domenica 22 settembre 2013

John Perkins -Confessioni di un sicario dell'economia

«I sicari dell’economia», scrive John Perkins, «sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidi».
Confessioni di un sicario dell'economia (Confessions of an Economic Hit Man) è un libro autobiografico di John Perkins che racconta alcuni anni della sua vita lavorativa all'interno della Chas T. Main Inc. con il ruolo di economista capo.
Il libro racconta la sua vita dal 1963 fino agli anni '80 e ai giorni nostri, partendo dalla sua adolescenza da studente, fino alla sua definitiva decisione di scrivere il libro.
Tutto ciò che egli racconta l'ha vissuto sulla sua pelle, perché, come egli stesso si definisce, era lui stesso il protagonista, era lui stesso un "sicario dell'economia".
La trama 
Il libro parte con una breve introduzione sui motivi che hanno spinto l'autore a scrivere il libro stesso, e sulle vicissitudini che lo hanno accompagnato durante le varie stesure: iniziato nel 1982, interrotto varie volte per pressioni esterne, e poi finito nel 2004.
Subito dopo inizia il racconto della vita dell'autore. I primi anni passati al college e una prima descrizione della sua crescita psicologica, che si rivelerà fondamentale successivamente con l'ingresso nell'NSA. Poi inizia il vero e proprio racconto della sua vita lavorativa all'interno della società di consulenze. E inizia anche il racconto di ciò che lui inizia a scoprire sul sistema economico americano. Dopo aver lavorato all'NSA egli entra nei Peace Corps, dai quali giunge infine al suo lavoro principale, il sicario dell'economia.
Egli viene istruito da un altro agente interno della Main (Claudine) al suo ruolo futuro:
« I sicari dell'economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo.
Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell'Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e di altre organizzazioni "umanitarie" nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di un pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma che in quest'epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni.[1] »
Per poter lavorare Perkins inizia a girare il mondo, e visitare assieme a dei colleghi paesi come l'Indonesia, Panamá, Arabia Saudita, o Iran, nei quali, egli racconta, gli viene chiesto di creare previsioni gonfiate di un imminente boom economico, per giustificare prestiti miliardari da Parte degli organismi internazionali. Molte volte egli dimostra inoltre di essere l'unico sicario disponibile verso la gente del luogo, andando a visitare più volte le zone povere dei paesi ove lavora, e intrattenendosi con amici del posto che gli spiegano il punto di vista della popolazione. Conosce, per motivi di lavoro ma anche per curiosità personale, personalità del calibro di Allende, Torrijos o Roldos, Graham Greene, e altri. In questi incontri inizia ad avere serie crisi di coscienza, che inizialmente elude, ma che alla fine lo spingeranno a scrivere il libro.
Egli diventa, col tempo, capace di descrivere il sistema degli investimenti stranieri e dei sicari.
I sicari, gli sciacalli, l'esercito 
Racconta Perkins che il ruolo del sicario dell'economia nasce con i lavori di Kermit Roosevelt jr, funzionario della CIA che ebbe un ruolo predominante nella risoluzione della questione iraniana nel 1951, quando il leader iraniano Mohammad Mossadeq si ribellò allo sfruttamento del petrolio nazionale da parte della precursore dell'attuale BP, nazionalizzandone il patrimonio.
Per rispondere alla sua azione, e per paura di un intervento dell'URSS, il Regno Unito chiese aiuto agli USA, che inviarono sul luogo Roosevelt, che minacciò e corruppe un manipolo di persone per generare rivolte violente e far cadere Mossadeq, facendo salire al trono il dittatore Mohammad Reza Pahlavi, alleato con gli USA.
Da allora un sicario dell'economia è un professionista il cui lavoro consiste nel convincere paesi strategicamente importanti per il suo datore di lavoro (spesso gli USA) a contrarre significativi impegni finanziari con la banca mondiale, con l'agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID)e con altre organizzazioni umanitarie.
I prestiti che questi organi internazionali si vedono richiedere vengono giustificati in base a straordinarie previsioni di sviluppo economico, spesso inventate, che vengono stilate dagli stessi sicari.
In base al contratto degli impegni finanziari, i prestiti vengono poi reinvestiti in opere pubbliche commissionate a multinazionali del mondo occidentale, e nel rimpinguare le casse delle poche famiglie che detengono il potere reale delle risorse naturali del paese protagonista.
I problemi per la nazione sorgono quando si tratta di ripagare il debito verso le associazioni di credito internazionali.
Il contratto viene stipulato in maniera tale che questo debito sia fondamentalmente ingestibile, così che la nazione soggetta diventi di fatto controllabile da parte delle organizzazioni internazionali, e, in definitiva, da parte degli Stati Uniti.
Il decollo industriale basato su previsioni economiche gonfiate tarda a venire, così che il paese si ritrova con un debito insanabile, e con la possibilità di una minaccia di black out economico nel caso in cui il creditore internazionale dovesse chiedere indietro i fondi versati.
In questa maniera gli USA si assicurano un nuovo paese soggetto al proprio controllo, che può sfruttare, ad esempio, come voto favorevole all'interno dell'ONU.
Fattore fondamentale è l'accondiscendenza dei governatori e delle famiglie influenti del paese, che vengono sostanzialmente pagati per lasciar fare. Tutto il sistema si basa sulla corruttibilità delle persone al comando.
