martedì 16 agosto 2016

Il ciclone Alborosie travolge il Sunsplash!

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L’artista italiano mette a segno una grande prova a coronamento di una serata con magnifici concerti anche da Kabaka Pyramid, Morgan Heritage e Meta & The Cornerstone


Se dobbiamo trovare un comune dominatore tra gli artisti di questa serata numero tre diremmo senza esitazione che si tratta dell’amore per il reggae e dell’enorme passione degli artisti che si sono esibiti nonostante le diverse provenienze geografiche e le differenze anagrafiche. Ovviamente questa passione è dilagata sul palco travolgendo positivamente il pubblico del Sunsplash. Kabaka Pyramid è giamaicano, appartiene alla nuova scena del ‘reggae revival’ e stupisce la sua capacità di produrre liriche sempre nuove ma interessanti e piene di significato dimostrando tra l’altro la sua abilità di vocalist su ritmi che vanno dal roots reggae all’hip hop passando per la dancehall ritmicamente più spinta. Il suo concerto è pura essenzialità: Kabaka sta al centro del palco seguito dai suoi fidi Bebble Rockers, non ricorre a sofisticati trucchi di scena ma tiene alta la tensione con il suo flow incalzante ed il suo ormai consistente catalogo di grandi canzoni. Kabaka si è fatto le ossa con l’hip hop e non nasconde la sua prima passione con rime che sembrano arrivare da South Central invece che da Kingston ma paga tributo in una lista di citazioni sia a grandi del reggae che lo hanno ispirato come Sizzla, Capleton o Burro Banton, sia ai suoi coetanei della scena ‘reggae revival’ come Protoje o Chronixx. Il suo set è chiuso da ‘Well done’, la sua canzone contro l’ipocrisia dei politici di tutto il mondo che è la dimostrazione che il reggae giamaicano di questi anni è ancora in grado di denunciare i soprusi e le ingiustizie. Damian Marley, attesissimo in scena domani, è però già al festival ed assiste sul palco al concerto di questo giovane artista con cui ha collaborato in varie occasioni.

Dopo Kakaba è la volta di Meta Dia, un giovane senegalese che dopo le prime esperienze musicali nel suo paese è emigrato a New York per fondare il progetto Meta & The Cornestone in cui musicisti di varie nazioni si sono uniti con il comune obiettivo di colorare dare vita ad una originale idea di roots reggae grazie ad altre svariate influenze. Questa sera Meta mette in scena uno spettacolo incentrato su energetico e solido roots & culture e l’autenticità della sua musica è il frutto del suo viaggio in Giamaica precedente alla realizzazione del suo ultimo album ‘Ancient power’. Il suo debutto assoluto al festival è salutato dagli applausi che accompagnano un sentito discorso dedicato alla necessità di lavorare tutti insieme alla risoluzione dei tanti conflitti che tingono di sangue ogni giorno il nostro mondo.

Il livello resta alto con l’entrata in scena della famiglia reale Morgan Heritage: stiamo parlando di una della migliori bands della scena mondiale, premiata recentemente con il Gammy Award per il loro album del 2015 ‘Strictly roots’. Nel loro set a classici come ‘Reggae bring back love’ o ‘Don’t affi dread’ si uniscono le nuove canzoni ed un vibrante tributo alle figure leggendarie del reggae in cui spicca un bellissimo omaggio a Peter Tosh.

L’apice del crescendo della serata è il concerto di Alborosie che si abbatte sul festival come un autentico ciclone musicale. L’artista italiano che risiede in Giamaica è in forma straordinaria e parte al contrattacco con un brano a ritmo serrato dietro l’altro impedendo al pubblico perfino di prendere fiato. ‘Herbalist’ apre il suo set, ‘Kingston Town’ arriva quasi alla fine ed in mezzo tantissima sostanza e svariati brani dal suo nuovissimo lavoro ‘Freedom & fyah’. Concludiamo dicendo che il pubblico ama questo artista simbolo del carattere globale del reggae dei nostri giorni e lo dimostra con calorosissime ovazioni e che la sua Shengen Band mette a segno una grande prova fornendo ad Albo la giusta energia musicale di una esibizione da ricordare a lungo.



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