martedì 19 febbraio 2013

Canapa e pregiudizi: chi deve decidere per noi?


Soltanto 100 anni fa, immensi campi di canapa decoravano le campagne italiane, assieme a cereali, vigne, frutteti ed uliveti, eravamo i secondi produttori al mondo di ottime fibre tessili, qualche medico ne studiava gli effetti medicinali già anticamente conosciuti e quasi nessuno si “sballava”, tranne i contadini che ne respiravano i pollini al momento della raccolta, ma erano gente semplice e forte e la prendevano a ridere, a nessuno sarebbe venuto in mente di esprimere un giudizio morale sull’effetto psichico che la pianta produceva nell’essere umano …era così da millenni… e non c’era neanche la democrazia!
In questa attuale democrazia, invece, ci troviamo a dover lottare per non essere incarcerati per coltivarci le nostre piante di canapa, per non essere accusati senza prove di essere “pericolosi criminali spacciatori” presunti per legge, per non essere additati come “pericolosi drogati tossicodipendenti”, individui da perseguitare o “recuperare”, con tolleranza zero (e odio molto).
La tolleranza… grande dono per le intelligenze più aperte!
Nelle argomentazioni proibizioniste si sostiene che nel caso di legalizzazione della cannabis, si avrebbe il problema di dover eseguire narcotests per il rilascio della patente di guida e per tutti coloro che svolgono lavori in cui hanno la responsabilità di altre persone, come autisti di autobus, piloti di aerei, conduttori di treni, camion, navi, medici, al fine di scongiurare i disastri che potrebbero essere provocati dalle droghe (ma non dall’alcool?).
Certamente nessuno vorrebbe essere trasportato con un mezzo condotto da qualcuno sotto l’effetto di droghe e tantomeno di alcoolici che sono legali, ma qui si parla di discriminare l’assunzione di stupefacenti anche nella vita privata, al di fuori dell’orario di effettivo lavoro di responsabilità verso terzi, indipendentemente dalle capacità professionali, considerando anche che i tests sulla cannabis potrebbero rilevare tracce positive anche 20 o 30 giorni dopo l’ultima assunzione.
Si tratta quindi di una discriminazione arbitraria ed illegittima.
Secondo una tale logica di intolleranza proibizionista allora dovremmo incominciare con il sottoporre a narcotests e alcooltests tutti i deputati e i senatori del parlamento!
Sono persone chiamate a guidare una intera nazione di 60 milioni di persone con il potere di poter provocare disastri immensi in caso di decisioni sbagliate, come, per esempio, la scelta di costruire centrali nucleari in Italia con il rischio sismico che c’e in tutto il territorio, come è successo in Giappone.
Chi ha maggiori responsabilità di loro nei confronti di tutta la popolazione?
E a seguire dovrebbero essere “testati” gli amministratori regionali, le giunte comunali, giudici e pubblici ministeri, forze dell’ordine, militari, direttori dei mass media, la pubblica amministrazione, gli insegnanti, i medici, gli imprenditori, i banchieri, i conducenti di ogni mezzo potenzialmente pericoloso e via dicendo, fino ad arrivare alle categorie sociali più convenzionalmente “innocue”.
In realtà sembrerebbero ben poche le categorie di persone che potrebbero essere esentate da un tale meticoloso ipercontrollo (forse solo i pensionati?).
Dovremmo essere tutti un popolo di santi sobri anche nella vita privata? Non basta semplicemente essere consapevoli e responsabili?
Senza tolleranza e libertà, che senso ha la parola Democrazia se non dittatura della maggioranza?
Ogni cittadino vorrebbe eleggere i suoi rappresentanti tra le persone più intelligenti, capaci, sagge e di elevata statura morale, con la rara capacità di educare le persone a maturare, accrescendo la loro consapevolezza e la loro partecipazione, ma come si possono riconoscere? Dalle campagne elettorali che costano molti soldi e i candidati più ricchi sono i più avvantaggiati, specialmente se hanno i mezzi di informazione dalla loro parte?
Ma la ricchezza, l’abilità di amministrare il denaro e il possesso dei mezzi di informazione, in sè, non ci garantiscono il possesso di intelligenza, capacità, conoscenze, integrità morale e saggezza necessarie a guidare una nazione.
E’ ora di cambiare questo modo poco democratico di eleggere i nostri rappresentanti: perchè dobbiamo essere governati dai più ricchi o dai migliori oratori e non dai più intelligenti e capaci, dai migliori?
Non potremmo almeno provare a selezionare i candidati alle elezioni in base ai meriti reali?
Proviamo a costruire il nostro cambiamento, senza aspettare che ci giunga dall’alto e questa volta ne abbiamo la possibilità!
Non smettiamo di pensare, di fare circolare idee nuove e anche vecchie se possono servire ancora, cerchiamo di agire appropriatamente, perché questo è il momento di agire, ognuno secondo le sue possibilità e il suo senso di responsabilità, altrimenti lasceremo campo libero alle mostruosità partorite dalle menti caotiche ed egocentriche di chi sembra apparentemente sano solo perchè ha il denaro o i mezzi di informazione dalla sua parte.
La battaglia per la (ri)legalizzazione della canapa è una giusta battaglia, una battaglia storica, epocale, che non è solo per riaffermare il diritto di avere la libertà di usare la pianta nella nostra vita privata, ma anche di essere liberi di avere un nuovo modello di sviluppo che rispetti l’ambiente e gli esseri viventi, di curare naturalmente la nostra salute, di avere una nuova economia più equa ed equilibrata, di poter di nuovo respirare il profumo della Libertà nella nostra terra insieme a quello della canapa in fiore.
Pierpaolo Grilli – ASCIA

Nessun commento:

Posta un commento