente che la comunità internazionale e l'Italia debbano prendere una posizione. Se non è semplice scegliere cosa fare, anche se delle idee logiche già esistono, è elementare capire quel che non si debba più fare.
1) Innanzitutto occorre mettere in discussione, una volta per tutte, la leadership nordamericana. Gli USA non ne hanno azzeccata una in Medio Oriente. Hanno portato morte, instabilità e povertà. Hanno dichiarato guerra al terrorismo e il risultato che hanno ottenuto è stato il moltiplicarsi del fenomeno stesso. A Roma, nel 2003, manifestammo contro l'intervento militare italiano in Iraq. Uno degli slogan era “se uccidi un terrorista ne nascono altri 100”. Siamo stati profeti anche se non ci voleva un genio per capirlo. Pensare di fermare la guerra in atto in Iraq armando i curdi è una follia che non credo che una persona intelligente come il Ministro Mogherini possa davvero pensare. Evidentemente le pressioni che ha subito in queste settimane e il desiderio che ha di occupare la poltrona di Ministro degli esteri della Commissione europea, l'hanno spinta ad avallare le posizioni di Obama e degli USA ormai autoproclamatisi, in barba al diritto internazionale, poliziotti del mondo. Loro, proprio loro, che hanno sostenuto colpi di stato in tutto il pianeta, venduto armi a dozzine di dittatori, loro che hanno impoverito mezzo mondo, loro che, da soli, utilizzano oltre il 50% delle risorse mondiali. Loro che hanno invaso Iraq e Afghanistan con il pretesto di distruggere le “cellule del terrore” ma che hanno soltanto progettato oleodotti, costruito a Baghdad la più grande ambasciata USA del mondo ed esportato, oltre alla loro democrazia, 25.000 contractors in Iraq, uomini e donne armati di 24ore che lavorano in tutti i campi, dalle armi al petrolio passando per la vendita di ambulanze. La guerra è davvero una meraviglia per le tasche di qualcuno.
2) L'Italia, ora che ne ha le possibilità, dovrebbe spingere affinché la UE promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente alla quale partecipino i paesi dell'ALBA, della Lega araba, l'Iran, inserito stupidamente da Bush nell'asse del male e soprattutto la Russia un attore fondamentale che l'UE intende delegittimare andando contro i propri interessi per obbedire a Washington e sottoscrivere il TTIP il prima possibile. Essere alleati degli USA non significa essere sudditi, prima di applicare sanzioni economiche a Mosca, sanzioni che colpiscono più le imprese italiane che quelle russe, si dovrebbero pretendere le prove del coinvolgimento di Putin nell'abbattimento dell'aereo malese. Non dovrebbe bastare la parola di Washington, soprattuto alla luce delle menzogne dette sull'Iraq.
3) L'Italia dovrebbe promuovere una moratoria internazionale sulla vendita delle armi. Se vuoi la pace la smetti di lucrare sugli armamenti. «L'economia ne risentirebbe» sostiene qualcuno. Balle! Criminalità, povertà e immigrazione sono il frutto della guerra e la guerra si alimenta di sangue e di armi. Nel 2012 la Lockheed Martin, quella degli F35, ha incassato 44,8 miliardi di dollari, più del PIL dell'Etiopia, del Libano, del Kenya, del Ghana o della Tunisia. Chi si scandalizza dei crimini dell'ISIS è lo stesso che lo arma o, quanto meno, che lo ha armato. «Armiamo i curdi» sostiene la Mogherini. Chi ci dice che una volta vinta la guerra i curdi non utilizzeranno quelle armi sui civili sunniti? In fondo non è già successo con Saddam, con i signori della guerra in Afghanistan o in Libia dove la geniale linea franco-americana che l'Italia ha colpevolmente assecondato, ha eliminato dalla scena Gheddafi facendo cadere il Paese in un caos totale?
4) L'Italia dovrebbe trattare il terrorismo come il cancro. Il cancro si combatte eliminandone le cause non occupandosi esclusivamente degli effetti. Altrimenti se da un lato riduci la mortalità relativa da un altro la crescita del numero di malati fa aumentare ogni anno i decessi. E' logico! Vanno affrontate le cause. Si condanna in Nigeria Boko Haram ma si tace di fronte ai fenomeni di corruzione promossi da ENI che impoveriscono i nigeriani dando benzina alle lotte violente dei fondamentalisti.
5) L'Italia dovrebbe porre all'attenzione della comunità internazionale un problema che va risolto una volta per tutte: i confini degli stati. Non sta scritto da nessuna parta che popolazioni diverse debbano vivere sotto la stessa bandiera. Occorre, finalmente, trovare il coraggio di riflettere su un nuovo principio organizzativo. Troppi confini sono stati tracciati a tavolino con il righello dalle potenze coloniali del '900. L'obiettivo politico (parlo dell'obiettivo politico non delle assurde violenze commesse) dell'ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall'occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica. Il processo di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente che in Europa. Bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti, trovare nuove e coraggiose soluzioni.
6) Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell'era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E' triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un'azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno.
7) Occorre legare indissolubilmente il terrorismo all'ingiustizia sociale. Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con l'insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram? Il fatto che Gaza sia un lager ha a che fare con la scelta della lotta armata da parte di Hamas?