Altra figura centrale del sistema è lo sciacallo dell'economia, che entra in azione qualora fallisca il sicario. Nel caso in cui, per esempio, si scopra che il governatore del paese non è corruttibile, o che altri fattori esterni hanno bloccato l'opera dei sicari, gli sciacalli organizzano un attentato al presidente, così da togliere di mezzo il problema.
Una volta tolto di mezzo la persona non corruttibile, viene messo al governo del paese un governatore fantoccio pronto a firmare contratti miliardari con le multinazionali interessate.
Se falliscono anche gli sciacalli, e tutti gli attentati non vanno a buon fine, allora entra in gioco l'esercito, che attacca la nazione così da destabilizzarne il governo e sostituirlo con uno assoggettato.
Tutto questo viene ricostruito nel libro in base alle esperienze e alle conoscenze accumulate dal protagonista nella sua vita.
Gli stati colpiti 
Nella sua esperienza, Perkins racconta di alcuni stati colpiti da questo sistema:
Iran: primo paese colpito da questo sistema. È in questa nazione che nasce il concetto di sicario dell'economia. Nel 1951 Kermit Roosevelt jr riesce attraverso raggiri e pagamenti a scatenare la violenza della popolazione contro il leader Mossadeq eletto democraticamente che aveva nazionalizzato le risorse della multinazionale inglese del petrolio genitore della BP
Indonesia: il protagonista ci arriva per creare una previsione economica per la costruzione di un impianto elettrico che distribuisca energia alla nazione.
Panamá: in questo paese tutti i problemi derivano dal Canale di Panamá e si risolveranno con l'intervento degli sciacalli contro il presidente. In realtà già in passato Panamá aveva subito interventi da parte degli Stati Uniti ed era nata proprio per intervento della nave da guerra Nashville nell'allora Colombia, che si rifiutava di concedere agli USA l'utilizzo dell'istmo dove sarebbe nato il canale.
Arabia Saudita: qui l'intervento degli Stati Uniti mira ad ottenere investimenti attraverso i petrodollari al fine di finanziare la ricostruzione del paese.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/confessioni-di-un-sicario-delleconomia/62961/
Ero un sicario dell’economia [an economic hit man (EHM)], parte di un gruppo d’elite di moderni “killer professionisti” che promuovono gli interessi delle grandi multinazionali e di alcuni settori del governo americano. Avevo una qualifica altisonante – Chief Economist – e uno staff di economisti, consulenti d’impresa e analisti finanziari super qualificati che producevano imponenti relazioni che potevano legittimare qualunque cosa, ma il mio vero lavoro era ingannare e saccheggiare il Terzo Mondo.
Anche se noi EHM lavoriamo in vari modi, il nostro compito più comune è quello di identificare i Paesi che possiedono le risorse che servono alle nostre aziende. Poi, seduciamo, corrompiamo e costringiamo i leader locali a sfruttare il proprio popolo – accettando prestiti che quei paesi non potranno mai ripagare, privatizzando i beni di proprietà dello Stato, legalizzando la distruzione di un ambiente fragile e vendendo a prezzi stracciati alle nostre multinazionali quelle risorse preziose. Quando i leader si oppongono vengono rovesciati o assassinati da bande sponsorizzate dalla Cia.
Avevamo ottenuto un tale successo nel Terzo Mondo che i nostri capi ci hanno fatto sviluppare strategie simili negli Stati Uniti e nel resto del pianeta. Il risultato è una forma di capitalismo insostenibile. Durante i suoi circa 400 anni di esistenza, il capitalismo ha assunto varie forme. Questo – quello che io chiamo “Capitalismo Predatorio” – è forse il peggiore. Ed è l’elemento determinante che spiega l’attuale crisi economica. Nonostante temporanee riprese, questa crisi è l’apice di uno tsunami globale, che oggi stiamo sperimentando e che dobbiamo trovare il modo di invertire per il futuro dei nostri nipoti e dei loro figli.
Davanti a questo tsunami economico globale sta ora a ognuno di noi decidere quale futuro non solo immaginiamo, ma vogliamo contribuire a creare. Questo è quello per cui ho deciso di impegnare ilresto della mia vita.
Vogliamo un mondo governato da pochi miliardari, occupati a controllare le risorse del pianeta con l’unico fine di servire i loro appetiti sempre più voraci? Vogliamo più debito, privatizzazioni e mercato in cui i signori del furto si innalzano al di sopra delle leggi che valgono solo per il resto della popolazione?
Vogliamo comprare da aziende che finanziano il rovesciamento di governi eletti democraticamente? Che indeboliscono i nostri presidenti e le altre cariche elettive? Vogliamo continuare a crescere i nostri figli in un pianeta dove meno del 5 per cento della popolazione consuma più del 25 per cento delle risorse, e meno del 10 per cento di quel 5 per cento controlla i patrimoni, e dove circa metà del mondovive in povertà?
Non bisogna essere un sicario dell’economia per capire questi numeri sbalorditivi e quello che rappresentano. La buona notizia è che tutto ciò che devi fare è impegnarti per cambiare le cose per il futuro. Tu puoi essere uno dei molti che stanno combattendo per rompere i vecchi schemi, per liberarsi dal capitalismo predatorio e lasciare in eredità alle future generazioni un mondo che rifletta gli ideali di un’autentica democrazia, un mondo indirizzato verso una società sostenibile, giusta e pacifica per ciascuno di noi.
Il potere non spetta a nessun politico o ai signori del furto, o ai sicari dell’economia. Il potere spetta a noi. Io credo nel nostro potere e in quello che possiamo fare insieme.
Traduzione a cura di Chiara Avesani

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