Cappellano emerito del carcere minorile Beccaria di Milano, 86 anni, 50 dei quali trascorsi in veste ufficiale tra i minorenni “difficili”: con i ragazzi occorrono dialogo e ascolto. Per chi ha dedicato la vita ai giovani e alla loro educazione, questo disegno di legge è incomprensibile. Tuttora li segue insieme al suo successore, don Claudio Burgio, e promuove progetti per aiutarli.
Il ddl anti-maranza può essere una soluzione contro la violenza minorile o no?
“Per chi ha dedicato la vita ai giovani e alla loro educazione, questo disegno di legge è incomprensibile. Come si può pensare di rispondere alla solitudine, all’abbandono degli adolescenti, con una punizione? Stanno ignorando l’Abc dell’educazione: con gli adolescenti soli e arrabbiati occorre dialogo, ascolto, opportunità di crescita e di cambiamento. La punizione li isolerà di più. I minori che infrangono la legge non devono rimanere tra di loro o, peggio, insieme ai più grandi. Noi, con il progetto “Credito al Futuro” accogliamo sempre dei ragazzi in permesso dal Beccaria per inserirli in gruppi di formazione che devono essere misti affinché incontrino coetanei che provengono da altre situazioni di vita, con storie diverse. È così che chi ha commesso un reato può allargare il proprio orizzonte. La punizione va in senso opposto”.
Avrebbe più senso interrogarsi sul perché del disagio giovanile e agire di conseguenza?
“È questa la strada, infatti. Occorre partire da una considerazione: questi adolescenti sono stati abbandonati dal mondo adulto, sono soli, senza riferimenti educativi. Questa è una nostra responsabilità. I loro punti di riferimento sono i social. Il loro disagio è il disagio di tutti gli adolescenti, ma quando sei abbandonato, senza le stesse opportunità che vedi avere dai tuoi coetanei più fortunati, il disagio si trasforma in rabbia e la rabbia, spesso, in violenza”.
Nota un aumento della criminalità minorile?
“Per la verità noto un aumento delle notizie sulla criminalità giovanile. Ma in questi tempi nei quali la realtà è diventata superflua, sostituita dalle narrazioni funzionali a conquistare like, non saprei cosa dire. Però credo di poter dire che in carcere è aumentato il numero di detenuti principalmente per effetto del decreto Caivano: se incrementi il numero di azioni classificate come reati, i reati aumentano”.
Tutti gli adulti devono fare qualcosa, indipendentemente dall’essere educatori?
“Noi dovremmo guardare ai giovani come tutti figli nostri. La società adulta deve prendersi la responsabilità della cura educativa. Il problema è: ci teniamo davvero alle nuove generazioni? Riusciamo a guardare gli adolescenti, ancor più quelli che arrivano in cerca di una vita migliore, come i nostri eredi? Mi piacerebbe che tutti noi decidessimo di diventare mentori degli adolescenti, soprattutto di chi non hanno nessuno, né famiglia né rete sociale”.

Nessun commento:
Posta un commento