8) L'Italia dovrebbe cominciare a pensare alla costruzione di una società post-petrolifera. Il petrolio è la causa della stragrande maggioranza delle morti del XX e XXI secolo. Costruire una società post-petrolifera richiederà 40 anni forse ma prima cominci prima finisci. Non devi aspettare che il petrolio finisca. Come disse Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli illuminanti: «L'energia è la civiltà. Lasciarla in mano ai piromani/petrolieri è criminale. Perché aspettare che finisca il petrolio? L’età della pietra non è mica finita per mancanza di pietre»." Alessadro Di Battista
Note:
*Allen Dulle, famoso per aver preso parte alla “Commissione Warren”, la commissione presidenziale sull'assassinio di JFK, fu contemporaneamente direttore della CIA e avvocato delle United Fruit Company, l'attuale Chiquita. Qualche mese prima di aver sostenuto il colpo di stato ai danni di Arbenz si era macchiato della stessa vergogna in Iran. Sotto la sua direzione, infatti, venne lanciata l'Operazione Ajax per sovvertire il governo presieduto da Mohammad Mossadeq, anch'egli colpevole di aver nazionalizzato l'industria petrolifera il che avrebbe garantito introiti per il popolo iraniano e non più per le imprese anglo-americane.
**Anche in quest'ottica va letta l'invasione del Kuwait da parte di Saddam. Non si è trattato di un capriccio di un pazzo.
***Bontade e Teresi sono i due mafiosi che stipularono il “patto di non-aggressione” con Silvio Berlusconi grazie all'intermediazione criminale di Dell'Utri.
http://www.beppegrillo.it/2014/08/isis_che_fare.html
A Sèvres, nel 1921, Francia e Gran Bretagna si spartirono i possedimenti mediorientali dell'ormai decaduto Impero Ottomano.
Alla Francia andarono Libano e Siria, alla GB la Palestina, la Transgiordania e l'odierno Iraq. I confini vennero segnati utilizzando matite, righelli e, probabilmente, sotto l'influsso di qualche coppa di champagne.
Altrimenti come ci si potrebbe spiegare l'invenzione folle del Regno dell'Iraq, uno stato abitato, oltre che da decine di minoranze, da tre popolazioni profondamente diverse tra loro: i curdi, gli sciiti e i sunniti?
La drammatica storia dell'Iraq nasce tutta da qui. Colpi di stato, spinte autonomiste curde, resistenze sunnite, attentati sciiti, difesa del controllo petrolifero da parte del Regno Unito, intervento della Germania nazista. Non si sono fatti mancare nulla fuorché la pace.
La CIA e i colpi di Stato che fanno meno scalpore del terrorismo
Durante la crisi di Suez Baghdad divenne la principale base inglese, nel 1958 venne abolita la monarchia e nel 1963, anche in chiave anti-sovietica, la CIA favorì un colpo di stato per deporre Abd al-Karim Qasim, l'allora premier iracheno, colpevole di aver approvato una norma che proibiva l'assegnazione di nuove concessioni petrolifere alle multinazionali straniere. In Iraq, tra deserto, cammelli e rovine babilonesi accadde quel che già si era visto all'ombra delle piramidi maya nel 1954 quando Allen Dulles*, direttore della CIA, armò truppe mercenarie honduregne per buttare giù Jacobo Arbenz, il Presidente del Guatemala regolarmente eletto, colpevole di voler espropriare le terre inutilizzate appartenenti alla statunitense United Fruit Company e distribuirle ai contadini. Risultato? Presidenti fantoccio, guerra civile e povertà.
Mi domando per quale razza di motivo si provi orrore per il terrorismo islamico e non per i colpi di stato promossi dalla CIA. Destituire, solo per osceni interessi economici, un governo regolarmente eletto con la conseguenza di favorire una guerra civile è meno grave di far esplodere un aereo in volo?
L'Iraq, come il Guatemala o il Congo RCD hanno avuto il torto di possedere delle risorse. I poveri hanno il torto di avere ricchezza sotto ai piedi. Il petrolio iracheno è stato il peggior nemico del popolo iracheno. A Baghdad nel 1960, tre anni prima della deposizione di Qasim, Iraq, Iran, Venezuela e Arabia Saudita avevano fondato l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), per contrastare lo strapotere delle “7 sorelle”, le principali compagnie petrolifere mondiali così chiamate da Enrico Mattei, il Presidente dell'ENI di quegli anni.
Mattei e la sovranità nazionale in Medio Oriente
Una digressione su Mattei è d'obbligo, se non altro per capire quanto, dall'invenzione del “profitto ad ogni costo”, ogni industriale, stato sovrano o partito politico si sia messo contro il capitalismo internazionale abbia fatto una brutta fine. E' successo a brave persone e a delinquenti, a politici democratici e a dittatori sanguinari difesi fino a che lo spargimento di sangue dei quali erano responsabili non avesse intaccato gli interessi del grande capitale. Mattei, dopo aver concluso importanti affari con l'Iran, si stata avvicinando a Qasim quest'ultimo alla ricerca di un nuovo partner commerciale che gli garantisse maggiori introiti di quelli concessi dagli inglesi. La sacrosanta ricerca di sovranità economica, politica ed energetica da parte di alcuni paesi mediorientali era ben vista da Mattei il quale, mosso da una intraprendenza tipicamente italiana e dall'ambizione di fare gli interessi dello Stato, ne scorgeva un'opportunità imperdibile.
