mercoledì 23 settembre 2026

La «fuga dei bianchi»

La «fuga dei bianchi».

È questa l’espressione scelta dal ministro Valditara per spiegare il problema degli studenti stranieri nelle scuole.

Bianchi. Avevamo quasi perso l’abitudine a sentir usare questa parola come categoria politica.

Prima la «sostituzione etnica», espressione che sembrava fortunatamente consegnata al passato, oggi si rispolverano i bianchi che fuggono. E lentamente cambia il vocabolario: ci sono quelli che fuggono e quelli da cui si fugge.

Il paradosso è che lo stesso provvedimento smentisce il linguaggio utilizzato per venderlo. Un bambino polacco, bianco, appena arrivato che non parla italiano può rientrare nel limite; un ragazzo nero nato in Italia che parla perfettamente italiano, no.

Dunque i bianchi non c’entrano niente. C’entra la conoscenza dell’italiano.

Ed è proprio per questo che preoccupa sentirli nominare.

Anche perché, al netto della propaganda, la norma cambierà poco. Un limite esiste già dal 2010. Adesso diventerà legge, ma continueranno a esserci deroghe quando non sarà possibile spostare gli studenti.

Se in un quartiere vivono molte famiglie straniere, quelle scuole avranno molti studenti stranieri. Se le scuole vicine sono piene, puoi scrivere il limite in una circolare, in una legge o inciderlo sulla pietra: il bambino rimane lì.

Preoccupa molto più il messaggio del provvedimento.

Ed è lo stesso motivo per cui nello stesso pacchetto finisce il divieto del burqa a scuola. Un fenomeno talmente marginale che non esiste nemmeno una statistica ufficiale su quante studentesse lo indossino. Eppure diventa improvvisamente un’emergenza nazionale.

Stranieri nelle classi. Burqa. «Fuga dei bianchi».

Messi uno accanto all’altro, i pezzi compongono una fotografia molto precisa.

E allora tirare in ballo Mattarella, come ha fatto Giorgia Meloni, è una vergognosa mistificazione. Nessuno nega che le concentrazioni che ostacolano l’integrazione vadano affrontate. Ma Mattarella affrontava un problema scolastico. Qui, a quel problema, viene sovrapposto deliberatamente un altro racconto. L’allora ministro dell’Istruzione Mattarella non parlava di «fuga dei bianchi» e non trasformava una questione linguistica in una questione di colore della pelle.

La legge cambierà poco nelle classi.

Il messaggio, invece, è costruito per lasciare il segno sulla pelle del Paese.

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