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M'ARROCCO Il silenzio totale del primo ministro Akhannouch, uno dei bersagli della GenZ. Illusi da social ben manovrati, incitati dalla polizia marocchina, spariti dai media locali nel giro di un giorno
Sale a 84 il bilancio provvisorio delle vittime dell’ondata migratoria iniziata il 30 luglio nel tentativo di raggiungere Ceuta. Il dipartimento di medicina legale della città di Tétouan, nel nord del Marocco, ha ricevuto i corpi di 17 persone decedute a Fnideq. Erano originarie di Agadir, Casablanca, Martil, Ksar El Kebir, M’diq e Oujda. Tra gli identificati, anche cittadini sudanesi e yemeniti. Lo riporta il quotidiano marocchino Hespress. Gli altri 67 corpi sono stati rinvenuti a Ceuta, annegati al largo della spiaggia di El Tarajel o deceduti a causa della calca.
Mentre proseguono le operazioni di ricerca e recupero, più di 48mila persone sono già state rimpatriate in Marocco. «Il governo spagnolo è riuscito a ristabilire completamente il controllo del confine, a fornire un’ampia assistenza umanitaria, rimpatriare praticamente tutti i migranti che hanno attraversato irregolarmente [il confine, ndr.] e impedire qualsiasi movimento non autorizzato verso l’Europa continentale”, ha detto il Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.
Migliaia di giovani, convinti da una falsa notizia sull’apertura delle frontiere, hanno dovuto fare dietrofront. Alcuni sono rientrati volontariamente, anche a causa delle dure condizioni in città. Tutte le attività commerciali di Ceuta sono infatti rimaste chiuse dal 30 luglio, salvo pochi supermercati scortati dalla polizia e qualche minimarket chiamato a rispondere a un fabbisogno al di sopra delle proprie possibilità. Alla fame e alla sete si sono aggiunte le aggressioni a sfondo razzista da parte della popolazione locale. Due giovani intervistati dall’emittente Deutsche Welle raccontano che alcuni spagnoli avrebbero aggredito persone migranti e avrebbero minacciato di ucciderle.
Ma tra coloro che hanno tentato l’impresa verso l’exclave spagnola, ci sono anche donne e uomini che non intendono rinunciare al sentimento di libertà e futuro che li ha animati nelle ultime 48 ore. Hanno percorso centinaia di chilometri per raggiungere Fnideq e iniziare una nuova vita oltre il confine. Sono stati illusi non solo dai video rimbalzati sui social, ma anche dall’atteggiamento particolarmente permissivo delle autorità marocchine: secondo quanto riporta il New York Times, le persone migranti sarebbero state incoraggiate proprio dalle autorità a varcare il valico di frontiera tra Fnideq e Ceuta.
Di questo – e della possibile strategia di pressione del Marocco sulla Spagna dopo la visita ad Algeri del primo ministro Pedro Sánchez il 20 luglio – non c’è traccia nei media marocchini. Un silenzio che si fa ancora più assordante tra i palazzi del potere: non c’è stato infatti alcun commento sugli eventi di Ceuta da parte del primo ministro Aziz Akhannouch, presidente del Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni). Akhannouch è stato al centro delle contestazioni della GenZ marocchina dell’anno scorso: il movimento Genz212 lo accusava di rappresentare «il monopolio e il matrimonio del denaro con il potere». L’uomo è infatti tra i più ricchi del paese, con un patrimonio stimato in 1,6 miliardi di dollari, ed è azionista di maggioranza del conglomerato Akwa Group, attivo nel gas e nel petrolio. Nessun commento è giunto neppure da Istiqlal (centro-destra), uno dei partiti di maggioranza.
Anche i partiti che si dicono aperti alle nuove generazioni hanno preferito non esprimersi. Come il Partito della giustizia e dello sviluppo (islamista moderato) il cui segretario generale e già primo ministro, Abdelilah Benkirane, diceva sull’onda delle proteste della GenZ che i giovani marocchini «non vedono altro che oscurità davanti a sé». Le uniche forze politiche ad aver preso posizione, denunciando il silenzio dell’esecutivo, sono state il Partito del progresso e del socialismo, il Partito socialista unificato e la Federazione della sinistra democratica.
Non è possibile stabilire se la scelta del governo di non commentare la tragedia di Ceuta risponda a una precisa strategia politica. Intanto, il 23 settembre si voterà per le elezioni legislative. Di fronte a una generazione che chiede di essere vista e ascoltata, l’indifferenza rischia di alimentare la convinzione che il futuro si trovi solo oltre la frontiera.
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