Quando nel 1961 il Regno Unito concesse l'indipendenza al Kuwait Mattei fiutò l'affare. Baghdad ha sempre ritenuto il Kuwait parte del suo territorio e quando la GB lo proclamò stato sovrano Qasim si indignò per lo smacco subito convincendosi della necessità di trovare nuovi paesi con cui concludere affari**. Mattei e Qasim, nonostante il primo ministro Fanfani e il ministro degli esteri Segni negarono qualsiasi coinvolgimento italiano, iniziarono una serie di trattative e, sembra, che dei tecnici ENI si recarono in Iraq. Quel che è certo è che le 7 sorelle sono come i fili della luce: “se li tocchi muori”. Tre mesi e mezzo prima che Qasim, con il beneplacito della CIA, venisse trucidato a Baghdad, Mattei esplode in aria con il suo aereo privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ancora ignoti tuttavia è bene ricordare che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse per filo e per segno la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontade***.
Il futuro è nero, come l'oro che fa scorrere il sangue
In “La verità nascosta sul petrolio” Eric Laurent scrive: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”.
“Conflitti omicidi, manipolazioni scandalose, tradimenti”. Queste parole sembrano descrivere perfettamente la storia dell'Iraq moderno.
Saddam Hussein divenne Presidente della Repubblica irachena nel 1979 sostituendo Al-Bakr, l'ex-leader del partito Ba'th che qualche anno prima aveva nazionalizzato l'impresa britannica Iraq Petroleum Company. Saddam, con l'enorme denaro ricavato dalla vendita di petrolio, cambiò radicalmente il Paese. Sostituì la legge coranica con dei codici di stampo occidentale, portò la corrente fino ai villaggi più poveri, fece approvare leggi che garantivano maggiori diritti alle donne. L'istruzione e la salute divennero gratuite per tutti. In quegli anni di profonda instabilità regionale il regime di Saddam divenne un esempio di ordine e sicurezza. Tuttavia tutto questo ebbe un prezzo. I cristiani non erano un pericolo per il regime e vennero lasciati in pace ma i curdi, vuoi per le loro spinte autonomiste che per la loro presenza potenzialmente pericolosa in zone ricche di petrolio, vennero colpiti, discriminati e spesso trucidati. Lo stesso avvenne agli sciiti che non abbassavano la testa. Quando Saddam gli riversò contro le armi chimiche fornitegli dagli USA in chiave anti-iraniana nessuna istituzione statunitense parlò di genocidio, di diritti umani violati, di terrorismo islamico. Saddam era ancora un buon amico. L'amichevole stretta di mano tra il leader iracheno e Donald Rumsfeld, all'epoca inviato speciale di Reagan, dimostra quanto per gli USA la violenza è un problema a giorni alterni. Negli anni '80 Washington era preoccupata dall'intraprendenza economica di Teheran e Saddam era un possibile alleato per contrastare la linea anti-occidentale nata in Iran con la rivoluzione del '79.
Anni di guerre
Tuttavia, sebbene la Repubblica islamica iraniana fosse apertamente anti-americana gli USA fornirono armi a Teheran durante la guerra Iran-Iraq. Il denaro è sempre denaro! Con i proventi della vendita di armi all'Iran gli USA finanziarono tra l'altro i paramilitari delle Contras che avevano come obiettivo la destituzione in Nicaragua del governo sandinista regolarmente eletto.
Ovviamente gli USA (anche l'URSS - la guerra fredda diventava tiepida se si potevano fare affari assieme) finanziarono contemporaneamente Saddam. Il sogno dell'industria bellica, una guerra infinita combattuta da due forze equivalenti, era diventato realtà. Per diversi anni le potenze occidentali lasciarono Iraq e Iran a scannarsi tra loro. Un milione di morti dell'epoca non valevano, evidentemente, le migliaia di vittime provocate dall'avanzata dell'ISIS di questi giorni. Le multinazionali della morte appena finito di parlare con Saddam alzavano la cornetta e chiamavano Teheran. «Ho appena venduto all'Iraq 200 carri armati ma a te ti do a un prezzo stracciano questa batteria anticarro». Le cose cambiarono quando l'esercito iraniano prese il sopravvento. Teheran stava per espugnare Bassora quando gli USA, sedicenti cacciatori di armi chimiche in tutto il mondo, inviarono una partita di gas cianuro a Saddam il quale non perse tempo e lo utilizzò per respingere le truppe iraniane. Ma si sa, gli USA sono generosi e di gas ne inviarono parecchio. Saddam pensò bene di utilizzarne la restante parte per gassare l'intera popolazione curda del villaggio di Halabja ma in occidente nessuno si strappò le vesti, il dittatore era ancora un buon amico. Saddam divenne un acerrimo nemico quando invase il Kuwait. Anche in quel caso non furono i morti o le centinaia di migliaia di profughi a preoccupare i funzionari di Washington sempre a stretto contatto con Wall Street. La conquista irachena del Kuwait metteva in pericolo gli interessi economici statunitensi. Una cosa inaccettabile per chi da anni lavora per il controllo mondiale del petrolio. L'operazione “Desert Storm” venne lanciata, il Kuwait “liberato” ma Saddam rimase al suo posto. Un'eccessivo indebolimento dell'Iraq avrebbe favorito Teheran e questo sarebbe stato intollerabile. I bombardamenti USA causarono oltre 30.000 bambini morti ma erano “bombe a fin di bene”.
L'11 settembre
L'attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande capitale nordamericano. Forse anche a New York qualcuno “alle 3 e mezza di mattina rideva dentro il letto” come capitò a quelle merde dopo il terremoto a L'Aquila. Quei 3.000 morti americani vennero utilizzati come pretesto per attaccare l'Afghanistan, un paese con delle leggi antitetiche rispetto al nostro diritto ma che con il terrorismo internazionale non ha mai avuto a che fare, e l'Iraq. Era ormai tempo di buttare giù Saddam e prendere il pieno controllo del petrolio iracheno. La vittoria della Nato fece piombare il Paese in una guerra civile senza precedenti e le fantomatiche armi di distruzione di massa non vennero mai trovate. Ripeto, Saddam le aveva, ahimè, già utilizzate e gli USA lo sapevano benissimo. A questo punto mi domando quanto un miliziano dell'ISIS capace di decapitare con una violenza inaudita un prigioniero sia così diverso dal Segretario di Stato Colin Powell colui che, mentendo e sapendo di mentire, mostrò una provetta di antrace fornitagli da chissà chi per giustificare l'imminente attacco all'Iraq. Una guerra che ha fatto un numero di morti tra i civili migliaia di volte superiore a quelli provocati dallo Stato Islamico in queste settimane. La sconfitta del sunnita Saddam Hussein scatenò la popolazione sciita che covava da anni desideri di vendetta. Attentati alle reciproche moschee uccisero migliaia di persone. Da quel giorno in Iraq c'è l'inferno ma i responsabili fanno shopping sulla Fifth Avenue e vacanze alla Caiman. L'avanzata violenta, sanguinaria, feroce dell'ISIS è soltanto l'ultimo atto di una guerra innescata dai partiti occidentali costretti a restituire i favori ottenuti dalle multinazionali degli armamenti durante le campagne elettorali. Comprare F35 mentre l'Italia muore di fame o bombardare un villaggio iracheno mettendo in prevenivo i “danni collaterali” sono azioni criminali che hanno la stessa matrice: il primato del profitto sulla politica.
Cosa fare adesso?
L'ISIS avanza, conquista città importanti e minaccia migliaia di cristiani. In tutto ciò l'esercito iracheno, creato e addestrato anche con i soldi dei contribuenti italiani, si è liquefatto come neve al sole dimostrando, se ancora ve ne fosse bisogno, il totale fallimento del progetto made in USA che noi abbiamo sposato senza diritto di parola. E' evidente che la comunità internazionale e l'Italia debbano prendere una posizione. Se non è semplice scegliere cosa fare, anche se delle idee logiche già esistono, è elementare capire quel che non si debba più fare.
1) Innanzitutto occorre mettere in discussione, una volta per tutte, la leadership nordamericana. Gli USA non ne hanno azzeccata una in Medio Oriente. Hanno portato morte, instabilità e povertà. Hanno dichiarato guerra al terrorismo e il risultato che hanno ottenuto è stato il moltiplicarsi del fenomeno stesso. A Roma, nel 2003, manifestammo contro l'intervento militare italiano in Iraq. Uno degli slogan era “se uccidi un terrorista ne nascono altri 100”. Siamo stati profeti anche se non ci voleva un genio per capirlo. Pensare di fermare la guerra in atto in Iraq armando i curdi è una follia che non credo che una persona intelligente come il Ministro Mogherini possa davvero pensare. Evidentemente le pressioni che ha subito in queste settimane e il desiderio che ha di occupare la poltrona di Ministro degli esteri della Commissione europea, l'hanno spinta ad avallare le posizioni di Obama e degli USA ormai autoproclamatisi, in barba al diritto internazionale, poliziotti del mondo. Loro, proprio loro, che hanno sostenuto colpi di stato in tutto il pianeta, venduto armi a dozzine di dittatori, loro che hanno impoverito mezzo mondo, loro che, da soli, utilizzano oltre il 50% delle risorse mondiali. Loro che hanno invaso Iraq e Afghanistan con il pretesto di distruggere le “cellule del terrore” ma che hanno soltanto progettato oleodotti, costruito a Baghdad la più grande ambasciata USA del mondo ed esportato, oltre alla loro democrazia, 25.000 contractors in Iraq, uomini e donne armati di 24ore che lavorano in tutti i campi, dalle armi al petrolio passando per la vendita di ambulanze. La guerra è davvero una meraviglia per le tasche di qualcuno.
2) L'Italia, ora che ne ha le possibilità, dovrebbe spingere affinché la UE promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente alla quale partecipino i paesi dell'ALBA, della Lega araba, l'Iran, inserito stupidamente da Bush nell'asse del male e soprattutto la Russia un attore fondamentale che l'UE intende delegittimare andando contro i propri interessi per obbedire a Washington e sottoscrivere il TTIP il prima possibile. Essere alleati degli USA non significa essere sudditi, prima di applicare sanzioni economiche a Mosca, sanzioni che colpiscono più le imprese italiane che quelle russe, si dovrebbero pretendere le prove del coinvolgimento di Putin nell'abbattimento dell'aereo malese. Non dovrebbe bastare la parola di Washington, soprattuto alla luce delle menzogne dette sull'Iraq.
3) L'Italia dovrebbe promuovere una moratoria internazionale sulla vendita delle armi. Se vuoi la pace la smetti di lucrare sugli armamenti. «L'economia ne risentirebbe» sostiene qualcuno. Balle! Criminalità, povertà e immigrazione sono il frutto della guerra e la guerra si alimenta di sangue e di armi. Nel 2012 la Lockheed Martin, quella degli F35, ha incassato 44,8 miliardi di dollari, più del PIL dell'Etiopia, del Libano, del Kenya, del Ghana o della Tunisia. Chi si scandalizza dei crimini dell'ISIS è lo stesso che lo arma o, quanto meno, che lo ha armato. «Armiamo i curdi» sostiene la Mogherini. Chi ci dice che una volta vinta la guerra i curdi non utilizzeranno quelle armi sui civili sunniti? In fondo non è già successo con Saddam, con i signori della guerra in Afghanistan o in Libia dove la geniale linea franco-americana che l'Italia ha colpevolmente assecondato, ha eliminato dalla scena Gheddafi facendo cadere il Paese in un caos totale?
4) L'Italia dovrebbe trattare il terrorismo come il cancro. Il cancro si combatte eliminandone le cause non occupandosi esclusivamente degli effetti. Altrimenti se da un lato riduci la mortalità relativa da un altro la crescita del numero di malati fa aumentare ogni anno i decessi. E' logico! Vanno affrontate le cause. Si condanna in Nigeria Boko Haram ma si tace di fronte ai fenomeni di corruzione promossi da ENI che impoveriscono i nigeriani dando benzina alle lotte violente dei fondamentalisti.
5) L'Italia dovrebbe porre all'attenzione della comunità internazionale un problema che va risolto una volta per tutte: i confini degli stati. Non sta scritto da nessuna parta che popolazioni diverse debbano vivere sotto la stessa bandiera. Occorre, finalmente, trovare il coraggio di riflettere su un nuovo principio organizzativo. Troppi confini sono stati tracciati a tavolino con il righello dalle potenze coloniali del '900. L'obiettivo politico (parlo dell'obiettivo politico non delle assurde violenze commesse) dell'ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall'occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica. Il processo di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente che in Europa. Bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti, trovare nuove e coraggiose soluzioni.
6) Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell'era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E' triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un'azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno.
7) Occorre legare indissolubilmente il terrorismo all'ingiustizia sociale. Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con l'insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram? Il fatto che Gaza sia un lager ha a che fare con la scelta della lotta armata da parte di Hamas?
8) L'Italia dovrebbe cominciare a pensare alla costruzione di una società post-petrolifera. Il petrolio è la causa della stragrande maggioranza delle morti del XX e XXI secolo. Costruire una società post-petrolifera richiederà 40 anni forse ma prima cominci prima finisci. Non devi aspettare che il petrolio finisca. Come disse Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli illuminanti: «L'energia è la civiltà. Lasciarla in mano ai piromani/petrolieri è criminale. Perché aspettare che finisca il petrolio? L’età della pietra non è mica finita per mancanza di pietre»." Alessadro Di Battista
Note:
*Allen Dulle, famoso per aver preso parte alla “Commissione Warren”, la commissione presidenziale sull'assassinio di JFK, fu contemporaneamente direttore della CIA e avvocato delle United Fruit Company, l'attuale Chiquita. Qualche mese prima di aver sostenuto il colpo di stato ai danni di Arbenz si era macchiato della stessa vergogna in Iran. Sotto la sua direzione, infatti, venne lanciata l'Operazione Ajax per sovvertire il governo presieduto da Mohammad Mossadeq, anch'egli colpevole di aver nazionalizzato l'industria petrolifera il che avrebbe garantito introiti per il popolo iraniano e non più per le imprese anglo-americane.
**Anche in quest'ottica va letta l'invasione del Kuwait da parte di Saddam. Non si è trattato di un capriccio di un pazzo.
***Bontade e Teresi sono i due mafiosi che stipularono il “patto di non-aggressione” con Silvio Berlusconi grazie all'intermediazione criminale di Dell'Utri.
http://www.beppegrillo.it/2014/08/isis_che_fare.html
mercoledì 9 dicembre 2015
Soul Shakedown Party 8 dicembre 2015
Presentazione del concerto di Junior Kelly al Sottotetto di Bologna
Ottimo nuovo lavoro di Mark Wonder
Nuovo roots riddim per la giamaicana Junction Files: Sizzla e Bryan Art
Nuovo EP di Romain Virgo su VP
Finalmente uscito il nuovo CD di Forelock & Arawak
Grande combination tra presente e passato: Ernie Smith e Jesse Royal
Nuova lovers tune da Chronixx
Runkus Colpisce duro a ritmo di ska
Nuovo ritmo Massive B chiamato Skateland: tunes di Junior Reid e Burro Banton
Nuovo ritmo House Of Riddim chiamato Write Down My Name: tune di Bobby Hustle
Suoni dagli anni ottanta giamaicani nel finale: Kojak & Liza, Josey Wales, Jah Thomas, Barrington Levi, Johnny Osbourne, Tamlins, Earl Anthony....
R&D Vibes 5 dicembre 2015 - Dub-Luardo" feat. Cristoforo Micheli
http://redvibes.podomatic.com/entry/2015-12-08T22_58_42-08_00
Linea di Massa LDM Sound System - Reasoning (theme tune - Unreleased)
High Priest - Judgement Seat
The Disciples - Judgement Dub
Irie Soldiers – Rastafari (prerelease)
Irie Soldiers – Rastafari Dub (prerelease)
Earth Beat Movement - You've got the Fire (prerelease)
Burning Spear - Majestic Dub
The Twinkle Brothers - Faith Can Move Mountain
Martin Campbell - Jah Love
Martin Campbell - Military Procession
Martin Campbell - Military Procession dub
Opa Cupa - Baluardo
Opa Cupa - Baluardo a Dubai
Opa Cupa - Lo Zio è Pazzo
Sardinia Bass Legalize feat. Zen I - Baklava (ALF-Cristoforo Micheli LIVE on AIR)
Weeding Dub feat. Ras Divarius - Gypsy Dub
Weeding Dub feat. Ras Demo aka Demolition Man & DJ Vadim - Badman remix
Weeding Dub - Badman remix Part 2
Mayd Hubb - Space Human RMX (ALF-Cristoforo Micheli LIVE on AIR)
Dub All Sense feat. Mc Baco - Fyah Pon Dem
Conscious Youth feat. Daman - Prison Abolition (unreleased)
Conscious Youth - Gradina Dub (Mix 1)
Hardy Digital & Longfingah – Old Monk Version
Longfingah Meets Hardy Digital feat. Steppa Style – Wiggle & Wine
http://redvibes.podomatic.com/enclosure/2015-12-08T22_58_42-08_00.mp3
martedì 8 dicembre 2015
domenica 6 dicembre 2015
venerdì 4 dicembre 2015
L'Etna si esibisce
da http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2015/12/03/foto/l_etna_da_spettacolo-2881820/2/#media






da http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/12/03/foto/etna_spettacolare_fontana_di_lava_cenere_su_messina_e_reggio_calabria-128692379/1/#1


da http://www.ilmeteo.it/notizie/vulcano-etna-eruzione-emissione-lava-cenere-magma-reggio-calabria-messina


da http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/12/03/foto/etna_spettacolare_fontana_di_lava_cenere_su_messina_e_reggio_calabria-128692379/1/#1


da http://www.ilmeteo.it/notizie/vulcano-etna-eruzione-emissione-lava-cenere-magma-reggio-calabria-messina
giovedì 3 dicembre 2015
Controlli antidroga con i cani …nelle scuole!
Abbiamo constatato, negli ultimi anni, in Italia, un sempre crescente numero di interventi di controlli antidroga con l’ausilio dei cani nelle scuole, particolarmente negli ultimi due anni. Basta fare una ricerca su “Controlli antidroga con i cani nelle scuole” e si trova una lista interminabile di tali interventi diffusi in tutta la penisola, in modo così massiccio da rendere evidente che si tratta di una sorta di metodologia di intervento generalizzata che dovrebbe avere l’obbiettivo di contrastare lo spaccio di droghe ai giovani studenti nelle scuole italiane.
Addirittura questi interventi sono richiesti dai genitori, dai presidi, ormai sono stati effettuati quasi ovunque, a testimonianza dell’immensa ansia (indotta dai mass media) di scongiurare quello che sembra essere il peggiore dei mali e dei pericoli che insidiano i nostri ragazzi: la canapa e gli spacciatori appostati nelle scuole! Poco importa del clima di repressione e della pressione emotiva alla quale gli studenti possono essere esposti, del fatto che nella quasi totalità dei casi si rinvengono solo piccole quantità di hashish o marijuana, spesso veramente irrisorie, a volte non si trova niente ed il costo dell’impiego di tutte le risorse umane e canine che ci sono volute per avere dei risultati di così scarsa rilevanza appare sproporzionato.
Tra l’altro in Italia il consumo di cannabis tra i giovani e i giovanissimi aumenta sempre di più, nonostante tutti questi costosi interventi, questo vuol dire che, semplicemente, i ragazzi non si portano più da fumare a scuola, tranne qualche rara eccezione. Però il consumo di cannabis tra i giovani resta sempre più diffuso, quindi sembrerebbe logico chiedersi quale sia la vera utilità di andare ad interrompere il normale corso delle lezioni scolastiche per non trovare niente o qualche quantitativo di cannabis dal valore commerciale veramente irrisorio.
Fortunatamente ci sono stati anche dei casi in cui i presidi hanno manifestato la loro contrarietà a questo tipo di interventi di polizia nelle loro scuole. Come genitore e come conoscitore ed estimatore responsabile della canapa mi chiedo se questo di fumare la canapa sia realmente il pericolo maggiore al quale i nostri ragazzi sono esposti e mi sembra proprio che ci sia una sproporzione notevole tra le risorse di polizia con i cani impiegate nelle scuole e gli scarsi risultati ottenuti nel cercare di contrastare tale comportamento. L’uso e l’abuso di alcool mi sembra molto più pericoloso, non solo per i giovani.
Per non parlare di quanto non mi piaccia affatto che i nostri figli debbano vivere proprio a scuola, dove dovrebbero andare per ricevere un’istruzione e un educazione, delle esperienze di contatto con una tale meticolosa repressione esagerata, dal sapore aspramente dittatoriale, anche se ho avuto la fortuna di avere dei figli santi, che non fumano, non bevono e non si drogano di niente e che quindi non rischiano niente. I ragazzi non sono stupidi e si rendono conto dell’ipocrisia di tali interventi e non mi fa piacere che le forze dell’ordine possano apparire ai loro occhi in questa luce.
Chiunque abbia delle minime conoscenze di psicologia degli adolescenti dovrebbe sapere che l’adolescenza è un’età trasgressiva, particolarmente per le cose più proibite, non dovrebbe sorprendere, quindi, che, proprio nell’Italia così proibizionista contro la canapa, abbiamo la più alta percentuale di utilizzatori di tutta Europa, particolarmente tra i più giovani. La storia dovrebbe averlo insegnato. Fare i controlli a scuola con i cani antidroga non appare certo come una buona politica di intervento e a volte è dichiaratamente mirata a far conoscere ai giovani solo le conseguenze amministrative e penali dell’essere trovati in possesso di canapa, (in nome della cosiddetta “cultura della legalità”) piuttosto che la pericolosità dell’uso ed abuso di droghe veramente pericolose (illegali e legali).
La vera prevenzione sappiamo che si fa con la corretta informazione.
La vera prevenzione sappiamo che si fa con la corretta informazione.
Il 13 novembre 2015 mi sono trovato a leggere un articolo su dolcevitaonline.it <http://dolcevitaonline.it> (link: http://www.dolcevitaonline.it/sulmona-la-finanza-mette-sotto-sopra-una-scuola-per-trovare-05-grammi-di-fumo/) di un ennesimo caso di intervento con i cani nelle scuole in cui sono stati trovati mezzo grammo di hashish ed un bilancino, che nell’articolo viene definito avere un “valore commerciale più o meno equivalente ad un panino col prosciutto”, sintetizzando simpaticamente le reali dimensioni economiche di un eventuale “spaccio” del quale sarebbe potuto essere oggetto.
L’articolo di Dolce Vita fa anche un interessante accenno finale alla “relazione con la quale la Direzione nazionale antimafia ha ufficialmente riconosciuto come la caccia ai consumatori di droghe leggere è controproducente in quanto impegna forze di polizia e denaro pubblico in attività di scarsa rilevanza, distogliendo uomini e mezzi da attività ben più serie come la lotta alla criminalità organizzata”
L’articolo di Dolce Vita fa anche un interessante accenno finale alla “relazione con la quale la Direzione nazionale antimafia ha ufficialmente riconosciuto come la caccia ai consumatori di droghe leggere è controproducente in quanto impegna forze di polizia e denaro pubblico in attività di scarsa rilevanza, distogliendo uomini e mezzi da attività ben più serie come la lotta alla criminalità organizzata”
Proprio la stessa sera del 13 novembre siamo rimasti tutti turbati dalle tragiche notizie dei vili attentati dell’Isis contro la popolazione inerme che avvenivano a Parigi. Con tutte le notizie susseguenti di intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine, non ho potuto fare a meno di pensare all’articolo di Dolce Vita che avevo letto poco prima e mi sono chiesto se i controlli con i cani antidroga nelle scuole italiane sarebbero continuati, nonostante la necessità di impiegare le forze di polizia in indispensabili maggiori controlli sul territorio a causa del rischio terrorismo, ben più necessari.
Ho cercato, per un aggiornamento da dopo il 13 novembre, su “Cani antidroga a scuola”, fino a pagina 20, è impressionante vedere quanti controlli del genere sono stati fatti finora. Ebbene, si, continuano! Ecco i più recenti che ho trovato, dopo il 13 novembre:
Ho cercato, per un aggiornamento da dopo il 13 novembre, su “Cani antidroga a scuola”, fino a pagina 20, è impressionante vedere quanti controlli del genere sono stati fatti finora. Ebbene, si, continuano! Ecco i più recenti che ho trovato, dopo il 13 novembre:
14 novembre: http://www.avellinotoday.it/cronaca/controlli-antidroga-scuola.html 4,5 grammi di hashish.
http://www.romatoday.it/cronaca/droga-alberghiero-velletri.html 5 gr. di hashish e 1,5 di marijuana
http://www.romatoday.it/cronaca/droga-alberghiero-velletri.html 5 gr. di hashish e 1,5 di marijuana
17 novembre: http://www.ravennawebtv.it/w/libri-quaderni-e-marijuana-controlli-antidroga-a-scuola-fermati-5-studenti/ qualche grammo di marijuana
23 novembre: http://www.siracusanews.it/node/66515 0,27 grammi di hashish
http://corrierediviterbo.corr.it/news/home/204254/Droga-nelle-scuole–unita-cinofile.html trovato nulla?
http://corrierediviterbo.corr.it/news/home/204524/Dentro-le-aule-irrompono-i-cani.html come sopra: trovato nulla?
http://corrierediviterbo.corr.it/news/home/204254/Droga-nelle-scuole–unita-cinofile.html trovato nulla?
http://corrierediviterbo.corr.it/news/home/204524/Dentro-le-aule-irrompono-i-cani.html come sopra: trovato nulla?
24 novembre: http://www.siracusanews.it/node/66576 trovato nulla! E questo risultato viene definito nell’articolo come “risultati decisamente positivi confortanti”
26 novembre: http://www.prealpina.it/pages/cani-antidroga-a-scuola-103159.html 4 gr. di marijuana in due
26 novembre: http://www.prealpina.it/pages/cani-antidroga-a-scuola-103159.html 4 gr. di marijuana in due
27 novembre: http://www.iltamtam.it/2015/11/27/scuole-con-vista-su-lhashish/alcune dosi di hashish
http://www.perugiatoday.it/cronaca/magione-controllo-carabinieri-istituto-tecnico-spaccio-droga-cani.html nulla!
http://www.seguonews.it/cronaca/unita-cinofile-in-azione-trovano-hashish-e-bilancino-al-leonardo-da-vinci/ 3,5 gr. di hashish
http://www.veneziatoday.it/cronaca/controlli-cani-antidroga-spaccio-scuola.html nulla!
http://www.perugiatoday.it/cronaca/magione-controllo-carabinieri-istituto-tecnico-spaccio-droga-cani.html nulla!
http://www.seguonews.it/cronaca/unita-cinofile-in-azione-trovano-hashish-e-bilancino-al-leonardo-da-vinci/ 3,5 gr. di hashish
http://www.veneziatoday.it/cronaca/controlli-cani-antidroga-spaccio-scuola.html nulla!
28 novembre: http://www.spoleto7giorni.it/cronaca-cani-fiutano-droga-vicino-scuola/alcune dosi di hashish
30 novembre: http://www.ilcittadino.it/p/notizie/cronaca_lodi/2015/11/30/ABVr6O3H-blitz_antidroga_scuole_lodi.html 12 gr. di marijuana
2 dicembre: http://www.ravennatoday.it/cronaca/controlli-antidroga-scuole-faenza-carabinieri.html trovato nulla!
Come vediamo, i controlli proseguono in tutta Italia, con “risultati decisamente positivi confortanti”, con la promessa costante che continueranno certamente in futuro, sistematicamente, a prescindere dai risultati. Bene, stiamo tutti tranquilli per lo spaccio di modestissime quantità di marijuana e hashish nelle scuole. Siamo ben più preoccupati per quello che i ragazzi assumono il sabato sera!
E a come se lo procurano al mercato nero della criminalità organizzata grazie al proibizionismo!
E a come se lo procurano al mercato nero della criminalità organizzata grazie al proibizionismo!
Poi, ho trovato quest’altra notizia inquietante sui morti in Italia per l’inquinamento:
http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_inquinamento-italia-prima-per-morti-in-europa-333.html
L’Italia è prima in Europa per morti d’inquinamento! 84.400 solo nel 2012! L’articolo stesso definisce questo numero di morti come “Cifre da pulizia etnica”. Altro che tutti i morti in un anno per droga in tutta Europa. Ben più pericoloso l’inquinamento che l’Isis! E con quali costi sociali?
Però per l’inquinamento sono tutti tranquilli, tanto non sballa (e questo è moralmente molto importante per i proibizionisti!) ed è inevitabile per il progresso! Ma è veramente così? Sappiamo di no! Dipende dalle scelte politiche ed abbiamo già pagato troppo per quelle sbagliate fatte in passato.
http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_inquinamento-italia-prima-per-morti-in-europa-333.html
L’Italia è prima in Europa per morti d’inquinamento! 84.400 solo nel 2012! L’articolo stesso definisce questo numero di morti come “Cifre da pulizia etnica”. Altro che tutti i morti in un anno per droga in tutta Europa. Ben più pericoloso l’inquinamento che l’Isis! E con quali costi sociali?
Però per l’inquinamento sono tutti tranquilli, tanto non sballa (e questo è moralmente molto importante per i proibizionisti!) ed è inevitabile per il progresso! Ma è veramente così? Sappiamo di no! Dipende dalle scelte politiche ed abbiamo già pagato troppo per quelle sbagliate fatte in passato.
E non posso fare a meno di chiedermi con ancora più forza: Ma non sarebbe stato più logico fare la guerra all’inquinamento con tanta meticolosità, piuttosto che alla canapa, che non ha mai ucciso nessuno e che ha addirittura notevoli proprietà medicinali?
I genitori, i presidi e tutti coloro che sono ansiosi di tutelare la salute dei nostri ragazzi, non farebbero meglio a preoccuparsi, più razionalmente, degli inquinanti che chiunque abiti nelle città italiane più a rischio è costretto a respirare suo malgrado e non per sua libera scelta? E che dire sull’abuso di alcoolici sempre più diffuso tra i giovani? Non dovrebbero essere questi dei veri allarmi sociali, secondo la logica più elementare? Provocano un sacco di morti!
Ma chi è che deve decidere per noi sulla reale pericolosità sociale dei comportamenti umani? Che logica ha tutto questo accanimento proprio solo contro la canapa, che non ha mai fatto morti in tutta la storia?
I genitori, i presidi e tutti coloro che sono ansiosi di tutelare la salute dei nostri ragazzi, non farebbero meglio a preoccuparsi, più razionalmente, degli inquinanti che chiunque abiti nelle città italiane più a rischio è costretto a respirare suo malgrado e non per sua libera scelta? E che dire sull’abuso di alcoolici sempre più diffuso tra i giovani? Non dovrebbero essere questi dei veri allarmi sociali, secondo la logica più elementare? Provocano un sacco di morti!
Ma chi è che deve decidere per noi sulla reale pericolosità sociale dei comportamenti umani? Che logica ha tutto questo accanimento proprio solo contro la canapa, che non ha mai fatto morti in tutta la storia?
Il proibizionismo ha dimostrato ancora una volta il suo fallimento e la sua ipocrisia ed è ora che quest’inutile persecuzione e la criminalizzazione di milioni di estimatori della pianta di canapa finisca.
Pierpaolo Grilli – ASCIA
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mercoledì 2 dicembre 2015
Soul Shakedown Party 1 dicembre 2015
Inizio con l'impetuoso roots sound di Uprising Roots
Dalla svizzera Addis suoni da Nello B ed Addis Pablo
Nuovo lavoro per i Suns Of Dub ed una grande tune di Hempress Sativa
Ottimo nuovo lavoro di Noel Ellis porodotto dallo spagnolo Roberto Sanchez
Bella ripresa dai paesi baschi del Danger In Your Eyes riddim: Eskender Tafari, Nico Royale
Novità dalla Giamaica: Romain Virgo/Assassin, Shuga, Freddie McGregor, Bounty Killer/Pinchers
Interessante debutto in CD del giamaicano Iba Mahr
Smiley su un nuovo ritmo della Bombrush
Nuovo ritmo I Grade chiamato Lion Of Judah: tune di Mykal Roze
Nuovo ritmo House Of Riddim chiamato Write Down My Name: tune di Bobby Hustle
La rubrica dei momenti storici del reggae italiano dedicata a 'Vruscia' di Killacat e Gioman (2008)
Ristampe di materiale vintage per Dillinger, Lee Perry e Tommy McCook
Boss sounds nel finale: Winston Groovy, Roland Alphonso, Tennors, Reggae Boys, Sir Gibbs, GG Allstars, Denzil Dennis, Bruce Ruffin....
http://piertosi.podomatic.com/
http://www.piertosi.com/sounds/media56.mp3
http://piertosi.podomatic.com/enclosure/2015-12-01T15_45_46-08_00.mp3
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